Il mistero dei tassi negativi, le paure dei capitalisti e la Faz

andamento-tassi-bce-fedI tassi di interesse sotto zero, nonostante sia iniziato il QE della BCE stanno creando non pochi problemi agli economisti. È una situazione del tutto nuova e si sta entrando in un campo inesplorato pieno di insidie e trabocchetti. Alessandro Plateroti, sul Sole 24 Ore, riassume così lo stato d’animo degli economisti  degli operatori finanziari: “Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.” E se qualche bello spirito, come Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese, si spinge fino a paragonare questa situazione alla rarefazione dell’argento nel 1400, con la grave crisi che ne derivò per effetto della rarefazione della moneta (dimostrando per inciso di aver capito ben poco della situazione attuale, Martin Wolf sul Financial Times, (ripreso dal Sole 24 Ore) arriva a preconizzare l’era della grande stagnazione e che il capitalismo non riprenderà mai più a brillare dopo questa crisi.

Noto per inciso che se qualcuno si fosse peritato di leggere qualche scritto di una quindicina di anni fa, di un oscuro avvocato che insiste a scrivere di economia, non sarebbe tanto sorpreso, visto che questa (facile) previsione l’ho formulata appunto a partire dal 1999 e nel 2001. In questi scritti avvisavo che la crescita dell’economia del debito e della finanzia avrebbe inevitabilmente portato il sistema verso i tassi zero. Metto un paio di citazioni dal libro “Dove andrà a finire l’economia dei ricchi” pubblicato da Malatempora nel 2001 con alcune considerazioni che oggi sono di grande attualità ma che allora sembravano vaneggiamenti, ma tutto il libro contiene “previsioni” sugli eventi che si sarebbero concretizzati dopo una decina di anni.

Questi elencati di seguito sono, in sintesi, i punti deboli del sistema:
1) La crescita del debito pubblico non è più tollerabile, anche se è continuata imperterrita negli ultimi dieci anni
2) Il livello di indebitamento delle famiglie sta spingendo fasce crescenti di popolazione in condizioni di povertà
in tutti i paesi occidentali, USA compresi, il che rende, tra l’altro, ridicole certe cifre sull’occupazione e la crescita economica.

3) L’incremento esponenziale dell’immigrazione, ovvero di gente alla ricerca di condizioni accettabili di vita
(non sanno quello che trovano qui), indice dell’impoverimento crescente nel terzo mondo.
4) L’estrema volatilità dei mercati finanziari, nonché l’estrema sensibilità dell’economia reale alle manovre sui
tassi (la caduta del PIL USA nell’ultimo semestre del 2000 dal +5.4% di giugno allo 0.9% di dicembre è estremamente significativa).
5) L’enorme potenzialità produttiva della new economy a fronte della quale c’è una domanda sempre più debole,
ai limiti della recessione. In questo contesto una crisi improvvisa di sovrapproduzione diventa probabile.
6) L’assoluta mancanza di chiarezza tra economisti, politici, operatori finanziari e banche centrali sulla gravità
della situazione e sui rimedi possibili. Chi mette in guardia sui pericoli viene tacciato, nella migliore delle
ipotesi, di essere uno iettatore, come accadde nel 1929 a Paul Warburg e Roger Babson.

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Abbiamo visto che c’è una tendenza alla riduzione dei tassi di interesse in tutto il mondo, con il limite del Giappone che li ha ridotti fino a zero, nel tentativo di far ripartire la propria economia soffocata da una domanda di beni estremamente debole. Lo stesso fenomeno si sta verificando in tutti i paesi occidentali, mentre nei paesi terzi, il FMI impone ancora politiche di tassi elevati, con il ricatto della svalutazione rispetto alle monete più forti. In questo modo si genera un trasferimento di ricchezza dai paesi poveri a quelli più ricchi.
E’ comunque un fatto che i tassi di interesse tendono a contrarsi. Le ragioni di questo fenomeno sono dovute sia all’eccessivo indebitamento del sistema, indebitamento che non è risolvibile, dato che la crescita stessa del sistema dipende da esso, sia ai pericoli di inflazione che abbiamo visto essere sempre presenti nel sistema ed essere temuti più della recessione dalle autorità monetarie. In un’economia in cui il debito avesse raggiunto la sua massima espansione i tassi di interesse dovrebbero essere necessariamente pari a zero, a causa dell’impossibilità per i debitori di incrementare il proprio indebitamento.

Nemmeno il tasso zero sarebbe sufficiente a portare il sistema economico in una situazione di equilibrio. Infatti, tutta la ricchezza prodotta apparirebbe sotto forma di debito, e quindi nel potere del creditore che, abbiamo visto, è il sistema finanziario nel suo complesso. Inoltre, il livello dei tassi non incide sulla distribuzione della ricchezza, e, infine, il sistema economico resterebbe paralizzato dalla progressiva carenza di strumenti monetari sufficienti per andare avanti. In altri termini, senza la creazione di moneta da parte del sistema finanziario, l’economia si bloccherebbe e cadrebbe in una recessione senz’altra via d’uscita, che quella della distruzione di una quantità di ricchezza sufficiente ad innestare un nuovo ciclo di ricostruzione. Insomma una guerra, che per la potenza delle armi e per la stupidità degli uomini che le detengono, potrebbe essere davvero letale per tutta l’umanità.

Insomma, non c’è nessun mistero dietro i tassi negativi e nella stagnazione economica che sta attanagliando l’Europa e gli Usa, a proposito dei quali c’è da dire che la “ripresina” dei mesi passati è stata un fuoco di paglia subito contraddetto da una nuova caduta della produzione non appena l’effetto drogante della Fed è cessato. Al punto che gli americani stanno nuovamente pensando di far partire un nuovo QE dalla fine dell’anno se l’economia non riparte. Sia i tassi zero o negativi che la stagnazione economica sono la naturale conseguenza di un’economia del debito che mostra i suoi limiti strutturali. E l’unico modo di uscirne è di ripensare in maniera radicale e profonda sia l’emissione che la distribuzione della moneta. Il problema non è più finanziario né economico, ma di logica del sistema, È questa che deve essere ripensata e trasformata in maniera radicale.

L’ambizione del progetto Faz è di offrire gli strumenti per ridisegnare il sistema economico in modo razionale. Questo comporta la fondazione di un nuovo patto sociale che sostituisca quello nato dalla rivoluzione francese che evidentemente non funziona più, poiché non è più in grado di assicurare né il progresso della società, né la pace sociale, né la tutela dei più deboli e nemmeno un minimo livello di solidarietà tra i cittadini.

Il progetto Faz indica le strade per affrontare i due più grandi problemi della società moderna. Il problema del lavoro insieme a quello della distribuzione della ricchezza prodotta, e il problema degli investimenti produttivi insieme a quello della spesa pubblica.  Il progetto Faz non disegna una nuova società, ma le fondamenta di un nuovo patto sociale. Le due cose sono profondamente diverse. Offrire un modello di società comporta un irrigidimento culturale e sociale che inevitabilmente porta con sé dei conflitti, come è accaduto ripetutamente nel corso della storia. L’idea della Faz è di agire ad un livello più profondo, alla base stessa del rapporto sociale che si fonda su relazioni economiche che ne costituiscono l’ossatura. Il denaro a tasso negativo impedisce l’accumulazione ed evita la trappola della liquidità, che è uno dei grandi problemi dell’economia moderna. L’emissione automatica dei finanziamenti, secondo criteri legati al livello del capitale sociale ed alla capacità della società di generare flussi di opportunità (cfr. Un’altra moneta), è un altro elemento essenziale per sottrarre alla sfera del potere e dell’arbitrio lo sviluppo delle attività produttive. Il reddito di cittadinanza, che solo in un ambiente a tasso negativo è possibile emettere senza rischiare il collasso finanziario, è la base del nuovo patto sociale. il collante che tiene insieme le diverse componenti della società. Come poi questa debba svilupparsi e quale direzione prendere lo decideranno i cittadini secondo i loro costumi e le loro tradizioni. La cosa essenziale è che questi elementi mettono di nuovo l’umanità all’inizio ed alla fine del processo economico che ora, invece, è dominato dalle esigenze del capitale.

I capitalisti hanno ragione ad avere paura del tasso negativo, esso può incidere sui loro profitti e sul loro patrimonio in modo significativo. Ma in realtà anche il tasso negativo non è che una tecnica, ed esso, come tutte le tecniche, può essere usato anche in modo malevolo. Quello che i capitalisti devono temere di più del tasso negativo è un criterio di distribuzione del denaro e di generazione della produzione che non metta più al primo posto i loro interessi ma i valori dell’umanità. Poiché la vera essenza della finanza è di essere uno strumento di potere e togliendole questa capacità di generare potere, si toglie ai capitalisti la loro stessa natura e ragione di essere. Parlo ovviamente, degli gnomi della finanza, di quei gruppi che posseggono una enorme quantità di strumenti finanziari e che lo usano per esercitare il loro potere. Gli imprenditori, le persone che dedicano la propria attività alla produzione di beni saranno ben felici dell’avvento della Faz, come ho scritto ripetutamente in diversi documenti e libri. Il nuovo sistema li vedrebbe comunque protagonisti e liberi di intraprendere ed esprimere la propria creatività molto più liberamente di quanto non accada ora.  È la speculazione finanziaria il grande problema, il tasso negativo gli toglie la terra sotto i piedi, ne determina la scomparsa più o meno rapida. Aspettiamoci reazioni durissime, e d’altra parte la ragione principale per cui il progetto Faz deve partire dal basso è data proprio dal fatto che tutte le posizioni istituzionali sono in qualche modo condizionabili dal potere finanziario. Ma non c’è alternativa, e loro lo sanno benissimo.

 

 

 

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