Qualche considerazione sui presupposti filosofici della Faz

Come scriveva Althusser, la struttura giuridica e sociale è l’espressione sovrastrutturale dei rapporti economici dominanti. Si tratta quindi di intervenire su questi rapporti economici e il punto essenziale è sottrarre alla logica politica e sociale, e quindi al conflitto tra le classi, l’elemento che determina i rapporti economici nella nostra società, ovvero la creazione di denaro e la sua distribuzione. Il denaro moderno è un’invenzione relativamente recente e la sua diffusione capillare nella società è ancora più recente, poiché risale al secondo dopoguerra. Se consideriamo che in Italia, ma praticamente in tutto il mondo occidentale, fino alla seconda guerra mondiale la maggior parte della forza lavoro era impiegata in agricoltura ed usava il denaro raramente, anche se subiva pesantemente le conseguenze delle crisi finanziarie periodiche che sempre più duramente colpivano le economie dalla metà del settecento fino alla crisi del ’29.

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Solidar: la rivoluzione del blockchain per una nuova società

La tecnologia Blockchain, che è alla base del BItcoin e dell’Ethereum, le due cryptocurrencies più note delle oltre mille che sono sorte negli ultimi mesi, è di per sé una vera rivoluzione.  Non ha bisogno di un server centrale per funzionare, poiché i dati di tutte le transazioni sono contenuti in modo criptato in ognuna di esse e solo una transazione, quella che interessa chi la pone in essere, è leggibile in chiaro.  Questo fatto ha due effetti essenziali: il primo è che le transazioni non hanno costi, a differenza di quello che avviene con le banche, e il secondo è che le transazioni possono essere perfettamente anonime.  La terza caratteristica essenziale di questa tecnologia è che, proprio per queste sue caratteristiche, essa è inarrestabile e di fatto sta determinando la fine del monopolio delle banche sull’emissione di denaro e soprattutto la fine del regime di scarsità che questo monopolio comporta.

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Acquistare un mio libro con il Solidar

Costo 0,40 Solidar + 2 euro per spedizione

Costo: 0,35 Solidar + 2 euro per spedizione

PER  ACQUISTARE IL LIBRO “FAZ ZONE DI AUTONOMIA FINANZIARIA” PUBBLICATO IN PRIMA EDIZIONE NEL 2003 COL TITOLO “UN’ALTRA MONETA” IL COSTO è DI 0,40 SOLIDAR + 2 EURO PER SPEDIZIONE.  PER IL LIBRO “INTERVISTA SULL’ECONOMIA” IL COSTO E’ DI 0,35 SOLIDAR + 2 EURO PER SPESE DI SPEDIZIONE. SE COMPRATE ENTRAMBI I LIBRI IL COSTO DI SPEDIZIONE E’ SEMPRE DI 2 EURO PER ENTRAMBI I LIBRI. SE AVETE PROBLEMI MANDATEMI UN MESSAGGIO SU MESSENGER.

PER ACQUISTARE DOVETE FARE QUESTE DUE SEMPLICI OPERAZIONI.

  1. ANDATE SUL MESSENGER DEL SOLIDAR E SCRIVETE IN UN MESSAGGIO: send 47802c9ecf2261 amount- 0,40  PER FAZ
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  3. PER ACQUISTARE I DUE LIBRI IN EURO IL COSTO DI FAZ E’ DI 14 EURO + 2 EURO DI SPEDIZIONE E IL COSTO DEL LIBRO INTERVISTA SULL’ECONOMIA  E’ DI 11,50 EURO + 32 EURO DI SPEDIZIONE. 

PER QUALUNQUE PROBLEMA MANDATEMI UN MESSAGGIO SUL MESSENGER

Quanto vale un Solidar?

Mi è stata posta da più parti questa domanda e la riposta non è semplice. Per trovarla dobbiamo fare alcuni ragionamenti sulle monete in generale, su quelle virtuali, sul mercato e sull’economia.

Il “valore” di una moneta dipende essenzialmente dal mercato. Se la domanda di moneta supera l’offerta il “valore” sale, altrimenti scende. Metto il termine valore tra virgolette perché in realtà si tratta di un valore relativo, ovvero del prezzo che quella moneta ha rispetto ad altre monete o a un paniere di monete. In sé una moneta non ha alcun valore, così come tutte le cose perché, com’è noto i valori sono categorie dello spirito e appartengono all’umano e non al mondo materiale. In questo si parla più appropriatamente di prezzi e non di valori. Fatta questa doverosa precisazione che prego tutti di tenere sempre bene a mente, entriamo nel merito.

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Solidar, nasce la criptomoneta della FAZ

Dopo un anno di lavoro congiunto tra l’associazione tedesca WINC e.V. ed il CESPEA, nasce il Solidar. Il Solidar è una criptomoneta come il Bitcoin, che incorpora alcuni principi della FAZ. E’ una moneta su cui viene applicato il demurrage ed agli aderenti viene erogato reddito di cittadinanza universale ed incondizionato. La moneta è molto semplice da usare rispetto alle altre criptomonete, basta iscriversi ad una pagina facebook per ricevere il RDC e per poter effettuare scambi economici con altri membri.

Il sito al momento è solo in inglese www.solidar.it

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IV International Conference on Social and Complementary Currencies: Money, Consciousness and Values for Social Change

Dal 10 al 14 maggio si tiene a Barcellona la IV Conferenza Internazionale sulle Monete Complementari, che quest’anno ha come titolo: Moneta, coscienza e valori  per il cambiamento sociale. Questo tema è particolarmente interessante perché si tratta di creare una moneta che non sia solo uno strumento di scambio che magari favorisce l’economia locale, come accade per quasi tutte le monete complementari del mondo,  ma di ideare uno strumento che favorisca il cambiamento sociale. Questa è l’ambizione del progetto Faz e per questa ragione abbiamo chiesto di  partecipare alla Conferenza inviando un abstract del progetto. L’abstract è stato accettato, e successivamente abbiamo dovuto preparare il paper che presenterà il progetto alla conferenza.  Il paper è in inglese e lo riporto qui di seguito così come è stato presentato.La conferenza prevede la presentazione di otto progetti e di otto conseguenti workshop, uno per ciascun progetto. Il termine per la presentazione del paper era il 15 aprile e ancora non sappiamo come sarà collocata la presentazione del progetto Faz. Lo comunicherò non appena l’organizzazione ce lo farà sapere e lo pubblicherà sul sito. Questo è il sito della Conferenza: http://symposium.uoc.edu/event_detail/3642/programme/iv-conferencia-internacional-de-monedas-sociales-y-complementarias_-dinero-conciencia-y-valores-par.html

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Relazioni economiche e forme di governo

La mia relazione al convegno sulle Forme della democrazia organizzato dal Movimento Roosevelt  a Roma l’8 e il 9 aprile 2017

Dalla democrazia nell’economia della scarsità, a forme di autogoverno nell’economia dell’abbondanza.

La democrazia è la forma di governo gestita dal “demos”, termine con il quale oggi indichiamo genericamente il “popolo” ma che nell’antica Grecia aveva una sua specificità ben più articolata e concreta. Questa specificità era l’organizzazione territoriale concreta in cui era divisa la cittadinanza e che era articolata in una pluralità di “demi” che nell’Attica di Clistene raggiunsero il numero di 139 poi saliti a 174 secondo Strabone.

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Trump e il vicolo cieco dei progressisti

La vittoria di Donald Trump è l’effetto della rivolta dell’America profonda contro le élites finanziarie e industriali della costa est e di quella ovest, contro le banche, contro la borsa, contro la globalizzazione che si traduce in prodotti cinesi a basso costo che tolgono pane e lavoro, contro i bugiardi delle televisioni e dei giornali. Ma non è una rivoluzione, anzi. La vittoria di Trump è la rivincita del capitalismo industriale, agricolo, immobiliare duramente colpito dalla crisi del 2007 e soprattutto del 2009 e delle classi sociali che più di tutte hanno sofferto per queste crisi. La middle class americana, che ha interpretato per decenni il ruolo di protagonista del “sogno americano” è svilita, abbattuta, impoverita, impaurita e sconfitta. È anche disgregata al suo interno ed ha perso ogni entusiasmo ed ogni capacità di proporsi come guida del paese. Ma ha avuto il suo colpo di coda ed ha eletto Donald Trump suo alfiere e guida contro coloro che, certamente a ragione, considera i suoi nemici mortali, i banchieri, i gestori dei fondi americani, i cocainomani di Wall Street, l complesso industriale militare, i petrolieri americani e arabi, le grandi multinazionali che hanno portato la produzione all’estero, e il codazzo di intellettuali  di televisioni, giornali e riviste che li segue scodinzolando, pronti a dire qualsiasi bugia pur di fargli piacere. I soloni che pensano a fare trattati ed accordi di commercio con mezzo mondo e lasciano morire le campagne e desertificare le città industriali, che fanno entrare milioni di immigrati dimenticandosi che molti americani non hanno più i sldi per mangiare e stanno oltre la sogli di povertà.  E tra questi anche tanti reduci di guerra, dimenticati dalle amministrazioni pubbliche e lasciati l proprio destino. Ma non è una rivoluzione, appunto è una rivolta. Manca ogni idea di nuovo, anzi i temi che si agitano sono quelli vecchi del protezionismo, degli investimenti pubblici,  della creazione di posti di lavoro, della riduzione della spesa pubblica corrente e dell’aumento di quella per gli investimenti, eccetera eccetera.

Che i signori delle immagini e delle informazioni della costa est stessero prendendo una cantonata colossale era chiaro a chiunque fosse in grado di percepire l’aria del tutto diversa che si respirava negli stati industriali del nord, e in quelli agricoli del sud. Michael Moore a luglio ha girato un documentario sulla campagna di Trump in Ohio e poi ha scritto che avrebbe vinto. Non perché sia un indovino, ma perché ha sentito quello che gli americani veri, non quelli immaginari delle televisioni e dei quartieri bene dell’est e dell’ovest, dicevano e pensavano. E soprattutto quelli che gli americani veri odiavano. Il clamoroso fallimento dei sondaggi di opinione, è troppo grave per essere solo frutto di errori tecnici. Il dubbio che i sondaggi fossero manipolati per orientare gli elettori verso Hillary è quasi una certezza. È un fatto gravissimo per gli Usa che tra i totem in cui credere contavano anche un certo giornalismo indipendente nei giornali e nelle televisioni, e certe strutture come i sondaggi di opinione.  Ora non ci crederà più nessuno, così come sono in molti d avere dubbi consistenti sul “rating” che le agenzie mondiali specializzate affibbiano a società, stati, obbligazioni e azioni. Quando non ci crede più nessuno arriva la fine, perché queste agenzie si fondano soprattutto sull’affidabilità e lì’imparzialità delle loro indagini.

Il campo di Hillary e dei sedicenti progressisti e democratici era pieno di questi personaggi odiati dall’America profonda e vera. Anche perché hanno smesso da tempo di essere sia democratici che progressisti e si sono messi nelle mani dei neocons e dei liberali che predicano esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere il credo e l’obiettivo di ogni democratico. A parte il fatto che nessun democratico (e tanto meno repubblicano) da tempo è più in grado di parlare al cuore ed all’anima della gente, così come facevano  John e Robert Kennedy, o Martin Luther King, suscitando sogni, speranze, e grandi movimenti popolari, nessuno di questi signori sedicenti democratici è più in grado nemmeno di pensare a come attuare una politica popolare e per far vivere meglio la gente. Che sarebbe riduttivo vedere come un discorso meramente economico, anche se in tempi di impoverimento come questi l’economia conta molto sull’umore delle persone, ma è una questione di ideali e di prospettive, di aiuti materiali e morali, di parole che suscitano le energie nascoste dentro ogni essere umano perché ne risvegliano i sogni. Insomma, mancano della capacità di far sognare. Di Hillary Cllnton, Wikileaks ci ha rivelato fatti gravissimi di corruzione, di subordinazione ai poteri forti, alle lobbies arabe, ai guerrafondai che per vendere un cannone in più distruggerebbero le proprie città. Nei comizi non suscitava nessuno entusiasmo, e l’adesione alla sua campagna, come scrive Moore, è depressa, nel senso che  nessuno si mette spontaneamente a fare campagna per lei per portare amici e conoscenti al voto. D’altra parte se una persona è fredda e calcolatrice nell’animo è difficile che possa essere allo stesso tempo trascinatrice e idealista. Soprattutto perché gli ideali democratici, ereditati dai grandi presidenti del passato, sono stati traditi dalla commistione con i poteri forti della finanza e delle industrie delle armi da guerra, che della democrazia non sanno che farsene. E così i progressisti americani si sono trovati in un vicolo cieco,

Certo, vanno benissimo i diritti delle donne, degli omosessuali, degli immigrati, l globalizzazione delle persone e delle tradizioni così da allentare e diluire quei vincoli etnici che sono fonte di razzismo e di sessismo. Va bene anche la globalizzazione dei capitali e delle merci, ma a fronte di un piano per la tutela di coloro che da questa globalizzazione vengono spazzati via dal mondo della produzione e del reddito. E questo il  liberismo economico non sa nemmeno che cosa sia,. I poveri sono colpevoli per definizione e che crepino se non riescono a cavarsela da soli. Questo è il vicolo cieco dei progressisti, aver abbandonato l’idea stessa fondante del progressismo, un mondo migliore in cui la gente, tutta la gente, possa stare meglio. Non solo gli amici e gli amici degli amici. E se la porta davanti a te apre su un muro, l’unica soluzione è tornare indietro, a quel capitalismo di sfruttamento e di profitti per i redditieri che ha caratterizzato gli anni dal dopoguerra fino quali alla fine del secolo e che è stato poi soppiantato dalle “nuove economie” della globalizzazione. Meglio tornare al protezionismo, dimenticando magari che il protezionismo ci ha regalato due guerre mondiali nel secolo scorso e che una terza sarebbe probabilmente l’ultima dell’umanità. Tuttavia, anche il liberismo dei neocons e dei guerrafondai di Wall Street ci stava portando pericolosamente vicino ad una guerra con la Russia accusata di tutte le nefandezza della terra con il solo obiettivo di vendere armi alle sue presunte vittime.

Nel mondo non c’è più nulla di sinistra e il progressismo, che per un certo tempo è stato patrimonio delle sinistre moderate negli Usa così come in europa e nel mondo, è finito contro il muro eretto dal liberismo economico. La vittoria di Trump può forse essere salutare in un paese ricco di risorse umane e intellettuali come gli Usa, per liberarsi di certi padrini e cercare una nuova via e nuovi protagonisti, Ce ne sarebbe proprio bisogno, sperando che nel frattempo questo ritorno all’antico non ci porti al disastro,. Fortunatamente Trump è un imprenditore, e non un avvocato né un pittore fallito…

Uomini e schiavi

Silvano Agosti nello splendido discorso nel filmato qui sopra, fotografa con precisione lo stato della coscienza degli uomini in questo nostro tempo. Gli uomini sono schiavi e sono felici di esserlo. Le generazioni precedenti a questa si erano rese conto di questo fatto ed hanno lottato con forza contro la schiavitù moderna. Questa generazione non lo capisce, non lo sente, ha paura della libertà, ha paura della coscienza. Hanno paura di essere umani. Rifiutano istintivamente ogni discorso di liberazione, perché pensano di essere liberi. Inutile parlare della differenza tra lavoro creativo e lavoro necessario, tra locatio operis e locatio operarum, che pure i latini avevano chiarissima. Non la capiscono, perché non sono in grado di capirla. Sono talmente immersi nella logica del denaro che tutto quello che è gratuito non vale niente o, peggio, nasconde qualche trappola o qualche imbroglio per fare denaro. D’altra parte, se il denaro è il valore assoluto che comprende in sé tutti gli altri, non può che essere così. Gli parli di libertà, di creatività, di coscienza e ti guardano spaventati e impauriti. Preferiscono cullarsi nei caldi e comodi mondi virtuali che i mass media gli propongono, piuttosto che immaginare un mondo in cui essi stessi sono protagonisti.

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La prima ordinanza del Sindaco di Roma: Il nuovo? Ma no, le vecchie lobbies…

colosseoLa nuova Sindaca di Roma ha finalmente firmato la prima ordinanza urgente per la città. Deve trattarsi, evidentemente di un problema molto sentito dalla popolazione per essere affrontato con tanta urgenza e decisione. Parliamo forse dello stato pietoso delle strade cittadine? O dell’abusivismo di migliaia di immigrati per lo più irregolari che vendono merci di dubbia qualità senza alcun controllo, senza pagare tasse, senza alcuna regola in tutte le strade del centro? O di quello ancora peggiore del trasporto pubblico? E che dire del milione e mezzo di automobili che hanno fatto di Roma “quell’enorme parcheggio”, come amava dire Moravia? O del mezzo milione di motorini spetazzanti che insieme alle automobili ed ai pullman a gasolio rendono mefitica l’aria della città?  O magari della tutela dei monumenti e del rilancio dei siti archeologici e la loro valorizzazione?  Ma no, che vi viene in mente…  Sorpresone!

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Roma Raggiante

raggiosole

E così, tra alti lai dei partiti tradizionali, pianti dei soliti raccomandati, contumelie dei palazzinari e giubilo del popolo che le ha votate, Roma e Torino hanno una sindaca del M5S. Grande sorpresa a Torino, dove si pensava che il vecchio Fassino avrebbe comnque prevalso, come peraltro indicavano le previsioni della vigilia. Ma mai fidarsi dei sondaggi che con il fiuto politico non hanno niente in comune. E questo diceva che  la gente ha grande voglia di cambiamento e di facce nuove. Ma si sa che i politici sono istupiditi e resi sordi dalla loro arroganza, e le capacità di analisi e di ascoltare la gente le hano buttate nel cestino della spazzatura. Meglio così, ora la possibilità di cambiare è concreta e c’è del gusto a rottamare chi si era presentato come un rottamatore.

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Un piano per Roma

pianoforteSiamo alla fine del tormentone delle elezioni nei grandi comuni. Roma, Milano, Napoli e diversi altri vanno al voto per eleggere il nuovo sindaco.  Non voterò, per la banale ragione che  sono residente in un comune dove non si vota e quindi non potrei comunque. Se fossi stato residente a Roma, dove sono nato e dove ho praticamente vissuto tutta la vita, non so se avrei votato e per chi.  Devo dire che il parterre dei candidati e il dibattito elettorale sono stati di uno squallore comparabile solo a quello in cui ormai si è ridotta la città sedicente eterna.  Nessuno di essi ha la statura di un Petroselli,  di un Argan, persino di un Rebecchini che, pur tra mille polemiche, accuse, e feroci opposizioni, fu quello che fece la metropolitana B, il raccordo anulare, via della Conciliazione e molto altro ancora, dando quanto meno concretezza all’azione del governo cittadino. Viene da rimpiangere persino Rutelli e Veltroni, ed ho detto davvero tutto.

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Seminario sulla FAZ a San Marino

foto san marinoIl nove gennaio scorso sono stato invitato dal Movimento Rete di San Marino a tenere un seminario sulla Faz. Questo è il video dell’evento. Il seminario è durato quasi otto ore, comprese un paio di pause, ed ho affrontato in modo abbastanza approfondito sia gli aspetti teorici che quelli pratici del progetto Faz.  È stato molto intenso e coinvolgente e spero che ne possa derivare un’esperienza concreta per l’attuazione dei principi della faz.