Contatto

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5 pensieri su “Contatto

  1. Anna ha detto:

    Caro Dott De Simone. Ho iniziato da poco a leggere il suo saggio “Dove andrà a finire l’economia dei ricchi”. In genere prediligo la letteratura, la narrativa classica, leggo parecchio da qualche anno a questa parte. Ad ogni modo ho scelto di leggere con piacere il suo saggio economico. Lo trovo molto interessante e ricco di spunti. Le faccio i miei complimenti, se qualcosa possono valere! Voglio farle una domanda, anche se forse sarebbe opportuno che io completassi la lettura del libro prima di chiedere chiarimenti. Quello che mi chiedo, pensando al mercante che smercia gratis i suoi beni è questo: se nell’economia che lei intravede tra due generazioni, tutto si baserà sulla pubblicità e se, sempre come lei ritiene, gli scambi commerciali saranno azzerati a cosa più servirà fare pubblicità se non ci sarà più nulla da vendere?
    Sarei felice di una risposta.
    Rinnovo i complimenti.
    Cordialità
    Anna de Santis

    • Domenico De Simone ha detto:

      Cara Anna, grazie per i complimenti e per il suo interessamento. Le assicuro che fa sempre piacere riceverli e soprattutto fa piacere constatare che i tuoi libri hanno svolto la loro funzione, far riflettere sulle idee che in essi sono esposte.
      È certamente necessario leggere tutto il libro per capire fino in fondo le tesi sostenute, il che non toglie che alla fine queste possano rivelarsi errate, ma quanto meno hanno indotto ad una riflessione su temi che sono di grande importanza per noi e per le generazioni future. Ho scritto che un cambiamento radicale può avvenire in tempi molto lunghi, poiché ancora per molto, saremo legati alla logica del profitto che è un corollario della logica del potere. Però ritengo che si intravede già la strada del cambiamento: una lunga, e a volte penosa, contrazione degli spazi di profitto nelle attività che oggi chiamiamo economiche ma che un giorno, forse, chiameremo umane. Questo comporta che il profitto possa scomparire e che gli uomini faranno le loro attività in base ad altri stimoli che sono diversi dall’ottenimento di esso. IN un mondo in cui l’intera produzione di beni materiali fosse automatizzata, la sua distribuzione potrebbe essere svincolata da logiche di profitto economico. È certamente un dato che le aree di gratuità si stanno estendendo, soprattutto nell’economia immateriale. Quanto questo possa incidere sulla trasformazione del sistema è oggetto della riflessione nel libro. Tuttavia, non è l’utopia l’obiettivo del mio libro, quanto mostrare che i rapporti economici stanno cambiando nell’essenza, e che stanno sorgendo figure del tutto nuove e sconosciute agli economisti del secolo scorso, e ancor di più a quelli dell’ottocento, come il fruitore, l’interattività e la gratuità di servizi destinati che si regge sul rapporto con un produttore ed un fruitore- consumatore indeterminato. L’idea è mostrare che certi cambiamenti radicali necessitano di elaborazioni teoriche del tutto nuove e che le analisi fatte dagli economisti che ci hanno preceduto, sono difficilmente adattabili alla nuova situazione.
      Il libro è uscito nel 2001 ed allora si parlava di “nuova economia” con riferimento alla borsa ed ai suoi “miracoli” Quando nell’estate, il libro era pronto per la stampa, l’editore e il distributore si preoccuparono del fatto che il crollo della borsa di NY, potesse togliere ogni interesse ad esso, e quindi ne fu cambiato il titolo mettendo il riferimento all'”economia dei ricchi”. Ma in realtà l’oggetto del libro è una ricerca sulle nuove fondamenta dell’economia indotte dall’esplosione dell’immateriale e dai mass media. Ho sostenuto che davvero stavamo entrando in una nuova economia, che però non aveva niente a che fare con l’andamento delle borse mondiali che rappresentano invece, proprio il vecchio, ma con cambiamenti strutturali dei rapporti economici ed ho cerato di capirne la natura. Negli anni successivi ho notevolmente ampliato i temi e le considerazioni, ma questo libro resta importante anche per la previsione della crisi finanziaria prossima ventura che in effetti, si è concretizzata a partire dal 2007. M in fondo, non pretendo di aver fatto altro che un piccolo mattoncino per costruire un grande edificio teorico sul quale si fonderà l’economia del futuro. Edificio che spero possa contenere le idee che portano alla fine dell’economia del profitto ed alla nascita di rapporti sociali di natura completamente diversa da quelli che il capitalismo ha costruito.

  2. carlo santorsola ha detto:

    La penso come te viviamo in un mondo dove si produce di piu di quello che serve siamo bravissimi ma questo ci manda in crisi, dovremmo essere felici, lavorare meno e invece ?
    Perchè è ora di cambiare il “sistema” questo non funziona più !
    Penso che se sei in un sistema ti debba essere garantita la vita.
    Penso che sei sei in un sistema nessuno possa dire io sono arrivato prima e questo è mio, tu arrangiati.
    Penso che se sei in un sistema e non hai nulla ne puoi averlo allora non possono pure dirti che sei un delinquente o un terrorista e sbatterti in galera.
    Penso che un sistema che garantisca solo chi ha soldi o potere ed abbandoni gli altri sia razzista.
    Penso che chi combatte contro il razzismo dovrebbe essere un eroe e non ucciso o emarginato o abbandonato o imprigionato o deriso.
    Penso che chi chiude gli occhi su questo sia un vigliacco non importa se sia sia un ricco capitalista o un impiegato dello stato.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Grazie caro Leo, sempre tempestivo! In questo momento ci voleva proprio un revival di quel meraviglioso servizio che hai realizzato e soprattutto una diffusione delle idee di Ezra Pound. Un abbraccio!

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