Il governo degli imbecilli

L’etimologia della parola imbecille è semplice e chiara. Il termine viene dal latino “Imbecillis“, variante del comunissimo “Imbecillus” che significa senza (in) bastone (bacillus), e quindi debole e inabile al movimento. il termine è poi passato a definire coloro che non hanno un appoggio con cui la mente può progredire nel cammino della conoscenza, e in generale, quelli incapaci di ragionamenti che abbiano un minimo di complessità e nei quali devi tenere a mente diversi aspetti della questione. Ora, il nostro governo dei geni, a novembre scorso, visto il grande successo che stava ottenendo il Superbonus, che aveva rilanciato alla grande il mercato dell’edilizia, dovendo perseguire l’obiettivo di affossare l’Italia, hanno deciso che bisognava mettere un freno a questa baldoria di lavoro e creazione di ricchezza, e hanno emesso un provvedimento urgentissimo, con il quale si limitava la possibile cessione del credito fiscale a una sola. La scusa è stata che erano state scoperte truffe per oltre un miliardo, anzi due, ma che dico tre e forse più, e in questo modo, i truffatori non avrebbero potuto più operare facilmente. Si trattava di una scusa stupida, tipica egli imbecilli, sia perché i controlli per il 110% sono molto stringenti ed è praticamente impossibile fare truffe se non con la complicità di qualche funzionario o dirigente di banca corrotto (e in effetti le truffe riguardavano soprattutto Poste Italiane dove la corruzione alligna e prospera), sia perché le truffe riguardavano i lavori per il cosiddetto “Bonus facciate” che, stranamente, aveva molti meno controlli e verifiche e di fatto agevolava l’attività dei truffatori. Bastava mettere due pezzi di carta in croce per avere la liquidazione di milioni di euro per tali bonus. Viene il dubbio che qualcuno l’abbia fatto apposta, ma forse penso troppo male. Fatto sta che invece, ci sono andati di mezzo gli imprenditori che facevano il 110 e che richiede organizzazione, professionisti con tanto di assicurazione milionaria per i loro errori, tecnici, investimenti in magazzino e personale. Il meccanismo all’inizio funzionava bene, e sul mercato era praticamente diventato impossibile trovare i cappotti per l’isolamento termico delle pareti, i ponteggi, personale specializzato di cantiere e, a un certo punto, anche personale generico, insomma il classico manovale con la cazzuola in una mano e il secchiello con la calce nell’altra. Anche i prezzi dei materiali da costruzione stavano lievitando perché ovviamente la domanda superava l’offerta e, nella situazione di difficoltà nella quale versavano i produttori, non era ipotizzabile effettuare nuovi investimenti per soddisfare una domanda crescente. D’altra parte i produttori – certamente a ragione, visti i precedenti – non riponevano alcuna fiducia nel governo e nei suoi provvedimenti, e temevano che la festa sarebbe durata poco. Infatti, a novembre arriva la botta della unica cessione di credito, cosa che tra l’altro rendeva impossibile l’utilizzo di un General Contractor per la gestione degli appalti e dei crediti fiscali, a meno che non fosse un soggetto con decine di miliardi di fatturato e debiti fiscali miliardari. Il mercato si blocca di colpo, e tutte le aziende che, fidandosi del governo, avevano fatto investimenti in materiali da costruzione o avevano proseguito i lavori con proprie risorse, si sono ritrovati in mano molti crediti che era divenuto praticamente impossibile cedere a chicchessia. Anche perché Banche e Poste bloccarono immediatamente la cessione dei crediti cercando di capire quanti ne potessero recepire. Il divieto di ulteriori cessioni, infatti, rendeva possibile la cessione solo se il soggetto acquirente avesse debiti fiscali con cui compensare i crediti acquisiti, e a inizio anno nessuno poteva ragionevolmente misurare questo dato senza rischiare di buttare soldi acquistando crediti che poi diventavano inutilizzabili. Insomma, il meccanismo si inceppa di colpo, molte aziende vanno in crisi di liquidità anche se hanno il cassetto fiscale pieno di crediti, e i lavori procedono con il rallentatore, riducendo drammaticamente gli investimenti. La prima conseguenza è stato il licenziamento di molte maestranze, che ora si trovano in abbondanza nel settore, e poi che i magazzini dei produttori si sono riempiti di materiale invenduto e invendibile, vista la situazione di crisi generale del paese. Ovviamente, l’unico settore che ha trainato il paese fuori dalla recessione per il covid, con queste brillanti manovre da imbecilli si è bloccato e la produzione si è arenata. A febbraio, vista la situazione e dietro le proteste vibranti di tutti, il governo ha deciso che le cessioni invece di una potevano essere tre: qualcosa è ripartito, ma con molta fatica, ma dopo poco più di un mese la baracca si sta sfasciando di nuovo e i due maggiori istituti bancari italiani hanno deciso di mettere uno stop alle cessioni perché dichiarano che hanno probabilmente raggiunto il limite massimo. In questo articolo del Sole 24 Ore si racconta lo stato dell’arte e dei misfatti del governo degli imbecilli. Ora si dice che il governo vuole fare ulteriori modifiche al meccanismo per cercare di farlo ripartire, ma intanto la macchina si è inceppata, la fiducia è precipitata e trovare qualcuno disposto a fare investimenti con il rischio che il governo dei geni imbecilli se ne esca con ulteriori limitazioni o cervellotiche disposizioni, frenerebbe anche il più ben disposto. Un bambino con problemi di comprensione avrebbe egualmente capito che c’è una correlazione tra il meccanismo pseudo monetario del credito fiscale e il mercato dell’edilizia. Insomma, se non ci sono soldi, come si fa ad investire? E allora i casi sono due: o questi al governo sono dei perfetti imbecilli e il bastone che dovrebbe sorreggere le loro idee è il caso di romperglielo in testa, oppure sono in perfetta malafede e sanno benissimo che con questi provvedimenti il mercato dell’edilizia si sarebbe fermato, dando pure una bastonata in testa alle imprese migliori che si erano premunite dei mezzi necessari per costruire. Perché, ovviamente, ai truffatori che investono giusto qualche scampolo del loro tempo e manco euro, non importa un fico secco delle difficoltà di produzione e di approvvigionamento delle risorse, umane e materiali, necessarie. Quelli mettono tre fogli di carta, e magari pure quattro, viste le ulteriori burocrazie introdotte dal governo, corrompono di qua e di là e poi se va, bene, altrimenti trovano un altro sistema per fare soldi illeciti. Dico, insomma, che il governo degli imbecilli ha introdotto questi machiavellismi proprio allo scopo di inceppare il meccanismo e renderlo inoffensivo, dove per inoffensività si intende l’incapacità di produrre ricchezza. Già, pare proprio che sia questo l’obiettivo del governo dei geni imbecilli, affossare definitivamente il paese e svenderlo a qualcuno dei loro amici che, a quanto pare, stanno in maggior parte al di là dell’oceano. Il capo è abituato ad organizzare svendite, basti pensare a quello che ha combinato in Grecia e in Italia con le aziende di stato. In fondo si trattava di anticipare una decina di miliardi che poi sarebbero ritornati in tasse pagate dall’incremento di occupazione e delle vendite di materiali, oltre che dal risparmio energetico che ne derivava. E invece i nostri geni imbecilli, decidono di stroncare questo meccanismo virtuoso e di investire 13 miliardi in più all’anno in armi che producono solo morte e distruzione. Ma che bella storia edificante!

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