La Grecia, l’euro e gli usurai

In Grecia i partiti usciti dalla competizione elettorale non sono riusciti a formare un nuovo governo, e anche l’ultimo disperato tentativo del Presidente di formare un governo di coalizione è fallito di fronte alla intransigenza degli anti europeisti. D’altra parte un governo di “emergenza” costituito per portare a termine un programma che l’elettorato ha punito in modo assolutamente evidente, sarebbe potuto nascere solo in totale disprezzo per l’elettorato, con conseguenze imprevedibili sotto il profilo dell’ordine pubblico.

Si andrà quindi a nuove elezioni e chissà cose decideranno gli elettori. Lo scenario più probabile sembra quello di una ulteriore avanzata dei partiti di estrema sinistra, ma in ogni caso la permanenza della Grecia nell’area euro è segnata. Le scadenze dei pagamenti da qui alle elezioni ed alla eventuale formazione di un nuovo governo, non sono onorabili senza un consistente interventi finanziario della EU, e anche la BCE ha smesso di rifinanziare le banche greche.

Il Ministero del Tesoro greco si trova di fronte alla drammatica alternativa di pagare la prossima rata di 3,3 miliardi di euro per i bond da rifinanziare entro il 18 maggio o di pagare gli stipendi del personale pubblico di giugno prossimo. I soldi per entrambi i pagamenti non ci sono, e le casse dello Stato ellenico languono. Intanto, gli interessi sui titoli del debito pubblico greco salgono in misura insostenibile per qualsiasi economia. Lo spread del titoli greci sul Bund tedesco è salito fino a 2700 punti, vale a dire oltre sei volte quello dei titoli italiani che già di per sé è pesantissimo. Ma per quale ragione, se ce n’è una, i greci devono pagare tutti questi soldi di interessi per avere dei prestiti che gli consentono di scambiare servizi e merci che comunque farebbero? La stessa domanda vale per l’Italia, la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo. La risposta è che i mercati non si fidano e allora i prezzi salgono. Ma i prezzi di cosa? Di un denaro che è stato monopolizzato da una banda di usurai che hanno di mira solo la speculazione?  Ma che senso ha tutto ciò?

La Grecia uscirà dall’euro e prima lo fa e meglio è per i greci e per tutti noi. Quanto meno ci farà vedere che la cosa è possibile, anzi che è proprio necessaria. Quello che succederà dopo l’uscita dall’euro non si sa, e molti prevedono scenari apocalittici. Il ritorno della Dracma comporterebbe una immediata svalutazione della tradizionale moneta greca del 60/70%, fuga dei capitali, inflazione al 20% e così di tragedia in tragedia. In realtà, se il governo greco adotta politiche adeguate, non dovrebbe succedere niente di irreparabile, e comunque la situazione migliorerebbe immediatamente, dopo la prima ondata di panico che ovviamente sarà scatenata dai media e dai politici legati al potere finanziario. Già il Presidente Papoulias per spingerli a trovare un accordo, ha avvisato i partiti che durante le consultazioni sono stati ritirati 700 milioni di euro dalle banche, e l’effetto è stato che il giorno dopo ne sono stati ritirati altri 900 milioni. La stampa ha anche dato grande risalto alla lettera del Presidente della banca centrale greca che sostiene che i greci sono sul’orlo del panico se non si trova una soluzione politica, cosa che ovviamente ha alimentato paure e panico. Ma a parte questi evidenti tentativi di seminare paura tra la gente allo scopo di fargli cambiare idea sull’accettazione delle misure chieste dalla UE, l’uscita dall’euro non comporterebbe niente di particolarmente grave, anche se la situazione economica della Grecia è tutt’altro che florida. Il problema è, infatti, che la Grecia importa quasi il 90% dell’energia e degli alimentari che consuma. In generale, i greci importano quasi il doppio di quello che esportano. Quando la speculazione cominciasse ad attaccare la Dracma, ne verrebbe necessariamente fuori una spirale inflazionistica nel paese, poiché i prezzi dell’energia e degli alimentari aumenterebbero di continuo e la loro ascesa sarebbe incontrollabile. La Grecia dovrebbe quindi cercare di migliorare drasticamente la propria bilancia dei pagamenti, ma senza imporre dazi alle importazioni che avrebbero il solo effetto di aumentare l’inflazione. Semmai dovrebbe stampare moneta per sostenere le esportazioni, e per un programma di produzione nazionale di energia da fonti rinnovabili. Non ci vuole molto, la Grecia è ricca di vento, di sole e di mare e in una decina di anni potrebbe raggiungere l’autosufficienza energetica come la Danimarca che ha programmato di arrivarci nel 2020. Semmai, una volta iniziato il programma di produzione di energia nazionale, i dazi potrebbe imporli sulle importazioni di petrolio, per spingere gli investimenti, anche di microscopica dimensione, verso le rinnovabili. Contemporaneamente, il governo dovrebbe sostenere una produzione alimentare nazionale ed il consumo per sostenere la domanda interna. L’inflazione avrebbe una fiammata, ma poi andrebbe a spegnersi, esattamente com’è accaduto in Argentina. E per quanto riguarda il debito estero, la Grecia dovrebbe semplicemente rifiutarsi di pagarlo. Congelarlo e rinegoziare tra qualche anno con i creditori, magari offrendo titoli in dracme a tassi ragionevoli. Un altro intervento essenziale è quello di bloccare il pagamento degli interessi da chiunque verso chiunque. Rinegoziare tutti i debiti, da quelli di Stato a quelli dei privati, comporterebbe l’emersione di oltre 60 miliardi di euro l’anno che verrebbero sottratti alla speculazione.Probabilmente molte banche greche sarebbero costretta la fallimento non essendo più in grado di onorare i debiti contratti in euro, e queste dovrebbero essere nazionalizzate. Si dovrebbe poi imporre un tasso di interesse legale molto basso per i prestiti e colpire duramente tutte le manovre speculative in ogni settore. Con il reddito di cittadinanza universale e una dracma a tasso negativo, il problema si avvierebbe a soluzione nel giro di pochi mesi, massimo un anno.

Il rilancio della produzione interna avrebbe anche un effetto psicologico notevole e a quel punto si potrebbero chiedere sacrifici sostenibili alla gente. Una cosa è fare sacrifici vedendo davanti a sé la via d’uscita, altra è farli senza alcuna speranza, com’è attualmente la situazione in Grecia. Il fatto è che per togliersi di dosso i parassiti della speculazione finanziaria è necessario un programma serio e vigoroso di programmazione economica, non molto dissimile da quello che portò la Germania nazista a diventare in pochi anni la maggiore potenza al mondo senza possedere nemmeno una goccia di petrolio. Naturalmente non c’è affatto bisogno di produrre armi, per lanciare l’economia. Il solo programma di produzione di energia vale un incremento del PIL del 10% all’anno e sarebbe tutto sostenibile con l’industria nazionale. La tecnologia necessaria per costruire impianti solari, eolici o geotermici è semplice e la può fare chiunque, né in Grecia mancano capacità imprenditoriali o manodopera. Rilanciare l’agricoltura nazionale è quello che molti greci già stanno facendo per conto loro per non morire di fame. Se avessero un contributo sarebbero ben felici di lasciare le città e tornarsene in campagna, e anche lì l’automazione non comporta necessità di importare macchine sofisticate. Le macchine se le possono costruire da soli. Un aiuto dall’estero potrebbe venire per calmierare il prezzo del petrolio nella fase di transizione, ma a parte l’Iran che già lo fa, non sembra che ci siano altri paesi disposti a dare una mano alla Grecia.  Se la EU fosse una cosa seria, dovrebbe pensare a questo genere di aiuti e non a strozzare i greci per favorire le esportazioni tedesche. Comunque non è detto che la Russia o gli USA non diano una mano accettando, ad esempio, petrol bond greci nominati in dollari a tassi molto bassi per finanziare l’acquisto di petrolio nei primi anni. Un programma serio di rilancio della cultura e dell’istruzione, insieme a progetti di disinquinamento e di sistemazione del territorio, che pure lì è stato devastato dalla speculazione edilizia, potrebbero completare il programma ed avviare la discesa della disoccupazione giovanile che ha superato recentemente il 50%. Il rilancio della produzione interna e l’inversione di tendenza con la caduta del PIL che quest’anno arriverà al meno 15%, con una domanda adeguata dovrebbe placare l’inflazione. Se la produzione aumenta più della domanda non c’è ragione economica per l’inflazione e se la stampa di moneta è diretta alla produzione ed al sostegno controllato della domanda non c’è nemmeno alcuna ragione finanziaria per l’inflazione. Con il tasso negativo si farebbe prima, ma è difficile farlo capire, almeno finché non partisse qualche attività. Certo è che la Grecia si trova nelle condizioni ideali per far partire una Faz. Per un po’ i greci avrebbero problemi a lasciare il loro paese per viaggiare all’estero, dati i costi proibitivi dei viaggi nominati in euro o dollari, ma dopo qualche tempo, a riduzione delle importazioni e l’aumento delle esportazioni farebbe  tornare il paese alla normalità. Naturalmente, il presupposto necessario è la moralizzazione della vita pubblica e privata, e la lotta alla corruzione. Se si finanziano le fabbriche ma queste non nascono e qualcuno ruba i soldi è impossibile ogni progetto di rilancio dell’economia. Anche per questo il tasso negativo aiuta, poiché i finanziamenti avvengono sulla spesa effettiva poiché non conviene a nessuno prendere soldi che ti si svalutano in mano e rischiare l’insolvenza e la galera se non li spendi. Oltretutto, una dracma a tasso negativo sarebbe spendibile solo in Grecia e nel paese il controllo pubblico sulla spesa dovrebbe essere più agevole e la corruzione più controllabile.

In altri termini la Grecia ha l’opportunità di liberarsi del debito e degli strozzini e di tornare ad essere un paese normale dedito ad attività produttive che fanno vivere meglio la gente e non solo gli usurai, e salvare la Grecia significa proprio aiutarla ad uscire dalle grinfie degli strozzini e della speculazione. Sembra un sogno? Forse, ma è l’unica strada praticabile, anche se in Europa si pensa che è vero esattamente il contrario.

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5 pensieri su “La Grecia, l’euro e gli usurai

  1. Roberto Vian ha detto:

    Ottimo articolo, grazie 🙂
    Ieri sera ero a tavola con due coppie di argentini, e la soluzione che ha adottata la sig.ra Kirchner con il piano JEFES redatto con i consulenti dell’MMT è più che interessante; magari non sarà l’unica soluzione ma ciò che mi pre-occupa è la spaventosa sospensione che vedo in giro, qui la maggioranza (stragrande) non sà o non crede a possibilità di disastro in stile argentino, quando sappiamo benissimo che se lasciati agire, queste masnade di macellai hanno esattamente lo stesso obiettivo.
    Alle ultime amministrative ancora tantissima gente ha votato PD… Agghiacciante !! Forse non sanno bene chi sono questi loro beniamini..
    Purtroppo continuiamo ad alimentare la storia sempre allo stesso modo perché non la conosciamo.
    Come correttamente ben spiegato dal prof. De Simone, le risorse, i mezzi e le tecniche ci sono, non ci vorrebbe molto. Ma noi la “gabbia di ferro” ce l’abbiamo in testa.
    Sembriamo schiavi vocazionali.

  2. Marc ha detto:

    Ciao Domenico,
    Secondo te è possibile un’ uscita dall’euro a breve? E per l’italia sarà possibile…e soprattutto lo permetteranno?
    Un saluto!

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