A proposito del cafone collettivo (risposta antirazzista a Blondet)

lombrosoIn un articolo sul suo sito, Maurizio Blondet stigmatizza certe pessime abitudini e pratiche di malagestio del turismo nel mezzogiorno d’Italia e dei meridionali in genere nel resto del paese. L’articolo ha suscitato varie polemiche e commenti che tuttavia, a mio parere colgono poco nel segno. Gli strali contro gli “osco-campani”, anche denominati “osco-fescennini”, sono impietosi. Una certa mentalità un po’ gretta e meschina, rigorosamente individualista che poco si cura del bene comune senza comprendere che in quel bene comune trarrebbe anche maggiore soddisfazione il bene personale, è ben diffusa in tutta la penisola, e la conosciamo bene. Che sia terreno di coltura della camorra e delle varie mafie che si contendono il territorio nazionale è pure noto. E lo sfogo di Blondet è comprensibile, così come l’invettiva. Tuttavia non è affatto condivisibile. A prescindere dal tono anti-meridionalista che pervade tutto  l’articolo, da un intellettuale ci si aspetta altro dal razzismo più o meno manifesto che trasuda dal suo articolo. Capisco che vedere maltrattato il sito di Pompei, che se fosse in Germania sarebbe in testa alle classifiche mondiali dei siti archeologici visitati da turisti e studiosi, così come l’emblematica “sparizione” dei carrelli per i bagagli, finiti nelle mani di un racket pseudomafioso all’aeroporto di Orio al Serio, fanno rivoltare le budella, ma un intellettuale deve sempre ragionare sulle cause e non sugli effetti. Altrimenti si finisce per fare del razzismo gratuito, e di tutto abbiamo bisogno tranne che di questo. E soprattutto non si capiscono le cause di questi comportamenti e non se ne possono trovare i rimedi. Quindi nessuna polemica sul razzismo di Blondet, ma ragionamenti sulle cause. Altrimenti non ne usciamo mai vivi.

L’Italia è il paese delle truffe, come scriveva un paio di secoli fa Goethe, disgustato dal trattamento ricevuto in occasione dei suoi viaggi nel nostro paese. È un problema storico, che trova il suo fondamento nella mentalità dei feudatari che taglieggiavano i viaggiatori e i commercianti che passavano sulle loro strade. Le città italiane sono piene di torri da dove i “nobili signori” controllavano le strade di accesso alle città e, quando passava qualcuno, si contendevano a colpi di spada il diritto di rapinarlo. In Francia accadeva la stessa cosa, ma i francesi si sono ribellati ed hanno fatto la “Révolution”.  In Italia, i Savoia hanno applicato lo stesso principio dei “nobili mafiosi” allo Stato Unitario Nato dall’Indipendenza.  Hanno rapinato per decenni il sud per arricchire il nord, ed hanno sterminato sistematicamente ogni vagito dell’opposizione a questa ignobile legge.

Lo Stato non è mai appartenuto ai cittadini in Italia. Chi dice “Lo Stato siamo noi” mente sapendo di mentire. Lo Stato appartiene a bande variamente composite di portatori di interessi particolari che mortificano l’interesse generale, e che continua ad applicare la stessa legge mafiosa e di rapina sui cittadini taglieggiati. Li rapina e non gli offre nulla. D’altra parte avete mai visto un rapinatore offrire qualcosa al rapinato in cambio del suo delitto? Dallo Stato nemico è necessario difendersi, e ciascuno fa quello che può. Gli “osco-fecennini”, come li chiama Blondet, si difendono esercitando la loro fantasia, che traduce anche l’ovvio in un’occasione per spillare qualche quattrino. Certo, dà fastidio dover sottostare a certe tangenti, a costi esagerati, ad evidenti sopraffazioni. In Italia come altrove, ovviamente. Nonostante fosse scritto a caratteri cubitali in tutto l’aeroporto che il viaggio fino a centro di Atene costasse 50 euro, un tassista prepotente ne pretendeva minacciosamente 70. Nella sua visione dovevo essere un pollo da spennare. Ometto per carità di patria, gli innumerevoli e simili incidenti che mi sono occorsi in Italia.  Ma non è ragionando su questi che si trova il bandolo della matassa.

Prendiamo il business dei migranti clandestini. Si sa che è un affare per qualcuno ed un disastro per molti altri. Ogni migrante rende 1.000 euro al mese alla struttura che li “ospita”. E poi, quando se ne vanno, si pretendono anche i “danni” cagionati dagli ospiti, e che magari sono stati artatamente fomentati da qualcuno interessato ad ottenere un congruo rimborso. Insomma, un bel business, nel quale il migrante rimane schiacciato come il vaso di coccio. A qualcuno interessa qualcosa del fatto che si tratta di esseri umani, che vengono da paesi con abitudini, culture, situazione affatto diverse dalle nostre? C’è qualcuno che si occupa della loro salute, del loro inserimento, della loro collocazione definitiva? Ovviamente no, questo non fa parte del business. È chiaro che qualche problemino sociale poi si pone, è il minimo. Ma ai governanti che gliene importa? Si riempiono la bocca di ipocrite dichiarazioni di solidarietà e poi non fanno niente per rendere questa solidarietà concreta. L’unica cosa che conta è il business.

È così da molto, troppo tempo nel nostro paese. Chi si occupa di spiegare agli “osco-fescennini” che i carrelli dei bagagli sono pubblici e gratuiti? E chi si occupa di spiegare a loro, così come al resto degli italiani, che i turisti vanno accolti e non taglieggiati? Perché poi i turisti fuggono ed allora si spiega come Berlino, dove non c’è rimasto niente in piedi dopo la guerra, ci sono molti più turisti che a Roma? Dov’è finita l’educazione civica, l’educazione al rispetto per la cultura, per i beni comuni, per i servizi comuni? C’è ancora qualcuno che se ne occupa considerandoli beni comuni ed un diritto di ciascun cittadino?  Sabina Guzzanti ha scoperto che il mare e la battigia non sono più dei cittadini, ma degli stabilimenti che hanno la concessione. Mentre prima si poteva stare sulla battigia e fare un tuffo a mare, adesso non si può più. Alcuni comuni costieri hanno avuto la bella pensata di vietare la “sosta” sulla battigia perché potrebbe ostacolare le operazioni di sicurezza in mare. Ma che geni! È capitato anche a me, ed ho detto al solerte difensore dell’ingiustizia codificata, di chiamare la polizia. Il mare è certamente un bene comune e quell’ordinanza grida vendetta. Ad amministratori che pensano solo agli interessi degli stabilimenti e calpestano i diritti dei cittadini che cosa si può dire, se non prenderli a schiaffi a due a due finché non diventano dispari? (All’infinito potrebbe succedere…).  Anni fa, su una spiaggia del Gargano, si sono arenate sette balene, decise a farla finita con la vita pare per via di esperimenti militari con le onde sonore che ne avevano distrutto il senso di orientamento. Riunioni fiume di Prefettura, Comuni, Provincia, Regione, Ministero dell’Ambiente, Parco del Gargano e via di seguito, ed alla fine ordine ad una ditta di smaltire a terra le carcasse, vista l’impossibilità di riportarle in mare. Ordine dato da due Comuni, d’intesa con tutti gli organi che ho citato, con promessa di pagamento pressoché immediata.  Infatti, sono passati sei anni e dei soldi promessi si è visto appena un quarto. La ditta ha rischiato il fallimento ed ancora è a rischio. E lo Stato cosa fa? Passata l’euforia dei primi giorni, la questione è caduta nell’oblio. Nella causa in corso per il riconoscimento del pagamento promesso, l’Avvocatura dello Stato ha avuto la faccia tosta di scrivere che il contratto con i Comuni è nullo perché nel loro bilancio non era previsto il capitolo di spesa per lo smaltimento delle balene. In altri termini, il Comune avrebbe dovuto dire alle balene di andarsi a fare un giro di un paio di mesi, prima di suicidarsi sulla spiaggia, così nel frattempo il Comune poteva trovare i fondi e deliberarne lo stanziamento per il loro smaltimento. Non è uno Stato nemico, questo? Nemico e truffatore, dato che la truffa consiste negli artifizi e raggiri finalizzati al conseguimento in danno di qualcuno di un ingiusto profitto?

Ma andiamo un po’ più su, e vediamo che per l’Expo di Milano sono state pagate tangenti milionarie e che i vertici sono indagati e in galera. C’è qualcuno che si è occupato del bene comune, lì? Pare proprio di no. E che dire di un sistema che paga cento miliardi di euro l’anno di interessi su un debito pubblico che non ha alcuna ragione di esistere e che è fatto per oltre il 100% da interessi su interessi? Eppure si tagliano i fondi a tutto, alla sanità, alla cultura, alle università, al turismo, alle strade, ai servizi, ai trasporti. Già i trasporti. Sono decenni che si fa la guerra per una linea ferroviaria del tutto inutile e obsoleta da tempo solo perché alcune lobbies la vogliono a tutti i costi. Scontri furibondi, feriti, qualche morto, una guerra che coinvolge un’intera regione e che sembra senza fine, con costi sociali ed economici che superano di gran lunga gli scarsi benefici che si potevano ricavare. In un società in cui l’individualismo e la truffa erano la regola da secoli, il capitalismo liberista ha dato il colpo di grazia. E questi non sono che due piccoli esempi del livello di corruzione, di approfittamento, di violenza che a tutti i livelli questa società offre in visione tutti i giorni.

Ora, per quale ragione l’osco-fescennino dovrebbe comportarsi diversamente dai vertici e dal resto del suo paese? Se questi sono gli esempi, per quale ragione dovrebbe occuparsi lui del bene comune? Se nessuno gli spiega e gli mostra cos’è, perché il livello di educazione civica e di cultura nel nostro paese è praticamente zero, se nessuno gli dà un qualche buon esempio, se l’amministrazione pensa solo a mettere ostacoli e taglieggiarti, se i servizi sono sempre più fatiscenti e impraticabili, perché il nostro, che deve pensare a sbarcare il lunario, dovrebbe mettersi a digiuno e comportarsi civilmente?

Tutti i giorni c’è una guerra con qualcuno che vuole cercare di approfittare, dalle compagnie che erogano i servizi telefonici, di luce acqua e gas, alle banche che caricano interessi usurari e costi non dovuti, e tutti fanno ipocritamente finta di farti un favore.  Questa società è finita, è morta. Si è completamente perduto il senso di appartenenza alla comunità che pure non è mai stato forte in Italia. Saremmo in teoria ricchissimi, con il patrimonio culturale, artistico ed archeologico che abbiamo, ma la mentalità è quella che denuncia Blondet, “mica siamo i camerieri dei turisti!”. Già, meglio essere i rapinatori o i taglieggiatori. Meglio vivere nello sfascio e nella sporcizia, là dove i maiali grufolano meglio.

Caro Blondet, il problema non sono i meridionali, le grandi truffe si fanno al nord come al sud, ed il pesce puzza dalla testa. È il capitalismo, il problema. È la mentalità di rapina e che è insita nel capitalismo liberista ed il quello finanziario la causa di questa orribile situazione. Dà fastidio vedere qualcuno che ti chiede due euro per un carrello dei bagagli, ma tutto sommato sarebbe peggio se ti mettesse un coltello alla gola per prenderti il portafoglio, come a volte succede, in Italia come all’estero. Se non ci liberiamo di questa mentalità e di queste logiche sarà impossibile costruire una società nuova, sentire ancora l’aria pulita dell’onestà e della solidarietà, e diventare tutti ricchi, perché ne abbiamo la possibilità. In Italia c’è molta gente perbene, molta intelligenza, molta cultura, nonostante decenni di colpevole trascuratezza e di voluta repressione. Un popolo ignorante si manipola meglio di un popolo colto. È questo l’obiettivo perseguito da governanti infingardi e opposizioni complici ed inesistenti.

Il patto sociale che era alla base di questa società si è rotto da tempo. Facciamo finta di non accorgercene, ma siamo in piena sindrome della “rana bollita”. L’acqua sta bollendo e ci siamo dentro fino al collo, impossibilitati ad uscirne ed a fare qualsiasi cosa. La ribellione, questo è necessario. Non la farà l’osco-fescennino, che deve pensare a sbarcare il lunario, ma certamente ne capirà la valenza e parteciperà. Perché alla fine, nel suo arrangiarsi per sbarcare il lunario c’è dell’arte, e l’arte è alla base di ogni rivoluzione.

Il razzismo è la risposta stupida, quella che questo sistema di rapina e di sopraffazione predilige perché così si nascondono i veri problemi. È ora di ribellarsi, é proprio giunta l’ora di farlo ed è un dovere di ogni persona civile.

 

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5 pensieri su “A proposito del cafone collettivo (risposta antirazzista a Blondet)

  1. Fabrice ha detto:

    Blondet critica tanto i meridionali ma non si rende conto ( o fa finta!! ) che la mancata soluzione della questione meridionale è la causa principale della dissoluzione nazionale che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti ( ovviamente per chi ha gli occhi e non i paraocchi!! ) e che ha visto in primis la nascita della Lega Nord ( che addirittura voleva la secessione!! ) poi l’ingresso nell’euro ( una nazione unita mai avrebbe rinunciato alla propria sovranità monetaria, a maggior ragione nel caso dell’Italia che dalla svalutazione competitiva della lira aveva più volte tratto benifici!! ) e ora l’invasione degli immigrati ( una nazione unita mai avrebbe tollerato un’invasione del genere senza alcun senso logico!! ) e quindi la vera domanda è:

    chi sono stati i leader a livello nazionale che dopo la fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri avrebbero potuto fare qualcosa di veramente efficace per risolvere i problemi della questione meridionale alla radice una volta per sempre e quindi poter dare una spinta definitiva vigorosa all’unità nazionale?

    Eccoli:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Presidenti_del_Consiglio_dei_ministri_della_Repubblica_Italiana

    Come si può ben vedere, la stragrande maggioranza proviene dal Centro e dal Nord dell’Italia e quindi cosa vuol dire?

    Che c’è stato menefreghismo, malafede e incompetenza anche da parte di quei leader nazionali provenienti dal Centro e dal Nord dell’Italia e non solo invece dalla classe politica locale meridionale come i vari Blondet sostengono, ben diverso!!!!

    Ma daltronde Blondet è quello che nel suo ultimo articolo di oggi definisce Marchionne come “un mezzo terrone e mezzo canadese”, Blondet è quello che sulla questione dell’immigrazione durante il governo Renzi andava sempre contro il Ministro degli Interni Angelino Alfano, siciliano doc, come se il toscano Metto Renzi, Presidente del Consiglio, fosse una persona totalmente estranea in materia,ecc……!!!

    Blondet è pure quello che la TAV in Val di Susa è opera buona e giusta, che le acciaierie inquinanti di Taranto dovrebbero andare invece a pieno regime, che la maggior parte dei dipendenti pubblici e magistrati italiani è solo gente nulla facente/incompetente, insomma, anche sull’economia ha idee sue “sui generis” non supportate da fatti ma da sue opinioni personali e si è persino vantato di questa sua impostazione dicendo che non esistono fatti ma solo opinioni!!

    Che dire?

    Contento lui e i suoi assidui lettori…!!

    Cordiali saluti.

    Fabrice

    PS comunque su altre cose ci azzecca, ma facendo una sommatoria totale, diciamo che è un mix di cose rigorosamente analizzate e quindi conclusioni giuste ( perchè le premesse erano giuste: rigorosa analisi ) e di altre cose sbagliate perchè parte prevenuto senza alcuna rigorosa analisi e fa discussioni da bar sport che portano a tipiche conclusioni errate da bar sport!!

  2. Luca C. ha detto:

    Ho spesso apprezzato gli scritti di Blondet, le cui analisi mi sembra colgano spesso nel segno. Però stavolta mi sembra di poter dire che non vi riesce. Perché è vero che c’è questa povertà culturale, e un certo compiacimento della furbizia che sono decisamente stucchevoli, ma è anche vero che fino a che al Sud vi è stato il sistema delle partecipazioni statali, la rete delle industrie dell’Iri, dell’Eni, dell’Efim, la Cassa del Mezzoggiorno, c’è stata anche crescita, allargamento del benessere e una rete infrastrutturale che, pur essendo molto carente, permetteva comunque comunicazioni regolari.
    Poi con l’avvento del liberismo, la deindustrializzazione e la fine di ogni trasferimento di risorse che non fosse puramente assistenziale e comunque sempre più ridotto, lentamente ma inesorabilmente è cominciato il declino. E il Sud, che partiva da condizioni di maggiore debolezza, ne ha risentito molto di più.
    Blondet, che è certamente persona colta e intelligente ma a mio avviso non la racconta fino in fondo, suggerisce che a Pompei si dovrebbero costruire immense strutture alberghiere (Vesuvio permettendo, evidentemente…), e intrattenere le masse di turisti con messe in scena degne del migliore cafonal hollywoodiano. Che dire, speriamo che Renzi non lo legga…
    D’altra parte, non mi sembra che l’educazione civica, che suggerisci tu, sia poi così necessaria: secondo me il napoletano che si vende i carrelli all’aeroporto lo sa benissimo che quello che sta facendo è illegale.
    Stante il fatto che oggi non è pensabile un trasferimento di risorse massiccio verso il mezzogiorno (da parte di chi? l’Unione Europea? figurarsi…) quello che si potrebbe cominciare a implementare, magari anche con moneta complementare, è una politica di rilancio delle infrastrutture, in primo luogo stradali e ferroviarie, diversa però dal gigantismo infrastrutturale (per altro fallimentare) che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
    Blondet è uno (e mi si corregga se sbaglio) che vorrebbe cacciare via la gran parte dei pubblici dipendenti, e per il quale gli stabilimenti industriali costruiti al Mezzogiorno con risorse pubbliche sono per definizione sprechi. E’ la classica impostazione che, alla fin fine, porta a dire: “l’Italia potrebbe vivere di turismo!”.
    Ah sì?! Al di là del fatto che il turismo rappresenta meno del dieci per cento del PIL, una nazione che vive di turismo è Terzo Mondo allo stato puro, con malavita, prostituzione e corruzione fin sopra i capelli. Eh sì, ben più di quante già ne abbiamo ora…

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