Il PIL e il prefisso telefonico di Torino

Tutti i giornali di oggi danno grande risalto al ritorno in positivo del PIL italiano nel quarto trimestre del 2013. In questo link ce n’è un esempio. La cosiddetta crescita è stata dello 0,1%, un po’ meno del prefisso telefonico di Torino che, com’è noto, è 011. L’anno, ovviamente, è in profondo rosso poiché nel 2013 il PIL è calato dell’1,9% , meno del 2012 quando la riduzione si era attestata al 2,5% ma sempre una brutta botta per il paese. Questo dato positivo dipende da una variazione in attivo dell’agricoltura e dell’industria, mentre la variazione nei servizi è stata nulla. Insomma, abbiamo venduto qualche arancia in più ai tedeschi (forse) e qualche azienda ha aumentato un poco la produttività, ma da qui a gridare al miracolo ce ne corre.

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La schiavitù del lavoro

La schiavitù del lavoroC’è un tabù che dobbiamo abbattere se vogliamo una nuova società fondata su valori umani: è il tabù del lavoro. Non abbiamo bisogno del lavoro per vivere, abbiamo bisogno dell’intelligenza. Non ci servono le braccia, ma le menti. Non ci serve il sudore ma la creatività

 Nell’antichità greca e romana, il lavoro materiale è sempre stato considerato una prerogativa degli schiavi o, comunque, delle classi subalterne. Gli uomini liberi non svolgevano alcuna attività lavorativa, ma dedicavano tutto il tempo alla cura del proprio corpo e dello spirito. Cultura, arte, filosofia, politica e guerra erano le attività proprie degli uomini liberi. Con la guerra si procacciavano le risorse necessarie al mantenimento della collettività, razziando schiavi e generi alimentari accumulati da altri popoli.

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L’oppressione burocratica e il lavoro che non c’è

jobcashandhopeLe nuove tecnologie stanno per sostituire l’uomo in ogni settore della produzione di beni materiali ed in molti di quelli immateriali. La svolta è il reddito di cittadinanza

Dobbiamo fasciarci la testa per la scomparsa del lavoro in fabbrica? Anche se non lo dicono esplicitamente, per non essere tacciati di luddismo, la reazione di sindacati e governi e, in genere di tutti quelli che chiedono un lavoro è che l’automazione delle fabbriche sia una vera e propria iattura. Di qui la generale richiesta di mantenere i livelli occupazionali nell’industria anche in presenza di forti investimenti sull’automazione. Anche molti intellettuali ed economisti di sinistra e di destra si sforzano per fornire consigli per far tornare i bei tempi degli anni del boom economico, quando si sfiorò in Italia la piena occupazione. Continua a leggere