Solidar: la rivoluzione del blockchain per una nuova società

La tecnologia Blockchain, che è alla base del BItcoin e dell’Ethereum, le due cryptocurrencies più note delle oltre mille che sono sorte negli ultimi mesi, è di per sé una vera rivoluzione.  Non ha bisogno di un server centrale per funzionare, poiché i dati di tutte le transazioni sono contenuti in modo criptato in ognuna di esse e solo una transazione, quella che interessa chi la pone in essere, è leggibile in chiaro.  Questo fatto ha due effetti essenziali: il primo è che le transazioni non hanno costi, a differenza di quello che avviene con le banche, e il secondo è che le transazioni possono essere perfettamente anonime.  La terza caratteristica essenziale di questa tecnologia è che, proprio per queste sue caratteristiche, essa è inarrestabile e di fatto sta determinando la fine del monopolio delle banche sull’emissione di denaro e soprattutto la fine del regime di scarsità che questo monopolio comporta.

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Acquistare un mio libro con il Solidar

Costo 0,40 Solidar + 2 euro per spedizione

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PER  ACQUISTARE IL LIBRO “FAZ ZONE DI AUTONOMIA FINANZIARIA” PUBBLICATO IN PRIMA EDIZIONE NEL 2003 COL TITOLO “UN’ALTRA MONETA” IL COSTO è DI 0,40 SOLIDAR + 2 EURO PER SPEDIZIONE.  PER IL LIBRO “INTERVISTA SULL’ECONOMIA” IL COSTO E’ DI 0,35 SOLIDAR + 2 EURO PER SPESE DI SPEDIZIONE. SE COMPRATE ENTRAMBI I LIBRI IL COSTO DI SPEDIZIONE E’ SEMPRE DI 2 EURO PER ENTRAMBI I LIBRI. SE AVETE PROBLEMI MANDATEMI UN MESSAGGIO SU MESSENGER.

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Quanto vale un Solidar?

Mi è stata posta da più parti questa domanda e la riposta non è semplice. Per trovarla dobbiamo fare alcuni ragionamenti sulle monete in generale, su quelle virtuali, sul mercato e sull’economia.

Il “valore” di una moneta dipende essenzialmente dal mercato. Se la domanda di moneta supera l’offerta il “valore” sale, altrimenti scende. Metto il termine valore tra virgolette perché in realtà si tratta di un valore relativo, ovvero del prezzo che quella moneta ha rispetto ad altre monete o a un paniere di monete. In sé una moneta non ha alcun valore, così come tutte le cose perché, com’è noto i valori sono categorie dello spirito e appartengono all’umano e non al mondo materiale. In questo si parla più appropriatamente di prezzi e non di valori. Fatta questa doverosa precisazione che prego tutti di tenere sempre bene a mente, entriamo nel merito.

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Solidar, nasce la criptomoneta della FAZ

Dopo un anno di lavoro congiunto tra l’associazione tedesca WINC e.V. ed il CESPEA, nasce il Solidar. Il Solidar è una criptomoneta come il Bitcoin, che incorpora alcuni principi della FAZ. E’ una moneta su cui viene applicato il demurrage ed agli aderenti viene erogato reddito di cittadinanza universale ed incondizionato. La moneta è molto semplice da usare rispetto alle altre criptomonete, basta iscriversi ad una pagina facebook per ricevere il RDC e per poter effettuare scambi economici con altri membri.

Il sito al momento è solo in inglese www.solidar.it

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IV International Conference on Social and Complementary Currencies: Money, Consciousness and Values for Social Change

Dal 10 al 14 maggio si tiene a Barcellona la IV Conferenza Internazionale sulle Monete Complementari, che quest’anno ha come titolo: Moneta, coscienza e valori  per il cambiamento sociale. Questo tema è particolarmente interessante perché si tratta di creare una moneta che non sia solo uno strumento di scambio che magari favorisce l’economia locale, come accade per quasi tutte le monete complementari del mondo,  ma di ideare uno strumento che favorisca il cambiamento sociale. Questa è l’ambizione del progetto Faz e per questa ragione abbiamo chiesto di  partecipare alla Conferenza inviando un abstract del progetto. L’abstract è stato accettato, e successivamente abbiamo dovuto preparare il paper che presenterà il progetto alla conferenza.  Il paper è in inglese e lo riporto qui di seguito così come è stato presentato.La conferenza prevede la presentazione di otto progetti e di otto conseguenti workshop, uno per ciascun progetto. Il termine per la presentazione del paper era il 15 aprile e ancora non sappiamo come sarà collocata la presentazione del progetto Faz. Lo comunicherò non appena l’organizzazione ce lo farà sapere e lo pubblicherà sul sito. Questo è il sito della Conferenza: http://symposium.uoc.edu/event_detail/3642/programme/iv-conferencia-internacional-de-monedas-sociales-y-complementarias_-dinero-conciencia-y-valores-par.html

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Relazioni economiche e forme di governo

La mia relazione al convegno sulle Forme della democrazia organizzato dal Movimento Roosevelt  a Roma l’8 e il 9 aprile 2017

Dalla democrazia nell’economia della scarsità, a forme di autogoverno nell’economia dell’abbondanza.

La democrazia è la forma di governo gestita dal “demos”, termine con il quale oggi indichiamo genericamente il “popolo” ma che nell’antica Grecia aveva una sua specificità ben più articolata e concreta. Questa specificità era l’organizzazione territoriale concreta in cui era divisa la cittadinanza e che era articolata in una pluralità di “demi” che nell’Attica di Clistene raggiunsero il numero di 139 poi saliti a 174 secondo Strabone.

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Trump e il vicolo cieco dei progressisti

La vittoria di Donald Trump è l’effetto della rivolta dell’America profonda contro le élites finanziarie e industriali della costa est e di quella ovest, contro le banche, contro la borsa, contro la globalizzazione che si traduce in prodotti cinesi a basso costo che tolgono pane e lavoro, contro i bugiardi delle televisioni e dei giornali. Ma non è una rivoluzione, anzi. La vittoria di Trump è la rivincita del capitalismo industriale, agricolo, immobiliare duramente colpito dalla crisi del 2007 e soprattutto del 2009 e delle classi sociali che più di tutte hanno sofferto per queste crisi. La middle class americana, che ha interpretato per decenni il ruolo di protagonista del “sogno americano” è svilita, abbattuta, impoverita, impaurita e sconfitta. È anche disgregata al suo interno ed ha perso ogni entusiasmo ed ogni capacità di proporsi come guida del paese. Ma ha avuto il suo colpo di coda ed ha eletto Donald Trump suo alfiere e guida contro coloro che, certamente a ragione, considera i suoi nemici mortali, i banchieri, i gestori dei fondi americani, i cocainomani di Wall Street, l complesso industriale militare, i petrolieri americani e arabi, le grandi multinazionali che hanno portato la produzione all’estero, e il codazzo di intellettuali  di televisioni, giornali e riviste che li segue scodinzolando, pronti a dire qualsiasi bugia pur di fargli piacere. I soloni che pensano a fare trattati ed accordi di commercio con mezzo mondo e lasciano morire le campagne e desertificare le città industriali, che fanno entrare milioni di immigrati dimenticandosi che molti americani non hanno più i sldi per mangiare e stanno oltre la sogli di povertà.  E tra questi anche tanti reduci di guerra, dimenticati dalle amministrazioni pubbliche e lasciati l proprio destino. Ma non è una rivoluzione, appunto è una rivolta. Manca ogni idea di nuovo, anzi i temi che si agitano sono quelli vecchi del protezionismo, degli investimenti pubblici,  della creazione di posti di lavoro, della riduzione della spesa pubblica corrente e dell’aumento di quella per gli investimenti, eccetera eccetera.

Che i signori delle immagini e delle informazioni della costa est stessero prendendo una cantonata colossale era chiaro a chiunque fosse in grado di percepire l’aria del tutto diversa che si respirava negli stati industriali del nord, e in quelli agricoli del sud. Michael Moore a luglio ha girato un documentario sulla campagna di Trump in Ohio e poi ha scritto che avrebbe vinto. Non perché sia un indovino, ma perché ha sentito quello che gli americani veri, non quelli immaginari delle televisioni e dei quartieri bene dell’est e dell’ovest, dicevano e pensavano. E soprattutto quelli che gli americani veri odiavano. Il clamoroso fallimento dei sondaggi di opinione, è troppo grave per essere solo frutto di errori tecnici. Il dubbio che i sondaggi fossero manipolati per orientare gli elettori verso Hillary è quasi una certezza. È un fatto gravissimo per gli Usa che tra i totem in cui credere contavano anche un certo giornalismo indipendente nei giornali e nelle televisioni, e certe strutture come i sondaggi di opinione.  Ora non ci crederà più nessuno, così come sono in molti d avere dubbi consistenti sul “rating” che le agenzie mondiali specializzate affibbiano a società, stati, obbligazioni e azioni. Quando non ci crede più nessuno arriva la fine, perché queste agenzie si fondano soprattutto sull’affidabilità e lì’imparzialità delle loro indagini.

Il campo di Hillary e dei sedicenti progressisti e democratici era pieno di questi personaggi odiati dall’America profonda e vera. Anche perché hanno smesso da tempo di essere sia democratici che progressisti e si sono messi nelle mani dei neocons e dei liberali che predicano esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere il credo e l’obiettivo di ogni democratico. A parte il fatto che nessun democratico (e tanto meno repubblicano) da tempo è più in grado di parlare al cuore ed all’anima della gente, così come facevano  John e Robert Kennedy, o Martin Luther King, suscitando sogni, speranze, e grandi movimenti popolari, nessuno di questi signori sedicenti democratici è più in grado nemmeno di pensare a come attuare una politica popolare e per far vivere meglio la gente. Che sarebbe riduttivo vedere come un discorso meramente economico, anche se in tempi di impoverimento come questi l’economia conta molto sull’umore delle persone, ma è una questione di ideali e di prospettive, di aiuti materiali e morali, di parole che suscitano le energie nascoste dentro ogni essere umano perché ne risvegliano i sogni. Insomma, mancano della capacità di far sognare. Di Hillary Cllnton, Wikileaks ci ha rivelato fatti gravissimi di corruzione, di subordinazione ai poteri forti, alle lobbies arabe, ai guerrafondai che per vendere un cannone in più distruggerebbero le proprie città. Nei comizi non suscitava nessuno entusiasmo, e l’adesione alla sua campagna, come scrive Moore, è depressa, nel senso che  nessuno si mette spontaneamente a fare campagna per lei per portare amici e conoscenti al voto. D’altra parte se una persona è fredda e calcolatrice nell’animo è difficile che possa essere allo stesso tempo trascinatrice e idealista. Soprattutto perché gli ideali democratici, ereditati dai grandi presidenti del passato, sono stati traditi dalla commistione con i poteri forti della finanza e delle industrie delle armi da guerra, che della democrazia non sanno che farsene. E così i progressisti americani si sono trovati in un vicolo cieco,

Certo, vanno benissimo i diritti delle donne, degli omosessuali, degli immigrati, l globalizzazione delle persone e delle tradizioni così da allentare e diluire quei vincoli etnici che sono fonte di razzismo e di sessismo. Va bene anche la globalizzazione dei capitali e delle merci, ma a fronte di un piano per la tutela di coloro che da questa globalizzazione vengono spazzati via dal mondo della produzione e del reddito. E questo il  liberismo economico non sa nemmeno che cosa sia,. I poveri sono colpevoli per definizione e che crepino se non riescono a cavarsela da soli. Questo è il vicolo cieco dei progressisti, aver abbandonato l’idea stessa fondante del progressismo, un mondo migliore in cui la gente, tutta la gente, possa stare meglio. Non solo gli amici e gli amici degli amici. E se la porta davanti a te apre su un muro, l’unica soluzione è tornare indietro, a quel capitalismo di sfruttamento e di profitti per i redditieri che ha caratterizzato gli anni dal dopoguerra fino quali alla fine del secolo e che è stato poi soppiantato dalle “nuove economie” della globalizzazione. Meglio tornare al protezionismo, dimenticando magari che il protezionismo ci ha regalato due guerre mondiali nel secolo scorso e che una terza sarebbe probabilmente l’ultima dell’umanità. Tuttavia, anche il liberismo dei neocons e dei guerrafondai di Wall Street ci stava portando pericolosamente vicino ad una guerra con la Russia accusata di tutte le nefandezza della terra con il solo obiettivo di vendere armi alle sue presunte vittime.

Nel mondo non c’è più nulla di sinistra e il progressismo, che per un certo tempo è stato patrimonio delle sinistre moderate negli Usa così come in europa e nel mondo, è finito contro il muro eretto dal liberismo economico. La vittoria di Trump può forse essere salutare in un paese ricco di risorse umane e intellettuali come gli Usa, per liberarsi di certi padrini e cercare una nuova via e nuovi protagonisti, Ce ne sarebbe proprio bisogno, sperando che nel frattempo questo ritorno all’antico non ci porti al disastro,. Fortunatamente Trump è un imprenditore, e non un avvocato né un pittore fallito…

Uomini e schiavi

Silvano Agosti nello splendido discorso nel filmato qui sopra, fotografa con precisione lo stato della coscienza degli uomini in questo nostro tempo. Gli uomini sono schiavi e sono felici di esserlo. Le generazioni precedenti a questa si erano rese conto di questo fatto ed hanno lottato con forza contro la schiavitù moderna. Questa generazione non lo capisce, non lo sente, ha paura della libertà, ha paura della coscienza. Hanno paura di essere umani. Rifiutano istintivamente ogni discorso di liberazione, perché pensano di essere liberi. Inutile parlare della differenza tra lavoro creativo e lavoro necessario, tra locatio operis e locatio operarum, che pure i latini avevano chiarissima. Non la capiscono, perché non sono in grado di capirla. Sono talmente immersi nella logica del denaro che tutto quello che è gratuito non vale niente o, peggio, nasconde qualche trappola o qualche imbroglio per fare denaro. D’altra parte, se il denaro è il valore assoluto che comprende in sé tutti gli altri, non può che essere così. Gli parli di libertà, di creatività, di coscienza e ti guardano spaventati e impauriti. Preferiscono cullarsi nei caldi e comodi mondi virtuali che i mass media gli propongono, piuttosto che immaginare un mondo in cui essi stessi sono protagonisti.

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La prima ordinanza del Sindaco di Roma: Il nuovo? Ma no, le vecchie lobbies…

colosseoLa nuova Sindaca di Roma ha finalmente firmato la prima ordinanza urgente per la città. Deve trattarsi, evidentemente di un problema molto sentito dalla popolazione per essere affrontato con tanta urgenza e decisione. Parliamo forse dello stato pietoso delle strade cittadine? O dell’abusivismo di migliaia di immigrati per lo più irregolari che vendono merci di dubbia qualità senza alcun controllo, senza pagare tasse, senza alcuna regola in tutte le strade del centro? O di quello ancora peggiore del trasporto pubblico? E che dire del milione e mezzo di automobili che hanno fatto di Roma “quell’enorme parcheggio”, come amava dire Moravia? O del mezzo milione di motorini spetazzanti che insieme alle automobili ed ai pullman a gasolio rendono mefitica l’aria della città?  O magari della tutela dei monumenti e del rilancio dei siti archeologici e la loro valorizzazione?  Ma no, che vi viene in mente…  Sorpresone!

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Roma Raggiante

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E così, tra alti lai dei partiti tradizionali, pianti dei soliti raccomandati, contumelie dei palazzinari e giubilo del popolo che le ha votate, Roma e Torino hanno una sindaca del M5S. Grande sorpresa a Torino, dove si pensava che il vecchio Fassino avrebbe comnque prevalso, come peraltro indicavano le previsioni della vigilia. Ma mai fidarsi dei sondaggi che con il fiuto politico non hanno niente in comune. E questo diceva che  la gente ha grande voglia di cambiamento e di facce nuove. Ma si sa che i politici sono istupiditi e resi sordi dalla loro arroganza, e le capacità di analisi e di ascoltare la gente le hano buttate nel cestino della spazzatura. Meglio così, ora la possibilità di cambiare è concreta e c’è del gusto a rottamare chi si era presentato come un rottamatore.

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Un piano per Roma

pianoforteSiamo alla fine del tormentone delle elezioni nei grandi comuni. Roma, Milano, Napoli e diversi altri vanno al voto per eleggere il nuovo sindaco.  Non voterò, per la banale ragione che  sono residente in un comune dove non si vota e quindi non potrei comunque. Se fossi stato residente a Roma, dove sono nato e dove ho praticamente vissuto tutta la vita, non so se avrei votato e per chi.  Devo dire che il parterre dei candidati e il dibattito elettorale sono stati di uno squallore comparabile solo a quello in cui ormai si è ridotta la città sedicente eterna.  Nessuno di essi ha la statura di un Petroselli,  di un Argan, persino di un Rebecchini che, pur tra mille polemiche, accuse, e feroci opposizioni, fu quello che fece la metropolitana B, il raccordo anulare, via della Conciliazione e molto altro ancora, dando quanto meno concretezza all’azione del governo cittadino. Viene da rimpiangere persino Rutelli e Veltroni, ed ho detto davvero tutto.

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Seminario sulla FAZ a San Marino

foto san marinoIl nove gennaio scorso sono stato invitato dal Movimento Rete di San Marino a tenere un seminario sulla Faz. Questo è il video dell’evento. Il seminario è durato quasi otto ore, comprese un paio di pause, ed ho affrontato in modo abbastanza approfondito sia gli aspetti teorici che quelli pratici del progetto Faz.  È stato molto intenso e coinvolgente e spero che ne possa derivare un’esperienza concreta per l’attuazione dei principi della faz.

La Moneta del Comune. La sfida dell’istituzione finanziaria del comune

 – di Marco Fama

th_1dd1d6fe940b0becc9a0299f6069644e_lamonetadelcomunecopEsce per i tipi di DeriveApprodi La moneta del comune. La sfida dell’istituzione finanziaria del comune (pp. 200, euro 18). Il libro, affidato alla cura di Emanuele Braga e Andrea Fumagalli, raccoglie i contributi di studiosi e attivisti da tempo dediti al nutrimento di un sapere monetario eterodosso, immediatamente proiettato all’interno di pratiche concrete, tese ad emancipare la vita dalle logiche del dominio capitalistico.

L’infausto potere che alberga nella moneta, a dispetto – od a maggior ragione – della sua sopraggiunta “nudità”, viene svelato senza reticenze nei numerosi interventi che animano il volume. Ma di tale feticcio, con cui in pochi hanno avuto il cuore di misurarsi per davvero, ne vengono anche esplorati i possibili impieghi alternativi, evocandone forme e contenuti nuovi, attraverso cui farne uno strumento al servizio del comune.

Contro le frivolezze neoclassiche, cui neppure la teoria dei beni comuni ha saputo resistere, la moneta è qui presentata per quello che è: non uno strumento neutrale, meramente pensato per agevolare gli scambi; al contrario, un demone potente, che attribuisce a chi ne detiene il controllo la facoltà di dettare le condizioni e le finalità sociali della produzione.

Proprio alla produzione, alle sue forme, gli autori invitano a rivolgere lo sguardo per comprendere appieno la natura dei rapporti sociali che la moneta innesca e dello sfruttamento di cui si fa misura; ma anche come condizione imprescindibile per poter pensare ed agire il comune, da intendersi come uno specifico modo di organizzare/regolare la cooperazione sociale, in luogo che come una qualità intrinseca a determinate categorie di beni.

Con la moneta bisogna fare necessariamente i conti, posto che è in essa che si condensa quel potere sociale che consente al capitale di esercitare un comando sulle condotte umane. Attenuare il vincolo monetario al rapporto salariale, cioè erodere il potere della moneta di acquistare la forza-lavoro, è il primo passo per l’edificazione di un modello di sviluppo fondato sulla produzione dell’uomo per l’uomo, realmente in grado di soddisfare i bisogni collettivi. È in questi termini che va letta la proposta di un reddito di base incondizionato, da tempo avanzata da alcuni degli autori dei contributi contenuti nel volume. Ma qui si osa ben oltre, mirando direttamente al cuore del padre di tutti i vizi capitalistici, cioè a quel desiderio di abbondanza che non può resistere a se stesso, se non in ragione di una scarsità artificialmente creata. Proprio nella moneta viene indicata la freccia adatta a raggiungere un bersaglio così ambizioso: una moneta capace di resistere costitutivamente al desiderio di essere accumulata, che venga dal nulla per tornare al nulla, programmata per autodistruggersi.

Val la pena di ricordare come la necessità di riformare la moneta fosse in cima ai pensieri di Keynes, cui certo non sfuggivano gli effetti deleteri dell’istinto irrefrenabile all’accumulazione. Al Bancor, da egli concepito come una pura unità di conto con cui abilitare gli scambi internazionali, non riuscì mai di veder la luce. Ma il principio delclearing, su cui la proposta di Keynes si basava, è oggi al centro di molti circuiti monetari alternativi – alcuni dei quali passati in rassegna all’interno del volume. Altro concetto chiave è quello di demurrage, cioè l’applicazione di un tasso di interesse negativo che inibisca sul nascere ogni eventuale processo di tesaurizzazione. È il caso di insistere su questo punto, giacché la moneta rappresenta, in primo luogo, la trascrizione di un debito; un debito che viene continuamente trasferito, ma che non può essere per sua stessa natura saldato. Se è per mezzo dell’emissione degli interessi su tale debito – attraverso questo furto di tempo – che il capitalismo proietta il proprio dominio sul futuro, è disinnescando il rapporto tra creditore e debitore che possono essere gettate le basi per liberarsi dal giogo capitalistico. Ciò è ben altra cosa dal negare ad una eventuale moneta del comune la sua funzione di moneta-credito. Si tratta, tuttavia, di concepirla all’interno di circuiti orientati alla produzione di valori d’uso, in luogo che all’accumulazione di denaro.

Rispetto a ciò, la vicenda del Bitcoin – vero spettro che si aggira tra le pagine del libro – lascia aperti molti interrogativi. Di questa cripto-moneta, balzata agli onori delle cronache per via degli usi sconsiderati che ne sono stati fatti, ne vengono denunciati i limiti; ma vengono anche colte le interessanti prospettive dispiegate da una innovazione tecno-politica che ha avuto il merito di infrangere il tabù del denaro, i cui protocolli stanno già fungendo da base per la realizzazione di nuovi ed interessanti esperimenti.

Il caso del Bitcoin, in cui il movente speculativo ha prevalso su di ogni altra cosa, può in ogni caso valere da insegnamento per il futuro: mutare la forma della moneta è ben altra cosa dal mutarne la funzione. Semmai, è dalla qualità dei processi che stanno alla base della progettazione di una moneta, e dalle soggettività coinvolte in tali processi, che dipende la capacità di farne uno strumento realmente alternativo, non riconducibile entro le logiche del sistema dominante. Non a caso, è proprio sulla cura di tali processi che gli altri progetti presentati nel libro – di alcuni dei quali gli autori sono parte attiva – insistono.

Resta da capire di che inferenza possano godere le esperienze in corso, le quali rischiano piuttosto di apparire come puri “esercizi di esodo”. Quali le concrete possibilità di costruire nuove forme di sovranità monetaria in grado di contrastare l’espropriazione del comuneincessantemente operata dai mercati finanziari?

Se non altro, l’inganno mefistofelico è stato ormai svelato. Ora che non vi è alcun valore nella moneta, se non quello dettato dalla fiducia che si ripone in essa, è nella fiducia stessa – nelle relazioni che innervano il comune – che risiede l’oro dei nostri tempi. La miniera, dunque, è dentro di noi. Ben vengano libri come questo, ottimi arnesi con cui cominciare a scavare.

La moneta del comune. La sfida all’istituzione finanziaria del comune, a cura di Emanuele Braga e Andrea Fumagalli, DeriveApprodi e Alfabeta2, Roma 2015, euro 18,00

Contributo sulla FAZ di Marco Giustini e Domenico De Simone

Lo scontro di civiltà

andrea-vicentino-battle-of-lepantoCi siamo. L’umanità è arrivata al bivio dello scontro decisivo. Due civiltà sono a confronto, ed alla fine dello scontro ne resterà una sola. Non è la prima volta che accade nella storia dell’umanità né sarà l’ultima. Sempre che alla fine dello scontro resti qualcosa che somiglia ad una civiltà. Perché stavolta è a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità: un conflitto nucleare ne segnerebbe l’inevitabile declino e la scomparsa dalla faccia della terra nel breve volgere di qualche generazione. È un rischio di cui dobbiamo tenere conto, c’è e non possiamo fare finta di niente.

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