Sulle conseguenze economiche della guerra

Questa fotografia è del 3 marzo 2014, vecchia storia…

Si discute molto in questi giorni oscuri delle conseguenze economiche delle sanzioni, sia per la Russia che per i paesi europei e anche, di riflesso per il resto del mondo. C’è una narrazione occidentale che esalta l’efficacia delle sanzioni prese nei confronti della Russia perché si ritiene che l’economia russa ne sarà violentemente condizionata almeno a medio termine. Si rileva anche che, tuttavia, anche i paesi europei che più dipendono dalle forniture di gas e petrolio russi, dovranno fare sacrifici nei prossimi mesi ma che la diversificazione delle fonti di approvvigionamento riuscirà a sostituire queste forniture, mentre la Russia è destinata a un arretramento economico e sociale irreversibile perché non le sarà più consentito vendere in Europa e quindi nemmeno rifornirsi di tecnologia e di beni di provenienza europea. Insomma, grazie a qualche sacrificio, l’Europa sarà in grado di superare ogni problema in breve tempo, mentre per la Russia si prospetta un futuro di fame e di povertà crescente in cui l’ha piombata la guerra insensata voluta da Putin. Peccato che questa narrazione si alimenti della presunzione occidentale di essere indispensabile per chiunque e di avere ragione sempre e comunque. Le cose, da un punto di vista strettamente economico, stanno in maniera un po’ diversa.

Non c’è dubbio che le sanzioni colpiscano la Russia e che lo stile di vita dei russi dovrà fare a meno nel prossimo futuro di McDonald, Prada, Mercedes, spaghetti made in Italy, ma anche di componenti importanti per l’industria di estrazione, di produzione e anche dell’industria bellica. Tuttavia, le prospettive per la Russia non sono poi così nere.

La guerra è sempre una schifezza, da qualunque parte la si veda. Non c’è dubbio che sia stata la Russia ad iniziarla in Ucraina, anche se i russi cercano di chiamarla (per legge) “operazione militare speciale“, invece che guerra. D’altra parte anche la Nato quando ha fatto la guerra in Jugoslavia, l’ha chiamata con un termine simile e con l’obiettivo di far cessare una “genocidio” in danno dei Kossovari che in realtà, come poi si è dimostrato, era inesistente. Ora la Russia interviene in Ucraina con una motivazione simile, ovvero far cessare il “genocidio” dei russi del Donbass, che in realtà era una guerra locale con crudeltà e stragi da entrambe le parti. Quanto a iniziare la guerra per primo, in patria Putin è stato accusato da più parti di aver atteso anche troppo a definire la questione dell’Ucraina che avrebbe dovuto risolvere già dal 2014 senza far scatenare la guerra nel Donbass e permettere ad americani e inglesi di riempire di armi gli arsenali ucraini. Che la Russia si senta minacciata dall’accerchiamento della Nato è un fatto che persino Biden rilevava oltre vent’anni fa, quando disse che l’entrata nell’Organizzazione Atlantica dei paesi baltici sarebbe stato letto dai russi come una minaccia. Ma si sa che gli americani hanno la lingua biforcuta e la memoria corta, e che abbiano poco rispetto per gli impegni assunti non appena questi possono andare in collisione con i loro interessi. Tornando alle questioni economiche, la premessa è essenziale per capire anche i comportamenti della Russia. E’ un errore puerile credere che Putin sia un Saddam qualunque, che inizia la guerra contro il Kuwait fidandosi dell’implicito via libera concessogli dalla allora ambasciatrice americana Glaspie, come ricompensa per aver fatto la guerra per procura all’Iran per vent’anni, riconoscendo l’artificiosità dello stato del Kuwait creato dagli inglesi e che per gli iracheni era parte integrante dell’Iraq. Insomma, se Putin ha iniziato la guerra, per quanto questo atto sia esecrabile, dobbiamo pensare che abbia ben ponderato le conseguenze di tale atto. Dire che non si aspettasse una reazione violenta ed unita della EU e degli USA è profondamente stupido. Soprattutto se pensiamo che, come facilmente dimostrabile, è certamente vera la tesi che la Russia si stesse preparando da molti anni a questo scenario e che ne abbia quindi attentamente valutato sia le conseguenze a breve sia quelle a medio e lungo termine. Semmai, è vero che gli europei non si aspettavano assolutamente nulla del genere, per l’inesistenza di strutture politiche europee in grado di ragionare in termini geostrategici, e per la doppiezza degli americani che, invece, sapevano benissimo quello che si stava preparando e che essi stessi volevano che si verificasse. Qui c’è da chiarire una cosa importante. Gli USA hanno notoriamente interesse a creare un solco invalicabile tra l’Europa e la Russia per evidenti e note ragioni di geopolitica, e hanno fatto di tutto per boicottare le politiche filorusse della Germania di Schroeder e della Merkel, e dell’Italia di Berlusconi e di Prodi e le conseguenti iniziative economiche. A partire dal North Stream 1, sempre preso di mira dagli americani, per proseguire col South Stream, del quale è stata impedita la costruzione coinvolgendo la sottomessa Bulgaria in un diniego che ne ha impedito il passaggio, per finire con il North Stream 2, fortemente voluto dalla Merkel e che si è bloccato non appena la leader della CDU tedesca ha lasciato la politica attiva. Il Gran Maestro e autore del ponderoso volume “La scoperta della UR-Lodges“, Gioele Magaldi sostiene che la Merkel e Putin appartengono alla stessa superloggia massonica, la Golden Eurasia, che si oppone alla superloggia della Three Eyes, che vuole instaurare nel mondo un nuovo ordine mondiale aristocratico dominato dagli USA. Non so se sia vero, ma certo è una coincidenza strana che la situazione sia precipitata proprio quando la Merkel ha lasciato la politica attiva. L’interesse americano nasce da due ovvie considerazioni: la prima è che l’Europa più la Russia integrate in un’alleanza forte, costituirebbero la prima potenza del mondo dal punto di vista economico, scalzando e frustrando le ambizioni americane di dominio del pianeta. La seconda è che la Russia ha altrettante testate nucleari quante ne hanno gli USA e dal punto di vista militare l’unione con l’Europa avrebbe rappresentato il suicidio degli americani e comunque la sua presenza autonoma e attiva sui teatri mondiali è un ostacolo insormontabile al suo dominio. Dal loro punto di vista, questa politica di divisione, è assolutamente ragionevole. Di qui anche la politica di espansione della Nato verso i paesi ex URSS e l’importanza dell’Ucraina per le politiche di contenimento aggressivo degli americani nei confronti della Russia. Dopo la fine dell’URSS, si era avviata una collaborazione tra la EU e la Russia che però già nel 2013 era stata abbandonata dagli europei, probabilmente dietro le forti pressioni americane per le ragioni sopra dette. La debolezza politica dell’Europa, anzi la sua inesistenza sul piano politico, ha impedito di portare al successo un programma di integrazione della Russia nel contesto economico europeo, programma indubbiamente difficile, ma possibile e certamente negli interessi degli europei, sia per garantire stabilità economica e politica al vecchio continente, sia per la possibilità di assicurare una crescita stabile e continua avendo a disposizione le immense risorse di materie prime della Russia, ma anche le sue risorse umane e tecnologiche che non sono affatto da sottovalutare, nonché il mercato interno della Russia che, nonostante le difficoltà, stava comunque decollando. Il golpe in Ucraina del 2014, credo, abbia convinto definitivamente i russi che con l’Europa e con gli americani non c’era alcuna possibilità di trovare un’intesa ragionevole e che tenesse conto delle esigenze di sicurezza della Russia. Non è un caso che un paio di giorni fa, il Wall Street Journal, abbia riferito che il Dipartimento di Stato e Biden in particolare, abbiano riesumato il progetto, per la verità mai dismesso, del “First Strike” ovvero del primo colpo nucleare che impedisce all’avversario di reagire in modo efficace riducendolo all’impotenza, e in quest’ottica il controllo dell’Ucraina è una tessera importante del progetto. Insomma, questa situazione è di importanza vitale sia per gli USA che per la Russia.

Tornando al piano economico, quindi, checché ne dicano i nostri disinformatissimi media, c’è da presumere che i russi si siano preparati da tempo alle conseguenze che derivano dall’esplosione delle contraddizioni con l’Occidente ed abbiano considerato di poterle comunque superare facendo alcune mosse che i nostri media non tengono in alcun conto.

La prima mossa è stata che la Russia ha accumulato riserve valutarie e in oro per 635 miliardi di dollari, di cui la metà circa stanno nelle banche occidentali e l’altra metà in Russia o in banche non occidentali, soprattutto in Cina. I nostri media dicono che la Russia non può sospendere le forniture di gas all’Europa perché perderebbe entrate per circa un miliardo al giorno di cui ha bisogno per alimentare la guerra. Niente di più falso: le riserve valutarie consentono alla Russia di andare avanti per almeno due o tre anni senza incassare nulla dall’occidente, mentre semmai è vero il contrario, ovvero che se la Russia chiudesse il rubinetto del gas, l’Europa cadrebbe in una recessione dalle conseguenze imprevedibili e difficilmente rimediabile nel breve periodo. Nella partita a poker che si sta giocando sul tavolo delle forniture del gas, il bluff è degli Europei e non della Russia, purtroppo. Insomma, loro ci possono staccare il gas e noi invece non possiamo permettercelo. La richiesta dei russi di pagare il gas in rubli è una mossa finanziaria che ha lo scopo di rafforzare il rublo, e l’obiezione europea che questo pagamento viola i contratti è francamente risibile. Anche perché i pagamenti degli europei finiscono bloccati dalle sanzioni – blocco che la Russia, con qualche ragione, definisce un furto dei suoi soldi – e di fatto la Russia dovrebbe fornire il gas gratuitamente agli europei. Insomma, è altamente probabile che i russi finiscano per chiudere i rubinetti del gas e che gli europei debbano piegarsi alla richiesta russa, facendo finta di niente se non vogliono finire in recessione.

Dal punto di vista dei mercati di sbocco, dopo la chiusura totale tra l’Europa e la Russia c’è da fare alcune considerazioni essenziali. Non a caso l’operazione speciale russa non è stata condannata né dalla Cina, né dall’India, né dalla Turchia né da molti altri paesi del Sud America, dell’Africa e dell’oriente. Anzi, ci sono molti segnali che ci dicono che molto rapidamente si stanno concludendo accordi e contratti tra la Russia e questi paesi per le forniture di petrolio, gas e materie prime, al termine e come conseguenza di contrattazioni e relazioni iniziate parecchi anni fa. Da aggiungere anche gli accordi tra i paesi arabi e la Cina, la stessa Russia e l’India per scambiarsi materie prime in cambio di Yuan invece che dollari. In questo quadro, da sottolineare l’atteggiamento di Israele e dell’Iran, nemici per la pelle, ma stranamente alleati nel non aderire alle sanzioni occidentali e nel favorire lo scambio di merci e la collaborazione sul piano militare in diversi teatri del Medio Oriente e dell’Africa. Il fatto che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi rifiutino persino il contatto telefonico tentato da Biden per convincerli ad incrementare la produzione di petrolio per sostituire le forniture russe, è indicativo del fatto che la situazione è completamente cambiata e che l’Occidente dovrebbe cercare di prenderne atto senza farsi guidare dalla propria presunzione e facendo una profonda autocritica.

A questo proposito, c’è da fare un po’ di conti. Il PIL del mondo, calcolato in dollari, è ancora generato per buona parte dai paesi occidentali. Su 84.835 miliardi di dollari di PIL Nominale prodotti dal mondo nel 2019, ben 45.809 miliardi sono accreditati ai paesi del G7, che non esauriscono, peraltro, il mondo occidentale, nel quale vanno annoverati i restanti paesi europei, l’Australia e la Nuova Zelanda e qualche altro fedele alla Regina d’Inghilterra o agli USA. Tuttavia, la classifica del mondo per PIL Nominale non rende fedelmente la situazione quando si parla di materie prime che si traducono in generazione di energia consumata dagli abitanti del mondo oltre che dalle imprese dei paesi interessati. In questa ottica, ci soccorre meglio il PIL mondiale Per Potere di Acquisto (PPA), che ci restituisce una classifica affatto diversa. Infatti, su 141.859 miliardi di dollari, il PIL PPA dell’Europa intera e degli Usa arriva a poco meno di un terzo, ovvero a 44.213 miliardi, mentre il resto del mondo arriva a 97.646 miliardi di dollari. Insomma, sul piano economico, il resto del mondo produce il 70% della ricchezza disponibile (questo è il senso del PIL PPA), per l’87% della popolazione del mondo, dato che i paesi occidentali sommano solo il 13% del numero degli umani presenti sulla faccia della terra. Umani, che per la maggior parte stanno dalla parte della Russia in odio al mondo occidentale e soprattutto agli americani, che non hanno perso occasione per farsi odiare seminando dappertutto guerre, caos, morte e povertà in nome della libertà delle loro imprese di strangolare i paesi e impadronirsi delle loro ricchezze (id est materie prime). Insomma, a medio termine la Russia può benissimo sostituire agli acquirenti europei, gli acquirenti del resto del mondo, il che significa che per l’Europa si porrà un problema serio di produzione di energia che ne tarperà le ambizioni e le prospettive di crescita. Nel 2014 la Russia ha deciso che con l’Europa e gli USA non fosse più possibile una convivenza pacifica e una collaborazione economica a qualsiasi livello, e si sono preparati a fare la guerra. In questa prospettiva si devono leggere gli accordi economici e l’amicizia, “solida come la roccia” con la Cina, un tempo rivale e nemica e ora alleata e vicina, anche perché pure la Cina ha tutto l’interesse ad impedire il crollo della Russia che comporterebbe la mano libera per gli americani nel circondare e aggredire la Cina, nella guerra strisciante, economica e politica, che ha caratterizzato i rapporti tra cinesi e americani negli ultimi vent’anni.

La guerra in Ucraina non è che il primo episodio di un conflitto che vede da una parte i paesi occidentali e dall’altra il resto del mondo, e che ha come l’obiettivo di ridisegnare gli equilibri del mondo ridimensionando le pretese americane di essere l’unico garante della stabilità e il decisore finale delle sorti dei popoli e dei paesi. Prospettiva difficile da digerire da parte degli americani che stanno facendo di tutto per cercare di separare la Cina dalla Russia e che fanno pressioni su tutti, persino con il riavvicinamento al Venezuela (udite! udite!) pur di cercare di isolare la Russia, ma senza molto successo. La storia delle operazioni di diffusione della democrazia nel mondo da parte degli americani, sta lì con tutte le sue strisce di sangue e devastazioni ad ammonire i paesi terzi sulla strada da seguire per tutelare i propri popoli e seguire i loro interessi reali. Si prospetta un futuro cupo e difficile, perché sarà dura convincere gli americani a cedere un pollice del loro potere e le possibilità di un conflitto mondiale crescono di giorno in giorno. L’Europa è visibilmente impotente e per lo più appiattita sulle posizioni americane, sia per la mancanza di personalità da parte dei leader europei, sia per il fatto che l’Europa è un’unione monetaria pure traballante, ma non ha alcun rilievo sul piano politico e militare. Ci vorrebbe un Kennedy o persino un Nixon (leggi Kissinger) negli USA, o un Adenauer o un Mitterand in Europa, ma non se ne vedono nemmeno le ombre all’orizzonte. Non ci resta che pregare.

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