Quanto vale un Solidar?

Mi è stata posta da più parti questa domanda e la riposta non è semplice. Per trovarla dobbiamo fare alcuni ragionamenti sulle monete in generale, su quelle virtuali, sul mercato e sull’economia.

Il “valore” di una moneta dipende essenzialmente dal mercato. Se la domanda di moneta supera l’offerta il “valore” sale, altrimenti scende. Metto il termine valore tra virgolette perché in realtà si tratta di un valore relativo, ovvero del prezzo che quella moneta ha rispetto ad altre monete o a un paniere di monete. In sé una moneta non ha alcun valore, così come tutte le cose perché, com’è noto i valori sono categorie dello spirito e appartengono all’umano e non al mondo materiale. In questo si parla più appropriatamente di prezzi e non di valori. Fatta questa doverosa precisazione che prego tutti di tenere sempre bene a mente, entriamo nel merito.

Com’è noto l’offerta di moneta è regolata nel nostro sistema essenzialmente da due fonti. La prima è la Banca Centrale che crea moneta sul debito da offrire alle altre banche centrali o alle banche commerciali, la seconda, di gran lunga prevalente, è l’offerta di moneta bancaria basata sul debito. Per regolare questa quantità di moneta, le banche centrali usano il tasso di interesse: alzandolo, ci sono meno operatori interessati a prendere denaro a prestito perché il rischio si alza, abbassandolo si spera che un numero crescente di operatori trovi conveniente indebitarsi per avere moneta bancaria. Per la verità come notò Galbraith, mentre è altamente probabile che alzando i tassi di interesse la quantità di moneta diminuisca, non è affatto detto che abbassandoli, questa cresca. L’immagine efficacissima che egli usa è quella di una borsa che si chiude con un laccio che ne stringe i bordi. Tirando il laccio la borsa si chiude, spingendo il laccio non è detto che si apra. Comunque, lo stato dell’arte per quanto riguarda la moneta tradizionale, quella creata sul debito, è che l’offerta di essa è pressoché illimitata mentre la domanda è relativamente scarsa, e questa situazione determina pressoché ovunque nel mondo un livello di tassi di interesse particolarmente bassi. La domanda di moneta era un tempo legata essenzialmente alle attività economiche, ovvero quelle dell’economia reale. Oggi, invece, la domanda predominante è relativa ad attività speculative o di trading, e questo spiega perché il dollaro abbia ancora una quotazione relativamente elevata nonostante le difficoltà dell’economia americana e l’irruzione di altre monete “forti” sul mercato (come lo Yuan, lo  Yen e l’Euro. Infatti, poiché oltre il 50% degli scambi di borsa del mondo avvengono tra Wall Street e Chicago, la domanda di dollari è sempre molto sostenuta e questa mantiene in alto il corso del cambio. Per l’economia reale la funzione della moneta è quella di permettere di acquistare le merci prodotte nei paesi dove circola quella moneta. Le esportazioni europee verso gli Usa sono moto sostenute e questo comporta che l’euro ha una tendenza a crescere rispetto al dollaro. Ovviamente il tutto è controbilanciato da attività speculative e da considerazioni di ordine politico (sulla stabilità della moneta e del paese che la emette) e infine, dalla funzione di riserva di valore che hanno le monete tradizionali e quindi dal regime fiscale applicabile ai capitali convertiti in quella moneta. Sotto questo profilo, ad esempio, il dollaro e la sterlina hanno una ben maggiore attrattiva rispetto all’euro per via dei vari paradisi fiscali o comunque di regimi fiscali molto leggeri, nei quali è possibile depositare dollari e sterline, vantaggi praticamente inesistenti in ambiente euro.

La tecnologia blockchain  ha radicalmente cambiato questo scenario. Di fatto, ha tolto il monopolio dell’emissione monetaria alle banche perché è un meccanismo praticamente inarrestabile. In sostanza, ha mandato in pensione i server centrali, con tutte le loro magagne e debolezze per una gestione diffusa in cui tutti hanno tutti i dati tranne quel pezzettino che consente di guardarli. Insomma, per bloccare la catena, sarebbe necessario sequestrare tutti i computer, cellulari, notepad e strumenti elettronici in cui è contenuta una transazione effettuata in blockchain, cosa che evidentemente è impossibile.

Il primo portatore di questa rivoluzione è stato il bitcoin che, in sé,non è niente di rivoluzionario se non per l’uso della tecnologia blockchain. Il bitcoin, infatti, è una moneta caratterizzata dalla scarsità e dalla difficoltà crescente nel “trovarla”. In totale i bicoin non supereranno i 120 milioni e per tirarne fuori uno nuovo, occorre fare il “mining”, in cui i minatori, invece di piccone e vanghe, usano i computer per risolvere particolari equazioni dalle quali può scaturire un nuovo bitcoin. Insomma, è come andare a cercare l’oro nel Klondike, ma con molti meno pericoli e fatiche. Il bitcoin si è imposto con una certa rapidità quando gli utilizzatori si sono accorti che con la tecnologia blockchain era possibile fare transazioni praticamente anonime e senza alcun rischio. All’inizio sembrava un giochino per bambini annoiati, e in pochi hanno effettivamente capito la portata della rivoluzione della tecnologia blockchain.  Confesso di essere tra quelli che non l’hanno capita subito, e che di conseguenza ho stroncato il bitcoin definendolo un giochino speculativo fondato sulla scarsità. Questo è vero tuttora, ma la cosa importante non era il bitcoin in sé ma la tecnologia che lo supportava. Il blockchain è “peer to peer” nel senso che non c’è bisogno di un terzo soggetto perché due persone si scambino la moneta, come accade per le banche: tutte le transazioni passano attraverso i server delle banche, mentre con la blockchain la transazione è diretta e immediata.

Il bitcoin  ha un “valore” molto elevato sul mercato, sia perché la domanda è forte sia perché è una moneta scarsa e chi la detiene può sperare che continui a crescere guadagnando molto. Per un bel po’ di tempo, all’inizio della sua avventura, nel 2009, il bitcoin ha oscillato sotto la parità col dollaro, faticando molto, circa due anni, per raggiungerla. Qui trovate il grafico della quotazione del bitcoin dall’inizio a oggi.  Per la sua natura di  moneta essenzialmente speculativa, il bitcoin è caratterizzato da una estrema volatilità che fa compiere al suo prezzo balzi enormi da un giorno all’altro. Comunque, il trend è stato di crescita continua anche se c’è da prevedere che l’irruzione delle altre monete faccia terminare, forse bruscamente, questa corsa al rialzo che ha portato un bitcoin a essere scambiato per 5.734 dollari. Anche le banche stanno studiano un sistema per mantenere il loro potere e passare alla tecnologia blockchain, ma sarà difficile fermare la valanga.

Il problema è però di costruire una moneta blockchain che non abbia una natura speculativa e che invece svolga una funzione sociale. Questo è l’obiettivo del Solidar, che ha adottato il tasso negativo per garantire la continua emissione e distribuzione di moneta mediante il RdC e contemporaneamente il mining per arrivare al tetto massimo di Solidar fissato arbitrariamente in 20 milioni. Il successivo passo sarà quello di sostituire al mining il criterio di emissione della moneta proprio della Faz, ovvero il finanziamento degli investimenti e la monetizzazione del capitale sociale. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per arrivarci.

E torniamo alla domanda iniziale. Quanto vale un Solidar? A quanto è possible scambiarlo, per esempio, con l’euro? La risposta è semplice: al momento non vale nulla perché non ha ancora un’economia. In pratica c’è una sorta di mercato delle freicoin che si può vedere in questo link , e qui sono stati scambiati, a titolo di sperimentazione, alcuni Solidar. Il prezzo attuale è di 0,00800 Bitcoin per un Solidar, che equivale a circa  45,872 dollari al cambio attuale. Ma non bisogna farci affidamento perché non ci sono volumi sufficienti per dare concretezza a questo cambio. A differenza del bitcoin il Solidar è a tasso negativo e quindi non è adatto per essere tenuto in attesa che il valore cresca. In questo momento, peraltro, non esiste un’economia in Solidar, ma presto arriverà quando un numero sufficiente di persone si saranno iscritte e cominceranno a vendere e acquistare merci e servizi in questa moneta. A quel punto sarà la legge della domanda e dell’offerta a fare il prezzo di cambio. Poiché il Solidar è a tasso negativo, è probabile che gli scambi si susseguano rapidamente dopo qualche tempo dall’inizio di un’economia in Solidar e questo farà crescere il suo valore (rectius: tasso di cambio) perché aumenterà la domanda.  Credo che sia sufficiente che alcuni comincino a scambiare cose o servizi fissando arbitrariamente un prezzo in Solidar e se trovano un mercato il valore del Solidar sarà dato da quello. Attualmente vengono dati 5 Solidar al mese come RdC e personalmente tenderei a valutare il Solidar intorno ai cento euro se mi venisse richiesto di dare una mia prestazione pagata in Solidar. Tuttavia, ripeto, sarà il mercato a dare “i numeri” giusti. Tendenzialmente il Solidar è stabile, perché il tasso negativo tempera la pulsione speculativa portata dal mining e dovrebbe circolare molto rapidamente così da favorire molte transazioni. La velocità di circolazione nell’ambiente Solidar dovrebbe essere la massima possibile al punto da divenire a un certo punto costante, risolvendo uno dei principali problemi delle monete fiat.

Il fatto che si distribuisca RdC dovrebbe far crescere molto rapidamente la comunità che prende Solidar e che prima o poi comincerà a usarli, altrimenti il tasso negativo erode rapidamente il valore. Bisogna cominciare, sarà un’avventura affascinante verso una società completamente diversa dalla attuale.

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3 pensieri su “Quanto vale un Solidar?

  1. rodomonte ha detto:

    “120 milioni” piccola rettifica, in realtà 21 milioni.

    Poi domanda, perchè dovrebbe avere un mercato? Perchè qualcuno dovrebbe comprarla se la moneta è stata pensata per perdere valore? Se la deve comprare per spenderla immediatamente non può direttamente usare euro?

    • Domenico De Simone ha detto:

      Sì, infatti, sono 21 milioni. Il problema è trovarli gli euro. Pare che questa crisi sia dovuta in gran parte alla mancanza di liquidità, indotta dal sistema di creazione di moneta sul debito. O sbaglio? e se uno gli euro non ce li ha, che cosa spende? Il Solidar sarà comprato da chi ne ha bisogno per acquistare merci o servizi che si vendono in questa moneta. E anche dalla speculazione finanziaria a breve termine, esattamente come avviene per i derivati. E alcune imprese saranno propense ad accettare Solidar se non riescono a vendere in altri modi. Almeno lì trovano un mercato e con i Solidar che incassano possono comprare altre cose. Ovviamente se si crea un’economia, che è il presupposto di ogni transazione economica. Ci vorrò tempo, ma intanto si comincia.

      • rodomonte ha detto:

        Si è vero, se la moneta venisse usata come strumento e non come fine a se stessa sarebbe così, ma invece ho paura che le persone valutino qualcosa in specie la moneta solo e unicamente perchè è scarsa, credo che la maggior parte delle persone non riesca a immaginare un mondo dove sono tutti ricchi, che abbiano una mentalità a somma zero e che i ricchi per loro possano esistere solo se ci sono i poveri, è un costume mentale antico e più difficile da combattere che con la sola tecnica ho paura, ma staremo a vedere, certo senza nemmeno la tecnica non c’è molto da provare!

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