È arrivata l’ora del cambiamento

Ci siamo, è arrivata l’ora del cambiamento. La situazione nel nostro paese è diventata intollerabile, e il resto del mondo non sta messo molto meglio. S&P lancia l’allarme: nei prossimi quattro anni servono la bellezza di 46 trilioni di dollari nuovi di zecca per fare fronte alle esigenze del mondo. Dal rifinanziamento dei debiti vecchi alle somme necessarie per gli investimenti. Il rischio è una “tempesta finanziaria perfetta”. Già perché il peggio della crisi finanziaria, secondo la nota società di rating, deve ancora arrivare in vista di queste scadenze che definire improbe è un eufemismo.

In Europa, i bookmaker inglesi non accettano più scommesse sull’uscita dell’euro della Grecia. L’evento è ormai dato per certo, dopo la tornata elettorale che ha visto il crollo dei partiti “pro-rigore europeista” e filo europeisti. Tra l’altro, nessuno dei primi tre partiti usciti dalle elezioni è stato in grado di formare una maggioranza governativa e quindi si andrà a nuove elezioni, come prevede la costituzione ellenica. E speriamo che queste non ci regalino una vittoria del partito neo nazista di cui i media ci hanno regalato alcune immagini dopo la loro inopinata affermazione elettorale che li ha portati sopra il 6% dei voti. A vederli fanno un po’ impressione, con quella ostentata aria militarista (d’altra parte sono guidati da un ex ufficiale dell’esercito greco), con le svastiche, i bodyguard gonfi di testosterone e la mascella volitiva. Tira una brutta aria un po’ in tutta Europa da questo punto di vista, il neonazismo sta tirando fuori la testa in molti paesi dove l’intolleranza verso l’emigrazione unita alla crisi genera una miscela esplosiva.

In Italia un terzo della popolazione pensa che sia necessaria una rivoluzione per uscire da questa situazione, e il 50% ritiene che siano necessarie riforme anche radicali. È questo il risultato di un sondaggio richiesto dalle ACLI, che  non è certo un’accolita di bombaroli.  Oddio, il termine “rivoluzione” evoca scenari e immagini che possono essere anche molto diversi tra loro. La maggior parte della gente lo associa all’idea della rivoluzione francese, gli ex comunisti a quella russa e i più ricercati a quella napoletana del ’99, su cui Benedetto Croce scrisse uno splendido saggio. L’idea dominante della rivoluzione è di gente che scende in strada, si scontra con la polizia e con l’esercito, prende il sopravvento e assalta la Bastiglia o il Palazzo d’Inverno per prendere il potere. Insomma, un gran casino nel quale volano un po’ di teste, si spara tanto e si cambia molto a partire dal calendario, come avvertono i più istruiti sull’argomento. Che poi questo cambiare molto non cambi in realtà proprio nulla, lo dicono solo quelli che hanno letto il Gattopardo. D’altra parte, come dargli torto? Non ricordo chi scriveva che “la disperazione è rabbia che non trova una strada”, e la disperazione sta crescendo in misura esponenziale nel nostro paese.

Tuttavia dobbiamo cercare di capire che la rivoluzione dei nostri tempi è tutta un’altra cosa. Quelle che a scuola ci hanno insegnato come rivoluzioni, sono stati dei passaggi necessari al cambiamento della classe al potere. La rivoluzione francese ha visto l’ascesa al potere della borghesia produttiva, quella russa della classe dei burocrati che gli Zar avevano coccolato per difendere il loro potere senza rendersi conto che stavano allevando la serpe in seno. Perché chi crede che in Russia sia andato al potere il proletariato, si illude e soprattutto ignora che un proletariato, nella Russia zarista, non esisteva affatto, così come non esisteva una borghesia produttiva. Ma non voglio entrare in questa discussione che qui è del tutto inutile.

La rivoluzione, oggi, significa essenzialmente abbattere il dominio del capitale finanziario sull’uomo. Si tratta di un evento epocale, poiché il capitale finanziario e la sua logica di rapina fatta di interessi e di rendite domina il mondo da oltre tremila anni. E né la rivoluzione francese, né quella russa l’hanno scalfito nemmeno un po’, anzi semmai hanno creato l’ambiente dove si è evoluto nelle migliori condizioni. Quella russa un po’ meno, ma certe fortune insolenti, come direbbe Vaneigem, emerse in quel paese dopo la caduta del muro di Berlino, non sono certo state fatte in un giorno. Il capitale finanziario ha scolpito il mondo come lo conosciamo. Ha creato le nostre anime e l’anima dell’occidente ed ha dominato il mondo con discrezione, nascondendosi dietro ideologie, religioni, rivoluzioni, dittature, democrazie, tutte maschere di un unico attore. Poi, sentendo prossima la fine, come un novello Cronos, ha cominciato a divorare i suoi figli per il timore di essere scalzato da quel potere che egli stesso ha creato. Perché il potere e il tempo nascono con il denaro e l’interesse. Ora che il denaro è divenuto l’unico dio, ha scoperto di essere un gigante dai piedi d’argilla. Ha creato una ricchezza enorme, ed una capacità di produrne ancora maggiore, ma questa non può più essere governata dal potere. Per generarne ancora, il denaro ha perso la sua natura materiale, il vitello d’oro è diventato carta e poi segno virtuale. Il dio denaro è asceso al cielo, abbandonando le sue forme materiali ormai inutili orpelli di tanta capacità creativa. Ma nemmeno la solida metafisica di Aristotele riesce a giustificarne ancora la presenza nella nostra vita quotidiana. Il denaro metafisico è del tutto inutile, non serve più a niente, ed è ricondotto in terra solo dal bisogno di coloro che non possono fare a meno del potere per governare sé stessi e il mondo.

Il nostro compito è mostrare questa inutilità. E per farlo la Faz è lo strumento adatto. Perché il tasso negativo toglie al denaro l’attributo più importante della divinità, l’essere eterno, e lo riporta alla sua natura di mero strumento di calcolo degli scambi. E il Reddito di cittadinanza redistribuisce le eccedenze di produzione e libera gli uomini dalla necessità del lavoro per sopravvivere. Inoltre, riformare questa società è molto difficile, anzi per la verità sembra un’opera improba, faticosa ed inutile. La Faz è lo strumento per la fuga da questa società, il luogo in cui generare rapporti ex novo, senza alcun bisogno di modificare la vecchia mentalità. Nella Faz si parte daccapo e si vede immediatamente la convenienza di utilizzare il tasso negativo per la moneta e la possibilità di distribuire reddito di cittadinanza senza turbare equilibri sociali o dover attaccare il sostrato di privilegi, corruzioni, poteri che nella vecchia società oppongono resistenza a qualsiasi mutamento. Nella Faz, i rapporti sociali scaturiscono semplicemente dall’uso di strumenti che in sé non sono facilmente comprensibili, ma dei quali si può rilevare immediatamente l’utilità. E se un terzo degli italiani è pronto a fare la rivoluzione ciò è dovuto al fatto che la metà circa di essi sta sperimentando sulla pelle gli effetti della crisi e della mancanza di denaro. E il 60% va in crisi se si trova di fronte ad una spesa imprevista di 100 euro. Questo li rende sensibili all’uso di qualcosa che non è il denaro che conoscono, che sembra una cosa strana, ma che può aiutarli in concreto a vivere meglio e superare le loro angosce. I due sistemi conviveranno per un po’, forse per molto tempo, ma l’esito è scontato, poiché il capitalismo finanziario sta implodendo su sé stesso. Il programma per una moneta autoemessa a tasso negativo, Dropis, è in fase di sperimentazione, la prima release esce tra pochi giorni, e i gruppi e le persone da unire per costituire un primo nucleo, sono già pronti da tempo. Si tratterà di diffondere il sistema ma il passa parola fa miracoli, soprattutto su internet.

Dobbiamo essere ambiziosi e porci l’obiettivo di raggiungere centomila utenti per la fine dell’anno. E poi assistere alla crescita esponenziale del sistema con tassi di crescita paragonabili a quelli della crescita degli utenti di internet. È arrivata l’ora di rimboccarsi le maniche e di lavorare alla realizzazione del progetto. Non abbiamo alternative e nemmeno più scuse.

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7 pensieri su “È arrivata l’ora del cambiamento

  1. Pioggianelbosco ha detto:

    Ciao Domenico,non interagisco da un po di tempo ma non ci siamo persi per strada..potresti ad esempio ricordare, ad una mia prima battuta di esordio con te, quando ti dicevo/chiedevo cosa fare nel pratico, io comunicandotelo sostenevo che l’azione concreta poteva essere un pò come fare marketing/promozione/divulgazione tra aziende con un vero e proprio porta a porta,individuare aderenti in una rete di scambi commerciali..ed anche tra i privati cittadini, insomma quella che a me piace definire Postazione Etica a cui possono aderire imprese e fruitori, proprio come un’associazione di consumatori super strutturata in tutti i campi e gli aspetti della vita quotidiana.
    Rimarrei di questa opinione!
    Per affinare tale strumento di rappresentanza dal basso si potrebbero formulare schede e indagini di “mercato”,statistiche mirate alla ricerca di adesioni sul territorio locale,una vera e propria struttura capillare…
    Che ne pensi?
    Da Bologna Cordialmente,
    Pio.

  2. Renato ha detto:

    Carissimo Domenico, Sono completamente in sintonia e quindi chiedo soltanto che mi sia possibile diffondere questo splendido documento.
    Un grazie di tutto cuore per il tuo incrollabile ed insostituibile impegno!

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