Cosa è la FAZ?

Economia della post-scarsità. Per facilitare il cambiamento della nostra società è necessario cambiare l’economia, fondandola sull’abbondanza anzichè sulla scarsità. Secondo Richard Stallman (GNU Manifesto, 1985) e Cory Doctorow (Down and out in the magic Kingdom, 2003) un “economia della post-scarsità” è un sistema di gestione e allocazione di risorse sempre sufficienti a soddisfare le necessità percepite dagli individui, laddove invece l’economia cosi come la conosciamo, ovvero l'”economia della scarsità”,  è un sistema in cui vi è una efficiente allocazione di risorse per definizione scarse, ovvero sempre inferiori alle necessità percepite dagli individui.

Risorse abbondanti. Secondo Frank Tipler (Fisica dell’immortalità, 1988), le risorse sono illimitate – quindi abbondanti ma, ovviamente, non infinite – sul piano fisico, nel senso che sono sempre sufficienti per ciascuna unità vivente nel tempo della sua vita. Esempio concreto di abbondanza illimitata e pur tuttavia finita è l’energia solare: l’umanità riceve dal sole 3,850,000 exajoule di energia ogni anno, mentre il consumo energetico totale è inferiore ai 440 exajoule (Wikipedia). Il fatto che quest’abbondanza non sia ancora accessibile dimostra che il problema delle risorse è  una questione non oggettiva bensì prospettica che deve essere posta su piano culturale e non su un piano di mero conteggio di esse, data una determinata capacità di utilizzo. Questa, infatti, dipende dalle conoscenze scientifiche, che hanno una capacità di crescita almeno pari alla crescita dell’espansione della vita nell’universo.

La dimostrazione fornita da Frank Tipler si basa sulle considerazioni di Friedrik Von Hayek (Scritti scelti, 1972) secondo cui il capitale di una impresa è dato dai flussi di reddito generati dall’organizzazione aziendale. Il capitale societario non è una sommatoria di beni dotati di un proprio valore intrinseco ed è la scelta di alcune forme di utilizzo delle risorse esistenti a determinare i flussi di reddito che vengono effettivamente generati. Le opportunità di reddito generate dall’utilizzo del patrimonio complessivo dell’azienda sono funzione dei flussi di informazioni gestibili dall’azienda stessa. É possibile, quindi, definire le risorse in termini di opportunità e quindi di flussi di informazioni gestibili da un organismo. Tipler arriva alla conclusione che le risorse nell’universo sono sempre sufficienti, poiché è dimostrabile che la quantità di informazioni gestibili nel tempo di vita dell’organismo è necessariamente minore del totale delle informazioni disponibili, qualunque sia la velocità di gestione di tali informazioni. Che questo organismo sia una vita elementare, una società, una galassia o l’intero universo non muta la natura del fenomeno.

Ricchezza come informazione. Se le risorse non sono infinite ma abbondanti ed il loro utilizzo è connesso alla conoscenza, va ridefinito il concetto di ricchezza. La ricchezza di una comunità è data dalla capacità di organizzare i flussi di informazione che generano opportunità di reddito e questa capacità di organizzazione dipende dalla creatività e dal livello culturale della società data. Se la ricchezza non è materiale, ne consegue che essa non sia più accumulabile. Viene così meno il carattere essenzialmente reattivo del denaro, aprendo la strada alla nascita di un non-denaro che è flusso prima che stato, dove quindi, come nel caso del dono, ad una maggiore capacità e forza di essere speso non corrisponde necessariamente un impoverimento.

La prima e più rivoluzionaria conseguenza di questo assunto è che non c’è necessità di alcuna accumulazione materiale di capitale. Il capitale necessario per lo sviluppo di una società è dato dall’insieme delle conoscenze di quella società e dalla loro capacità di organizzazione. Senza questo elemento, tutte le materie prime del mondo non servirebbero a nulla e non potrebbero produrre alcunché.

Capitale Sociale. Questo insieme di conoscenze è il Capitale Sociale, il propulsore dello sviluppo e della crescita di una società che deve essere considerato un fattore di produzione insieme agli altri comunemente ritenuti necessari per la produzione, quali le  materie prime, il lavoro, il capitale finanziario. Esso è costituito dalla moltiplicazione dei saperi di tutti i membri della società ed è una funzione reciproca della divisione e della specializzazione del lavoro. Infatti, l’incremento della divisione del lavoro comporta incremento delle conoscenze collettive, ma anche l’incremento di queste comportano un aumento della parcellizzazione del lavoro.

Credito di Esistenza. La remunerazione del Capitale Sociale come fattore di produzione giustifica su un piano teorico l’istituzione di un reddito di base, definito Credito di Esistenza (CDE): tutti i membri di una società hanno diritto a partecipare alla distribuzione del reddito derivante dall’impiego di un fattore di produzione alla cui formazione tutti partecipano, e ciò indipendentemente da ogni misura di partecipazione, poiché il Capitale Sociale non avrebbe alcuna utilità senza il contributo di tutti, senza quelle conoscenze infatti non sarebbe possibile alcuna attività di produzione. Il Credito di Esistenza come redistribuzione dei proventi del Capitale Sociale genera un’idea di eguaglianza sociale che non comporta l’appiattimento delle differenze e del merito individuale, queste differenze non si traducono in diseguaglianze economiche ma tenderanno a porsi sul piano del riconoscimento sociale.

Credito di Finanziamento. E’ noto che per il moltiplicatore di Kahn e Keynes l’investimento di una somma comporta un ritorno in ricchezza che va da due a cinque volte l’investimento effettuato. Il Reddito di Esistenza deve essere commisurato all’entità degli investimenti che vengono effettuati in una società e deve derivare dall’effetto moltiplicatore che ogni investimento determina nella società. Una parte di ogni investimento va a remunerare i fattori di produzione ed il rischio di impresa, ma un’altra parte deve remunerare il Capitale Sociale. Attualmente, invece, questa parte va ad alimentare la rendita finanziaria in una spirale che non può avere fine poiché gli interessi sul capitale monetario tendono sempre a crescere e per essere ripagati devono generare altro debito che va ad incrementare la quota di interessi del capitale complessivo. il Credito di Esistenza non sostituisce il reddito da lavoro ma si affianca ad esso e la sua determinazione deve tendere ad un importo almeno sufficiente alla sussistenza, affinché ognuno possa avere i mezzi ed il tempo necessario per sviluppare il proprio talento e la propria creatività. Solo stimolando la creatività e svincolando, almeno per la parte relativa alle necessità vitali, il reddito dal lavoro, si può ottenere così una crescita del Capitale Sociale.

La creazione del denaro deve essere effettuata sugli investimenti secondo un criterio rigidamente automatico. Questo evita che la gestione del credito possa tradursi in un potere discrezionale che è assolutamente deleterio sia se esso è gestito secondo un criterio politico, sia se è invece detenuto  da tecnici che, attraverso esso, gestiscono un enorme potere. Il Capitale Sociale può essere espresso con un numero che sostanzialmente coincide con la massa monetaria nel suo complesso o con una porzione di essa. Ovviamente questa coincidenza sarà molto più precisa in un ambiente economico che emette moneta sugli investimenti, ma grosso modo anche oggi possiamo dire che in sostanza la massa monetaria non speculativa (vale a dire l’insieme degli strumenti finanziari che svolgono funzione monetaria escludendo parte consistente dei derivati) coincide con il Capitale sociale.

Possiamo determinare, quindi la capacità di credito individuale nella quota di massa monetaria di ciascun membro della società. Quota sulla quale ciascuno può avere credito e deve averlo se lo richiede, definito Credito di Finanziamento (CDF). Questa capacità di credito può essere ceduta ad un terzo esattamente come ora si acquistano le azioni di una società in borsa o al momento della costituzione. Dal punto di vista individuale, quando qualcuno chiede una emissione in forma di moneta a fronte della propria capacità di credito, questa si azzera e si ricostituisce man mano che la persona restituisce il credito ottenuto.

La FAZ quindi a fronte della richiesta di realizzare una attività crea il denaro emettendo una somma per l’investimento, il Credito di Finanziamento, e compatibilmente con i tempi di realizzazione di questa, crea una corrispondente somma da distribuire tra tutti i partecipanti, il Credito di Esistenza.  Questa emissione è pienamente giustificata nell’equazione di Fisher o degli investimenti, poiché ad un incremento delle attività deve corrispondere un incremento della massa monetaria.

Non-Denaro. Nella FAZ il denaro viene emesso in forma di obbligazioni a tasso negativo (TITAN). La moneta circolante è composta da diversi strumenti monetari di cui la cartamoneta è uno. Un altro di questi strumenti è l’obbligazione. La proposta è di emettere obbligazioni a tasso negativo nella valuta esistente in un paese (euro, dollaro, yen, ecc..).

Ciò ha due conseguenze importanti: la prima è che il denaro non crea debito né interessi e la seconda è che esso scompare dal sistema mano a mano che le attività che esso ha contribuito a creare diventano obsolete. Il livello del tasso negativo dipende da una funzione che è descritta dal tasso medio di obsolescenza delle attività create. Il tasso negativo impedisce anche l’accumulazione di capitale finanziario e favorisce la massima velocità di circolazione della moneta. La perdita di valore e cioè di massa monetaria è fondamentale per poter creare moneta non scarsa. Poiché la moneta progressivamente scade ed esce dalla massa monetaria che diminuisce, si può emettere moneta in surplus, di fatto operando un “deficit spending” keynesiano senza creare debito.  L’impossibilità di accumulare il denaro elimina definitivamente il problema della trappola della liquidità che è uno dei problemi alla base della attuale crisi finanziaria e dell’impossibilità di uscirne. Allo stesso tempo, vista nell’ottica dell’equazione di Fisher, il tasso negativo descrive un ambiente economico tendenzialmente deflazionario, poiché la massa monetaria tende a ridursi progressivamente e cresce solo per gli investimenti. Se la creazione di ricchezza è maggiore del fattore due ipotizzato, i prezzi dovrebbero tendere a calare e questo potrebbe giustificare ulteriori emissioni di denaro per il Credito di Esistenza. Questo ambiente rende ragionevole la legge di Say, poiché ogni emissione monetaria per investimento viene accompagnata da un’emissione monetaria per il consumo e quindi ne viene favorita la collocazione.

Mentre le ordinarie obbligazioni a tasso positivo sono un prestito che un emittente effettua per finanziarsi e quindi vengono vendute e vanno rimborsate alla scadenza, le obbligazioni a tasso negativo, poiché alla scadenza hanno valore nullo e quindi l’emittente non deve rimborsare il capitale, possono essere cedute gratuitamente. Rimanendo però moneta circolante a tutti gli effetti.

Nel sistema attuale ci sono state diverse emissioni di obbligazioni a tasso negativo, generalmente prestiti obbligazionari convertibili a data fissa con un warrant negativo in previsione di un forte incremento delle azioni da convertire. Uno di questi prestiti fu emesso tempo fa dal fondo di Warren Buffett e sottoscritto per oltre un miliardo di dollari in poche ore, altra emissione di obbligazioni a tasso negativo fu effettuata nel 2001 dalla Société Génerale in yen sulla previsione di una deflazione in Giappone che avrebbe ridotto i prezzi dei beni in misura maggiore del tasso negativo applicato.

WIR. Negli anni trenta, un gruppo di 16 imprenditori svizzeri, per far fronte alla crisi del 1929, paragonabile all’attuale con il 50% di disoccupazione e una drammatica carenza di liquidità, decisero che avrebbero fatto di testa loro e iniziarono a stampare denaro. Erano in sedici ed era il 1934. Fecero un denaro un po’ particolare che non poteva essere accumulato perché era gravato da un tasso negativo, un demurrage come si dice in termini tecnici, per cui dopo un certo periodo perdeva completamente valore. Lo chiamarono WIR abbreviazione di Wirtschaftsring, che significa “circuito dell’economia” ma in tedesco è anche il pronome personale plurale “noi”. L’associazione prendeva i crediti inesigibili degli associati, che  sono frazioni del capitale sociale, e gli dava in cambio un equivalente in WIR, con cui l’associato poteva effettuare pagamenti solo all’interno del circuito. In pochi mesi gli associati divennero migliaia e l’associazione WIR contribuì non poco alla ripresa ed alla stabilità dell’economia svizzera in quel periodo difficile. L’esperienza è poi proseguita nel dopoguerra, e l’associazione ad un certo punto si è trasformata in banca. Ha dovuto rinunciare al tasso negativo per il diktat della Banca Centrale Svizzera, ma le operazioni vengono tutt’oggi effettuate a tasso zero. Attualmente il circuito WIR conta 65.000 imprese e nel 2011 ha effettuato prestiti per oltre 18 miliardi di franchi.

Il nostro progetto vuole ripercorrere quella strada, eccellente per le piccole e medie imprese, con gli aggiustamenti e le correzioni che ci suggerisce l’esperienza passata e coinvolgendo nel progetto oltre alle imprese anche le persone singole e le pubbliche amministrazioni.

Conclusioni. In conclusione, la FAZ è il sistema più diretto per costruire una società fondata su comportamenti solidali senza richiedere sacrifici e basandosi anzi, sull’interesse egoistico individuale. Rappresenta uno strumento che sostiene la domanda aggregata, con conseguente ripresa dell’economia reale locale, non arreca danni al sistema economico e finanziario in quanto non incide sul debito e favorisce lo sviluppo/evoluzione della rete culturale e sociale. Il non-denaro impedisce in buona misura l’accumulazione del denaro e spinge le persone a spendere i soldi per alimentare la propria capacità di fruizione e quindi la creatività. Alla fine, lo stimolo principale sarà proprio la creatività ed il raggiungimento di obiettivi ambiziosi in questo ambito. Con la stessa logica che anima il mondo dell’open source, le persone saranno portate a collaborare per cercare gloria personale e non un denaro che vale solo come unità di conto. Sarà un processo lungo e doloroso quello di togliere dalla testa della gente la divinità del denaro e la sua funzione salvifica dell’anima. Ma alla fine, il non-denaro ha essenzialmente questa funzione: se il valore non sta più nelle cose ma nelle persone, che senso ha continuare a cercarlo fuori di sé?

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