Uomini e schiavi

Silvano Agosti nello splendido discorso nel filmato qui sopra, fotografa con precisione lo stato della coscienza degli uomini in questo nostro tempo. Gli uomini sono schiavi e sono felici di esserlo. Le generazioni precedenti a questa si erano rese conto di questo fatto ed hanno lottato con forza contro la schiavitù moderna. Questa generazione non lo capisce, non lo sente, ha paura della libertà, ha paura della coscienza. Hanno paura di essere umani. Rifiutano istintivamente ogni discorso di liberazione, perché pensano di essere liberi. Inutile parlare della differenza tra lavoro creativo e lavoro necessario, tra locatio operis e locatio operarum, che pure i latini avevano chiarissima. Non la capiscono, perché non sono in grado di capirla. Sono talmente immersi nella logica del denaro che tutto quello che è gratuito non vale niente o, peggio, nasconde qualche trappola o qualche imbroglio per fare denaro. D’altra parte, se il denaro è il valore assoluto che comprende in sé tutti gli altri, non può che essere così. Gli parli di libertà, di creatività, di coscienza e ti guardano spaventati e impauriti. Preferiscono cullarsi nei caldi e comodi mondi virtuali che i mass media gli propongono, piuttosto che immaginare un mondo in cui essi stessi sono protagonisti.

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La prima ordinanza del Sindaco di Roma: Il nuovo? Ma no, le vecchie lobbies…

colosseoLa nuova Sindaca di Roma ha finalmente firmato la prima ordinanza urgente per la città. Deve trattarsi, evidentemente di un problema molto sentito dalla popolazione per essere affrontato con tanta urgenza e decisione. Parliamo forse dello stato pietoso delle strade cittadine? O dell’abusivismo di migliaia di immigrati per lo più irregolari che vendono merci di dubbia qualità senza alcun controllo, senza pagare tasse, senza alcuna regola in tutte le strade del centro? O di quello ancora peggiore del trasporto pubblico? E che dire del milione e mezzo di automobili che hanno fatto di Roma “quell’enorme parcheggio”, come amava dire Moravia? O del mezzo milione di motorini spetazzanti che insieme alle automobili ed ai pullman a gasolio rendono mefitica l’aria della città?  O magari della tutela dei monumenti e del rilancio dei siti archeologici e la loro valorizzazione?  Ma no, che vi viene in mente…  Sorpresone!

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Roma Raggiante

raggiosole

E così, tra alti lai dei partiti tradizionali, pianti dei soliti raccomandati, contumelie dei palazzinari e giubilo del popolo che le ha votate, Roma e Torino hanno una sindaca del M5S. Grande sorpresa a Torino, dove si pensava che il vecchio Fassino avrebbe comnque prevalso, come peraltro indicavano le previsioni della vigilia. Ma mai fidarsi dei sondaggi che con il fiuto politico non hanno niente in comune. E questo diceva che  la gente ha grande voglia di cambiamento e di facce nuove. Ma si sa che i politici sono istupiditi e resi sordi dalla loro arroganza, e le capacità di analisi e di ascoltare la gente le hano buttate nel cestino della spazzatura. Meglio così, ora la possibilità di cambiare è concreta e c’è del gusto a rottamare chi si era presentato come un rottamatore.

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Un piano per Roma

pianoforteSiamo alla fine del tormentone delle elezioni nei grandi comuni. Roma, Milano, Napoli e diversi altri vanno al voto per eleggere il nuovo sindaco.  Non voterò, per la banale ragione che  sono residente in un comune dove non si vota e quindi non potrei comunque. Se fossi stato residente a Roma, dove sono nato e dove ho praticamente vissuto tutta la vita, non so se avrei votato e per chi.  Devo dire che il parterre dei candidati e il dibattito elettorale sono stati di uno squallore comparabile solo a quello in cui ormai si è ridotta la città sedicente eterna.  Nessuno di essi ha la statura di un Petroselli,  di un Argan, persino di un Rebecchini che, pur tra mille polemiche, accuse, e feroci opposizioni, fu quello che fece la metropolitana B, il raccordo anulare, via della Conciliazione e molto altro ancora, dando quanto meno concretezza all’azione del governo cittadino. Viene da rimpiangere persino Rutelli e Veltroni, ed ho detto davvero tutto.

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Seminario sulla FAZ a San Marino

foto san marinoIl nove gennaio scorso sono stato invitato dal Movimento Rete di San Marino a tenere un seminario sulla Faz. Questo è il video dell’evento. Il seminario è durato quasi otto ore, comprese un paio di pause, ed ho affrontato in modo abbastanza approfondito sia gli aspetti teorici che quelli pratici del progetto Faz.  È stato molto intenso e coinvolgente e spero che ne possa derivare un’esperienza concreta per l’attuazione dei principi della faz.

La Moneta del Comune. La sfida dell’istituzione finanziaria del comune

 – di Marco Fama

th_1dd1d6fe940b0becc9a0299f6069644e_lamonetadelcomunecopEsce per i tipi di DeriveApprodi La moneta del comune. La sfida dell’istituzione finanziaria del comune (pp. 200, euro 18). Il libro, affidato alla cura di Emanuele Braga e Andrea Fumagalli, raccoglie i contributi di studiosi e attivisti da tempo dediti al nutrimento di un sapere monetario eterodosso, immediatamente proiettato all’interno di pratiche concrete, tese ad emancipare la vita dalle logiche del dominio capitalistico.

L’infausto potere che alberga nella moneta, a dispetto – od a maggior ragione – della sua sopraggiunta “nudità”, viene svelato senza reticenze nei numerosi interventi che animano il volume. Ma di tale feticcio, con cui in pochi hanno avuto il cuore di misurarsi per davvero, ne vengono anche esplorati i possibili impieghi alternativi, evocandone forme e contenuti nuovi, attraverso cui farne uno strumento al servizio del comune.

Contro le frivolezze neoclassiche, cui neppure la teoria dei beni comuni ha saputo resistere, la moneta è qui presentata per quello che è: non uno strumento neutrale, meramente pensato per agevolare gli scambi; al contrario, un demone potente, che attribuisce a chi ne detiene il controllo la facoltà di dettare le condizioni e le finalità sociali della produzione.

Proprio alla produzione, alle sue forme, gli autori invitano a rivolgere lo sguardo per comprendere appieno la natura dei rapporti sociali che la moneta innesca e dello sfruttamento di cui si fa misura; ma anche come condizione imprescindibile per poter pensare ed agire il comune, da intendersi come uno specifico modo di organizzare/regolare la cooperazione sociale, in luogo che come una qualità intrinseca a determinate categorie di beni.

Con la moneta bisogna fare necessariamente i conti, posto che è in essa che si condensa quel potere sociale che consente al capitale di esercitare un comando sulle condotte umane. Attenuare il vincolo monetario al rapporto salariale, cioè erodere il potere della moneta di acquistare la forza-lavoro, è il primo passo per l’edificazione di un modello di sviluppo fondato sulla produzione dell’uomo per l’uomo, realmente in grado di soddisfare i bisogni collettivi. È in questi termini che va letta la proposta di un reddito di base incondizionato, da tempo avanzata da alcuni degli autori dei contributi contenuti nel volume. Ma qui si osa ben oltre, mirando direttamente al cuore del padre di tutti i vizi capitalistici, cioè a quel desiderio di abbondanza che non può resistere a se stesso, se non in ragione di una scarsità artificialmente creata. Proprio nella moneta viene indicata la freccia adatta a raggiungere un bersaglio così ambizioso: una moneta capace di resistere costitutivamente al desiderio di essere accumulata, che venga dal nulla per tornare al nulla, programmata per autodistruggersi.

Val la pena di ricordare come la necessità di riformare la moneta fosse in cima ai pensieri di Keynes, cui certo non sfuggivano gli effetti deleteri dell’istinto irrefrenabile all’accumulazione. Al Bancor, da egli concepito come una pura unità di conto con cui abilitare gli scambi internazionali, non riuscì mai di veder la luce. Ma il principio delclearing, su cui la proposta di Keynes si basava, è oggi al centro di molti circuiti monetari alternativi – alcuni dei quali passati in rassegna all’interno del volume. Altro concetto chiave è quello di demurrage, cioè l’applicazione di un tasso di interesse negativo che inibisca sul nascere ogni eventuale processo di tesaurizzazione. È il caso di insistere su questo punto, giacché la moneta rappresenta, in primo luogo, la trascrizione di un debito; un debito che viene continuamente trasferito, ma che non può essere per sua stessa natura saldato. Se è per mezzo dell’emissione degli interessi su tale debito – attraverso questo furto di tempo – che il capitalismo proietta il proprio dominio sul futuro, è disinnescando il rapporto tra creditore e debitore che possono essere gettate le basi per liberarsi dal giogo capitalistico. Ciò è ben altra cosa dal negare ad una eventuale moneta del comune la sua funzione di moneta-credito. Si tratta, tuttavia, di concepirla all’interno di circuiti orientati alla produzione di valori d’uso, in luogo che all’accumulazione di denaro.

Rispetto a ciò, la vicenda del Bitcoin – vero spettro che si aggira tra le pagine del libro – lascia aperti molti interrogativi. Di questa cripto-moneta, balzata agli onori delle cronache per via degli usi sconsiderati che ne sono stati fatti, ne vengono denunciati i limiti; ma vengono anche colte le interessanti prospettive dispiegate da una innovazione tecno-politica che ha avuto il merito di infrangere il tabù del denaro, i cui protocolli stanno già fungendo da base per la realizzazione di nuovi ed interessanti esperimenti.

Il caso del Bitcoin, in cui il movente speculativo ha prevalso su di ogni altra cosa, può in ogni caso valere da insegnamento per il futuro: mutare la forma della moneta è ben altra cosa dal mutarne la funzione. Semmai, è dalla qualità dei processi che stanno alla base della progettazione di una moneta, e dalle soggettività coinvolte in tali processi, che dipende la capacità di farne uno strumento realmente alternativo, non riconducibile entro le logiche del sistema dominante. Non a caso, è proprio sulla cura di tali processi che gli altri progetti presentati nel libro – di alcuni dei quali gli autori sono parte attiva – insistono.

Resta da capire di che inferenza possano godere le esperienze in corso, le quali rischiano piuttosto di apparire come puri “esercizi di esodo”. Quali le concrete possibilità di costruire nuove forme di sovranità monetaria in grado di contrastare l’espropriazione del comuneincessantemente operata dai mercati finanziari?

Se non altro, l’inganno mefistofelico è stato ormai svelato. Ora che non vi è alcun valore nella moneta, se non quello dettato dalla fiducia che si ripone in essa, è nella fiducia stessa – nelle relazioni che innervano il comune – che risiede l’oro dei nostri tempi. La miniera, dunque, è dentro di noi. Ben vengano libri come questo, ottimi arnesi con cui cominciare a scavare.

La moneta del comune. La sfida all’istituzione finanziaria del comune, a cura di Emanuele Braga e Andrea Fumagalli, DeriveApprodi e Alfabeta2, Roma 2015, euro 18,00

Contributo sulla FAZ di Marco Giustini e Domenico De Simone

Lo scontro di civiltà

andrea-vicentino-battle-of-lepantoCi siamo. L’umanità è arrivata al bivio dello scontro decisivo. Due civiltà sono a confronto, ed alla fine dello scontro ne resterà una sola. Non è la prima volta che accade nella storia dell’umanità né sarà l’ultima. Sempre che alla fine dello scontro resti qualcosa che somiglia ad una civiltà. Perché stavolta è a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità: un conflitto nucleare ne segnerebbe l’inevitabile declino e la scomparsa dalla faccia della terra nel breve volgere di qualche generazione. È un rischio di cui dobbiamo tenere conto, c’è e non possiamo fare finta di niente.

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Il miracolo di Worgl (Tirolo 1932-1933)

di Paul Kircher, Human Economy 04/04/2015

Occorre rilevare che il denaro come lo conosciamo oggi, non corrisponde ad una legge naturale, ma è stata creato da persone e pertanto può essere nuovamente riprogettato e modificato in qua­lunque momento attraverso una decisione democratica. Dal momento che ancora una volta ab­biamo raggiunto il punto in cui il sistema monetario è sull’orlo del precipizio, è sensato analizzare dei sistemi monetari alternativi, ed in particolare quelli che già in passato hanno funzionato. Questo include certamente l’idea della moneta deperibile, alla base del piccolo miracolo economico di Wörgl, dovuta al genio dall’economista, purtroppo molto poco conosciuto, Silvio Gesell. Esso riconobbe che il denaro, a differenza di tutti gli altri prodotti, detiene un grande vantaggio: cioè la moneta è l’unico bene che si conserva inalterato, e la cui detenzione non implica costi. Questo com­porta che tutti vogliano accumulare il denaro. Per far sì che il denaro torni a circolare, ideò un si­stema che ne penalizzasse l’accumulo. Un modo per raggiungere ciò po­trebbe essere l’introduzione di un tasso di iInteresse (negativo). Ma se si conosce la vera natura del denaro moderno e come esso è generato, si intende che tutti i soldi nascono come un debito è (questo sarà l’argomento trattato qui e in ulteriori ­pubblicazioni). Se dunque si conosce tra l’altro anche la funzione esponenzialedell’effetto dell’inte­resse composto Mt=C×(1+i/100)t [M=montante; C=capitale; i=tasso di interesse; t=numero pe­riodo/anni] si rende evidente che noi abbiamo a che fare nel vero senso della parola con un sistema altamente esplosivo. CrescitaNaturaleLineareEsponenziale  L’indebitamento totale di un’economia in questa costruzione assurda del sistema monetario deve necessariamente crescere in maniera esponenziale fino a raggiungere un livello inaccettabile. In questo momento, vi è una completa distruzione del valore del denaro, che molto spesso si evidenzia in una iperinflazione. Le conseguenze di ciò non sono di rado impoverimento, rivoluzioni o guerre (vedi il seguente grafico). USDebt-GDP and DeficitGDP Form 1792to2012

Indebitamento degli Stati Uniti dal 1792 – al 2008

Silvio Gesell propone come soluzione la cosiddetta moneta deperibile, ovvero un denaro a circolazione garantita. Il denaro secondo Gesell era legato ad un tasso di interesse negativo; suggerì dun­que l’applicazione di una tassa sulla detenzione del capitale, che ne scoraggiasse il fermo inoperoso: una lieve penalizzazione, sotto forma di bollo (p. es. del 5% del suo valore) da apporre alla moneta a scadenze di tempo programmate (ogni fine del mese). Ciò fece accrescere la velocità di circo­lazione del denaro, la quale a sua volta rimise in moto l’economia. Il denaro a circolazione garantita (o la moneta deperibile) fu introdotto dal sindaco Michael Unter­guggenberger nel comune di Wörgl nel 1932. Il successo di questa iniziativa è degno di nota. Vedi il cortometraggio.

Fonte: La moneta deperibile di Wörgl, estratto dal Video “Der Geist des Geldes”

Quali considerazioni sono ancora importanti nell’ambito della moneta deperibile?

Molti sistemi monetari paralleli e regionali hanno ripreso nel loro approccio il principio dell’interesse negativo, da cui nascono certamente dei vantaggi. Approssimativamente 20 anni fa, noi stessi ab­biamo dato vita in Alto Adige al “primo circuito di scambio di talenti” basato su questo principio. Dall’esperienza storica con la moneta deperibile e con quella delle valute regionali, si può però an­che intendere che alcuni problemi in effetti non siano mai stati risolti per mezzo di “una garanzia di circolazione” e che non siano nemmeno risolvibili in questo modo. Allo stato attuale, i vari sistemi monetari a “garanzia di circolazione” sono ancora discussi, quanto ad esempio Gradido (www.gradido.net) o il Piano B (http://www.wissensmanufaktur.net/). Un denaro a circolazione garantita senza interesse, a differenza dal denaro del sistema attuale, pre­senta il vantaggio che pone fine all’accaparramento del denaro; in altre parole il denaro perde la funzione di conservazione di un valore. Tuttavia rimane sempre ancora un mezzo di scambio. Ma, a nostro avviso, per l’attuale situazione esistono soluzioni e sistemi migliori. Ecco alcune ragioni, per cui rite­niamo, si renda necessario un cambiamento, radicale rispetto al concetto di un denaro inteso come mezzo di scambio universale:

  • Una moneta deperibile (che garantisca una rapida circolazione) causerebbe una accelera­zione dei cicli economici. Attualmente nella maggior parte dei settori economici osserviamo una sovrapproduzione, che frutta soltanto modesti profitti, e ciò per mezzo di:

         a) obsolescenza programmata: le lampadine p. es. sono state ottimizzate per una durata di 1.000 ore;

b) distruzione di prodotti freschi: quotidianamente p.es. a Vienna è distrutta una tale quan­tità di pane e prodotti di pasticceria, con la quale ci si potrebbe alimentare la popolazione di Graz  (il capoluogo della Stiria in Austria). È la seconda città austriaca per abitanti, al censimento 2013 erano 265.778), oppure attraverso

        c) strategie di marketing:  come p. es. la moda.

Le conseguenze sono: la «sana» competizione[1], il consumo delle risorse (fino all’esauri­mento), la distruzione ed il degrado ambientale, la concorrenza e la guerra. Ma veramente vogliamo questo?  La moneta deperibile (un denaro a circolazione garantita) potrebbe risol­vere questi problemi? Noi crediamo di no!

  • Nei prossimi 10 – 20 anni il mondo del lavoro subirà una accelerazione del automazione che rilascerà sempre più persone dal lavoro, ma anche dal reddito da lavoro salariato (riferi­mento all’economista Jeremy Rifkin). Il RdBI (Reddito di Base Incondizionato) proposto come soluzione nei sistemi monetari a «circolazione garantita» o nei sistemi monetari ove il de­naro funga da mezzo di scambio, garantirebbe esclusivamente il minimo vitale, perché le imprese dell’economia reale, sarebbero tentate a stabilizzare i prezzi esattamente al livello di questo valore. Una regolamentazione statale di controllo dei prezzi, corrisponderebbe all’introduzione dell’economia pianificata, il che significherebbe la fine del libero mercato. E chi di noi vorrebbe ciò?
  • Però anche in questo caso la moneta deperibile (o il denaro a circolazione garantita) sarebbe sempre ancora un mezzo di scambio o di baratto. Per mezzo dell’asimmetria informativa nello scambio di merci, un dogma dell’economia (che di norma un partner di scambio di­sponga delle informazioni aggiuntive rispetto all’altro), avrà sempre an­cora luogo una ridi­stribuzione dal semplice cittadino al monopolista intelligente o l’uomo d’affari competente. Il risultato sarebbe, che alla fine avremmo un vincitore e molti perdenti; cioè il risultato di ogni partita a somma zero. (Citazione di Bertolt Brecht: «Un ricco e un povero si guardavano. E il povero disse pallido: “Se io non fossi povero, tu non saresti ricco! Bertolt Brecht„.»)
  • Nei sistemi monetari a circolazione garantita o nei sistemi monetari ove il denaro funga da mezzo di scambio le diverse biografie o condizioni di vita (come p. es. studenti, disabili o pensionati) non possono esser considerate, se non per mezzo di complicati interventi statali ed una sovrastruttura burocratica con specifiche norme, che potrebbero nuovamente invi­tare ad abusi, e che non risulterebbero nemmeno necessarie.

Infomoney – una alternativa reale?

In alternativa al denaro come mezzo di scambio universale, si offrirebbe invece un sistema di com­pensazione che funzioni come un coupon, senza gli aspetti negativi di un mezzo di scambio. In un tal sistema i contratti bilaterali sarebbero sostituiti da accordi personali con l’intera società. Il de­naro non funzionerebbe più come mezzo universale di scambio o come mezzo di conservazione di valore. Il “denaro” (la moneta informativa) sarebbe soltanto una misura di prezzo, un numero senza valore. Si creerebbe semplicemente con la fornitura di un prodotto o di un servizio, e si distrugge­rebbe con il consumo di un prodotto o di un servizio di scarsa disponibilità. Non sarebbe necessario pagare per il consumo di beni e servizi che esistano in abbondanza. Ilproduttore, tuttavia, sarebbe ricom­pensato tramite la creazione di nuovo denaro sul suo conto individuale. Ciò richiederebbe l’abban­dono del dogma economico: “posso spendere nel consumo solo ciò che guadagno in produ­zione”, quindi una scissione della produzione dei beni, dalla distribuzione delle merci. Questa di­visione renderebbe possibile una asimmetria nel prezzo (all’acquisto io non pago lo stesso prezzo, che tu ottieni per la fabbricazione del prodotto) e unaasimmetria di informazioni, così come non sarebbero più necessarie né la concorrenza né le lotte di mercato. Al contrario, sarebbero esplici­tamente in­coraggiati: il trasferimento di conoscenze e competenze, come anche la cooperazione. Sarebbero rimosse le barriere di interazione sociale e sostituite da un potenziale catalizzatore per lo sviluppo di una società umana. Questo sarebbe il sistema suggerito dal Prof. Franz Hörmann.

Per approfondire l’argomento segui il seguente link: http://humaneconomy.it/nuovi-sistemi-finanziari-e-monetari/infomoney/

Bibliografia:

Hermann Benjes: “Chi ha paura di Silvio Gesell? ” (titolo originale: Wer hat Angst vor Silvio Gesell?)

Tobias Plettenberg Bacher: “Nuova moneta Nuovo mondo La crisi economica – cause e vie d’uscita” (titolo originale: Neues Geld Neue Welt Die Wirtschaftskrise – Ursachen und Auswege)

Film: Lo spirito del denaro (titolo originale: Der Geist des Geldes)

Note di fondo: http://www.informationsgeld.info [1] Franz Hörmann, “La moneta informativa” (www.informationsgeld.info): «Per poter dunque pagare gli interessi maturati, la “gente comune” non dotata della facoltà di creare denaro, è obbligata di sottrarre l’entità di questa denaro (per liquidare l’interesse) ad altre persone presenti nel ciclo economico. Appare molto cinico, ma è ciò quello che il nostro sistema politico intende per “sana competizione”.»

Roma: la soluzione è l’idea di Totila?

colosseo-assemblea1Roma fa schifo. È una città che vive di menzogne, di truffe, di piccole e grandi mafie, di chiacchiere inutili, di disorganizzazione, di degrado, di sporcizia, di incuria. Che fa finta di ammantarsi di una gloria che non le appartiene più da tempo, perché gli antichi romani sono morti tutti, e non è una battuta. C’è un sito online che si intitola “Roma fa schifo”. Questo è un sentimento comune a molti, a quanto pare. Le ultime vicende del sindaco Marino, la dicono lunga sulla natura della città.

Certo, Marino si è comportato in modo superficiale, e probabilmente è inadatto a fare il Sindaco di una città in stato terminale come Roma. Ha di fatto esposto il fianco ai suoi nemici, e tra questi tutto il circo massmediatico italiano, con quello romano in prima fila.  Doveva immaginare che l’esplosione di “Mafia capitale” avrebbe scatenato i poteri mafiosi forti contro di lui. Avrebbero accusato di ogni nefandezza persino San Francesco, figuriamoci uno “tenero” come Marino. È questa la natura di Roma, Fatta di veleni, di colpi bassi, di difesa dei privilegi e delle mafie. “Roma fa schifo” ha affrontato questo argomento in un articolo che ha centrato la questione, descrivere l’ambiente nel quale prospera la mentalità pseudo mafiosa che attanaglia Roma da decenni.

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Cronache da una società detestabile: i ladri in casa

ladrincasaQuando eravamo ad Alessandria per la Festa del Pensiero, dove ho tenuto una breve conferenza e diversi interventi, in un ambiente molto interessante e stimolante, sono entrati i ladri in casa. Hanno rubato poco o nulla, qualche pezzo d’argento che era stato regalato in quelle occasioni che occorrono nella vita, e la mia è lunga, ma hanno devastato molto. Evidentemente cercavano soldi che ovviamente non hanno trovato e non troverebbero mai, semplicemente perché non ce ne sono. Chiamata la polizia e i carabinieri alle 14 si è presentata una volante alle 19,30. Mi viene il dubbio se fare la denunzia, a quanto pare è del tutto inutile. E d’altra parte questo nostro detestabile paese è una sorta di manna per i ladri. Niente controlli preventivi, niente indagini, se ti difendi dentro casa ti accusano di eccesso colposo in legittima difesa, la polizia e i carabinieri sono impotenti perché non hanno più mezzi.

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Cronache da una società detestabile

preventivo ConTe1La società italiana sta diventando sempre più detestabile. La situazione è talmente incancrenita che non credo ci possano più essere rimedi diversi da un totale azzeramento e ricostruzione. Ma ci vorranno generazioni per farlo. Vorrei fare di queste cronache una specie di rubrica, raccontando le cose più assurde che possono capitare nella vita quotidiana. Il sistema riesce a far diventare difficili se non impossibili persino le cose più semplici, ed ovviamente sempre in danno dei più deboli. Mi rendo conto che non serve a molto, visto che i miei articoli sono letti, al più, da qualche migliaio di persone, mentre il sistema racconta le sue ignobili bugie raggiungendo ogni volta milioni di persone, ma almeno mi sfogo e invito i miei lettori a fare altrettanto, sia nei commenti sia segnalandomi le loro cronache di ingiustizia quotidiana. Il problema è che viviamo in un ambiente in cui la truffa e l’inganno sono considerate delle virtù. Non certo apertamente, perché al contrario,  quando il truffatore si fa scoprire, tutti sono pronti ipocritamente a dargli addosso in nome di non si sa bene quale etica. Ma appena è passata l’ondata di ipocrita indignazione, ricominciano tutti a fare esattamente le stesse cose che hanno appena finito di stigmatizzare così duramente. Sepolcri imbiancati, ipocriti, gente marcia e priva di ogni scrupolo.

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A proposito del cafone collettivo (risposta antirazzista a Blondet)

lombrosoIn un articolo sul suo sito, Maurizio Blondet stigmatizza certe pessime abitudini e pratiche di malagestio del turismo nel mezzogiorno d’Italia e dei meridionali in genere nel resto del paese. L’articolo ha suscitato varie polemiche e commenti che tuttavia, a mio parere colgono poco nel segno. Gli strali contro gli “osco-campani”, anche denominati “osco-fescennini”, sono impietosi. Una certa mentalità un po’ gretta e meschina, rigorosamente individualista che poco si cura del bene comune senza comprendere che in quel bene comune trarrebbe anche maggiore soddisfazione il bene personale, è ben diffusa in tutta la penisola, e la conosciamo bene. Che sia terreno di coltura della camorra e delle varie mafie che si contendono il territorio nazionale è pure noto. E lo sfogo di Blondet è comprensibile, così come l’invettiva. Tuttavia non è affatto condivisibile. A prescindere dal tono anti-meridionalista che pervade tutto  l’articolo, da un intellettuale ci si aspetta altro dal razzismo più o meno manifesto che trasuda dal suo articolo. Capisco che vedere maltrattato il sito di Pompei, che se fosse in Germania sarebbe in testa alle classifiche mondiali dei siti archeologici visitati da turisti e studiosi, così come l’emblematica “sparizione” dei carrelli per i bagagli, finiti nelle mani di un racket pseudomafioso all’aeroporto di Orio al Serio, fanno rivoltare le budella, ma un intellettuale deve sempre ragionare sulle cause e non sugli effetti. Altrimenti si finisce per fare del razzismo gratuito, e di tutto abbiamo bisogno tranne che di questo. E soprattutto non si capiscono le cause di questi comportamenti e non se ne possono trovare i rimedi. Quindi nessuna polemica sul razzismo di Blondet, ma ragionamenti sulle cause. Altrimenti non ne usciamo mai vivi.

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La generazione perduta

DisoccupazioneIl Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme per l’Italia. Ci vorranno vent’anni per far tornare l’occupazione ai livelli prima della crisi. Lo stesso tempo previsto per il Portogallo, mentre la Spagna, sempre secondo il FMI, impiegherà solo dieci anni. Insomma, prospettive cupe per la gente ed il loro  futuro. Ovviamente si parla di occupazione degli adulti, poiché la disoccupazione giovanile continuerà a battere record su record, al punto che si parla di una generazione perduta. Direi che sono due generazioni che hanno perduto la speranza e l’entusiasmo, visto che la crisi finanziaria è iniziata dieci anni fa ma che la crisi  dell’occupazione e dell’economia è divenuta significativa sin dai primi anni novanta del secolo scorso. Ovviamente, tale recupero dei livelli occupazionali sarà possibile solo in presenza di “una significativa accelerazione della crescita“, ovvero dell’araba fenice date le condizioni attuali dell’economia e le prospettive nere del futuro.

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Il petrolio della Finlandia e il reddito di cittadinanza universale

un pozzo di libriDa qualche giorno gira sui social network e siti alternativi la notizia che la Finlandia sta per adottare il Reddito di Cittadinanza Universale. Ho provato a cercare conferme sulla stampa ufficiale senza trovarne nemmeno una, ovviamente. E allora sono andato a cercare sui siti finlandesi, fidandomi della traduzione di Google (benedetto Google translator!), ed ho trovato che la notizia è almeno in parte vera.

Ma prima di entrare nel merito della questione devo una spiegazione sul titolo di questo articolo, “Il petrolio della Finlandia”. Perché la notizia è passata sui social come se la Finlandia intenda distribuire a tutti i cittadini il dividendum che ricava dalla vendita del petrolio, il che implica che in Italia o nei paesi che non hanno il petrolio la cosa è infattibile.

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