Il Price cap e le facce di tolla

Questa storia del “price cap” sul prezzo del petrolio e del gas è davvero surreale. Le continue menzogne sulla guerra in Ucraina hanno ampiamente dimostrato che i nostri governanti, sia in Italia che in Europa, hanno la faccia come il culo, ma le loro dichiarazioni e le cose che intendono fare per cercare di alleviare (almeno così dicono), il peso del costo dell’energia sulle popolazioni, sono davvero incredibili. Ovviamente per chi conosce un pochino come stanno le cose e di cosa stiamo parlando. Perché quelle facce da culo al governo e le loro immagini speculari sui media, raccontano tutta un’altra storia, del tutto falsa, evidentemente falsa, l’ennesima sfrontata e insopportabile bugia.

Ma cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Anzitutto. che diavolo è il TTF? Bene si tratta di un indice finanziario (più che un indice, è come il dito medio alzato sulla faccia della gente, e vedremo il perché), acronimo di “Title Transfer Facility“, ovvero [sistema] di facilitazione di trasferimento di titoli relativi all’energia che viene prodotta utilizzando il gas. La logica è di ricondurre a unità i diversi tipi di gas che hanno rese differenti in termini di energia prodotta. In sostanza è una borsa del gas che si vende nel mondo. Perché sta in Olanda? Per la banale ragione che l’Olanda è un paradiso fiscale, al punto che le sedi europee delle maggiori imprese del mondo stanno quasi tutte lì, compresa la nostra (per modo di dire) vecchia e cara Fiat, che ora si chiama Stellantis e comprende tutti i marchi della FCA, ovvero Fiat e Chrysler, Google, Mediaset eccetera. C’è anche un’altra ragione, ovvero che in Olanda ci sono discreti giacimenti di gas che rendono il paese sostanzialmente autonomo dal resto dell’Europa per le forniture, e poi che gli olandesi hanno il vizio della speculazione finanziaria e hanno pensato di generare extra profitti creando un “mercato” in cui vendere a caro prezzo il proprio gas. Per la verità le intenzioni iniziali era esattamente il contrario, ovvero, nella logica astratta e “ideale” del mercato capitalistico la concorrenza tra venditori dovrebbe generare il migliore prezzo possibile dovuto all’incrocio tra domanda e offerta di un bene. Ma in realtà questa è pura teoria, poiché in pratica le cose stanno in tutt’altra maniera. Infatti, il TTF è gestito da una società americana (ma va!?!), la ICE Dutch TTF e se vai a vedere gli azionisti, sono i soliti grandi fondi di investimento (spiccano Vanguard, Black Rock, Morgan Stanley, T. Rowe Price Associates eccetera) e la sede principale della società è in Georgia. Con questi azionisti, la società è molto liquida e quindi non ha messo molto ad arrivare a controllare oltre il 60% del mercato del gas del mondo. Per cui sono loro che fanno il prezzo. Agli olandesi questa storia va benissimo, perché anche se queste multinazionali non pagano una breccola di tasse, hanno visto il prezzo del loro gas decuplicarsi in breve tempo.

E che c’entra la guerra in Ucraina con l’aumento del prezzo del gas? Ovviamente un bel niente, poiché le manovre speculative sono iniziate molto prima subito, subito dopo la fine dei lock down per il Covid e con la ripresa della domanda di energia da parte delle imprese europee. Però poi, la guerra è una bella scusa per continuare la speculazione e protrarla all’infinito, alle spalle delle popolazioni europee. Già, perché la UE, gestita dai corrotti ladroni delinquenti e facce di culo, ha deciso all’inizio del 2021 di mollare i contratti a lungo termine stipulati con la Russia per l’acquisto del gas e, sostenendo con facce di culo indicibili, che si sarebbe risparmiato molto (!!), hanno imposto ai paesi europei di acquistare il gas basandosi sui prezzi TTF. La storia la vedete nel grafico qui sotto:

Come vedete, il prezzo del gas è cominciato a salire sin dall’estate del 2021: a luglio era già il doppio di febbraio, ad agosto si era moltiplicato per tre, a ottobre per quattro. A dicembre era arrivato a sei volte il prezzo di febbraio 2021. E che era successo? Semplice, i tedeschi avevano deciso di bloccare definitivamente il North Stream 2, e questo significava che ci sarebbero state difficoltà nelle forniture di gas all’Europa. nelle logiche di mercato, difficoltà di offerta a fronte di una domanda crescente comporta un aumento dei prezzi, semplice no? Ma non vi lamentate, è il capitalismo, bellezze! I contratti a lungo termine di acquisto del gas delle maggiori compagnie europee con la Russia avevano dei prezzi relativamente bassi (più o meno in linea con quelli di febbraio 2021) con la garanzia di durata ultradecennale, per la banale ragione che i russi volevano ammortizzare in questo modo la costruzione e la manutenzione dei gasdotti oltre che garantirsi entrate sicure e stabili. Dopo la UE ha deciso di passare al mercato “libero”, anche buona parte dei contratti con la Russia sono stati “indicizzati” sui prezzi del TTF. Una parte dei contratti, no per cui c’è chi specula alla grande comprando gas dalla Russia a 0,18 e rivendendolo a 1,8 sul mercato TTF. E questa è la spiegazione più banale di certi enormi profitti fatti da alcune compagnie europee tra cui Eni (nel cui capitale troviamo le immancabili Black Rock, Vanguard e i più grandi fondi di investimento del mondo).

In questo bel quadretto di speculazioni forsennate e corruzione dilagante, oltre che idiozia sfrenata, perché da tempo ho il dubbio che i vertici politici europei davvero siano così stupidi da non capire nemmeno le cose più elementari, arriva il “price cap“, ovvero il tetto al prezzo delle principali materi necessarie per produrre energia, petrolio e gas. E che vuol dire? In Spagna e Portogallo, l’hanno pensata così: le imprese comprano il gas a 100, ad esempio, ma il price cap è 50. Lo Stato rimette alle imprese la differenza tra il prezzo di acquisto sul mercato e quello massimo da praticare al pubblico. Insomma, un bel sistema per finanziare con denari pubblici la speculazione più sfrenata, in pratica realizzando il sogno di tutti gli speculatori, ovvero istituzionalizzare la speculazione e i loro ignobili profitti.

Draghi e la Van del Leyen hanno avuto un’idea migliore: stabilire un prezzo massimo all’acquisto del gas… russo! Non di tutto il gas che viene venduto sul mercato, ma solo di quello russo. Perché è giusto così, i russi sono brutti e cattivi, fanno la guerra e sono loro i responsabili dell’aumento dei prezzi. In questo modo, se i russi vogliono vendere il gas agli europei dovranno pagarlo il prezzo stabilito dal price cap, mentre dagli altri si continuerà a comprarlo al prezzo TTF. Così imparano! Ovviamente i russi hanno subito risposto picche, e infatti hanno cessato le forniture di gas anche dal North Stream 1, e subito le facce di tolla sono partite all’attacco: “I russi ci stanno ricattando!” “Usano il gas per fare la guerra contro l’Europa!“. Il presupposto idiotissimo di questa brillante manovra economico finanziaria delle massime autorità europee è che i russi, per finanziare la guerra in Ucraina, devo per forza vendere il gas agli europei, e quindi questi possono stabilire loro il prezzo del gas. Presupposto del tutto falso, per la banale ragione che i russi hanno moltiplicato le vendite ai paesi del mondo che non applicano le sanzioni (e che rappresentano la stragrande maggioranza degli abitanti della terra) e possono benissimo non venderci più nemmeno una bombola. Anche perché sta succedendo che i russi vendono il gas a cinesi e arabi che lo caricano sulle loro navi gasiere e lo rivendono agli europei al prezzo TTF che ora rende conveniente persino operazioni così inutilmente costose. Anche l’Algeria ci sta rivendendo il gas che compra dai russi a prezzo scontato e pretende (giustamente) la quotazione TTF. E ovviamente anche le imprese americane hanno moltiplicato i loro trasferimenti di gas a prezzo stratosferici ai paesi europei. In Italia e Germania alcune grandi aziende hanno già chiuso i battenti per i prezzi insostenibili dell’energia, e interi settori si stanno traferendo altrove, soprattutto in Turchia dove Erdogan, che è quello che è ma non è certo un cretino, li accoglie volentieri garantendo energia e manodopera a prezzi bassi.

La morale è che L’Europa sta già in recessione, con l’indice dei prezzi alla produzione che è salito del 37,9% su base annua nel mese di luglio (e ad agosto andrà peggio) e le prospettive per l’autunno e i prossimi anni sono terrificanti. Riusciranno i nostri governanti a svegliarsi dai sogni erotici di infliggere punizioni sadiche alla Russia per fare un favore ai loro padroni a stelle e strisce prima che sia troppo tardi e che decine di migliaia di aziende chiudano, causando una crisi drammatica e imprevedibile? Ovviamente è inutile illudersi, se il livello è quello della ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock dichiara che anche se i suoi elettori dovranno soffrire per la mancanza di riscaldamento e di energia, lei sosterrà sempre l’Ucraina (che c’entra come i cavoli a merenda), o dell’ineffabile minus habens Di Maio che dichiara trionfalmente che la peggiore sanzione che possiamo mettere a Putin è il “price cap“, dimostrando, come al solito suo, di non aver capito niente di tutta la situazione. I russi ovviamente, hanno subito detto che chiunque applichi il “price cap” non verrà più rifornito né di gas né di petrolio (e vorrei vedere!).

Sipario.

2 pensieri su “Il Price cap e le facce di tolla

  1. il problema E’ SERIO PERCHE’ IL POPOLO COME ENTITA’ UNITA DA UN COMUNE SENTIRE NON ESISTE PIU’. ESISTE UN AGGLOMERATO DI MONADI CHE PENSANO DI VIVERE NELLA MIGLIORE DELLE NAZIONI EUROPEE PERCHE’ PIU’ VACCINATI DI TUTTI GLI ALTRI ED INOLTRE I PIU’ MASCHERATI E PROTETTI. MALA TEMPORA CURRUNT ! Stelvio

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