O la borsa o la vita!

La Federal Reserve nel suo report triennale sullo stato dell’economia americana, rileva che le famiglie americane sono tornate al patrimonio che avevano nel 1992. Negli ultimi tre anni hanno perso il 39% del patrimonio, soprattutto per la caduta delle borse e dei valori immobiliari. Ovviamente la crisi ha colpito le fasce più deboli poiché i ricchi hanno invece visto aumentare il loro patrimonio,  al punto che la differenza dei patrimoni è arrivata a 192 volte da 138 che era nel 2007, e anche il reddito che se è sceso in media del 7,7%, è invece aumentato per le fasce più ricche dell’1,8%.

Sono gli effetti inevitabili di quella illusione folle che prese l’umanità ad inizio secolo, quando si pensava che affidando alla borsa risparmi e pensioni ci si sarebbe arricchiti tutti. Allora scrissi un articolo che riporto qui sotto. L’ho pubblicato a maggio 2000 ma sembra scritto ieri, anzi stamattina, visto come sta andando l’economia e la borsa. La cosa assurda è che i signori che ci hanno spinto in questo casinò sono gli stessi che ancora comandano l’economia e la finanza. E staranno lì finché non saranno presi a calci nel sedere e buttati al macero. Come i vecchi libri che non legge più nessuno. Ma almeno la carta dei libri si può riciclare, questi proprio no.

https://domenicods.wordpress.com/2000/05/17/o-la-borsa-o-la-vita/

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Affidarsi ai mercati

Da qualche tempo sentiamo ripetere che dobbiamo sottostare al giudizio dei “mercati”, non solo le imprese private, ma anche e soprattutto gli Stati e la UE. I mercati sono in grado di regolare le economie meglio di qualunque altro sistema perché il loro è un giudizio razionale fondato sui numeri e sulla concretezza economica. Mica sulla speculazione, noooo, chi sostiene questo mente e produce gravi danni.

Ed ecco a voi un preclaro esempio di cosa consista il comportamento razionale dei mercati. Ai quali il mediatico fa da cassa di risonanza assolutamente acritica, non fosse mai che poi le azioni del giornale fossero punite dal mercato per eccesso di critica!

Stamattina le borse reagiscono con entusiasmo al piano della UE di salvataggio della Spagna! Madrid +5% Milano pure e il resto d’Europa di gran carriera verso l’alto, mentre lo spread scende di colpo. Ecco che la fiducia dei mercati è tornata in pieno grazie alle brillanti manovre dei governanti europei, le sollecitazioni di Obama, e la decisione dei vertici bancari dell’Europa. La Spagna ha chiesto gli aiuti e l?Europa ha detto sì! Comincia una nuova fase, eccetera eccetera…

Non ho stampato i titoloni di tutti i giornali on line, da Repubblica al Corriere, ma questo che riporto è un esempio della buona accoglienza del mercati alla manovra di stamattina:

Poi nel pomeriggio (non sei mesi dopo, siamo nello stesso giorno!) cambia tutto lo scenario. Alle 21 il titolo di prima pagina di Repubblica è questo:

 

Nel breve spazio di qualche ora dall’entusiasmo si passa alla tragedia. I mercati non ci credono più (?!?!?) le borse precipitano e lo spread si impenna fino a oltre 470 punti. Il tutto raccontato con enfasi e drammaticità come se fosse normale… in realtà ai mercati non importava un accidenti della UE, delle borse, della Spagna, dell’Italia e nemmeno di Obama. Un gruppetto di speculatori ha tirato al rialzo e poi ha mollato di colpo, probabilmente posizionandosi short sui principali listini per guadagnare un sacco di soldi. E mentre qui il PIL precipita e la gente sta sempre peggio, un pugno di strozzini si arricchisce alle nostre spalle. E sulla stampa, il silenzio, come se fosse normale, ovvia, elementare e naturale questa assurda altalena. Critiche, analisi, impressioni, suggerimenti? Ma va, ma di che stiamo parlando? Lo hanno detto i mercati e quello che fanno i mercati è legge, sacrosanto, inevitabile, razionale e perfetto. Quasi santo, anzi forse è proprio santo, molto più santo della chiesa e del Papa. Dopo quello che è successo, poi, figuriamoci.

Non è ora di prenderli a schiaffoni in bocca questi banditi? Tutti, dai mercati ai media, dai giornali alle tv, dagli speculatori ai banchieri, passando infine per questi imbelli ed imbecilli, nel senso letterale di deboli di mente, dei governanti, italiani, spagnoli, tedeschi e europei? E basta!!

Della demagogia e dell’ipocrisia. Note a margine della “idea pazza” di Berlusconi e della risposta di Repubblica

Berlusconi è tornato alla grande nel depresso panorama politico italiano con un'”idea pazza” come lui stesso l’ha definita, per uscire dalla crisi economica e finanziaria che attanaglia il paese. L’idea è di spingere la Zecca di Stato a stampare gli euro da sé per rilanciare gli investimenti, o di costringere la BCE a farlo visto che il problema è la mancanza di liquidità. Il corollario potrebbe essere l’uscita dall’euro, il caso di rifiuto della Germania, il che sarebbe certo migliore della situazione attuale. A questa che Berlusconi stesso il giorno successivo ha definito come una “battuta” non compresa dai giornalisti e non una proposta, ha risposto il Vice Direttore di Repubblica con un editoriale in cui sostiene la gravità del fatto che una simile idea venga dal capo di un partito che, per quanto in declino, rappresenta la maggioranza relativa nel Parlamento, che ci sono trattati europei che non si possono violare in questo modo, che insomma, quello di Berlusconi è un euro-delirio.

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L’economia della catastrofe

È proprio un brutto periodo, questo. D’altra parte, Maya o non Maya, si sentiva nell’aria da tempo che prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine e per quanto mi riguarda, avevo avvertito dieci anni fa che l’economia del debito non sarebbe andata avanti per molto tempo. Il fatto poi, che molti si aspettino per quest’anno una catastrofe, un crollo o comunque un cambiamento radicale, spinge affinché questo avvenga realmente.

Le difficoltà amplificano le profezie di sventura e queste moltiplicano le difficoltà. In fondo, quella del 2012 è una profezia che si autoavvera. Non mi intendo di profezie e non starò certo a discuterne qui. In ogni caso, la profezia del crollo dell’economia era nota da un pezzo, e soprattutto non era una profezia, ma il frutto di un’analisi nemmeno troppo difficile, visto che era chiaro che il debito sarebbe arrivato a livelli intollerabili per qualunque paese del mondo.

Ora ci siamo. In Italia la situazione di disfacimento economico è stata sinistramente amplificata dal crollo in senso letterale di uno dei distretti industriali ancora vivi e produttivi del nostro paese. Il terremoto in Emilia ha cancellato di fatto un settore che produce oltre un miliardo e mezzo di PIL all’anno soprattutto per l’esportazione. Per salvare il salvabile, sarebbe necessario un intervento immediato del governo ma si sa che mancano le risorse, se pure per l’emergenza è stato necessario disporre un aumento della benzina che, per inciso, produrrà un ulteriore riduzione del PIL.

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