Relazioni economiche e forme di governo

Dalla democrazia nell’economia della scarsità, a forme di autogoverno nell’economia dell’abbondanza.

[questo breve saggio è una relazione che feci al Convegno dell’aprile 2017 tenuto dal Movimento Roosevelt sulle forme della democrazia. Riassume e introduce gli argomenti che sto cercando di trattare nel mio libro ancora in scrittura da diversi anni, sull’economia dell’abbondanza. Lo riporto qui perché a mio avviso è essenziale per cercare di capire cosa sta realmente succedendo in questo momento, Il momento è gravissimo e denso di incognite, ma allo stesso tempo, ricco di potenzialità per una radicale trasformazione delle società umane e per la loro liberazione. L’alternativa è tra la distruzione e la liberazione. Sta a noi scegliere.]

pozzo di thorLa democrazia è la forma di governo gestita dal “demos”, termine con il quale oggi indichiamo genericamente il “popolo” ma che nell’antica Grecia aveva una sua specificità ben più articolata e concreta. Questa specificità era l’organizzazione territoriale concreta in cui era divisa la cittadinanza e che era articolata in una pluralità di “demi” che nell’Attica di Clistene raggiunsero il numero di 139 poi saliti a 174 secondo Strabone.

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L’errore fatale del potere

Ci sono momenti nella storia in cui gli uomini al potere commettono degli errori tattici che si rivelano a posteriori essere tragici errori strategici. In genere questo accade quando il potere è più forte e dominante, e la causa è spesso l’arroganza, la presunzione e la superficialità degli uomini di potere. Un esempio classico è quello commesso da Augusto quando affidò a Publio Quintilio Varo le province germaniche appena conquistate e presuntuosamente ritenute già pacificamente romane. Varo era un burocrate che sapeva poco o nulla di guerra e tanto meno dei Germani e dei Cherusci, la tribù alla quale apparteneva Arminio. Si fidò completamente di lui allontanando gli ufficiali romani che cercarono di metterlo in guardia, e finì nella trappola di Teutoburgo nella quale perì insieme a due legioni e alle speranze romane di una rapida espansione nell’est europeo. L’errore tattico fu fatale per le mire espansionistiche romane, e si trasformò in un limite strategico, poiché da quel momento il fiume Reno rappresentò il limite invalicabile all’espansione romana ad est.

Quel limite all’espansione territoriale segnò anche l’inizio del declino dell’impero, la cui economia si fondava essenzialmente sulla tratta degli schiavi che rappresentavano il motore dell’economia romana e consentivano agli imperatori di tenere bassa la pressione fiscale interna e alimentare le legioni con nuova linfa vitale. Commentando le imprese di Giulio Cesare in Gallia notai che durante i nove anni di campagne militari, la resa di gran lunga maggiore fu la vendita del milione circa di schiavi che Cesare mandò a Roma, e che rappresentò i nove decimi di tutti i ricavi delle sue campagne in Gallia. Il rimanente, era costituito dai tributi che tutte le tribù della Gallia furono costrette a mandare a Roma durante lo stesso periodo.

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Sanzioni, c’è qualcosa che non quadra, forse ci stiamo sanzionando addosso

Secondo i nostri geniali gestori del sistema finanziario, le pesantissime sanzioni prese dai paesi occidentali a carico della Banca Centrale Russa, e dell’intero sistema finanziario della Federazione, avrebbero dovuto portare al default della Russia, alla riduzione del rublo a carta igienica e all’immiserimento dell’economia russa al punto da riportarla a una situazione comparabile a quella che si era verificata subito dopo lo scioglimento dell’URSS. In … Continua a leggere Sanzioni, c’è qualcosa che non quadra, forse ci stiamo sanzionando addosso

Della guerra e della pace

La distruzione della ragione Difficile dire qualcosa di ragionevole anche dopo un mese dall’inizio della guerra in un mondo in cui la ragione sembra essersi eclissata. György Lukács nel suo Ontologia dell’essere sociale scrisse che “L’ideologia non è forse mai stata così importante come per l’appunto nell’epoca della deideologizzata manipolazione raffinata degli uomini“. La nuova fisica che univa indissolubilmente soggetto e oggetto in una unità … Continua a leggere Della guerra e della pace

Sulla necessità della caduta dei tassi di interessi un estratto da un mio libro del 2001

Nell’ormai lontano 2001 ho pubblicato con la Malatempora un libro il cui titolo sarebbe dovuto essere “Dove va la Nuova Economia” in cui, tra l’altro, davo una definizione e una ragione al termine e alla natura di Nuova Economia un po’ più approfondita della banale -allora in voga- identificazione della Nuova Economia con la crescita esponenziale delle borse avvenuta tra la fine del 1999 e … Continua a leggere Sulla necessità della caduta dei tassi di interessi un estratto da un mio libro del 2001

Economia della scarsità, solidarietà, sacrificio ed economia dell’abbondanza

Nelle società antiche il sacrificio umano, così come quello degli animali, era praticato regolarmente. Non c’era evento importante che non fosse preceduto, o seguito o accompagnato da sacrifici di animali e di esseri umani. La vita umana individuale valeva poco o nulla, quello che contava era la sopravvivenza del gruppo e, per ingraziarsi gli dei e favorire il loro intervento a favore della comunità, il sacrificio di uno o più membri di essa era ritenuto essenziale. Sappiamo per certo che alcune società sceglievano i membri da sacrificare tra i giovani più belli e nobili, e li allevavano con questo obiettivo per qualche anno, rendendo loro i massimi onori e facendoli vivere negli agi e nel lusso, affinché si presentassero agli dei nel modo migliore e rendessero testimonianza del livello di raffinatezza che la società da essi dei tutelata, aveva raggiunto grazi al loro intervento. Essere scelti per il sacrificio era un onore oltre che un dovere. D’altra parte il significato originario del termine “sacrificio” viene da “sacrum facere“, ovvero compiere un atto sacro agli dei. Inoltre, la coscienza di sé era molto labile se non inesistente, soprattutto nelle società gilaniche (quelle che hanno preceduto il patriarcato e che Bachofen ha definito con il termine di “matriarcali“; Marija Gimbutas, antropologa americana, ha coniato il termine “gilanica” per indicare che questa società non aveva alcun senso del potere, di cui l'”Archè” è una delle tre articolazioni). Sacrificarsi per la comunità era naturale e doveroso e questo nelle guerre accadeva spesso. Per quanto concerne le comunità gilaniche, che erano essenzialmente pacifiche e conoscevano poco o nulla la guerra, il riferimento è alla resistenza all’invasione delle società Kurgan o patriarcali. Compiere questo sacrificio agli dei davanti a tutta la comunità che ti sostiene e ti acclama era la massima aspirazione di ogni giovane nobile di stirpe e di animo. Infine, quelle società non avevano un senso del tempo sviluppato come il nostro, e la lunghezza della vita non aveva alcun significato. In ogni caso si doveva morire e farlo compiendo un gesto sacro agli dei e alla comunità era fortemente desiderabile.

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Governo Conte: un’occasione storica

Voci ricorrenti dei soliti ben informati, dicono che il Governo Conte è sotto assedio, e che non potrà durare oltre ottobre/novembre. La ragione è semplice. Il paese, superata la fase critica dell’emergenza sanitaria, con risultati non molto soddisfacenti ma comunque il peggio è passato, si trova ora ad affrontare un’altra emergenza, ben più grave e profonda che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa di molte famiglie e aziende, l’emergenza economica. La popolazione è molto stanca e provata dopo tre mesi di lock down, ma soprattutto sta diventando chiaro che le promesse di aiuto da parte dello Stato sono solo promesse che difficilmente potranno diventare realtà in tempi brevi. Molte aziende hanno riaperto i battenti a fine maggio, ma si sono rese conto che difficilmente potranno andare avanti per molto tempo, con fatturati in caduta libera e costi rimasti pressoché invariati. Le disposizioni sul contenimento della pandemia, rendono difficoltosa la ripresa dei rapporti sociali e la circolazione delle persone, e le aziende ne soffrono le conseguenze.

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Ma che succede ai BTP che li vogliono tutti?

Da qualche settimana assistiamo a un fenomeno davvero particolare. Il Tesoro emette BTP per 10/15 miliardi e il mercato ne chiede almeno dieci volte tanto. Che succede, vi chiederete? Ma come, i BTP tanto vituperati, con lo spread che sale fin sopra la vetta del Monte Bianco, sono davvero così tanto richiesti? Beh, la cosa è (relativamente) semplice. Nel mondo stanno girando circa 24 mila miliardi di obbligazioni a tasso negativo, per lo più emesse da stati. Persino Sua Maestà la Regina d’Inghilterra ha visto la sua banca centrale emettere per la prima volta nella storia di un paese anglosassone, un Gilt a 3 anni a un rendimento lordo del -0,003%, per 3,75 miliardi di sterline. C’è molta preoccupazione per i conti delle finanziarie e delle banche sul presupposto che i rendimenti con il tasso negativo si comprimano troppo, ma in realtà non è così.

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Sta scadendo il tempo, è l’ora di costruire una Faz

Stiamo a un punto di svolta. Il decreto rilancio contiene alcune novità interessanti, ad esempio estende a molte più imprese l’accesso alla liquidità garantita dallo Stato e limita l’istruttoria delle banche ad un controllo “formale” dell’autocertificazione dell’impresa. Qualcosa dovrebbe venirne fuori, anche se è del tutto insufficiente. Il MES e il Recovery Fund si sono rivelati due trappole, come denunciamo da tempo, e oltretutto il RF se arriva lo farà in misura insufficiente e troppo tardi. Qui o si prendono immediatamente misure drastiche immettendo liquidità nel sistema ora, oppure a ottobre, al massimo a novembre viene giù tutto, banche comprese. Il PD ovviamente non lo capisce, e spinge per il MES che è come curare con l’acqua calda un tumore. Ma loro sono servi del potere finanziario, nemmeno delle banche, dove la coscienza della gravità della situazione si sta facendo strada. Ho parlato con alcuni amici dirigenti di banche, che sono fortemente pessimisti. D’altra parte nemmeno l’economia più solida può sostenere la chiusura o il fallimento del 30/40% delle imprese del terziario e per le altre la prospettiva di una riduzione dei ricavi superiore al 50%.

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Il governo ha adottato una moneta complementare ma non se n’è accorto

La situazione economica del paese è sempre più difficile e le prospettive si fanno oscure e drammatiche. La crisi è troppo profonda per essere affrontata con strumenti ordinari, e di questo ne sono coscienti tutti a partire da un governo che l’ha dichiarato sin dall’inizio, andando però, poi a cercare soluzioni là dove non ci sono alternative di sistema credibili. L’Europa solidale e pronta a intervenire, nonostantene abbia i mezzi, non c’è se non nei sogni o nei desideri. La realtà è un’altra, ovvero che il gruppo finanziario al potere ha stretto le fila e non intende mollare il comando per nessuna ragione.  La conseguenza è che i programmi di intervento di volta in volta sbandierati dai leader europei che ancora ci credono (o fanno finta di crederci) si stanno rivelando o trappole mortifere o comunque del tutto insufficienti per raggiungere lo scopo di restituire agli asfittici paesi del sud Europa i mezzi necessari per affrontare seriamente questa crisi.

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MES, Recovery Fund e l’Europa dei Miserabili

Alla fine, la montagna partorì un topolino (Parturient Montes nascetur ridiculus mus), e questo verso di Orazio dall’Ars Poetica riassume perfettamente l’impotenza dell’Europa delle banche in questa situazione di emergenza. Orazio ce l’aveva con i poeti che promettevano mari e monti sui loro scritti futuri e poi se ne uscivano con qualche verso zoppicante (non lo scazonte di Ipponatte!) e noi, più modestamente dati i tempi, ce la dobbiamo vedere con l’Europa della miseria e dei miserabili, che ha frantumato in mille irriconoscibili pezzi il sogno di una grande Europa coltivato dai nostri predecessori. Ma procediamo con ordine.

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Articolo uno: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro

Recita così solennemente l’incipit della nostra Costituzione, il testo sul quale è fondato il patto sociale che lega tutti i cittadini di questo Stato. Il testo è stato licenziato dopo una accesa e lunga discussione, ma alla fine è prevalsa la tesi che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini un lavoro con una remunerazione che consenta a ciascun cittadino e alla sua famiglia di condurre una vita libera e dignitosa, come poi meglio specificato nell’art. 36.

In realtà, nei 75 anni intercorsi dalla fine della guerra ad oggi, le cose sono andate un po’ diversamente. Il nostro sistema fiscale privilegia la rendita finanziaria e quella immobiliare al lavoro, che anzi viene punito e sottoposto a vessazioni inaudite.

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Lettera aperta ai quotidiani italiani

LETTERA APERTA AI QUOTIDIANI ITALIANI

Egregio Direttore,

Scrivo questa lettera ai maggiori quotidiani italiani perché noto che un fatto importante anzi, in questo momento forse decisivo, viene del tutto ignorato praticamente da tutti. Siamo in guerra contro un nemico invisibile e quasi sconosciuto che ci sta togliendo la libertà e la serenità, e per sconfiggerlo occorre il contributo decisivo di tutti. La narrazione è un contributo fondamentale, da quello che dicono i giornali dipende spesso l’orientamento della gente nel capire i reali termini della situazione. Non è il momento delle divisioni, delle polemiche, della ricerca delle responsabilità, degli egoismi personali e di partito. Come in tutte le guerre, ci si penserà dopo aver sconfitto il nemico. Ora bisogna combattere e tenere alto il morale delle truppe al fronte e di quelle che nelle retrovie stanno soffrendo le conseguenze della guerra.

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Intervista con il Movimento Roosevelt sulle proposte economiche del Partito 10 Volte Meglio

L’egregio Marco Moiso, del Movimento Roosevelt, mi ha fatto una lunga e interessante intervista sulle proposte economiche del Partito 10 Volte Meglio per l’emergenza Coronavirus. Questo  è il link dell’intervista che, in breve tempo ha raggiunto e superato le mille visualizzazioni. https://www.facebook.com/watch/live/?v=775416079863097&external_log_id=8feffeaa763262abbd4c44518de87697 Continua a leggere Intervista con il Movimento Roosevelt sulle proposte economiche del Partito 10 Volte Meglio

Lettera aperta al Direttore de La Repubblica

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DI REPUBBLICA

Egregio Direttore,

Noto che da qualche tempo il Suo giornale sottolinea di più gli aspetti positivi dei dati sulla diffusione della pandemia che quelli negativi. Ci sono entrambi, ma l’importante è la narrazione. Non è una critica, ma un elogio: abbiamo bisogno di fiducia, di unità di intenti, di solidarietà. Siamo in guerra contro un nemico invisibile e quasi sconosciuto che ci sta togliendo la libertà e la serenità, e per sconfiggerlo occorre il contributo decisivo di tutti. Non è il momento delle divisioni, delle polemiche, della ricerca delle responsabilità, degli egoismi personali e di partito. Come in tutte le guerre, ci si penserà dopo aver sconfitto il nemico. Ora bisogna combattere e tenere alto il morale delle truppe al fronte e di quelle che nelle retrovie stanno soffrendo le conseguenze della guerra.

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