Elezioni 2022

Mi rendo conto di non aver scritto nulla su queste elezioni, dando tutto per scontato, ma forse non lo è affatto. A me il gioco che è stato imbastito appare chiaro e adesso lo descrivo rapidamente. La guerra e le sciagurate decisioni politiche dell’Europa stanno precipitando l’Unione in una recessione che durerà a lungo e che sarà molto dolorosa per tutte le fasce sociali.

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L’errore fatale del potere

Ci sono momenti nella storia in cui gli uomini al potere commettono degli errori tattici che si rivelano a posteriori essere tragici errori strategici. In genere questo accade quando il potere è più forte e dominante, e la causa è spesso l’arroganza, la presunzione e la superficialità degli uomini di potere. Un esempio classico è quello commesso da Augusto quando affidò a Publio Quintilio Varo le province germaniche appena conquistate e presuntuosamente ritenute già pacificamente romane. Varo era un burocrate che sapeva poco o nulla di guerra e tanto meno dei Germani e dei Cherusci, la tribù alla quale apparteneva Arminio. Si fidò completamente di lui allontanando gli ufficiali romani che cercarono di metterlo in guardia, e finì nella trappola di Teutoburgo nella quale perì insieme a due legioni e alle speranze romane di una rapida espansione nell’est europeo. L’errore tattico fu fatale per le mire espansionistiche romane, e si trasformò in un limite strategico, poiché da quel momento il fiume Reno rappresentò il limite invalicabile all’espansione romana ad est.

Quel limite all’espansione territoriale segnò anche l’inizio del declino dell’impero, la cui economia si fondava essenzialmente sulla tratta degli schiavi che rappresentavano il motore dell’economia romana e consentivano agli imperatori di tenere bassa la pressione fiscale interna e alimentare le legioni con nuova linfa vitale. Commentando le imprese di Giulio Cesare in Gallia notai che durante i nove anni di campagne militari, la resa di gran lunga maggiore fu la vendita del milione circa di schiavi che Cesare mandò a Roma, e che rappresentò i nove decimi di tutti i ricavi delle sue campagne in Gallia. Il rimanente, era costituito dai tributi che tutte le tribù della Gallia furono costrette a mandare a Roma durante lo stesso periodo.

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Il Price cap e le facce di tolla

Questa storia del “price cap” sul prezzo del petrolio e del gas è davvero surreale. Le continue menzogne sulla guerra in Ucraina hanno ampiamente dimostrato che i nostri governanti, sia in Italia che in Europa, hanno la faccia come il culo, ma le loro dichiarazioni e le cose che intendono fare per cercare di alleviare (almeno così dicono), il peso del costo dell’energia sulle popolazioni, sono davvero incredibili. Ovviamente per chi conosce un pochino come stanno le cose e di cosa stiamo parlando. Perché quelle facce da culo al governo e le loro immagini speculari sui media, raccontano tutta un’altra storia, del tutto falsa, evidentemente falsa, l’ennesima sfrontata e insopportabile bugia.

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Taiwan, Pelosi e la pax americana

La visita della Presidente della Camera dei deputati degli Stati Uniti a Taiwan, è stata osteggiata non solo dalla Cina, che si è sentita offesa e umiliata da un gesto così apertamente ostile, ma anche dalla Presidenza degli Stati Uniti e dal Pentagono, che hanno cercato fino all’ultimo di impedire il provocatorio viaggio della Pelosi nell’isola “ribelle“, come la definiscono i cinesi del continente, che la considerano parte integrante della Repubblica Popolare. D’altra parte nel mondo sono solo quattordici le nazioni che riconoscono ufficialmente a Taiwan dignità di stato in sé, e certamente non sono le più importanti né popolose del mondo: Belize; Città del Vaticano; Guatemala; Haiti; Honduras; le Isole Marshall; Nauru; Palau; Paraguay; Saint Kitts e Nevis; Saint Vincent e Grenadine; Saint Lucia, Eswatini (noto fino al 2018 come Swaziland) e Tuvalu. D’altra parte era assurdo che nell’Assemblea della Nazioni Unite la Cina e il suo miliardo di abitanti di allora, fosse rappresentato da un’isolotto che di abitanti ne aveva si e no venti milioni solo perché il governo dello sconfitto Chiang Kai-shek era gradito agli anglosassoni che, ovviamente, avversavano il governo comunista di Mao Dse Dong. Solo nell’ottobre del 1971 il seggio nell’Onu, che era occupato dalla Repubblica Nazionalista di Cina, appunto da Chiang Kai-shek, fu assegnato dall’Assemblea dell’Onu dalla Cina Comunista, che rappresentava stabilmente gli abitanti di quella consistente parte del mondo.

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Prospettive economiche per l’Italia con la guerra in corso

Lasciate perdere le sciocchezze che raccontano i politici nostrani che, pur di servire il loro padrone americano, sono capaci anche di farti credere che possiamo costruire in sei mesi impianti che producono energia dal metano delle latrine pubbliche (gli antichi vespasiani da ripristinare al più presto) e che gli asini volano (su questo, devo dire che non avrebbero tutti i torti, viste le fulminanti carriere di certi asini che “volano” nell’empireo della politica). D’altra parte, li avete votati e ora ve li tenete così come sono, ignoranti, voltagabbana, poltronari, ipocriti e servi del potere finanziario. Per chi vuole riflettere, offro in comunicazione questo report dell’ufficio studi del noto sito di complottisti e “novat-telappesca” (neologismo che propongo per indicare tutti quelli che non la pensano esattamente come il mainstream vorrebbe che (non) pensassero) che si chiama Banca D’Italia. In questo report, fottendosene delle minchiate dei politici, si dice chiaramente che se la guerra finisce domani mattina, la crescita del Pil dell’Italia si attesterebbe quest’anno intorno al 3% (rispetto all’ottimistico 4,2% delle precedenti previsioni), se durasse ancora due o tre mesi, la crescita sarebbe non superiore al 2%, e che se invece la guerra durasse a lungo, si entrerebbe per almeno due anni, in una spirale recessiva per cui il Pil calerebbe di almeno lo 0,5% all’anno. Il tutto per le conseguenze delle sanzioni imposte alla Russia per andarci a fare la guerra per conto degli americani.

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Il governo degli imbecilli

L’etimologia della parola imbecille è semplice e chiara. Il termine viene dal latino “Imbecillis“, variante del comunissimo “Imbecillus” che significa senza (in) bastone (bacillus), e quindi debole e inabile al movimento. il termine è poi passato a definire coloro che non hanno un appoggio con cui la mente può progredire nel cammino della conoscenza, e in generale, quelli incapaci di ragionamenti che abbiano un minimo … Continua a leggere Il governo degli imbecilli

Europa guerra e politica

Non avrei mai pensato che sarei stato tentato dal fare il tifo per la Le Pen nelle elezioni francesi. Ma in questa situazione, dato che il candidato della sinistra Mélenchon non ha alcuna possibilità di venire eletto, temo che l’unica alternativa credibile per il popolo francese sia proprio Marina Le Pen. Macron è il candidato della élite industriale e finanziaria della Francia, mentre la Le … Continua a leggere Europa guerra e politica

Sanzioni, c’è qualcosa che non quadra, forse ci stiamo sanzionando addosso

Secondo i nostri geniali gestori del sistema finanziario, le pesantissime sanzioni prese dai paesi occidentali a carico della Banca Centrale Russa, e dell’intero sistema finanziario della Federazione, avrebbero dovuto portare al default della Russia, alla riduzione del rublo a carta igienica e all’immiserimento dell’economia russa al punto da riportarla a una situazione comparabile a quella che si era verificata subito dopo lo scioglimento dell’URSS. In … Continua a leggere Sanzioni, c’è qualcosa che non quadra, forse ci stiamo sanzionando addosso

Sulle conseguenze economiche della guerra

Si discute molto in questi giorni oscuri delle conseguenze economiche delle sanzioni, sia per la Russia che per i paesi europei e anche, di riflesso per il resto del mondo. C’è una narrazione occidentale che esalta l’efficacia delle sanzioni prese nei confronti della Russia perché si ritiene che l’economia russa ne sarà violentemente condizionata almeno a medio termine. Si rileva anche che, tuttavia, anche i … Continua a leggere Sulle conseguenze economiche della guerra

Della guerra e della pace

La distruzione della ragione Difficile dire qualcosa di ragionevole anche dopo un mese dall’inizio della guerra in un mondo in cui la ragione sembra essersi eclissata. György Lukács nel suo Ontologia dell’essere sociale scrisse che “L’ideologia non è forse mai stata così importante come per l’appunto nell’epoca della deideologizzata manipolazione raffinata degli uomini“. La nuova fisica che univa indissolubilmente soggetto e oggetto in una unità … Continua a leggere Della guerra e della pace

Poteri e vaccini

Ho scritto poco o nulla sulle vicende che vedono una parte consistente e variegata della popolazione del mondo contrapporsi all’obbligo, variamente mascherato, di assumere un vaccino per contrastare l’epidemia di Covid 19 che ci tormenta da un paio di anni. Giusto un articolo sulla Pfizer, nel quale espongo (ma non sono certo stato io a scoprirlo) che si tratta di un’associazione per delinquere più volte condannata a pene o sanzioni molto pesanti dalle Autorità sanitarie americane e di altri paesi del mondo. Ma questo è solo un aspetto della questione e non spiega lo scontro in atto né le sue conseguenze, anche se dà un’indicazione sui alcuni dei suoi presupposti. Ho deciso qui di di esprimere la mia opinione su tutta la vicenda per cercare di capire come andrà a finire e cosa accadrà nei prossimi mesi. La questione è complicata e ha molteplici aspetti da tenere in considerazione e sui quali riflettere. Cercherò di non essere troppo prolisso, ma dico subito che è difficile sintetizzare troppo senza perdere il filo.

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La prevedibile caduta del M5S

La scomparsa del M5S dalla scena politica in questa tornata elettorale era prevedibile e tutto sommato, auspicabile. Per la semplice ragione che il "Movimento" aveva tradito da tempo il progetto originario e i risultati della sua partecipazione alla vita politica locale e nazionale sono stati disastrosamente mediocri. Qual era il progetto originario? L'idea del M5S degli inizi era di rovesciare la società partendo dal basso e la partecipazione alle istituzioni doveva essere un corollario di questa "rivoluzione" e non certo il fulcro centrale dell'azione. Il presupposto era che le istituzioni non sono realmente riformabili e che la società va cambiata in concreto nell'azione sul territorio, coinvolgendo la gente, ormai totalmente disaffezionata alla "politica", nella costruzione di un nuovo soggetto che ricucisse il tessuto sociale lacerato da corruzione, egoismi, poteri, particolarismi, invidie e burocrazie bizantine. La partecipazione alle istituzioni doveva rappresentare il momento del controllo, per impedire che i poteri forti potessero ostacolare il progetto di rivoluzione che doveva scuotere la società civile. Per questa ragione, in parlamento e nelle istituzioni locali, poteva andare chiunque, perché non avrebbe avuto il compito di condurre lì la rivoluzione, ma solo di fare i "cani da guardia" e impedire altre corruzioni, gestioni del potere, lobbysmi, e inciuci che potessero fermare la rivoluzione da fare nella società. 
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Quarantasei anni dopo Saigon, Kabul

Dopo quarantasei anni, a Kabul si sono viste le medesime scene che ci presentò nel 1975 la precipitosa fuga da Saigon degli americani, incalzati dalla irresistibile avanzata dei Vietcong. Non ho alcuna simpatia per il governo dei Talebani, e tanto meno per la loro ideologia e per le loro tradizioni sociali e politiche. Non fosse altro per come trattano le donne, fatto peraltro comune a gran parte del mondo islamico. Ma quando gli americani decisero di attaccare l’Afghanistan, reo di aver ospitato Al Qaeda e Osama Bin Laden che, ricordo, aveva lavorato a lungo con i servizi di sicurezza americani, mi sembrò una scusa bella e buona per fare i cani da guardia del nemico supremo Iran, per mettere una spina nel fianco della nemica Russia, per dare un segnale di forza a tutto il mondo islamico, e per fare qualche affaruccio. Presidente era un Bush, e si sa che i Bush sono petrolieri, che cercavano allora di impadronirsi delle riserve degli stati ex URSS che gravitano intorno all’Afghanistan. Il progetto, che poi era la reale causa della guerra in Afghanistan, consisteva nella costruzione di un gasdotto che portasse il gas del Mar Caspio, direttamente al mare attraverso il Pakistan e l’India e magari anche un oleodotto per sfruttare le enormi riserve di petrolio del Kazakistan.

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Una storia surreale

Mi viene a trovare un amico per annunciarmi la sua candidatura al Primo Municipio di Roma e chiedermi un supporto. La sua idea è di proporre il mio progetto nel Municipio per dare un aiuto alle attività economiche e sostenere iniziative culturali. Mi chiede anche la mia disponibilità a candidarmi o comunque a partecipare a manifestazioni pubbliche a sostegno della sua candidatura. Gli dico che … Continua a leggere Una storia surreale