Once upon a time…

C’era una volta il New York Times, un giornale indipendente, che controllava tutte le notizie prima di pubblicarle, che sbugiardava corrotti, falsari e finti democratici. Una volta, perché l’articolo di cui vedete riportato il contenuto sulla prima pagina del Corriere italiano, che ormai è un’accozzaglia di servi stupidamente lecchini e completamente decerebrati, è l’emblema di quanto si possa divenire stupidi pur di servire il padrone. L’articolo del Corriere si riferisce a una “inchiesta” (tra virgolette perché una volta le inchieste erano roba seria), del NY Times Magazine, dal titolo “The untold story of Russiagate and the road to Ukraine“, comparsa sul settimanale della ex prestigiosa editrice americana la scorsa settimana. Bene, e che dice questa inchiesta? Che il Russiagate per le elezioni del 2016, aveva un lato rimasto nascosto che ora il NY Times porta alla luce con le sue sconvolgenti scoperte.

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FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA

Ho aderito a questa campagna di mobilitazione per tenere l’Italia fuori dalla guerra. Il primo gesto è firmare la petizione, che non ha alcun colore né insegne di partiti. E’ un grido contro la guerra e contro tutte le guerre, e ha l’obiettivo di raggiungere 100.000 firme per diffondere la coscienza del pericolo che sta correndo l’Europa e l’Italia partecipando alle operazioni di guerra in … Continua a leggere FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA

Governo o no?

Alla tenera età di 86 anni, e con la montagna di soldi e di potere stratificato sulla quale sta assiso, Berlusconi ha il diritto di dire quello che pensa e che vuole sulla politica italiana e pretendere che il governo al quale dovrebbe partecipare abbia certe posizioni in politica estera. L’appiattimento della Meloni sulle posizioni dei neocons americani gli risulta particolarmente indigesto e, da politico navigato qual è, si rende conto che risulta indigesto anche alla maggioranza degli italiani.

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Dell’ipocrisia

L’ipocrisia era l’unico peccato che Gesù non poteva sopportare. “Tutti i peccati vi saranno perdonati, tranne quelli contro lo Spirito Santo” (Marco 3, 28-30) e l’ipocrisia è il peccato dei peccati. Perché l’ipocrita non si pente, non si mette davanti a Dio a dire a sé stesso, quello di cui accuso gli altri io stesso l’ho fatto, non riesce a concepire un momento di verità, … Continua a leggere Dell’ipocrisia

Rubrichetta delle corbellerie dei media

Questa non fa parte delle usuali falsificazioni che ci regalano i media nostrani, e non si tratta di un media di grande diffusione, ma Google news te la propina come se niente fosse e merita comunque attenzione. La definirei amore per l’ossimoro. E’ indicativa del livello di disattenzione generale, e del completo abbandono della logica pur di attirare l’attenzione. Ma come si fa a chiedersi … Continua a leggere Rubrichetta delle corbellerie dei media

Relazioni economiche e forme di governo

Dalla democrazia nell’economia della scarsità, a forme di autogoverno nell’economia dell’abbondanza.

[questo breve saggio è una relazione che feci al Convegno dell’aprile 2017 tenuto dal Movimento Roosevelt sulle forme della democrazia. Riassume e introduce gli argomenti che sto cercando di trattare nel mio libro ancora in scrittura da diversi anni, sull’economia dell’abbondanza. Lo riporto qui perché a mio avviso è essenziale per cercare di capire cosa sta realmente succedendo in questo momento, Il momento è gravissimo e denso di incognite, ma allo stesso tempo, ricco di potenzialità per una radicale trasformazione delle società umane e per la loro liberazione. L’alternativa è tra la distruzione e la liberazione. Sta a noi scegliere.]

pozzo di thorLa democrazia è la forma di governo gestita dal “demos”, termine con il quale oggi indichiamo genericamente il “popolo” ma che nell’antica Grecia aveva una sua specificità ben più articolata e concreta. Questa specificità era l’organizzazione territoriale concreta in cui era divisa la cittadinanza e che era articolata in una pluralità di “demi” che nell’Attica di Clistene raggiunsero il numero di 139 poi saliti a 174 secondo Strabone.

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Rubrichetta sulle fake news – breve riassunto delle corbellerie precedenti

Una summa delle corbellerie sparate dalla sedicente stampa nostrana e che ci è toccato sorbire nei mesi scorsi, è riassunta efficacemente da Alberto Scotti in questo suo breve intervento sul sito di Giorgio Bianchi, e che riporto integralmente: “I russi si sono fatti saltare il ponte da soli, Putin è sceso con la chiave inglese e ha svitato il tappo del gasdotto, la nonnina ucraina … Continua a leggere Rubrichetta sulle fake news – breve riassunto delle corbellerie precedenti

Rubrichetta (quasi) quotidiana sulla malafede dei media

Sui media italiani e, forse peggio, su quelli di tutto il mondo occidentale, ogni giorno si leggono titoli e notizie che falsano completamente la realtà e la visione degli eventi. Insomma, pura malafede. Ho deciso di prenderne una al giorno (o quasi, dipende dal mio poco tempo), e mostrarvela. Il titolo del Corriere della Sera online di oggi è emblematico di questa malafede nel raccontare … Continua a leggere Rubrichetta (quasi) quotidiana sulla malafede dei media

Elezioni 2022

Mi rendo conto di non aver scritto nulla su queste elezioni, dando tutto per scontato, ma forse non lo è affatto. A me il gioco che è stato imbastito appare chiaro e adesso lo descrivo rapidamente. La guerra e le sciagurate decisioni politiche dell’Europa stanno precipitando l’Unione in una recessione che durerà a lungo e che sarà molto dolorosa per tutte le fasce sociali.

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L’errore fatale del potere

Ci sono momenti nella storia in cui gli uomini al potere commettono degli errori tattici che si rivelano a posteriori essere tragici errori strategici. In genere questo accade quando il potere è più forte e dominante, e la causa è spesso l’arroganza, la presunzione e la superficialità degli uomini di potere. Un esempio classico è quello commesso da Augusto quando affidò a Publio Quintilio Varo le province germaniche appena conquistate e presuntuosamente ritenute già pacificamente romane. Varo era un burocrate che sapeva poco o nulla di guerra e tanto meno dei Germani e dei Cherusci, la tribù alla quale apparteneva Arminio. Si fidò completamente di lui allontanando gli ufficiali romani che cercarono di metterlo in guardia, e finì nella trappola di Teutoburgo nella quale perì insieme a due legioni e alle speranze romane di una rapida espansione nell’est europeo. L’errore tattico fu fatale per le mire espansionistiche romane, e si trasformò in un limite strategico, poiché da quel momento il fiume Reno rappresentò il limite invalicabile all’espansione romana ad est.

Quel limite all’espansione territoriale segnò anche l’inizio del declino dell’impero, la cui economia si fondava essenzialmente sulla tratta degli schiavi che rappresentavano il motore dell’economia romana e consentivano agli imperatori di tenere bassa la pressione fiscale interna e alimentare le legioni con nuova linfa vitale. Commentando le imprese di Giulio Cesare in Gallia notai che durante i nove anni di campagne militari, la resa di gran lunga maggiore fu la vendita del milione circa di schiavi che Cesare mandò a Roma, e che rappresentò i nove decimi di tutti i ricavi delle sue campagne in Gallia. Il rimanente, era costituito dai tributi che tutte le tribù della Gallia furono costrette a mandare a Roma durante lo stesso periodo.

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Il Price cap e le facce di tolla

Questa storia del “price cap” sul prezzo del petrolio e del gas è davvero surreale. Le continue menzogne sulla guerra in Ucraina hanno ampiamente dimostrato che i nostri governanti, sia in Italia che in Europa, hanno la faccia come il culo, ma le loro dichiarazioni e le cose che intendono fare per cercare di alleviare (almeno così dicono), il peso del costo dell’energia sulle popolazioni, sono davvero incredibili. Ovviamente per chi conosce un pochino come stanno le cose e di cosa stiamo parlando. Perché quelle facce da culo al governo e le loro immagini speculari sui media, raccontano tutta un’altra storia, del tutto falsa, evidentemente falsa, l’ennesima sfrontata e insopportabile bugia.

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Taiwan, Pelosi e la pax americana

La visita della Presidente della Camera dei deputati degli Stati Uniti a Taiwan, è stata osteggiata non solo dalla Cina, che si è sentita offesa e umiliata da un gesto così apertamente ostile, ma anche dalla Presidenza degli Stati Uniti e dal Pentagono, che hanno cercato fino all’ultimo di impedire il provocatorio viaggio della Pelosi nell’isola “ribelle“, come la definiscono i cinesi del continente, che la considerano parte integrante della Repubblica Popolare. D’altra parte nel mondo sono solo quattordici le nazioni che riconoscono ufficialmente a Taiwan dignità di stato in sé, e certamente non sono le più importanti né popolose del mondo: Belize; Città del Vaticano; Guatemala; Haiti; Honduras; le Isole Marshall; Nauru; Palau; Paraguay; Saint Kitts e Nevis; Saint Vincent e Grenadine; Saint Lucia, Eswatini (noto fino al 2018 come Swaziland) e Tuvalu. D’altra parte era assurdo che nell’Assemblea della Nazioni Unite la Cina e il suo miliardo di abitanti di allora, fosse rappresentato da un’isolotto che di abitanti ne aveva si e no venti milioni solo perché il governo dello sconfitto Chiang Kai-shek era gradito agli anglosassoni che, ovviamente, avversavano il governo comunista di Mao Dse Dong. Solo nell’ottobre del 1971 il seggio nell’Onu, che era occupato dalla Repubblica Nazionalista di Cina, appunto da Chiang Kai-shek, fu assegnato dall’Assemblea dell’Onu dalla Cina Comunista, che rappresentava stabilmente gli abitanti di quella consistente parte del mondo.

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Prospettive economiche per l’Italia con la guerra in corso

Lasciate perdere le sciocchezze che raccontano i politici nostrani che, pur di servire il loro padrone americano, sono capaci anche di farti credere che possiamo costruire in sei mesi impianti che producono energia dal metano delle latrine pubbliche (gli antichi vespasiani da ripristinare al più presto) e che gli asini volano (su questo, devo dire che non avrebbero tutti i torti, viste le fulminanti carriere di certi asini che “volano” nell’empireo della politica). D’altra parte, li avete votati e ora ve li tenete così come sono, ignoranti, voltagabbana, poltronari, ipocriti e servi del potere finanziario. Per chi vuole riflettere, offro in comunicazione questo report dell’ufficio studi del noto sito di complottisti e “novat-telappesca” (neologismo che propongo per indicare tutti quelli che non la pensano esattamente come il mainstream vorrebbe che (non) pensassero) che si chiama Banca D’Italia. In questo report, fottendosene delle minchiate dei politici, si dice chiaramente che se la guerra finisce domani mattina, la crescita del Pil dell’Italia si attesterebbe quest’anno intorno al 3% (rispetto all’ottimistico 4,2% delle precedenti previsioni), se durasse ancora due o tre mesi, la crescita sarebbe non superiore al 2%, e che se invece la guerra durasse a lungo, si entrerebbe per almeno due anni, in una spirale recessiva per cui il Pil calerebbe di almeno lo 0,5% all’anno. Il tutto per le conseguenze delle sanzioni imposte alla Russia per andarci a fare la guerra per conto degli americani.

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Il governo degli imbecilli

L’etimologia della parola imbecille è semplice e chiara. Il termine viene dal latino “Imbecillis“, variante del comunissimo “Imbecillus” che significa senza (in) bastone (bacillus), e quindi debole e inabile al movimento. il termine è poi passato a definire coloro che non hanno un appoggio con cui la mente può progredire nel cammino della conoscenza, e in generale, quelli incapaci di ragionamenti che abbiano un minimo … Continua a leggere Il governo degli imbecilli