Europa guerra e politica

La Francia al voto, l’Europa alla resa dei conti

Non avrei mai pensato che sarei stato tentato dal fare il tifo per la Le Pen nelle elezioni francesi. Ma in questa situazione, dato che il candidato della sinistra Mélenchon non ha alcuna possibilità di venire eletto, temo che l’unica alternativa credibile per il popolo francese sia proprio Marina Le Pen. Macron è il candidato della élite industriale e finanziaria della Francia, mentre la Le Pen viene votata massicciamente dagli operai e dalla piccola borghesia, mentre i partiti della sinistra sembrano praticamente scomparsi dalla lotta politica. Insomma, la Le Pen incarna l’opposizione al potere globalista del quale invece Macron è un rappresentante emerito. Non a caso, il movimento dei gilet gialli definì subito Macron come il “presidente dei ricchi”, e non del popolo e, anche se non aveva leader o portavoce o strutture con un minimo di organizzazione, fu chiaro sin da subito che le simpatie del movimento andavano più alla destra di Le Pen che ai partiti di governo che, anzi, rappresentavano il nemico da abbattere. Lo spontaneismo dei francesi è proverbiale, tutte le rivoluzioni in Francia sono nate sempre da movimenti dal basso che spuntano fuori all’improvviso contro questo o quel governo e, almeno in una fase iniziale, senza una leadership definita. Del movimento non se ne sa più nulla da un bel po’ di tempo, ma è straordinario che le proteste siano continuate per quasi due anni senza alcuna organizzazione né una guida riconoscibile. Nato come una rivolta contro gli aumenti delle tasse sulla benzina, il movimento ha poi espresso tutta l’ostilità e la rabbia della Francia profonda contro un sistema che la vessa di tasse, balzelli, adempimenti, salari bassi al limite della sussistenza mentre a Parigi e nelle grandi città la borghesia ricca e connivente con il sistema, dirige il paese. Si mescolano anche le rivolte delle banlieue, l’avversione all’immigrazione, un razzismo strisciante che in Francia, ma anche in buona parte d’Europa, è presente da sempre e che a volte esplode in aggressioni e discriminazioni vere e proprie. Comunque non c’è dubbio alcuno che la Le Pen rappresenti per molta gente l’opposizione al sistema di potere finanziario che domina l’Europa intera, ed è possibile che le accelerazioni causate dalla guerra un po’ in tutto il mondo, provochino anche in Francia un ribaltamento del quadro politico che causerebbe una vera e propria rivoluzione in tutta l’Unione Europea. Nella quale si sentono già da tempo scricchiolii sinistri, anzi destri, causati dalla guerra e che hanno portato alla rielezione di Orban in Ungheria, e di Vučić in Serbia, entrambi invisi all’establishment, e al dissolvimento del gruppo di Višegrad, alle nuove tensioni tra Ungheria e Polonia per i rapporti con la Russia, ma soprattutto al riarmo deciso dalla Germania dopo settant’anni di rinuncia a investimenti decisi nel settore. La vittoria della Le Pen causerebbe una spaccatura profonda nel mezzo dell’Europa risuscitando antichi fantasmi, fomentando il revanscismo francese ma anche quello tedesco, mai sopito del tutto, e mettendo in serio pericolo l’unità stessa della comunità europea. Il tutto, con grande soddisfazione degli americani e dei russi che, per opposte ragioni, desiderano entrambi lo stesso risultato.

Nel frattempo la guerra in Ucraina va avanti, tra stragi, false flag, attacchi e contrattacchi, ridefinizione degli obiettivi, proclami di vittoria e di negoziati inconcludenti. Si prospetta un attacco in forze dei russi per l’occupazione di tutto il Donbass e per la presa definitiva di Mariupol e forse di Kharkiv. I russi hanno lasciato la zona di Kiev che – dicono – non era un obiettivo ma solo un diversivo per tenere bloccato l’esercito ucraino nel nord del paese. Le truppe si stanno spostando nell’est del paese e stanno chiudendo in una sacca una parte consistente dell’esercito ucraino che combatteva da anni per la riconquista del Donbass e che ora si vede attaccato dai quattro lati. Sarà difficile per gli occidentali rifornire queste truppe ucraine con le armi che stanno fornendo generosamente al paese, di fatto non ci sono vie di accesso praticabili, e senza rifornimenti di armi e munizioni, la resistenza dell’esercito dell’est ucraino non potrà durare a lungo. Si prospetta quindi, un quadro nel quale i russi occupano buona parte dell’Ucraina ad est del Dniepr, e a sud fino a Odessa, che però sembra difficile che possa essere conquistata dai russi. Odessa resterebbe lo sbocca al mar Nero degli ucraini, mentre tutta la costa del mare D’Azov con i suoi porti, resterebbe nelle mani della Russia, consentendole di unire la Crimea alla terra con un passaggio certamente più funzionale al ponte, recentemente costruito, che ora unisce Kerch alla terraferma. E’ probabile che la guerra non finirà presto affatto, e andrà avanti per lungo tempo ad intensità ridotta e lungo la linea di confine tra i territori conquistati dai russi e l’Ucraina. Ma piano piano, questa guerra finirà in un cono d’ombra mediatico, sovrastata da altri scenari che si stanno preparando e che si preannunciano particolarmente infuocati e pericolosi. Scenari di guerra guerreggiata anche nel Pacifico e nel sud est asiatico, con gli Usa impegnati a costruire la Nato del Pacifico, e la Cina che ha rilanciato il suo programma nucleare e che sta costruendo sessanta portaerei per difendersi dalle prossime probabili aggressioni. Si prospetta un lungo periodo di instabilità e di tensioni, che al confronto la guerra fredda era un gioco da ragazzi, perché qui c’è il rischio concreto che si sfoci nell’uso delle armi nucleari che, ormai, non sono più un tabù. Faceva notare qualcuno che in fondo Hiroshima e Nagasaki sono state ricostruite e che la radioattività è svanita da tempo, e quindi le armi atomiche si possono usare. Non è una bella prospettiva, perché poi c’è il rischio che messi alle strette, qualcuno decida che può sempre usare le armi nucleari pesanti, quelle che finirebbero per causare l’inverno nucleare se usate in massa. Appunto, la scomparsa dell’umanità. Chissà se a qualcuno non gli si faccia luce nel cervello. Mi sembra difficile, visto il clima guerrafondaio che ha preso un po’ tutti, e gli eventi che sono accaduti e che si stanno prospettando, ma dobbiamo sperare sempre e fare il possibile perché gli umani se la smettano di usare la violenza. Sarebbe ora.

2 pensieri su “Europa guerra e politica

  1. Caro Mimmo sempre interessanti le tue analisi, solo trascuri che il problema con la destra sociale è, da sempre, quello dei diritti civili. Che costoro conculcano comprimono e reprimono con estrema convinzione. Ma lo sai che in Polonia ci sono borghi e contrade che si proclamano fieramente LGBT free? E non dico altro. Siamo al delirio nazifascista…. altro che Marine Le Pen caro mio….

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    1. Caro Andrea, hai perfettamente ragione. Però il piano dei diritti è culturale, oltre che sociale, e anche se ci sono ampie sacche di mentalità veterocattolica o peggio islamica nel mondo, piano piano la coscienza del fatto che ciascuno può fare del proprio corpo quello che gli pare si sta facendo strada nelle menti ottenebrate da religioni varie e rigide strutture parapatriarcali. Più che sacche, direi che ci sono ampie fasce di popolazioni nel mondo, direi la maggioranza, che ha difficoltà a immaginare l’idea stessa di libertà individuale in certi ambiti, soprattutto in quello sessuale. Basta guardare al mondo islamico e a come vengono considerate le donne. Però quella è una battaglia difficile da fare se sei legato mani e piedi al petrolio su quale galleggiano diversi paesi arabi e le borse tirano e il dollaro sta in piedi perché questi paesi hanno investito diverse migliaia di miliardi e lo tengono in piedi artificialmente. Occorre un lungo lavoro culturale per vincere questa mentalità e questo modo di vedere le relazioni. Se ci pensi, la Chiesa ci sta provando, anche se pure al suo interno ci sono fortissime resistenze all’idea di Francesco di benedire anche le coppie omosessuali. Nel mondo ci sono 2,2 miliardi di cristiani e 1,6 miliardi di islamici, con una varietà infinita di differenziazioni e di posizioni al loro interno. Tra i cristiani c’è pure il patriarca Kirill che sulla guerra e sull’omosessualità ha idee alquanto differenti di quelle di Francesco, e diametralmente opposte a quelle delle chiese nordiche: nella chiesa svedese il vescovo di Stoccolma è Eva Brunne, una donna dichiaratamente lesbica. Voglio dire che si può cambiare mentalità, ma ci vuole tempo e tanta cultura, ma proprio tanta. Mi ricordo perfettamente che nei movimenti comunisti del ’68 la mentalità dominante era che un vero comunista doveva essere rigorosamente etero, e che l’omosessualità era bandita. Poi, fortunatamente, il ’68 divenne una rivoluzione di costumi, fatto che non incise minimamente sulla elaborazione teorica dei fondamenti e dei fini della rivoluzione.
      Noi dobbiamo decidere se sia questa la contraddizione principale del nostro tempo, o piuttosto quella che contrappone il capitale finanziario all’umanità, intesa come aggregazione e riproduzione di vita, mentre il potere finanziario è animato dalla morte. Io penso che sia questa la contraddizione fondamentale, e che la rottura del vaso di pandora del potere, poi, porti con sé necessariamente tutto il resto. Anche se questa rottura la fanno gli islamici o i fedeli di Kirill o la destra sociale o quello che ti pare. Perché se rompi la struttura dominante della generazione del potere, poi diventa difficile rigenerare le logiche del potere sulla sessualità e nella vita individuale senza essere presi a sberleffi. Ma ovviamente ci vorrà del tempo, e temo anche tanto tempo. Vaglielo a dire tu a gente che considera naturale l’harem, la sottomissione totale delle donne, l’ipocrisia per la quale l’omosessualità è vietata ma solo a parole, perché dentro casa poi, fai come ti pare, che devono pensare al fatto che uomini e donne sono diversi fisicamente ma uguali nei diritti. Ti ricordi che bella contraddizione che c’era all’epoca della discussione sulla legge del divorzio (mica mille anni fa, era il 1976), tra i sostenitori della sacralità della famiglia che però poi avevano nella loro vita privata, divorzi all’italiana, amanti, relazioni omosessuali e quant’altro? Che poi noi facciamo tante belle battaglie di principio, ma poi gli islamici che vengono qui fanno come gli pare, proprio sul piano dei diritti delle donne. Le battaglie sul velo e sul burka sono emblematiche di atteggiamenti spesso contraddittori e ipocriti (come il fatto che portare il velo o il burka sarebbe una scelta libera: roba da prenderli a schiaffi a due a due finché non diventano dispari). Semmai il problema è che la battaglia contro il potere e le élite finanziarie viene condotta in nome e per conto di nazionalismi che ci hanno già regalato due guerre mondiali e che ci stanno per fare dono della terza. Ma la sinistra, invece di elaborare e mettere in pratica un nuovo modo di generazione di società, si è sempre più appiattita sulle posizioni neo liberiste, come il PD, per esempio, che è diventato la voce dei capitalisti e dei finanzieri senza alcun minimo cenno critico. Almeno la destra sociale si occupa dei bisogni della gente, con tanta retorica e tanto populismo e anche tante contraddizioni, ma è la sinistra che gli ha lasciato lo spazio, perché è divenuta incapace di generare un pensiero realmente alternativo. Forse sarebbe il caso di provarci ad elaborarlo, ad aprire una discussione, a far partire delle alternative reali. Così com’è, la sinistra italiana è il peggior servo del potere finanziario, e quella europea invece pure.

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