La rivoluzione del lavoro

Il lavoro libero e creativo era per Marx, quello dell’artigiano padrone di sé, della propria vita, dei propri strumenti di lavoro, che costruiva attraverso il suo lavoro la propria vita e non era costretto ad alienarla ad altri. Essi quindi, erano sfruttati, al pari dei contadini, perché non erano liberi di determinare il proprio lavoro e perché una parte consistente di questo lavoro finiva nelle tasche del padrone sfruttatore. L’essenziale è che il lavoro deve esser libero, una scelta cioè, che non deve essere assoggettata a nessuna costrizione. Nella nostra società, questa libertà è possibile solo se a tutti i cittadini viene garantita quantomeno la sopravvivenza, il diritto cioè a rimanere in vita in condizioni decenti.

La Piccola Unità,  maggio 2000

Chi l’ha detto che per cambiare la società è necessario lottare per il lavoro? Certo senza il fare, senza il creare l’uomo non è niente. Poco più e poco meno di un animale, che almeno conserva l’innocenza dell’incoscienza nei suoi comportamenti. Dobbiamo però ragionare su cosa intendiamo per lavoro, poiché qui pare che un lavoro qualunque, sfruttato, sottopagato, alienato vada comunque e sempre bene. Come i Lavori Socialmente Utili, i cui fortunati possessori sono onorati di percepire un terzo dello stipendio lavorando almeno il doppio, senza alcuna garanzia, né prospettiva, né previdenza dei “regolari” presso gli stessi enti. Insomma sfruttamento brutale e dignità calpestata, dallo Stato come il peggior “braghe bianche” della fine dell’ottocento. Solo che il nome pomposo, il fatto che sia lo Stato il “padrone”, che i sindacati siano d’accordo, anzi sollecitino il governo ad assumere iniziative per fare fronte alla disoccupazione, induce molti a credere che gli LSU siano una cosa buona, una conquista dei lavoratori, dei proletari e dei disoccupati. E così il governo si vanta di aver creato un milione e passa di posti di lavoro, e tranne qualche rara mosca bianca, nessuno dice niente. E i Lavoratori Socialmente Utili stiano zitti, altrimenti saranno licenziati senza tante storie. D’altra parte non ci sono i soldi, lo Stato più di quello non può pagare, e allora bere o affogare. Carlo Marx quando scrisse i Grundrisse, aveva dinanzi a sé le vicissitudini dei contadini e degli artigiani. Dei vecchi e dei nuovi sfruttati, i contadini da sempre per mantenere l’oligarchia al potere, e gli artigiani espropriati dei loro strumenti e mezzi di produzione da un padrone che aveva il capitale sufficiente per pagarli tutti, e che li aveva costretti dapprima alla miseria, e poi a lavorare per lui. Il lavoro libero e creativo era per Marx, quello dell’artigiano padrone di sé, della propria vita, dei propri strumenti di lavoro, che costruiva attraverso il suo lavoro la propria vita e non era costretto ad alienarla ad altri. Essi quindi, erano sfruttati, al pari dei contadini, perché non erano liberi di determinare il proprio lavoro e perché una parte consistente di questo lavoro finiva nelle tasche del padrone sfruttatore. L’essenziale è che il lavoro deve esser libero, una scelta cioè, che non deve essere assoggettata a nessuna costrizione. Nella nostra società, questa libertà è possibile solo se a tutti i cittadini viene garantita quantomeno la sopravvivenza, il diritto cioè a rimanere in vita in condizioni decenti. Altrimenti il lavoro non è libero, perché appunto dettato dalla necessità di mantenersi in vita, e oltretutto è sfruttato e pure brutalmente da uno Stato che ti toglie i due terzi dei tuoi proventi per mantenere se stesso e la casta di privilegiati al potere, e ti spaccia lo sfruttamento e l’espropriazione come “Socialmente Utile”. Il lavoro per la necessità non può essere nemmeno creativo, dato che uno schiavo, che tali sono coloro che sono costretti a dedicare agli altri la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie, non ha nessuna creatività. E allora, rivoluzionario diventa la lotta per il diritto di vivere e di scegliere la propria vita. E non fatevi ingannare dalla menzogna che non ci sono i soldi, perché è appunto una menzogna. Ci sono i soldi, le risorse, la produzione sufficiente per distribuire a tutti i cittadini il reddito di cittadinanza. Non solo ma è anche possibile e necessario far pagare le tasse ai ricchi invece che, come accade da sempre, ai poveri e agli sfruttati. Nel mio libro “Un Milione al mese a tutti: subito!” edizioni Malatempora trovate come sia possibile tutto ciò. Ne riparleremo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...