Bellimbusti, Signorine e Jovanotti

Il nodo della rinascita economica, in tutto il mondo passa attraverso riforme che svincolino decisamente le politiche mone-tarie dalla crescita dell’economia reale e riducano il peso della bolla speculativa sull’economia finanziaria. E’ assurdo che nei paesi sviluppati un tasso di crescita superiore al 2/3% sia insostenibile. Questo è l’effetto perverso della finanziarizzazione dell’economia, che costringe le autorità monetarie a politiche di restrizione del credito. In altri termini, il freno all’economia reale ha la funzione di limitare il meccanismo di creazione di denaro da parte delle banche stimolato, in questo sistema finanziario, dall’espansione economica. 

Avanti! febbraio 2000

Certo che il Festival di Sanremo è proprio una bella invenzione. Milioni di italiani davanti al televisore per un paio di settimane a sentire canzonette, ammirare bellimbusti di chiara fama e prosperose signorine, e soprattutto a non occuparsi dei guai di una politica sempre più deprimente. Agli abituali protagonisti, nell’ultima edizione, si è aggiunto Jovanotti che, intuendo lo spirito del tempo, ha cercato di dare un po’ di lustro alla malridotta politica di questi tempi, producendosi in un’esternazione buonista sulla necessità di rimettere il debito nei confronti dei paesi più poveri. Ha confezionato, così, un ben riuscito spot pubblicitario in favore del Presidente D’Alema e del segretario Veltroni che, con sospetto tempismo, si trova in tournée proprio nel terzo mondo. Che non si possa costringere i paesi poveri del terzo mondo a pagare né gli interessi né la sorte di un debito contratto per lo più per alimentare burocrazie corrotte e guerre sanguinose, non credo vi sia dubbio. D’altra parte è anche evidente che per molti dei paesi poveri la questione è solo nominale, dato che da tempo non hanno neppure i mezzi per comprarsi il pane. In questa situazione disperata, il problema di un debito estero che non sarà pagato mai passa davvero all’ultimo posto. E per certi versi il polverone sollevato dai nostri Jovanotti sul problema rischia di far passare in cavalleria il vero nodo della questione. Vale a dire che se non si trova la maniera di far partire un minimo di sviluppo economico nel terzo mondo, non solo la povertà, la fame e la morte continueranno ad imperversare, ma ci saranno conseguenze pesanti anche per i paesi del mondo occidentale sviluppato. Sia per il rischio di migrazioni ancora più massicce di quelle degli ultimi anni, sia per l’esplosione di continui focolai di guerra e di epidemie che rendono eticamente intollerabile questa situazione, ma anche per l’impossibilità di creare un mercato in quei paesi che possa dare fiato alla produzione occidentale. Se le belle coscienze dell’occidente si acquietassero nella prospettiva buonista della cancellazione di un debito di fatto già inesistente, accompagnandola magari con la fanfara della propaganda politica interna, non solo il problema non verrebbe risolto, ma al contrario, nascondendo la questione principale, la cancellazione del debito rischia di aggravarlo. E allora, che fare? Il debito dei paesi del terzo mondo è solo la punta dell’iceberg di un sistema mondiale che è cresciuto sul debito. Quello estero degli Stati Uniti, che sta provocando i rialzi del tasso di sconto di un preoccupatissimo Greenspan, supera i trecento miliardi di dollari e dagli anni settanta in poi tutti i paesi del mondo accompagnano le proprie economie con un debito estero ed interno in crescita esponenziale. Il fatto è che il debito interno, in realtà, maschera le emissioni monetarie che la fine degli accordi di Bretton Woods hanno svincolato dall’oro e il debito estero è una maniera surrettizia di scaricare sui bilanci degli stati del mondo le necessità crescenti di un famelico mondo finanziario. Il nodo della rinascita economica, in tutto il mondo passa attraverso riforme che svincolino decisamente le politiche mone-tarie dalla crescita dell’economia reale e riducano il peso della bolla speculativa sull’economia finanziaria. E’ assurdo che nei paesi sviluppati un tasso di crescita superiore al 2/3% sia insostenibile. Questo è l’effetto perverso della finanziarizzazione dell’economia, che costringe le autorità monetarie a politiche di restrizione del credito. In altri termini, il freno all’economia reale ha la funzione di limitare il meccanismo di creazione di denaro da parte delle banche stimolato, in questo sistema finanziario, dall’espansione economica. Con la conseguenza assurda che, per limitare la crescita della massa monetaria, alimentata dal sistema fiscale, si frena lo sviluppo economico che in questo sistema è il solo a poter consentire la riduzione del debito pubblico e quindi la riduzione della pressione fiscale. Insomma, un sistema incartato su se stesso, in cui la gente che lavora sta sempre peggio mentre il mondo finanziario crea ricchezza virtuale in un clima di crescenti rischi di esplosione del sistema. Per affrontare con decisione la situazione c’è solo una riforma che sposti il peso fiscale sulla massa monetaria e liberi il mondo dell’economia reale, consentendo tassi di crescita di nuovo adeguati alle capacità di sviluppo tecnologico e non frustrati dalla rapinosa avidità del mondo finanziario, come spiego nel mio libro “Un Milione al mese a tutti: subito!” edito dalla Malatempora edizioni. Da ultimo una considerazione a margine. Se bellimbusti, signorine e Jovanotti si mettono in politica, c’è il rischio che la gente si accorga che i politici non sanno più farla, e che, oltretutto, sono anche molto meno fotogenici e buonisti. Un paio di millenni fa, tal Valerio Catullo scrisse qualcosa su cui non sarebbe inopportuna una riflessione dei nostri D’Alema e Veltroni. “Gallus homost stultus nec se videt esse maritum, Qui patruus patrui monstret adulterium.” In altre parole, chi semina vento raccoglie tempesta.

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