Roma: la soluzione è l’idea di Totila?

colosseo-assemblea1Roma fa schifo. È una città che vive di menzogne, di truffe, di piccole e grandi mafie, di chiacchiere inutili, di disorganizzazione, di degrado, di sporcizia, di incuria. Che fa finta di ammantarsi di una gloria che non le appartiene più da tempo, perché gli antichi romani sono morti tutti, e non è una battuta. C’è un sito online che si intitola “Roma fa schifo”. Questo è un sentimento comune a molti, a quanto pare. Le ultime vicende del sindaco Marino, la dicono lunga sulla natura della città.

Certo, Marino si è comportato in modo superficiale, e probabilmente è inadatto a fare il Sindaco di una città in stato terminale come Roma. Ha di fatto esposto il fianco ai suoi nemici, e tra questi tutto il circo massmediatico italiano, con quello romano in prima fila.  Doveva immaginare che l’esplosione di “Mafia capitale” avrebbe scatenato i poteri mafiosi forti contro di lui. Avrebbero accusato di ogni nefandezza persino San Francesco, figuriamoci uno “tenero” come Marino. È questa la natura di Roma, Fatta di veleni, di colpi bassi, di difesa dei privilegi e delle mafie. “Roma fa schifo” ha affrontato questo argomento in un articolo che ha centrato la questione, descrivere l’ambiente nel quale prospera la mentalità pseudo mafiosa che attanaglia Roma da decenni.

Si tratta però di ragionare e di capire cosa sta succedendo in questa città, quale mastodontico blocco di potere paracriminale era stato intaccato e le modalità con cui ha reagito. Non si tratta di mafia come ce la immaginiamo. Non c’è Sandokan o Bernardo Provenzano. Non ci sono neppure Buzzi o Carminati. C’è un qualcosa di peggiore, di pervasivo e di gigantesco che transita attraverso ogni bancarella di cui è disseminata la città e nel modo di fare di ogni dipendente pubblico; che percorre le decine di addetti Ama appena licenziati perché assunti in nome di Parentopoli e volteggia sulle scrivanie dei medici di base che autorizzavano malattie inesistenti ai vigili urbani e che andranno sotto processo; che identifica ognuna delle decine di migliaia di auto in doppia fila pizzicate dallo Street Control e si siede sulle centinaia di sedie e tavolini abusivi rimosse dai dehors dei ristoranti del centro troppo spesso controllati dalla ‘ndrangheta. E’ una mafia con alcune centinaia di migliaia di picciotti che non sanno di esserlo, che si comportano da banditi senza neppure rendersene conto, vivendo questa come la normalità più assoluta. Una mafia pronta a tutto pur di cambiare e di ristabilire la pax. Se a Caserta, a Palermo e a Reggio Calabria c’è la criminalità organizzata, qui c’è la criminalità disorganizzata. Per la primissima volta un sindaco, volontariamente o per azzardo, se l’era messa contro“. Questa è Roma, e chi ci abita lo sa benissimo. Francamente credo che sia impossibile cambiare questa mentalità, cambiare questa città. Ormai è perduta e gli antichi romani, come dicevo prima, sono morti tutti.  Lo spirito di servizio che avevano quei romani, di sacrificio per il bene comune, l’amore per la città e per la sua gloria. Beh, almeno fino alle guerre puniche perché dopo, quello spirito si è volatilizzato, anche se è sempre stato portato ad esempio non solo in Italia, ma da storici di tutto il mondo. Quando sono arrivate le grandi ricchezze e con esse le pratiche usurarie, allora l’etica si è fatta da parte, e si è andata a nascondere, chissà, forse nei Campi Elisi dai quali è difficile stanarla.

Roma è stata tradita dalla sua stessa ambizione, tradita e distrutta da essa. Sono rimaste le vestigia create da quella grande ricchezza, ma secondo un modello di sviluppo insostenibile, poiché si basava sul lavoro servile ed era sempre più difficile andare a prendere gli schiavi. E così Roma cominciò la sua decadenza nel momento stesso in cui cominciò a diventare ricca. Solo due secoli dopo la fondazione dell’impero era una città mezza spopolata, e ancora un secolo ed avrebbe perduto anche la sua centralità nell’impero. La Roma del tardo impero era una città fantasma, popolata da poche migliaia di persone la maggior parte delle quali viveva di espedienti. Odoacre regna su poche decine di migliaia di individui. Gli sembra un dovere morale togliere a quel ragazzino incosciente il pomposo titolo di Imperatore Romano di Occidente che era divenuto completamente privo di ogni significato.  Ancora settant’anni e Roma s spopola completamente. Rimase deserta per circa nove mesi, durante la guerra Goto Bizantina.

Fu Totila a svuotarla, dopo averla conquistata il 17 dicembre del 546.  Furono quattro Isauri ad aprire le porte a Totila, poiché il governatore bizantino Besso era così stupidamente avido da non pagare nemmeno i suoi soldati pur di accumulare ricchezze. Oltre, ovviamente, a tartassare di tasse i pochi cittadini rimasti che erano arrivati persino a rimpiangere gli Ostrogoti. La conquista da parte di Totila apparve una specie di liberazione, anche se i Goti erano non certo teneri con le città conquistate. Comunque, Totila era così ambizioso da puntare a diventare Re d’Italia con il consenso di Giustiniano, al quale mandò un ambasciatore a formulare le sue richieste, minacciando altrimenti, la distruzione di Roma. Giustiniano gli rispose picche, dicendogli di rivolgersi a Belisario il quale, notoriamente, era per la guerra ad oltranza contro i Goti, e così Totila iniziò ad abbattere le mura della città per impedirne l’uso militare, ma cambiò idea quando Belisario gli fece notare in una lettera che egli voleva essere il ricostruttore della gloria di Roma e invece la stava distruggendo. Così decise di prendere tutti gli abitanti rimasti, che erano in tutto  circa settemila (!!) e di deportarli a Cuma, chiudendo la città e lasciandola deserta. CI pensò poi, Belisario a riportare gli abitanti in città e ricostruire le mura abbattute.

Ecco, credo che quell’idea di Totila sia l’unica soluzione ai mali della città. Prendere tutti i suoi abitanti e portarli lontano, lasciandola deserta per un po’ di tempo. Ma non per nove mesi, forse non basterebbero nemmeno nove anni. Un po’ di aria pulita, niente traffico, niente truffe, niente prepotenze, niente di niente. Il silenzio e l’oblio. e i sedicenti romani che ora abitano questa città, e che non hanno niente a che vedere con i romani che, ripeto, sono morti tutti da tempo, portarli non più a Cuma, per non vessare i poveri abitanti di questo ameno luogo della Campania, ma forse in qualche isola deserta e sperduta nel nord o nel sud del mondo, Estremo nord e sud così che sia praticamente impossibile tornare indietro.  Poi, fare di Roma un enorme museo all’aperto, ma gli addetti, i guardiani, le manutenzioni, le pulizie, meglio richiamare i Goti o i Normanni. Verrebbero volentieri e renderebbero l’aria pulita e respirabile.  E chissà che alla fine, dai Campi Elisi che pure si estendono sotto Roma, non riemerga l’originario spirito della città. Chi lo sa, potrebbe succedere…

 

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