Solidar: la rivoluzione del blockchain per una nuova società

La tecnologia Blockchain, che è alla base del BItcoin e dell’Ethereum, le due cryptocurrencies più note delle oltre mille che sono sorte negli ultimi mesi, è di per sé una vera rivoluzione.  Non ha bisogno di un server centrale per funzionare, poiché i dati di tutte le transazioni sono contenuti in modo criptato in ognuna di esse e solo una transazione, quella che interessa chi la pone in essere, è leggibile in chiaro.  Questo fatto ha due effetti essenziali: il primo è che le transazioni non hanno costi, a differenza di quello che avviene con le banche, e il secondo è che le transazioni possono essere perfettamente anonime.  La terza caratteristica essenziale di questa tecnologia è che, proprio per queste sue caratteristiche, essa è inarrestabile e di fatto sta determinando la fine del monopolio delle banche sull’emissione di denaro e soprattutto la fine del regime di scarsità che questo monopolio comporta.

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Quanto vale un Solidar?

Mi è stata posta da più parti questa domanda e la riposta non è semplice. Per trovarla dobbiamo fare alcuni ragionamenti sulle monete in generale, su quelle virtuali, sul mercato e sull’economia.

Il “valore” di una moneta dipende essenzialmente dal mercato. Se la domanda di moneta supera l’offerta il “valore” sale, altrimenti scende. Metto il termine valore tra virgolette perché in realtà si tratta di un valore relativo, ovvero del prezzo che quella moneta ha rispetto ad altre monete o a un paniere di monete. In sé una moneta non ha alcun valore, così come tutte le cose perché, com’è noto i valori sono categorie dello spirito e appartengono all’umano e non al mondo materiale. In questo si parla più appropriatamente di prezzi e non di valori. Fatta questa doverosa precisazione che prego tutti di tenere sempre bene a mente, entriamo nel merito.

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Relazioni economiche e forme di governo

La mia relazione al convegno sulle Forme della democrazia organizzato dal Movimento Roosevelt  a Roma l’8 e il 9 aprile 2017

Dalla democrazia nell’economia della scarsità, a forme di autogoverno nell’economia dell’abbondanza.

La democrazia è la forma di governo gestita dal “demos”, termine con il quale oggi indichiamo genericamente il “popolo” ma che nell’antica Grecia aveva una sua specificità ben più articolata e concreta. Questa specificità era l’organizzazione territoriale concreta in cui era divisa la cittadinanza e che era articolata in una pluralità di “demi” che nell’Attica di Clistene raggiunsero il numero di 139 poi saliti a 174 secondo Strabone.

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Trump e il vicolo cieco dei progressisti

La vittoria di Donald Trump è l’effetto della rivolta dell’America profonda contro le élites finanziarie e industriali della costa est e di quella ovest, contro le banche, contro la borsa, contro la globalizzazione che si traduce in prodotti cinesi a basso costo che tolgono pane e lavoro, contro i bugiardi delle televisioni e dei giornali. Ma non è una rivoluzione, anzi. La vittoria di Trump è la rivincita del capitalismo industriale, agricolo, immobiliare duramente colpito dalla crisi del 2007 e soprattutto del 2009 e delle classi sociali che più di tutte hanno sofferto per queste crisi. La middle class americana, che ha interpretato per decenni il ruolo di protagonista del “sogno americano” è svilita, abbattuta, impoverita, impaurita e sconfitta. È anche disgregata al suo interno ed ha perso ogni entusiasmo ed ogni capacità di proporsi come guida del paese. Ma ha avuto il suo colpo di coda ed ha eletto Donald Trump suo alfiere e guida contro coloro che, certamente a ragione, considera i suoi nemici mortali, i banchieri, i gestori dei fondi americani, i cocainomani di Wall Street, l complesso industriale militare, i petrolieri americani e arabi, le grandi multinazionali che hanno portato la produzione all’estero, e il codazzo di intellettuali  di televisioni, giornali e riviste che li segue scodinzolando, pronti a dire qualsiasi bugia pur di fargli piacere. I soloni che pensano a fare trattati ed accordi di commercio con mezzo mondo e lasciano morire le campagne e desertificare le città industriali, che fanno entrare milioni di immigrati dimenticandosi che molti americani non hanno più i sldi per mangiare e stanno oltre la sogli di povertà.  E tra questi anche tanti reduci di guerra, dimenticati dalle amministrazioni pubbliche e lasciati l proprio destino. Ma non è una rivoluzione, appunto è una rivolta. Manca ogni idea di nuovo, anzi i temi che si agitano sono quelli vecchi del protezionismo, degli investimenti pubblici,  della creazione di posti di lavoro, della riduzione della spesa pubblica corrente e dell’aumento di quella per gli investimenti, eccetera eccetera.

Che i signori delle immagini e delle informazioni della costa est stessero prendendo una cantonata colossale era chiaro a chiunque fosse in grado di percepire l’aria del tutto diversa che si respirava negli stati industriali del nord, e in quelli agricoli del sud. Michael Moore a luglio ha girato un documentario sulla campagna di Trump in Ohio e poi ha scritto che avrebbe vinto. Non perché sia un indovino, ma perché ha sentito quello che gli americani veri, non quelli immaginari delle televisioni e dei quartieri bene dell’est e dell’ovest, dicevano e pensavano. E soprattutto quelli che gli americani veri odiavano. Il clamoroso fallimento dei sondaggi di opinione, è troppo grave per essere solo frutto di errori tecnici. Il dubbio che i sondaggi fossero manipolati per orientare gli elettori verso Hillary è quasi una certezza. È un fatto gravissimo per gli Usa che tra i totem in cui credere contavano anche un certo giornalismo indipendente nei giornali e nelle televisioni, e certe strutture come i sondaggi di opinione.  Ora non ci crederà più nessuno, così come sono in molti d avere dubbi consistenti sul “rating” che le agenzie mondiali specializzate affibbiano a società, stati, obbligazioni e azioni. Quando non ci crede più nessuno arriva la fine, perché queste agenzie si fondano soprattutto sull’affidabilità e lì’imparzialità delle loro indagini.

Il campo di Hillary e dei sedicenti progressisti e democratici era pieno di questi personaggi odiati dall’America profonda e vera. Anche perché hanno smesso da tempo di essere sia democratici che progressisti e si sono messi nelle mani dei neocons e dei liberali che predicano esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere il credo e l’obiettivo di ogni democratico. A parte il fatto che nessun democratico (e tanto meno repubblicano) da tempo è più in grado di parlare al cuore ed all’anima della gente, così come facevano  John e Robert Kennedy, o Martin Luther King, suscitando sogni, speranze, e grandi movimenti popolari, nessuno di questi signori sedicenti democratici è più in grado nemmeno di pensare a come attuare una politica popolare e per far vivere meglio la gente. Che sarebbe riduttivo vedere come un discorso meramente economico, anche se in tempi di impoverimento come questi l’economia conta molto sull’umore delle persone, ma è una questione di ideali e di prospettive, di aiuti materiali e morali, di parole che suscitano le energie nascoste dentro ogni essere umano perché ne risvegliano i sogni. Insomma, mancano della capacità di far sognare. Di Hillary Cllnton, Wikileaks ci ha rivelato fatti gravissimi di corruzione, di subordinazione ai poteri forti, alle lobbies arabe, ai guerrafondai che per vendere un cannone in più distruggerebbero le proprie città. Nei comizi non suscitava nessuno entusiasmo, e l’adesione alla sua campagna, come scrive Moore, è depressa, nel senso che  nessuno si mette spontaneamente a fare campagna per lei per portare amici e conoscenti al voto. D’altra parte se una persona è fredda e calcolatrice nell’animo è difficile che possa essere allo stesso tempo trascinatrice e idealista. Soprattutto perché gli ideali democratici, ereditati dai grandi presidenti del passato, sono stati traditi dalla commistione con i poteri forti della finanza e delle industrie delle armi da guerra, che della democrazia non sanno che farsene. E così i progressisti americani si sono trovati in un vicolo cieco,

Certo, vanno benissimo i diritti delle donne, degli omosessuali, degli immigrati, l globalizzazione delle persone e delle tradizioni così da allentare e diluire quei vincoli etnici che sono fonte di razzismo e di sessismo. Va bene anche la globalizzazione dei capitali e delle merci, ma a fronte di un piano per la tutela di coloro che da questa globalizzazione vengono spazzati via dal mondo della produzione e del reddito. E questo il  liberismo economico non sa nemmeno che cosa sia,. I poveri sono colpevoli per definizione e che crepino se non riescono a cavarsela da soli. Questo è il vicolo cieco dei progressisti, aver abbandonato l’idea stessa fondante del progressismo, un mondo migliore in cui la gente, tutta la gente, possa stare meglio. Non solo gli amici e gli amici degli amici. E se la porta davanti a te apre su un muro, l’unica soluzione è tornare indietro, a quel capitalismo di sfruttamento e di profitti per i redditieri che ha caratterizzato gli anni dal dopoguerra fino quali alla fine del secolo e che è stato poi soppiantato dalle “nuove economie” della globalizzazione. Meglio tornare al protezionismo, dimenticando magari che il protezionismo ci ha regalato due guerre mondiali nel secolo scorso e che una terza sarebbe probabilmente l’ultima dell’umanità. Tuttavia, anche il liberismo dei neocons e dei guerrafondai di Wall Street ci stava portando pericolosamente vicino ad una guerra con la Russia accusata di tutte le nefandezza della terra con il solo obiettivo di vendere armi alle sue presunte vittime.

Nel mondo non c’è più nulla di sinistra e il progressismo, che per un certo tempo è stato patrimonio delle sinistre moderate negli Usa così come in europa e nel mondo, è finito contro il muro eretto dal liberismo economico. La vittoria di Trump può forse essere salutare in un paese ricco di risorse umane e intellettuali come gli Usa, per liberarsi di certi padrini e cercare una nuova via e nuovi protagonisti, Ce ne sarebbe proprio bisogno, sperando che nel frattempo questo ritorno all’antico non ci porti al disastro,. Fortunatamente Trump è un imprenditore, e non un avvocato né un pittore fallito…

Lo scontro di civiltà

andrea-vicentino-battle-of-lepantoCi siamo. L’umanità è arrivata al bivio dello scontro decisivo. Due civiltà sono a confronto, ed alla fine dello scontro ne resterà una sola. Non è la prima volta che accade nella storia dell’umanità né sarà l’ultima. Sempre che alla fine dello scontro resti qualcosa che somiglia ad una civiltà. Perché stavolta è a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità: un conflitto nucleare ne segnerebbe l’inevitabile declino e la scomparsa dalla faccia della terra nel breve volgere di qualche generazione. È un rischio di cui dobbiamo tenere conto, c’è e non possiamo fare finta di niente.

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La generazione perduta

DisoccupazioneIl Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme per l’Italia. Ci vorranno vent’anni per far tornare l’occupazione ai livelli prima della crisi. Lo stesso tempo previsto per il Portogallo, mentre la Spagna, sempre secondo il FMI, impiegherà solo dieci anni. Insomma, prospettive cupe per la gente ed il loro  futuro. Ovviamente si parla di occupazione degli adulti, poiché la disoccupazione giovanile continuerà a battere record su record, al punto che si parla di una generazione perduta. Direi che sono due generazioni che hanno perduto la speranza e l’entusiasmo, visto che la crisi finanziaria è iniziata dieci anni fa ma che la crisi  dell’occupazione e dell’economia è divenuta significativa sin dai primi anni novanta del secolo scorso. Ovviamente, tale recupero dei livelli occupazionali sarà possibile solo in presenza di “una significativa accelerazione della crescita“, ovvero dell’araba fenice date le condizioni attuali dell’economia e le prospettive nere del futuro.

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Il petrolio della Finlandia e il reddito di cittadinanza universale

un pozzo di libriDa qualche giorno gira sui social network e siti alternativi la notizia che la Finlandia sta per adottare il Reddito di Cittadinanza Universale. Ho provato a cercare conferme sulla stampa ufficiale senza trovarne nemmeno una, ovviamente. E allora sono andato a cercare sui siti finlandesi, fidandomi della traduzione di Google (benedetto Google translator!), ed ho trovato che la notizia è almeno in parte vera.

Ma prima di entrare nel merito della questione devo una spiegazione sul titolo di questo articolo, “Il petrolio della Finlandia”. Perché la notizia è passata sui social come se la Finlandia intenda distribuire a tutti i cittadini il dividendum che ricava dalla vendita del petrolio, il che implica che in Italia o nei paesi che non hanno il petrolio la cosa è infattibile.

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A proposito degli eventi del primo maggio, riflessioni su giustizia, verità e movimento.

ipocrisia dei media Quattordici anni fa ho scritto queste riflessioni sulla giustizia, sulla verità e sul movimento. Era il 2001 ed avevo ancora nel naso l’odore acre dei lacrimogeni generosamente lanciati sulla scogliera di Genova, dove ci eravamo rifugiati, e in bocca il sapore amaro della  decisione di lasciare l’attività di avvocato. Avevo la sensazione di entrare in un mondo inesplorato, difficile da capire, difficile anche orientarsi.  Qualche tempo dopo, inserii questo brano nel libro “Un’altra moneta”, poiché mi sembrava doveroso invitare a riflettere sul tema del potere e delle sue ancelle, appunto la “Verità” e la “Giustizia”. Ma stavo mettendo in discussione i capisaldi stessi della società in cui viviamo, quei capisaldi ai quali tutti, ipocritamente, chi più chi meno, chi scientemente ipocrita, chi senza rendersene conto, fanno riferimento quando parlano della loro società ideale. Appunto, una società ideale, ovvero figlia di ideologie che dovremmo eliminare definitivamente dal nostro orizzonte. Stavo anche rovesciando le basi stesse della cultura sulla quale mi ero formato che mette la ricerca della verità ed il perseguimento della giustizia sul punto più alto della sua etica. Ma era necessario farlo.

Come spesso succede, quando si scrivono cose che appaiono enormi, su questo brano è calato un imbarazzato silenzio. So che in molti mi attaccheranno, soprattutto perché non lo capiranno. La verità e la giustizia sono gli obiettivi di tutte le azioni politiche, sociali, individuali, collettive. Nel libro che sto scrivendo sull’economia dell’abbondanza ne parlerò in modo più approfondito. Ora mi sembra il caso di riproporlo così come l’ho scritto, per provare a rilanciare la discussione a margine delle riflessioni, spesso superficiali e ipocrite che ho letto sugli eventi del primo maggio.

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FAZ – il libro

faz-CopertinaxwebPer capire i fondamenti teorici e lo sviluppo pratico del progetto Faz e contribuire a diffonderlo compra il libro in formato cartaceo direttamente sul sito. Costo € 14,90 + spese di spedizione per € 3,50. Il pagamento si effettua su paypal cliccando qui.  Oppure acquistalo in formato elettronico dal sito della Golena a € 5,99 cliccando qui. Il libro è anche gratuitamente sul sito in formato PDF, ma se volete sostenere il progetto acquistatelo! Una sintesi del progetto Faz e un elenco dei documenti pubblicati li trovate sul sito del Cespea. Per contribuire e partecipare al progetto Faz cliccate qui.

FAZ Project – Financial Autonomous Zone A Post-Scarcity Economic Model

fazIntroduction

In light of, and as a remedy to, the notorious, deep, and chronic damages (wage slavery, unemployment, de-industrialization, social injustice, misery, obscenely unequal wealth distribution, spiritual retrogression, etc.) inflicted to society by the present system of money management, we have devised what we believe is an alternative, and wholesome, model of wealth creation and distribution, whose performance hinges on a very particular conception and treatment of the means of payment.

In this last regard, the idea is to devise a monetary medium, whose nature and life-cycle is radically different from the traditional one —different, that is, from what is known as “loan-money,” which is put into circulation through banking debt.

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Raccolta fondi per la Faz

fazHo aperto una pagina sul sito di crowdfunding Kapipal. Questo  è l’indirizzo, e invito tutti coloro che vogliono provare ad avviare il progetto a dargli la massima visibilità.

I fondi servono per il sito, il programma di gestione dei conti, la realizzazione delle carte di credito, la pubblicità, la costituzione dell’associazione e del consorzio di imprese che sono i due soggetti della Faz, il Centro Studi, eccetera. Pubblicherò in un altro post i documenti che abbiamo elaborato per avviare il progetto e per coinvolgere cittadini e imprese. Ho deciso che si può benissimo partire anche dal web: se aspettiamo qualche ente territoriale, pubblico o privato non partiremo mai, mentre è essenziale farlo subito. Coraggio, la via sembra lunga e difficile, ma forse è tutto molto più semplice di quanto non pensiamo. La pagina è in inglese perché l’intenzione è di avviare un progetto sul web in diversi paesi non solo in Italia. La presentazione del progetto in Italiano è qui di seguito. Chi vuole partecipare alla costruzione del centro studi è benvenuto. Questo è il sito del CESPEA: http://www.cespea.it/#

F.A.Z. Zona Finanziaria Autonoma

La FAZ, FINANCIAL AUTONOMOUS ZONE, ovvero Zona Finanziaria Autonoma, è un sistema economico alternativo fondato sull’abbondanza anzichè sulla scarsità. L’obiettivo della FAZ è quello di creare comunità tra soggetti che condividono valori, rapporti economici, sociali e attività produttive, dotandoli di uno strumento legale riconducibile ad una “moneta complementare”. La FAZ è una proposta concreta per un cambiamento economico strutturale e sostenibile attraverso un innovativo modello di aggregazione socio-produttiva, basato sulla partecipazione, che facilita allo stesso tempo la creazione di ricchezza e la sua redistribuzione sociale garantendo il sostegno, la protezione e lo sviluppo dell’economia locale, la salvaguardia delle fasce economicamente più deboli della popolazione locale e l’aumento dell’erogazione di servizi di pubblica utilità, senza generare debito.

In sostanza, aderendo alla FAZ, imprese, associazioni, istituzioni ed individui avranno la possibilità di gestire i propri rapporti economici e sociali utilizzando i peculiari strumenti che la stessa metterà a loro disposizione:

  • una moneta virtuale da usare all’interno della FAZ
  • prestiti senza interesse
  • reddito di cittadinanza distribuito periodicamente e in misura uguale a tutti i partecipanti in funzione della ricchezza prodotta all’interno della FAZ stessa.

Che cosa è la FAZ

Economia della post-scarsità. Per facilitare il cambiamento della nostra società è necessario cambiare l’economia, fondandola sull’abbondanza anzichè sulla scarsità. Secondo Richard Stallman (GNU Manifesto, 1985) e Cory Doctorow (Down and out in the magic Kingdom, 2003) un “economia della post-scarsità” è un sistema di gestione e allocazione di risorse sempre sufficienti a soddisfare le necessità percepite dagli individui, laddove invece l’economia cosi come la conosciamo, ovvero l’”economia della scarsità”,  è un sistema in cui vi è una efficiente allocazione di risorse per definizione scarse, ovvero sempre inferiori alle necessità percepite dagli individui.

Risorse abbondanti. Secondo Frank Tipler (Fisica dell’immortalità, 1988), le risorse sono illimitate – quindi abbondanti ma, ovviamente, non infinite – sul piano fisico, nel senso che sono sempre sufficienti per ciascuna unità vivente nel tempo della sua vita. Esempio concreto di abbondanza illimitata e pur tuttavia finita è l’energia solare: l’umanità riceve dal sole 3,850,000 exajoule di energia ogni anno, mentre il consumo energetico totale è inferiore ai 440 exajoule (Wikipedia). Il fatto che quest’abbondanza non sia ancora accessibile dimostra che il problema delle risorse è  una questione non oggettiva bensì prospettica che deve essere posta su piano culturale e non su un piano di mero conteggio di esse, data una determinata capacità di utilizzo. Questa, infatti, dipende dalle conoscenze scientifiche, che hanno una capacità di crescita almeno pari alla crescita dell’espansione della vita nell’universo.

La dimostrazione fornita da Frank Tipler si basa sulle considerazioni di Friedrik Von Hayek (Scritti scelti, 1972) secondo cui il capitale di una impresa è dato dai flussi di reddito generati dall’organizzazione aziendale. Il capitale societario non è una sommatoria di beni dotati di un proprio valore intrinseco ed è la scelta di alcune forme di utilizzo delle risorse esistenti a determinare i flussi di reddito che vengono effettivamente generati. Le opportunità di reddito generate dall’utilizzo del patrimonio complessivo dell’azienda sono funzione dei flussi di informazioni gestibili dall’azienda stessa. É possibile, quindi, definire le risorse in termini di opportunità e quindi di flussi di informazioni gestibili da un organismo. Tipler arriva alla conclusione che le risorse nell’universo sono sempre sufficienti, poiché è dimostrabile che la quantità di informazioni gestibili nel tempo di vita dell’organismo è necessariamente minore del totale delle informazioni disponibili, qualunque sia la velocità di gestione di tali informazioni. Che questo organismo sia una vita elementare, una società, una galassia o l’intero universo non muta la natura del fenomeno.

Ricchezza come informazione. Se le risorse non sono infinite ma abbondanti ed il loro utilizzo è connesso alla conoscenza, va ridefinito il concetto di ricchezza. La ricchezza di una comunità è data dalla capacità di organizzare i flussi di informazione che generano opportunità di reddito e questa capacità di organizzazione dipende dalla creatività e dal livello culturale della società data. Se la ricchezza non è materiale, ne consegue che essa non sia più accumulabile. Viene così meno il carattere essenzialmente reattivo del denaro, aprendo la strada alla nascita di un non-denaro che è flusso prima che stato, dove quindi, come nel caso del dono, ad una maggiore capacità e forza di essere speso non corrisponde necessariamente un impoverimento.

La prima e più rivoluzionaria conseguenza di questo assunto è che non c’è necessità di alcuna accumulazione materiale di capitale. Il capitale necessario per lo sviluppo di una società è dato dall’insieme delle conoscenze di quella società e dalla loro capacità di organizzazione. Senza questo elemento, tutte le materie prime del mondo non servirebbero a nulla e non potrebbero produrre alcunché.

Capitale Sociale. Questo insieme di conoscenze è il Capitale Sociale, il propulsore dello sviluppo e della crescita di una società che deve essere considerato un fattore di produzione insieme agli altri comunemente ritenuti necessari per la produzione, quali le  materie prime, il lavoro, il capitale finanziario. Esso è costituito dalla moltiplicazione dei saperi di tutti i membri della società ed è una funzione reciproca della divisione e della specializzazione del lavoro. Infatti, l’incremento della divisione del lavoro comporta incremento delle conoscenze collettive, ma anche l’incremento di queste comportano un aumento della parcellizzazione del lavoro.

Credito di Esistenza. La remunerazione del Capitale Sociale come fattore di produzione giustifica su un piano teorico l’istituzione di un reddito di base, definito Credito di Esistenza (CDE): tutti i membri di una società hanno diritto a partecipare alla distribuzione del reddito derivante dall’impiego di un fattore di produzione alla cui formazione tutti partecipano, e ciò indipendentemente da ogni misura di partecipazione, poiché il Capitale Sociale non avrebbe alcuna utilità senza il contributo di tutti, senza quelle conoscenze infatti non sarebbe possibile alcuna attività di produzione. Il Credito di Esistenza come redistribuzione dei proventi del Capitale Sociale genera un’idea di eguaglianza sociale che non comporta l’appiattimento delle differenze e del merito individuale, queste differenze non si traducono in diseguaglianze economiche ma tenderanno a porsi sul piano del riconoscimento sociale.

Credito di Finanziamento. E’ noto che per il moltiplicatore di Kahn e Keynes l’investimento di una somma comporta un ritorno in ricchezza che va da due a cinque volte l’investimento effettuato. Il Reddito di Esistenza deve essere commisurato all’entità degli investimenti che vengono effettuati in una società e deve derivare dall’effetto moltiplicatore che ogni investimento determina nella società. Una parte di ogni investimento va a remunerare i fattori di produzione ed il rischio di impresa, ma un’altra parte deve remunerare il Capitale Sociale. Attualmente, invece, questa parte va ad alimentare la rendita finanziaria in una spirale che non può avere fine poiché gli interessi sul capitale monetario tendono sempre a crescere e per essere ripagati devono generare altro debito che va ad incrementare la quota di interessi del capitale complessivo. il Credito di Esistenza non sostituisce il reddito da lavoro ma si affianca ad esso e la sua determinazione deve tendere ad un importo almeno sufficiente alla sussistenza, affinché ognuno possa avere i mezzi ed il tempo necessario per sviluppare il proprio talento e la propria creatività. Solo stimolando la creatività e svincolando, almeno per la parte relativa alle necessità vitali, il reddito dal lavoro, si può ottenere così una crescita del Capitale Sociale.

La creazione del denaro deve essere effettuata sugli investimenti secondo un criterio rigidamente automatico. Questo evita che la gestione del credito possa tradursi in un potere discrezionale che è assolutamente deleterio sia se esso è gestito secondo un criterio politico, sia se è invece detenuto  da tecnici che, attraverso esso, gestiscono un enorme potere. Il Capitale Sociale può essere espresso con un numero che sostanzialmente coincide con la massa monetaria nel suo complesso o con una porzione di essa. Ovviamente questa coincidenza sarà molto più precisa in un ambiente economico che emette moneta sugli investimenti, ma grosso modo anche oggi possiamo dire che in sostanza la massa monetaria non speculativa (vale a dire l’insieme degli strumenti finanziari che svolgono funzione monetaria escludendo parte consistente dei derivati) coincide con il Capitale sociale.

Possiamo determinare, quindi la capacità di credito individuale nella quota di massa monetaria di ciascun membro della società. Quota sulla quale ciascuno può avere credito e deve averlo se lo richiede, definito Credito di Finanziamento (CDF). Questa capacità di credito può essere ceduta ad un terzo esattamente come ora si acquistano le azioni di una società in borsa o al momento della costituzione. Dal punto di vista individuale, quando qualcuno chiede una emissione in forma di moneta a fronte della propria capacità di credito, questa si azzera e si ricostituisce man mano che la persona restituisce il credito ottenuto.

La FAZ quindi a fronte della richiesta di realizzare una attività crea il denaro emettendo una somma per l’investimento, il Credito di Finanziamento, e compatibilmente con i tempi di realizzazione di questa, crea una corrispondente somma da distribuire tra tutti i partecipanti, il Credito di Esistenza.  Questa emissione è pienamente giustificata nell’equazione di Fisher o degli investimenti, poiché ad un incremento delle attività deve corrispondere un incremento della massa monetaria.

Non-Denaro. Nella FAZ il denaro viene emesso in forma di obbligazioni a tasso negativo (TITAN). La moneta circolante è composta da diversi strumenti monetari di cui la cartamoneta è uno. Un altro di questi strumenti è l’obbligazione. La proposta è di emettere obbligazioni a tasso negativo nella valuta esistente in un paese (euro, dollaro, yen, ecc..).

Ciò ha due conseguenze importanti: la prima è che il denaro non crea debito né interessi e la seconda è che esso scompare dal sistema mano a mano che le attività che esso ha contribuito a creare diventano obsolete. Il livello del tasso negativo dipende da una funzione che è descritta dal tasso medio di obsolescenza delle attività create. Il tasso negativo impedisce anche l’accumulazione di capitale finanziario e favorisce la massima velocità di circolazione della moneta. La perdita di valore e cioè di massa monetaria è fondamentale per poter creare moneta non scarsa. Poiché la moneta progressivamente scade ed esce dalla massa monetaria che diminuisce, si può emettere moneta in surplus, di fatto operando un “deficit spending” keynesiano senza creare debito.  L’impossibilità di accumulare il denaro elimina definitivamente il problema della trappola della liquidità che è uno dei problemi alla base della attuale crisi finanziaria e dell’impossibilità di uscirne. Allo stesso tempo, vista nell’ottica dell’equazione di Fisher, il tasso negativo descrive un ambiente economico tendenzialmente deflazionario, poiché la massa monetaria tende a ridursi progressivamente e cresce solo per gli investimenti. Se la creazione di ricchezza è maggiore del fattore due ipotizzato, i prezzi dovrebbero tendere a calare e questo potrebbe giustificare ulteriori emissioni di denaro per il Credito di Esistenza. Questo ambiente rende ragionevole la legge di Say, poiché ogni emissione monetaria per investimento viene accompagnata da un’emissione monetaria per il consumo e quindi ne viene favorita la collocazione.

Mentre le ordinarie obbligazioni a tasso positivo sono un prestito che un emittente effettua per finanziarsi e quindi vengono vendute e vanno rimborsate alla scadenza, le obbligazioni a tasso negativo, poiché alla scadenza hanno valore nullo e quindi l’emittente non deve rimborsare il capitale, possono essere cedute gratuitamente. Rimanendo però moneta circolante a tutti gli effetti.

Nel sistema attuale ci sono state diverse emissioni di obbligazioni a tasso negativo, generalmente prestiti obbligazionari convertibili a data fissa con un warrant negativo in previsione di un forte incremento delle azioni da convertire. Uno di questi prestiti fu emesso tempo fa dal fondo di Warren Buffett e sottoscritto per oltre un miliardo di dollari in poche ore, altra emissione di obbligazioni a tasso negativo fu effettuata nel 2001 dalla Société Génerale in yen sulla previsione di una deflazione in Giappone che avrebbe ridotto i prezzi dei beni in misura maggiore del tasso negativo applicato.

WIR. Negli anni trenta, un gruppo di 16 imprenditori svizzeri, per far fronte alla crisi del 1929, paragonabile all’attuale con il 50% di disoccupazione e una drammatica carenza di liquidità, decisero che avrebbero fatto di testa loro e iniziarono a stampare denaro. Erano in sedici ed era il 1934. Fecero un denaro un po’ particolare che non poteva essere accumulato perché era gravato da un tasso negativo, un demurrage come si dice in termini tecnici, per cui dopo un certo periodo perdeva completamente valore. Lo chiamarono WIR abbreviazione di Wirtschaftsring, che significa “circuito dell’economia” ma in tedesco è anche il pronome personale plurale “noi”. L’associazione prendeva i crediti inesigibili degli associati, che  sono frazioni del capitale sociale, e gli dava in cambio un equivalente in WIR, con cui l’associato poteva effettuare pagamenti solo all’interno del circuito. In pochi mesi gli associati divennero migliaia e l’associazione WIR contribuì non poco alla ripresa ed alla stabilità dell’economia svizzera in quel periodo difficile. L’esperienza è poi proseguita nel dopoguerra, e l’associazione ad un certo punto si è trasformata in banca. Ha dovuto rinunciare al tasso negativo per il diktat della Banca Centrale Svizzera, ma le operazioni vengono tutt’oggi effettuate a tasso zero. Attualmente il circuito WIR conta 65.000 imprese e nel 2011 ha effettuato prestiti per oltre 18 miliardi di franchi.

Il nostro progetto vuole ripercorrere quella strada, eccellente per le piccole e medie imprese, con gli aggiustamenti e le correzioni che ci suggerisce l’esperienza passata e coinvolgendo nel progetto oltre alle imprese anche le persone singole e le pubbliche amministrazioni.

Conclusioni. In conclusione, la FAZ è il sistema più diretto per costruire una società fondata su comportamenti solidali senza richiedere sacrifici e basandosi anzi, sull’interesse egoistico individuale. Rappresenta uno strumento che sostiene la domanda aggregata, con conseguente ripresa dell’economia reale locale, non arreca danni al sistema economico e finanziario in quanto non incide sul debito e favorisce lo sviluppo/evoluzione della rete culturale e sociale. Il non-denaro impedisce in buona misura l’accumulazione del denaro e spinge le persone a spendere i soldi per alimentare la propria capacità di fruizione e quindi la creatività. Alla fine, lo stimolo principale sarà proprio la creatività ed il raggiungimento di obiettivi ambiziosi in questo ambito. Con la stessa logica che anima il mondo dell’open source, le persone saranno portate a collaborare per cercare gloria personale e non un denaro che vale solo come unità di conto. Sarà un processo lungo e doloroso quello di togliere dalla testa della gente la divinità del denaro e la sua funzione salvifica dell’anima. Ma alla fine, il non-denaro ha essenzialmente questa funzione: se il valore non sta più nelle cose ma nelle persone, che senso ha continuare a cercarlo fuori di sé?

Come funziona la FAZ


Costituzione della FAZ
. La FAZ è una struttura all’interno della quale circolano obbligazioni a tasso negativo usate legalmente “come se” fossero moneta, con cui è possibile creare ricchezza, attraverso l’erogazione di finanziamenti, e con cui è possibile redistribuirla, attraverso un reddito di esistenza a tutti i suoi partecipanti.  E’ composta da due soggetti, uno che emette il non-denaro in forma di obbligazioni a tasso negativo ed uno che lo accetta e lo redistribuisce, rispettivamente quale credito di finanziamento e quale credito di esistenza.1. La Società per Azioni della FAZ. La SpA è il soggetto che emette il non-denaro. Può essere di due tipi, promossa da Enti Pubblici (Comuni, Provincie, Regioni, ecc..), attraverso le proprie aziende municipalizzate SpA, con cui possono finanziare nuovi servizi pubblici ed erogare reddito di cittadinanza ai propri cittadini, senza aumentare il proprio debito. Oppure promossa da Aziende Private, attraverso la costituzione di una Società Consortile SpA, con cui possono aumentare i propri affari, finanziare nuove attività ed erogare un dividendo sociale a tutti gli aderenti al consorzio, senza aumentare i propri debiti.2. L’Associazione della FAZ. L’Associazione è il soggetto che accetta e redistribuisce il non-denaro. E’ costituita da individui, aziende ed associazioni. Riceve i finanziamenti, che distribuisce ai soci persone fisiche e giuridiche, e riceve il reddito di cittadinanza, che distribuisce a tutti i soci persone fisiche. Al suo interno vi è il Comitato scientifico che svolge attività di ricerca e sviluppo.

Quindi la FAZ è di due tipi:

La Public FAZ,  costituita da una Società per azioni pubblica (entità di emissione) e dall’Associazione FAZ (entità di accettazione e redistribuzione). I rapporti tra la SpA e l’Associazione sono regolati da un contratto. La Public FAZ viene realizzata dall’Ente Pubblico per mezzo di una SpA pubblica cd. “municipalizzata” già esistente, che stipulerà una convenzione con l’Associazione.

La Private FAZ,  costituita da una Società per azioni privata (entità di emissione), formata da aziende consorziate e dall’Associazione FAZ. I rapporti tra la SpA e l’Associazione sono regolati da un contratto. La Private FAZ viene realizzata dalle Aziende private per mezzo di una Società consortile per azioni – da costituirsi attraverso il conferimento da parte delle aziende consorziate di quote del capitale sociale in forma di crediti inesigibili (purché non formalmente inesigibili) – che stipulerà un contratto con l’Associazione.

Funzionamento della FAZ. Emissione di obbligazioni a tasso negativo. Alle società per azioni è riconosciuta la facoltà di emettere prestiti obbligazionari entro il limite massimo del doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. La SpA quindi emetterà obbligazioni a tasso negativo: una prima emissione per Credito di Finanziamento verrà sottoscritta dall’Associazione che provvederà ad erogarlo in quote alle aziende associate per finanziare progetti economici da queste proposti, una seconda emissione per Credito di Esistenza verrà sottoscritta dall’Associazione, che provvederà ad erogarlo in quote alle persone fisiche associate come reddito di cittadinanza universale ed incondizionato.

Le obbligazioni verranno emesse per finanziare opere, produzione di beni e servizi, ed il tasso verrà stabilito dagli amministratori della SpA, su proposta del Comitato scientifico dell’Associazione, tenendo conto del livello medio di obsolescenza dei beni e servizi prodotti, di modo che la vita del denaro creato accompagni quella dei beni creati grazie agli investimenti. Successive obbligazioni verranno emesse in misura adeguata alla consistenza della produzione favorita dalle emissioni precedenti, altrimenti prive di giustificazione. Meccanismi automatici sia per l’emissione del denaro sia per la gestione dei conti garantiranno trasparenza, così che nessuno possa avere un potere di decisione rispetto al denaro da creare o agli investimenti da finanziare. L’obiettivo è di evitare la possibilità che nasca alcun potere rispetto alla moneta. A fronte dell’emissione per finanziamento verrà effettuata una emissione per sostenere la domanda, attraverso erogazione di reddito di cittadinanza ai membri della FAZ. La circolazione di non-denaro facilita la nascita e lo sviluppo di un circuito economico in cui i soci possono trovare un mercato per le loro merci, oltre a favorire la ripresa di un benessere generale attraverso l’erogazione del reddito di cittadinanza che stimola la domanda.

Al termine del prestito, qualora si sia scelta la forma delle obbligazioni convertibili, viene distribuita tra i sottoscrittori delle obbligazione un’azione della SpA emittente di un valore pari al tasso di incremento della ricchezza apportato da quell’investimento, distribuzione che si traduce in un incremento della capacità di credito individuale.

Le obbligazioni a tasso negativo possono essere emesse con due modalità: (1) Emissione materializzata. L’emissione delle obbligazioni avviene con queste modalità: in forma cartacea, al portatore, a cedola fissa, alla pari, con tasso del -5% annuale, di durata ventennale. Le obbligazioni cartacee vengono stampate in forma grafica libera, in unità da 1, 5, 10, 50 euro, e riportano sul titolo le indicazioni previste dalla legge. (2) Emissione dematerializzata. L’emissione delle obbligazioni avviene con queste modalità: in forma elettronica, al portatore, a cedola fissa, alla pari, con tasso del -5% annuale, di durata ventennale. Le obbligazioni elettroniche vengono immesse in una custodia titoli elettronica presso una Banca.

Clausole di adesione. I rapporti tra aderenti alla FAZ sono regolati dallo statuto dell’Associazione, dallo statuto della SpA e dal contratto tra Spa e Associazione. In quanto regolati dalla legge è possibile prevedere, in caso di violazione contrattuale, quale l’uscita non concordata di un aderente dalla FAZ o il mancato rispetto delle clausole di adesione, sanzioni anche pecuniarie.

  • accettare, per lo scambio  dei propri beni, servizi e/o attività, di praticare una riduzione del prezzo in euro di almeno il 50% ed accettare per la rimanenza le obbligazioni a tasso negativo; Ovviamente, un’impresa può decidere di destinare una parte della propria produzione alle attività all’interno dell’associazione ed il resto gestirlo in euro come comunemente viene fatto. L’importante è che il prezzo sia ridotto di almeno il 50%, così come le remunerazioni in euro delle attività dei soci saranno ridotte del 50% ed il resto verrà pagato con la nuova moneta a tasso negativo. Questo comporta che l’Associazione diventerà anche occasione di incontro tra offerta e domanda di lavoro a condizioni presumibilmente migliori di quelle attuali.
  • non praticare aumenti di prezzo all’interno della Faz e prezzare i propri prodotti in obbligazioni a tasso negativo;
  • utilizzare per la circolazione delle obbligazioni a tasso negativo il sistema di scambio elettronico gestito dall’Associazione;
  • accettare che le obbligazioni siano gravate da un tasso negativo la cui misura viene stabilita periodicamente dall’assemblea dell’Associazione nell’ambito del range indicato dal comitato scientifico;
  • accettare che la SpA emetta e distribuisca obbligazioni a tasso negativo a titolo di Credito di Esistenza a tutti gli associati secondo i criteri indicati dal Comitato scientifico e che comunque sono commisurati alla ricchezza complessiva della società (il c.d. Capitale Sociale);
  • rispettare le regole generali di funzionamento dell’Associazione e le decisioni dell’assemblea.

Aspetti fiscali. Per gli aspetti fiscali dell’operazione, le emissioni possono essere considerate sconti sul prezzo di listino delle merci e ci sono precedenti in questa direzione con pronunce della Agenzia delle Entrate sulla corretta gestione degli scontrini fiscali e delle fatture. Anche l’accettazione di una obbligazione a tasso negativo, che alla scadenza avrà valore prossimo allo zero, può essere considerata come uno sconto sul prezzo totale, appunto perché si prende in cambio qualcosa che dal punto di vista del capitale ha valore zero o prossimo ad esso. Sotto questo aspetto si può immaginare che l’Associazione sia una struttura in cui viene praticata la solidarietà tra gli associati che applicano sconti consistenti tra di loro.

Costi. I costi per la creazione di una FAZ dipendono dall’ampiezza del circuito e dalla complessità degli scambi che si vogliono implementare. In linea generale comunque i costi di cui tener conto sono:

  • Amministrativi: costituzione della SpA e dell’associazione; costi di stampa per l’emissione cartacea di obbligazioni oppure tenuta di custodie titoli per le emissione elettronica di obbligazioni;
  • Tecnologici: personalizzazione e gestione del programma di tenuta dei conti e realizzazione e manutenzione del sito e del server;
  • Marketing e Comunicazione: redazione e stampa dei materiali di diffusione dell’iniziativa e attività di promozione;
  • Controllo di gestione. Per effettuare il controllo di gestione dovrà essere operativo un centro studi economici che monitora le attività all’interno del circuito ed effettua le analisi e misurazioni necessarie per proporre all’assemblea le decisioni di sua competenza;

Documenti

Questo è l’indice ragionato di tutti i testi sulla F.A.Z., Zona Finanziaria Autonoma che trovate nel blog di Domenico De Simone:

  1. Che cosa è la FAZ (2011). Il testo, che definisce il concetto di FAZ, è la sintesi del Documento sulla FAZ e dei Principi della FAZ.
  2. Un altra moneta (2003). Il testo del libro in cui viene teorizzata in modo estensivo la FAZ.
  3. Le radici teoriche della FAZ (2009). Il testo è l’estratto di una intervista a Domenico De Simone da parte di Ether Chiodelli, una dottoranda della London School of Economics per la sua tesi sulle filosofie economiche eterodosse. È il riassunto più breve e chiaro sull’argomento che è alquanto complesso.
  4. La FAZ per il Municipio Roma XV (2008). Il testo è la proposta commissionata dal Municipio Roma XV per la costruzione di una moneta locale municipale sui principi della FAZ. Il documento spiega come funziona la FAZ e come potrebbe essere realizzata nell’ ambito territoriale di un Municipio del Comune di Roma.
  5. Documento sulla FAZ (2008). Il testo definisce il funzionamento sommario della FAZ.
  6. I principi della FAZ (2003). Il testo contiene l’enumerazione degli elementi fondamentali della FAZ
  7. Le FAQ di Un Altra Moneta (2003). Il testo è suddiviso in tre documenti, la FAQ Breve, la FAQ in forma di dialoghetto e la FAQ sui Titan. Questi sono estratti dal libro “Un’altra moneta” e in ciascuno di essi si cerca di rispondere alle possibili obiezioni del “senso comune”.
  8. La FAQ sulla Zona Autonoma Finanziaria (2003). Il testo è un documento che riporta una serie di obiezioni che vennero effettuate alla FAZ sul sito “Open Economy” agli inizi del 2003. Sono utili per capire che tipi di obiezioni sono realmente state fatte al progetto nella sua fase iniziale. È importante però, ricordare che all’epoca la crisi economica non era niente al confronto di quella di oggi.
  9. Articolo sulla FAZ di risposta a Robert P. Murphy. Il testo su Murphy risponde alle critiche fatte dalla destra ultraliberista della scuola di Mises (di cui Murphy è un illustre esponente) all’idea di Mankiw (Professore di Economia politica ad Harward e già consulente economico di Bush) di introdurre il tasso negativo (anche se temporaneamente e con un giochetto assurdo, ma l’idea è stata pubblicata sul NYT). La politica della Merkel e del governo Monti non è molto distante dalle idee di Murphy, anche se questi vorrebbe l’abolizione totale di ogni forma di intervento dello Stato nell’economia e nella previdenza. La logica, però, è la medesima. Dopo l’uscita dell’articolo di Mankiw sul NYT, sia il che Murphy sui nostri rispettivi siti, lo avevamo criticato ma da posizioni opposte. Dopodiché sia sul mio sito che su quello di Murphy erano partiti i dileggi nei miei confronti e di Mankiw da parte dei nick citati nell’articolo, Gongoro e Claudio, escrescenze italiche della scuola di Mises. Il post è la risposta ai dileggi ed alle critiche.

È una questione di cultura

fazIl relativismo culturale è una buona abitudine delle società occidentali. Nessuno ci autorizza a considerare la nostra cultura superiore alle altre, così come non autorizza nessun altro a considerare la propria cultura superiore alla nostra. Il principale effetto del relativismo culturale, che probabilmente è anche la causa che ne ha generato la nascita e l’evoluzione, è la tolleranza. È stata una strada lunga, dolorosa e costellata di errori e di ripensamenti quella che ha portato le società occidentali sulla via della tolleranza e del rifiuto di ogni forma di razzismo e di integralismo culturale, a partire da quello religioso, ma insomma, sembra che siamo avviati su una buona strada. L’ultimo tentativo storico di integralismo culturale di massa in occidente è stato il nazismo e gli orrori che ha comportato questa ideologia hanno spinto decisamente verso la nascita e lo sviluppo del relativismo culturale. Greenwood, nel 1977 definisce il relativismo culturale come  “la comprensione di un’altra cultura alle sue condizioni in modo abbastanza simpatetico da farla apparire come progetto di vita coerente e significativo”. Fino all’inizio del novecento, le culture prive di letteratura erano considerate ad un livello inferiore nella scala dell’evoluzione, poi si cominciato a pensare che ogni cultura avesse un carattere universale e che dovesse essere rispettata e compresa per questo. Continua a leggere

Sul Reddito di Cittadinanza, un nuovo patto sociale e la Faz

cropped-cropped-cropped-faz1551.pngC’è una grande confusione sotto il cielo a proposito del Reddito di Cittadinanza. Secondo Confucio sarebbe un indice molto positivo, poiché più confusione c’è e più si parla dell’argomento e questo entra nella coscienza della gente. Bisogna essere molto ottimisti, e continuare a fare chiarezza. L’argomento è decisivo, soprattutto in un momento come questo nel quale in tutto il mondo i rumori della guerra sovrastano le voci della ragione.  È comprensibile, il sistema economico non riesce a risolvere nessun problema e nelle società emergono tensioni sempre più forti verso la rottura del patto sociale. La guerra è la risposta tradizionale alle tensioni, brucia le energie, genera nuovi guadagni, toglie di mezzo coloro che vogliono cambiare il sistema, semplifica la lotta sociale. Tuttavia dobbiamo provare ad immaginare e realizzare un mondo diverso, soprattutto ora che queste idee, anche nella confusione generale, hanno cominciato a camminare nelle coscienze con grande velocità.

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La vera storia di San Valentino e perché si celebra il 14 febbraio

cupido assassinatoL’anno scorso di questi tempi ho scritto un articolo sulla festa dei Lupercali, che si teneva a Roma dal 13 al 15 febbraio di ogni anno, sin dai tempi di Numa Pompilio che la istituì. In questo articolo parlavo anche della festa di San Valentino e della ragione per cui fu istituita da Papa Gelasio I nel 495 d.c. Le due vicende sono strettamente connesse, poiché Papa Gelasio si preoccupava del fatto che ancora ai suoi tempi si celebrasse a Roma una festa dell’amore pagano, carnale e sostanzialmente libero come era quello celebrato durante i Lupercali. Si trattava di dare una diversa immagine all’amore ed un senso completamente diverso da quello che esso aveva nella società antica. Di qui la riesumazione della storia di San Valentino e del suo improbabile martirio e delle ancora più improbabili storie d’amore che lo accompagnano. Si trattava di leggende sui primi cristiani che la Chiesa di Roma sfornava in quantità dopo la caduta dell’Impero per rafforzare e giustificare il proprio potere.

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Matrix, la caverna di Platone e l’etica tra il virtuale e il reale. Una lettera di Giovanni Scoto Eriugena.

Johannes-Scotus-ErigenaSalve, sono Giovanni Scoto, ma preferisco essere chiamato Eriugena e tutti mi chiamano così. Sono qui di passaggio, come tutti del resto, e pertanto vi intratterrò ben poco, sperando di non tediarvi troppo. Trovo singolare che il film Matrix non abbia suscitato molte discussioni tra voi. In fondo il tema del film è straordinariamente vicino al tema dell’esistenza. Si tratta, infatti, della sostanza della realtà e delle conseguenze sull’etica che una diversa visione comporta.

L’incontro tra le persone è qualcosa di reale, apparentemente contrapposto alla virtualità di internet. Ho sostenuto tempo fa che, per la verità, l’unica realtà è la sostanza e che questa è assolutamente incorporea, poiché perfettamente adeguata ai concetti della nostra mente. Non è una novità, già Platone aveva rilevato questo problema nella Repubblica, e c’è un filo robusto che unisce il mito della caverna, alle mie tesi, alla fisica quantistica e a Matrix.

Su Matrix e Platone ha scritto un bel saggio John Partridge, Plato’s cave and the Matrix, in cui dimostra in maniera convincente che Matrix è la caverna di Platone. Ha omesso di considerare i miei scritti, e l’ho virtualmente rimproverato, ma ciò non toglie che quello che ha scritto è interessante e utile.

Ma la ragione per cui vi scrivo è che in tempi di relativismo etico, l’irruzione del mondo virtuale ha moltiplicato il senso di smarrimento creando una sorta di doppio universo, in cui si vive separatamente da quello reale o presunto tale.  Guardatevi intorno: quanta gente vedete che fugge dagli orrori della propria realtà rifugiandosi nel mondo del virtuale? Costruendo relazioni che vivono più nel mondo virtuale che in quello reale. L’etica di internet attinge alle stesse categorie dell’etica del mondo reale? Il problema non è ovviamente solo normativo, anche se molta gente che riconosce come illecito andare a rubare un CD in un negozio, non ha alcuna remora a scaricare illecitamente lo stesso CD da internet. E questo, ovviamente, a monte dell’idea, che peraltro condivido in pieno, che la proprietà sia un furto in sé e quella delle opere dell’ingegno un furto ancora peggiore. Qui la matrice “politica” e “etica” è la stessa. Il punto è l’etica individuale e se è possibile operare una distinzione tra il mondo virtuale e quello reale.

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