Qualche considerazione sui presupposti filosofici della Faz

Come scriveva Althusser, la struttura giuridica e sociale è l’espressione sovrastrutturale dei rapporti economici dominanti. Si tratta quindi di intervenire su questi rapporti economici e il punto essenziale è sottrarre alla logica politica e sociale, e quindi al conflitto tra le classi, l’elemento che determina i rapporti economici nella nostra società, ovvero la creazione di denaro e la sua distribuzione. Il denaro moderno è un’invenzione relativamente recente e la sua diffusione capillare nella società è ancora più recente, poiché risale al secondo dopoguerra. Se consideriamo che in Italia, ma praticamente in tutto il mondo occidentale, fino alla seconda guerra mondiale la maggior parte della forza lavoro era impiegata in agricoltura ed usava il denaro raramente, anche se subiva pesantemente le conseguenze delle crisi finanziarie periodiche che sempre più duramente colpivano le economie dalla metà del settecento fino alla crisi del ’29.

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Quanto vale un Solidar?

Mi è stata posta da più parti questa domanda e la riposta non è semplice. Per trovarla dobbiamo fare alcuni ragionamenti sulle monete in generale, su quelle virtuali, sul mercato e sull’economia.

Il “valore” di una moneta dipende essenzialmente dal mercato. Se la domanda di moneta supera l’offerta il “valore” sale, altrimenti scende. Metto il termine valore tra virgolette perché in realtà si tratta di un valore relativo, ovvero del prezzo che quella moneta ha rispetto ad altre monete o a un paniere di monete. In sé una moneta non ha alcun valore, così come tutte le cose perché, com’è noto i valori sono categorie dello spirito e appartengono all’umano e non al mondo materiale. In questo si parla più appropriatamente di prezzi e non di valori. Fatta questa doverosa precisazione che prego tutti di tenere sempre bene a mente, entriamo nel merito.

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Relazioni economiche e forme di governo

La mia relazione al convegno sulle Forme della democrazia organizzato dal Movimento Roosevelt  a Roma l’8 e il 9 aprile 2017

Dalla democrazia nell’economia della scarsità, a forme di autogoverno nell’economia dell’abbondanza.

La democrazia è la forma di governo gestita dal “demos”, termine con il quale oggi indichiamo genericamente il “popolo” ma che nell’antica Grecia aveva una sua specificità ben più articolata e concreta. Questa specificità era l’organizzazione territoriale concreta in cui era divisa la cittadinanza e che era articolata in una pluralità di “demi” che nell’Attica di Clistene raggiunsero il numero di 139 poi saliti a 174 secondo Strabone.

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Trump e il vicolo cieco dei progressisti

La vittoria di Donald Trump è l’effetto della rivolta dell’America profonda contro le élites finanziarie e industriali della costa est e di quella ovest, contro le banche, contro la borsa, contro la globalizzazione che si traduce in prodotti cinesi a basso costo che tolgono pane e lavoro, contro i bugiardi delle televisioni e dei giornali. Ma non è una rivoluzione, anzi. La vittoria di Trump è la rivincita del capitalismo industriale, agricolo, immobiliare duramente colpito dalla crisi del 2007 e soprattutto del 2009 e delle classi sociali che più di tutte hanno sofferto per queste crisi. La middle class americana, che ha interpretato per decenni il ruolo di protagonista del “sogno americano” è svilita, abbattuta, impoverita, impaurita e sconfitta. È anche disgregata al suo interno ed ha perso ogni entusiasmo ed ogni capacità di proporsi come guida del paese. Ma ha avuto il suo colpo di coda ed ha eletto Donald Trump suo alfiere e guida contro coloro che, certamente a ragione, considera i suoi nemici mortali, i banchieri, i gestori dei fondi americani, i cocainomani di Wall Street, l complesso industriale militare, i petrolieri americani e arabi, le grandi multinazionali che hanno portato la produzione all’estero, e il codazzo di intellettuali  di televisioni, giornali e riviste che li segue scodinzolando, pronti a dire qualsiasi bugia pur di fargli piacere. I soloni che pensano a fare trattati ed accordi di commercio con mezzo mondo e lasciano morire le campagne e desertificare le città industriali, che fanno entrare milioni di immigrati dimenticandosi che molti americani non hanno più i sldi per mangiare e stanno oltre la sogli di povertà.  E tra questi anche tanti reduci di guerra, dimenticati dalle amministrazioni pubbliche e lasciati l proprio destino. Ma non è una rivoluzione, appunto è una rivolta. Manca ogni idea di nuovo, anzi i temi che si agitano sono quelli vecchi del protezionismo, degli investimenti pubblici,  della creazione di posti di lavoro, della riduzione della spesa pubblica corrente e dell’aumento di quella per gli investimenti, eccetera eccetera.

Che i signori delle immagini e delle informazioni della costa est stessero prendendo una cantonata colossale era chiaro a chiunque fosse in grado di percepire l’aria del tutto diversa che si respirava negli stati industriali del nord, e in quelli agricoli del sud. Michael Moore a luglio ha girato un documentario sulla campagna di Trump in Ohio e poi ha scritto che avrebbe vinto. Non perché sia un indovino, ma perché ha sentito quello che gli americani veri, non quelli immaginari delle televisioni e dei quartieri bene dell’est e dell’ovest, dicevano e pensavano. E soprattutto quelli che gli americani veri odiavano. Il clamoroso fallimento dei sondaggi di opinione, è troppo grave per essere solo frutto di errori tecnici. Il dubbio che i sondaggi fossero manipolati per orientare gli elettori verso Hillary è quasi una certezza. È un fatto gravissimo per gli Usa che tra i totem in cui credere contavano anche un certo giornalismo indipendente nei giornali e nelle televisioni, e certe strutture come i sondaggi di opinione.  Ora non ci crederà più nessuno, così come sono in molti d avere dubbi consistenti sul “rating” che le agenzie mondiali specializzate affibbiano a società, stati, obbligazioni e azioni. Quando non ci crede più nessuno arriva la fine, perché queste agenzie si fondano soprattutto sull’affidabilità e lì’imparzialità delle loro indagini.

Il campo di Hillary e dei sedicenti progressisti e democratici era pieno di questi personaggi odiati dall’America profonda e vera. Anche perché hanno smesso da tempo di essere sia democratici che progressisti e si sono messi nelle mani dei neocons e dei liberali che predicano esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere il credo e l’obiettivo di ogni democratico. A parte il fatto che nessun democratico (e tanto meno repubblicano) da tempo è più in grado di parlare al cuore ed all’anima della gente, così come facevano  John e Robert Kennedy, o Martin Luther King, suscitando sogni, speranze, e grandi movimenti popolari, nessuno di questi signori sedicenti democratici è più in grado nemmeno di pensare a come attuare una politica popolare e per far vivere meglio la gente. Che sarebbe riduttivo vedere come un discorso meramente economico, anche se in tempi di impoverimento come questi l’economia conta molto sull’umore delle persone, ma è una questione di ideali e di prospettive, di aiuti materiali e morali, di parole che suscitano le energie nascoste dentro ogni essere umano perché ne risvegliano i sogni. Insomma, mancano della capacità di far sognare. Di Hillary Cllnton, Wikileaks ci ha rivelato fatti gravissimi di corruzione, di subordinazione ai poteri forti, alle lobbies arabe, ai guerrafondai che per vendere un cannone in più distruggerebbero le proprie città. Nei comizi non suscitava nessuno entusiasmo, e l’adesione alla sua campagna, come scrive Moore, è depressa, nel senso che  nessuno si mette spontaneamente a fare campagna per lei per portare amici e conoscenti al voto. D’altra parte se una persona è fredda e calcolatrice nell’animo è difficile che possa essere allo stesso tempo trascinatrice e idealista. Soprattutto perché gli ideali democratici, ereditati dai grandi presidenti del passato, sono stati traditi dalla commistione con i poteri forti della finanza e delle industrie delle armi da guerra, che della democrazia non sanno che farsene. E così i progressisti americani si sono trovati in un vicolo cieco,

Certo, vanno benissimo i diritti delle donne, degli omosessuali, degli immigrati, l globalizzazione delle persone e delle tradizioni così da allentare e diluire quei vincoli etnici che sono fonte di razzismo e di sessismo. Va bene anche la globalizzazione dei capitali e delle merci, ma a fronte di un piano per la tutela di coloro che da questa globalizzazione vengono spazzati via dal mondo della produzione e del reddito. E questo il  liberismo economico non sa nemmeno che cosa sia,. I poveri sono colpevoli per definizione e che crepino se non riescono a cavarsela da soli. Questo è il vicolo cieco dei progressisti, aver abbandonato l’idea stessa fondante del progressismo, un mondo migliore in cui la gente, tutta la gente, possa stare meglio. Non solo gli amici e gli amici degli amici. E se la porta davanti a te apre su un muro, l’unica soluzione è tornare indietro, a quel capitalismo di sfruttamento e di profitti per i redditieri che ha caratterizzato gli anni dal dopoguerra fino quali alla fine del secolo e che è stato poi soppiantato dalle “nuove economie” della globalizzazione. Meglio tornare al protezionismo, dimenticando magari che il protezionismo ci ha regalato due guerre mondiali nel secolo scorso e che una terza sarebbe probabilmente l’ultima dell’umanità. Tuttavia, anche il liberismo dei neocons e dei guerrafondai di Wall Street ci stava portando pericolosamente vicino ad una guerra con la Russia accusata di tutte le nefandezza della terra con il solo obiettivo di vendere armi alle sue presunte vittime.

Nel mondo non c’è più nulla di sinistra e il progressismo, che per un certo tempo è stato patrimonio delle sinistre moderate negli Usa così come in europa e nel mondo, è finito contro il muro eretto dal liberismo economico. La vittoria di Trump può forse essere salutare in un paese ricco di risorse umane e intellettuali come gli Usa, per liberarsi di certi padrini e cercare una nuova via e nuovi protagonisti, Ce ne sarebbe proprio bisogno, sperando che nel frattempo questo ritorno all’antico non ci porti al disastro,. Fortunatamente Trump è un imprenditore, e non un avvocato né un pittore fallito…

Uomini e schiavi

Silvano Agosti nello splendido discorso nel filmato qui sopra, fotografa con precisione lo stato della coscienza degli uomini in questo nostro tempo. Gli uomini sono schiavi e sono felici di esserlo. Le generazioni precedenti a questa si erano rese conto di questo fatto ed hanno lottato con forza contro la schiavitù moderna. Questa generazione non lo capisce, non lo sente, ha paura della libertà, ha paura della coscienza. Hanno paura di essere umani. Rifiutano istintivamente ogni discorso di liberazione, perché pensano di essere liberi. Inutile parlare della differenza tra lavoro creativo e lavoro necessario, tra locatio operis e locatio operarum, che pure i latini avevano chiarissima. Non la capiscono, perché non sono in grado di capirla. Sono talmente immersi nella logica del denaro che tutto quello che è gratuito non vale niente o, peggio, nasconde qualche trappola o qualche imbroglio per fare denaro. D’altra parte, se il denaro è il valore assoluto che comprende in sé tutti gli altri, non può che essere così. Gli parli di libertà, di creatività, di coscienza e ti guardano spaventati e impauriti. Preferiscono cullarsi nei caldi e comodi mondi virtuali che i mass media gli propongono, piuttosto che immaginare un mondo in cui essi stessi sono protagonisti.

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Seminario sulla FAZ a San Marino

foto san marinoIl nove gennaio scorso sono stato invitato dal Movimento Rete di San Marino a tenere un seminario sulla Faz. Questo è il video dell’evento. Il seminario è durato quasi otto ore, comprese un paio di pause, ed ho affrontato in modo abbastanza approfondito sia gli aspetti teorici che quelli pratici del progetto Faz.  È stato molto intenso e coinvolgente e spero che ne possa derivare un’esperienza concreta per l’attuazione dei principi della faz.

Lo scontro di civiltà

andrea-vicentino-battle-of-lepantoCi siamo. L’umanità è arrivata al bivio dello scontro decisivo. Due civiltà sono a confronto, ed alla fine dello scontro ne resterà una sola. Non è la prima volta che accade nella storia dell’umanità né sarà l’ultima. Sempre che alla fine dello scontro resti qualcosa che somiglia ad una civiltà. Perché stavolta è a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità: un conflitto nucleare ne segnerebbe l’inevitabile declino e la scomparsa dalla faccia della terra nel breve volgere di qualche generazione. È un rischio di cui dobbiamo tenere conto, c’è e non possiamo fare finta di niente.

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Cronache da una società detestabile

preventivo ConTe1La società italiana sta diventando sempre più detestabile. La situazione è talmente incancrenita che non credo ci possano più essere rimedi diversi da un totale azzeramento e ricostruzione. Ma ci vorranno generazioni per farlo. Vorrei fare di queste cronache una specie di rubrica, raccontando le cose più assurde che possono capitare nella vita quotidiana. Il sistema riesce a far diventare difficili se non impossibili persino le cose più semplici, ed ovviamente sempre in danno dei più deboli. Mi rendo conto che non serve a molto, visto che i miei articoli sono letti, al più, da qualche migliaio di persone, mentre il sistema racconta le sue ignobili bugie raggiungendo ogni volta milioni di persone, ma almeno mi sfogo e invito i miei lettori a fare altrettanto, sia nei commenti sia segnalandomi le loro cronache di ingiustizia quotidiana. Il problema è che viviamo in un ambiente in cui la truffa e l’inganno sono considerate delle virtù. Non certo apertamente, perché al contrario,  quando il truffatore si fa scoprire, tutti sono pronti ipocritamente a dargli addosso in nome di non si sa bene quale etica. Ma appena è passata l’ondata di ipocrita indignazione, ricominciano tutti a fare esattamente le stesse cose che hanno appena finito di stigmatizzare così duramente. Sepolcri imbiancati, ipocriti, gente marcia e priva di ogni scrupolo.

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A proposito del cafone collettivo (risposta antirazzista a Blondet)

lombrosoIn un articolo sul suo sito, Maurizio Blondet stigmatizza certe pessime abitudini e pratiche di malagestio del turismo nel mezzogiorno d’Italia e dei meridionali in genere nel resto del paese. L’articolo ha suscitato varie polemiche e commenti che tuttavia, a mio parere colgono poco nel segno. Gli strali contro gli “osco-campani”, anche denominati “osco-fescennini”, sono impietosi. Una certa mentalità un po’ gretta e meschina, rigorosamente individualista che poco si cura del bene comune senza comprendere che in quel bene comune trarrebbe anche maggiore soddisfazione il bene personale, è ben diffusa in tutta la penisola, e la conosciamo bene. Che sia terreno di coltura della camorra e delle varie mafie che si contendono il territorio nazionale è pure noto. E lo sfogo di Blondet è comprensibile, così come l’invettiva. Tuttavia non è affatto condivisibile. A prescindere dal tono anti-meridionalista che pervade tutto  l’articolo, da un intellettuale ci si aspetta altro dal razzismo più o meno manifesto che trasuda dal suo articolo. Capisco che vedere maltrattato il sito di Pompei, che se fosse in Germania sarebbe in testa alle classifiche mondiali dei siti archeologici visitati da turisti e studiosi, così come l’emblematica “sparizione” dei carrelli per i bagagli, finiti nelle mani di un racket pseudomafioso all’aeroporto di Orio al Serio, fanno rivoltare le budella, ma un intellettuale deve sempre ragionare sulle cause e non sugli effetti. Altrimenti si finisce per fare del razzismo gratuito, e di tutto abbiamo bisogno tranne che di questo. E soprattutto non si capiscono le cause di questi comportamenti e non se ne possono trovare i rimedi. Quindi nessuna polemica sul razzismo di Blondet, ma ragionamenti sulle cause. Altrimenti non ne usciamo mai vivi.

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Il petrolio della Finlandia e il reddito di cittadinanza universale

un pozzo di libriDa qualche giorno gira sui social network e siti alternativi la notizia che la Finlandia sta per adottare il Reddito di Cittadinanza Universale. Ho provato a cercare conferme sulla stampa ufficiale senza trovarne nemmeno una, ovviamente. E allora sono andato a cercare sui siti finlandesi, fidandomi della traduzione di Google (benedetto Google translator!), ed ho trovato che la notizia è almeno in parte vera.

Ma prima di entrare nel merito della questione devo una spiegazione sul titolo di questo articolo, “Il petrolio della Finlandia”. Perché la notizia è passata sui social come se la Finlandia intenda distribuire a tutti i cittadini il dividendum che ricava dalla vendita del petrolio, il che implica che in Italia o nei paesi che non hanno il petrolio la cosa è infattibile.

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Il voto in Grecia

Athena_GiustinianiConfesso che avevo molti timori sul voto in Grecia. Spiegare alla gente che il vero nemico – al di là degli schieramenti politici che sono un teatrino mediatico ma in pochi lo sanno – è il potere finanziario non è facile per niente. Da una parte c’era Tsipras, giovane, forte e coraggioso, ma sempre un’incognita per chi ragiona sui propri risparmi o sul proprio stipendio, e dall’altra la Troika, cattivi, duri, spietati ma che hanno i soldi, e quando si tratta di soldi la gente è disposta a tutto. E una cosa sono le dichiarazioni di principio e quelle ai sondaggi, altra cosa è quello che si fa nell’urna. Insomma, temevo che la paura prendesse il sopravvento.

E invece i Greci hanno dimostrato che sono un popolo coraggioso e che ragiona. E che se ne frega degli schieramenti politici ed ha capito benissimo dove sta il nemico, appunto nella finanza e nell’assurdità di questo sistema economico. E non è stata una vittoria risicata all’ultimo voto, come i media nostrani sostenevano e che, ormai l’abbiamo capito bene, sono servi del potere finanziario più di ogni altro, ma di un vero e proprio trionfo con oltre il 61% dei voti. Anzi per la verità qui si diceva che il Sì avrebbe trionfato con una grande margine di consensi, giusto per far capire quanta sensibilità politica e giornalistica ci sia nel nostro disgraziatissimo paese. Ora cominceranno qui i pompieri a gettare acqua sul fuoco e dire che il voto non conta, che la Grecia non può fare a meno dell’Europa, che dovremo fare sacrifici per sostenere i Greci, eccetera eccetera.

In Italia, dove gli esercizi di ipocrisia e di servilismo sono all’ordine del giorno, il potere finanziario è intoccabile. Basta leggere i commenti e le prese di posizione della nostra stampa per capirlo ma anche di certi intellettuali. Per esempio, la proposta dei CCF di Stefano Sylos Labini ed altri economisti, che non è la panacea di tutti i mali, ma è una proposta che si può attuare subito e che darebbe un qualche impulso all’economia, viene clamorosamente fraintesa da economisti “di sinistra” e deliberatamente ignorata dai media. Non è una sorpresa, qui i servi fanno quadrato intorno al loro padrone. E se provi a parlare di alternative economiche gli italiani ti guardano stupiti come se fossi un marziano. Non dico della Faz, che qualche complicazione ce l’ha, ma dei CCF, appunto. Quando si tratta di soldi diventano tutti conservatori e pensano al proprio portafoglio. In Grecia no, i Greci sono un popolo libero e se ne fregano che Syiriza è alleata ad Alba dorata in questa battaglia. Perché è chiaro che il nemico è il potere finanziario, almeno a loro e che chiunque lo combatta è benvenuto. Poi ci si dividerà di nuovo, poiché certe posizioni e certe mentalità sono incompatibili, ma qui si tratta di salvare l’umanità dal disastro economico e dall’usura. I greci l’hanno capito, in Italia non lo capisce nessuno o fanno finta di non capirlo. Qui sono servi, in Grecia sono liberi. Onore ai Greci.

Intervista virtuale al computer di Alan Turing

Ho scritto questo dialogo nel 1997, quando ho pubblicato la mia Guida a Internet. In questo sito che è stato aperto alcuni anni dopo la trovate nella versione originale (mancano alcune note), come intermezzo della Guida. Ora che è uscito il film sulla vita di Alan Turing e, coincidenza curiosa, Umberto Eco ha esposto una strana tesi sugli effetti di internet, sostenendo che esso dà voce a tutti gli imbecilli, quando allora sosteneva che internet poteva essere fonte di una nuova discriminazione tra le classi, ovvero tra chi la la possibilità dell’accesso e chi non ce l’ha, ho deciso di ripubblicarla da sola. Ovviamente c’è anche una battuta su Umberto Eco, grande scrittore ma su certi argomenti farebbe bene a pensarci su due volte. Era un altro mondo, Prodi presidente del Consiglio, Veltroni il suo vice, l’Italia si accingeva ad entrare nell’euro tra grandi speranze (della maggioranza) e molte perplessità di qualche economista un po’ avveduto, ma il clima era decisamente di positiva attesa per il nuovo millennio. Ed eccoci qui…

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A proposito degli eventi del primo maggio, riflessioni su giustizia, verità e movimento.

ipocrisia dei media Quattordici anni fa ho scritto queste riflessioni sulla giustizia, sulla verità e sul movimento. Era il 2001 ed avevo ancora nel naso l’odore acre dei lacrimogeni generosamente lanciati sulla scogliera di Genova, dove ci eravamo rifugiati, e in bocca il sapore amaro della  decisione di lasciare l’attività di avvocato. Avevo la sensazione di entrare in un mondo inesplorato, difficile da capire, difficile anche orientarsi.  Qualche tempo dopo, inserii questo brano nel libro “Un’altra moneta”, poiché mi sembrava doveroso invitare a riflettere sul tema del potere e delle sue ancelle, appunto la “Verità” e la “Giustizia”. Ma stavo mettendo in discussione i capisaldi stessi della società in cui viviamo, quei capisaldi ai quali tutti, ipocritamente, chi più chi meno, chi scientemente ipocrita, chi senza rendersene conto, fanno riferimento quando parlano della loro società ideale. Appunto, una società ideale, ovvero figlia di ideologie che dovremmo eliminare definitivamente dal nostro orizzonte. Stavo anche rovesciando le basi stesse della cultura sulla quale mi ero formato che mette la ricerca della verità ed il perseguimento della giustizia sul punto più alto della sua etica. Ma era necessario farlo.

Come spesso succede, quando si scrivono cose che appaiono enormi, su questo brano è calato un imbarazzato silenzio. So che in molti mi attaccheranno, soprattutto perché non lo capiranno. La verità e la giustizia sono gli obiettivi di tutte le azioni politiche, sociali, individuali, collettive. Nel libro che sto scrivendo sull’economia dell’abbondanza ne parlerò in modo più approfondito. Ora mi sembra il caso di riproporlo così come l’ho scritto, per provare a rilanciare la discussione a margine delle riflessioni, spesso superficiali e ipocrite che ho letto sugli eventi del primo maggio.

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Il mistero dei tassi negativi, le paure dei capitalisti e la Faz

andamento-tassi-bce-fedI tassi di interesse sotto zero, nonostante sia iniziato il QE della BCE stanno creando non pochi problemi agli economisti. È una situazione del tutto nuova e si sta entrando in un campo inesplorato pieno di insidie e trabocchetti. Alessandro Plateroti, sul Sole 24 Ore, riassume così lo stato d’animo degli economisti  degli operatori finanziari: “Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.” E se qualche bello spirito, come Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese, si spinge fino a paragonare questa situazione alla rarefazione dell’argento nel 1400, con la grave crisi che ne derivò per effetto della rarefazione della moneta (dimostrando per inciso di aver capito ben poco della situazione attuale, Martin Wolf sul Financial Times, (ripreso dal Sole 24 Ore) arriva a preconizzare l’era della grande stagnazione e che il capitalismo non riprenderà mai più a brillare dopo questa crisi.

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