I forconi di Roma

romaMa che bello! I conti della Capitale sono al dissesto completo dopo la mancata approvazione del solito decreto di salvataggio che la stampa nazionale ha battezzato con l’espressione “decreto SalvaRoma”, e la città dovrà chiudere. Ha ragione Marino a dire che l’espressione “SalvaRoma” è falsa e fuorviante. Si tratta, in realtà di soldi che lo Stato trattiene dalle tasse dei romani e che non sono stati trasmessi al Comune, insomma il solito furto di Stato, che per darti poi i tuoi soldi fa finta di elargire aiuti. Marino, del quale non ho alcuna stima, ma che in questa circostanza mi sta piacendo molto, minaccia di chiudere la città e invoca i forconi contro i politici e la politica da strapazzo. Niente bus e metropolitana, niente servizi di manutenzione delle strade, degli alberi, dei giardini, delle fognature e dei tombini, niente Municipale e niente parcheggi, né semafori, né multe e nemmeno traffico. Niente trasferimenti ai Municipi e quindi, chiusi gli asili nido, i centri anziani, i giardini e parchi pubblici, l’assistenza domiciliare e quant’altro di loro competenza. Gireranno solo le auto blu dei politici, così i cittadini sapranno subito e senza alcun dubbio con chi prendersela.

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Il PIL e il prefisso telefonico di Torino

Tutti i giornali di oggi danno grande risalto al ritorno in positivo del PIL italiano nel quarto trimestre del 2013. In questo link ce n’è un esempio. La cosiddetta crescita è stata dello 0,1%, un po’ meno del prefisso telefonico di Torino che, com’è noto, è 011. L’anno, ovviamente, è in profondo rosso poiché nel 2013 il PIL è calato dell’1,9% , meno del 2012 quando la riduzione si era attestata al 2,5% ma sempre una brutta botta per il paese. Questo dato positivo dipende da una variazione in attivo dell’agricoltura e dell’industria, mentre la variazione nei servizi è stata nulla. Insomma, abbiamo venduto qualche arancia in più ai tedeschi (forse) e qualche azienda ha aumentato un poco la produttività, ma da qui a gridare al miracolo ce ne corre.

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Critica della Modern Monetary Theory

  Ho già scritto un paio di anni fa su questo argomento prendendo spunto dalla pubblicazione dell’opuscolo di Paolo Barnard sulla teoria che egli propugna in Italia. In quell’articolo c’erano diversi cenni di critica verso la teoria per quello che se ne capiva dagli scritti di Barnard. Mi riservavo di scrivere un articolo completo appena possibile, ed ora credo sia arrivato il momento di farlo. … Continua a leggere Critica della Modern Monetary Theory

Burocrazia e fiscalità oppressiva

Burocrazia e fiscalità oppressiva   Quando ero ragazzo, mio padre mi spiegò cosa fosse la burocrazia, e per farmi capire bene mi raccontò una storiella.

“Due leoni si incontrano a villa Borghese a Roma: uno era pallido ed emaciato, magrissimo, quasi scheletrico, dall’aria rassegnata e stanca. L’altro, invece, era grasso e ben pasciuto, ma fortemente preoccupato ed allarmato. Quello grasso si rivolge al compagno chiedendogli cosa gli fosse capitato per essersi ridotto in quelle condizioni. E quello gli racconta la sua storia. “Io vivevo al giardino zoologico, e stavo benissimo. Bistecche tutti i giorni, vita tranquilla, leonesse affettuose. Qualche mese fa, al Ministero, vince l’appalto per le forniture alimentari dello Zoo, una ditta che aveva fatto un’offerta molto bassa per il servizio, e molto generosa per i funzionari. Questa nuova ditta, non so se involontariamente o meno, commette un errore per me tragico: mi attribuisce la dieta delle scimmie, a base di noccioline, invece di quella dei leoni, tutta di carne.

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Che cos’è la crisi? La questione è semplice

imagesGrande è la confusione che regna sotto il cielo: la situazione è eccellente. Questa frase che Mao Dse Dong pronunziò durante la rivoluzione culturale, rende perfettamente l’idea del momento che stiamo vivendo. Tuttavia, proprio quando le cose sembrano più complicate, emerge l’estrema semplicità della natura dello scontro in atto. La questione è semplice: da una parte c’è una massa di ricchi sempre più ricchi e sempre più ristretta che vuole tutto, e dall’altra c’è una massa crescente di diseredati che vengono mano a mano esclusi da tutto.

Facciamo due conti. In Italia il debito aggregato è pari al 314% del PIL. Ricordo che il debito aggregato consiste nella somma dei debiti dello Stato, degli Enti pubblici, delle imprese e delle famiglie, insomma di tutti i debiti contratti in una nazione. Nel 2011, secondo il rapporto McKinsey, questo debito in Italia era arrivato a 3,14 volte il PIL.

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Diamoci un taglio

ghigliottinaLa parola d’ordine imperante, ora, è dare un taglio alle spese. Cominciando dai Parlamentari, tutti a 2.500 euro al mese, così danno il buon esempio, invece di rappresentare lo spreco, il privilegio, l’ingiustizia distributiva per antonomasia. D’altra parte bisogna cominciare dalla testa e tagliando gli stipendi ed i rimborsi ai parlamentari si risparmiano un centinaio di milioni che possono servire a fare altro. Poi direi che occorre passare, senza fermarsi, al taglio degli stipendi dei rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni, che pure sono elevati e senza giustificazione alcuna. Anzi, per la verità, le Province vanno proprio eliminate e le loro funzioni assorbite dalle Regioni, così si riducono il numero dei rappresentanti e i loro sprechi.E già qui il risparmio sarebbe di qualche centinaio di milioni.

Ma non ci si può fermare qui, perché sarebbe pura demagogia. Ci sono da tagliare di brutto gli stipendi degli alti manager dello Stato, tra cui i magistrati, i cui emolumenti sono agganciati a quelli dei deputati.

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