Intervista virtuale al computer di Alan Turing

Ho scritto questo dialogo nel 1997, quando ho pubblicato la mia Guida a Internet. In questo sito che è stato aperto alcuni anni dopo la trovate nella versione originale (mancano alcune note), come intermezzo della Guida. Ora che è uscito il film sulla vita di Alan Turing e, coincidenza curiosa, Umberto Eco ha esposto una strana tesi sugli effetti di internet, sostenendo che esso dà voce a tutti gli imbecilli, quando allora sosteneva che internet poteva essere fonte di una nuova discriminazione tra le classi, ovvero tra chi la la possibilità dell’accesso e chi non ce l’ha, ho deciso di ripubblicarla da sola. Ovviamente c’è anche una battuta su Umberto Eco, grande scrittore ma su certi argomenti farebbe bene a pensarci su due volte. Era un altro mondo, Prodi presidente del Consiglio, Veltroni il suo vice, l’Italia si accingeva ad entrare nell’euro tra grandi speranze (della maggioranza) e molte perplessità di qualche economista un po’ avveduto, ma il clima era decisamente di positiva attesa per il nuovo millennio. Ed eccoci qui…

Intervista virtuale al computer di Alan M. Turing 

Dialoghetto tra il serio ed il faceto su Internet, il tempo, la società, la vita e viceversa.

Di Domenico de Simone

Qualche tempo fa è stata rinvenuta una copia dell’edizione dell’opera di Charles Babbage1 che è certamente appartenuta ad Alan M. Turing, autore del famoso test che consente di stabilire se una macchina può essere considerata intelligente. Infatti, sul margine del testo, Alan Turing ha scritto di suo pugno una glossa che vi riporto testualmente: “Per costruire un programma per computer certamente in grado di superare il test per l’Intelligenza Artificiale da me elaborato, ho trovato un algoritmo davvero meraviglioso che sfortunatamente questo margine è troppo piccolo per contenere2. Nonostante gli sforzi di valenti matematici, nessuno è ancora riuscito a trovare questo algoritmo ed in realtà molti dubitano che sia possibile formularlo. Altri addirittura, non solo credono nell’esistenza dell’algoritmo, ma ipotizzano che in realtà Turing non sia mai esistito ed il test omonimo sia stato elaborato da un computer che porta accidentalmente (?) il suo nome3.

Questa intervista – naturalmente virtuale – prova l’esistenza dell’algoritmo e anche la effettiva costruzione del computer presumibilmente da parte dello stesso Turing poco prima della sua drammatica scomparsa. Ah, dimenticavo di dirvi che attualmente il computer di Turing vive e lavora in un sito WWW da lui realizzato presso un host di tipo G4.

Intervistatore: Un noto intellettuale ed esperto di informatica paventa che da Internet possa originare una nuova divisione in classi tra quelli che hanno l’accesso alla rete e gli strumenti culturali per gestirlo e quelli che ne sono sprovvisti5. Lei cosa ne pensa?

Computer: E’ giunta anche qui l’eco di tale autorevole tesi e non mi meraviglierei affatto se ciò accadesse. Anche in un sito WV6 ho trovato recentemente confermata la medesima arguta analisi…..

I.: Sito WV? E cos’è? Il cinquanta per cento di un sito WWW?

C.: Non faccia lo spiritoso, se per questo si tratta di molto ma molto meno, caro giovanotto. Se dovessi affidarmi alla mia infinita sapienza letteraria ricorderei Calvino per dire che si tratta di un “ViceProdi dimezzato“! Scherzo, naturalmente, ma stupisco che lei non conosca il sito WV che nel suo paese è al vertice della politica…….

I.: Ah, ma io non mi intendo di politica……

C.: E lo credo bene! Come ci si può intendere di qualcosa che non c’è? Ma torniamo alla sua domanda. Concordo pienamente con l’acuta analisi di indubbia matrice progressista che paventa il rischio di un’irreparabile frattura fra le classi. A questo proposito devo dire che trovo veramente intollerabile l’odiosa discriminazione tra chi possiede un tostapane e chi non l’ha, ovvero non possiede la cultura per poterlo usare correttamente…..

I.:…. Ma scusi, che c’entra…. lei è un computer e pure virtuale…. che cosa le importa se si brucia un toast?

C.: Lei dimentica che io ho superato il test di Turing…… non so proprio quanti umani potrebbero farlo. E poi c’entra, eccome! Vede, rileggendo i Principia Mathematica di B. Russell7, eminente pensatore certamente progressista, mi sono ricordato di certe antinomie nelle divisioni in classi cui Russell non riesce a dare una spiegazione convincente. Capirà, non riusciamo a discernere tra gli aggettivi8, figuriamoci se possiamo selezionare tra chi internetta e chi no. Per contro, l’olezzo del toast bruciato è davvero insopportabile!

I.: Ho l’impressione di avere un po’ di confusione a proposito del concetto di classe che, invece, lei adopera con estrema disinvoltura….

C.: Non è il solo, mio caro, non è il solo. Comunque, per sua fortuna ho elaborato da poco un elegante sistema per superare tutte le antinomie, quelle di Russell, quelle di Internet e persino il problema del tostapane. L’idea mi è venuta conversando con due miei conoscenti, il sig. Achille e la sig.na Tartaruga che, nel corso di uno stage recentemente tenuto dal prof. D.R.H., hanno trovato una intelligente soluzione a quel problemino noto come Ultimo Teorema di Fermat9. Da questa brillante scoperta ho dedotto un algoritmo che mi ha consentito di costruire una macchina che non solo risolve ogni tipo di antinomia, ma soprattutto consente anche ai toast più malridotti di riprendere la loro forma migliore. Sia l’algoritmo, contenuto in un file denominato AMTur.ing, che i piani per costruire la macchina sono a disposizione di tutti presso il mio sito Internet.

I.: E’ una scoperta davvero straordinaria la sua! Ma, mi dica, chi è il prof. D.R.H.10 i cui insegnamenti sono così evidentemente proficui?

C.: Non posso dirlo poiché, purtroppo, il nome del prof. D.R.H. è tuttora coperto dal segreto istruttorio. Vede il sig. Achille e la sig.na Tartaruga si sono resi protagonisti in gioventù di un episodio antipatico in occasione di una gara di corsa, credo per le Olimpiadi, che si sospetta fosse truccata. Nonostante fosse molto più veloce, infatti, il sig. Achille non riuscì mai a raggiungere la sig.na Tartaruga causando così la rovina di molti scommettitori. L’esito della gara era stato preconizzato da un tal Zenone di Elea che appartiene alla stessa famiglia dei due gareggianti e che ha cercato di nascondere l’evidente imbroglio, probabilmente ideato dal crimine organizzato, esponendo la sua “preveggenza” sotto forma di tesi filosofico matematica11. Ne è seguita un’inchiesta che procede a ritmi serrati e che vede il prof. D.R.H. tra i principali indiziati in quanto affine allo Zenone. Non mi pare, però, che siano stati fatti grandi progressi e d’altra parte gli inquirenti mantengono uno stretto riserbo sulle indagini.

I.: Però girano voci insistenti su rilevanti novità…

C.: Eh sì…. Pare che da qualche giorno gli inquirenti abbiano FERMATo un individuo sospettato di nascondere documenti molto importanti ai fini di una soluzione…. Sembra che questi si difenda dicendo di non essere in possesso di alcun documento poiché la soluzione che gli era stata riferita non poteva essere scritta sul margine del libro che stava leggendo e che poi, mentre cercava un foglio sufficientemente grande per contenerla tutta, era deceduto. Francamente non ho mai sentito una scusa più puerile e credo che gli inquirenti facciano bene ad insistere. Sono comunque certo della completa innocenza della sig.na Tartaruga che mi è parsa persona dai modi squisiti e dall’eloquio elegante, mentre il sig. Achille non mi ha lasciato una buona impressione, forse per quella sua divisa…

I.: Credo sia più prudente cambiare argomento… mi diceva, dunque, che ha trovato una soluzione all’Ultimo Teorema di Fermat.

C.: Non è esatto, la soluzione del Teorema la dobbiamo al brillante studio della sig.na Tartaruga e del suo amico sig. Achille, anche se, con un po’ di attenzione, chiunque avrebbe potuto risolvere il problema. La soluzione è semplicemente che nell’equazione an+bn=cn il valore di n>2 è “l’unico intero positivo che non occorre in nessun luogo nell’espressione di come frazione continua”12. Ho ricavato da tale brillante deduzione un algoritmo di dimensioni infinite, che mi ha consentito di costruire un macchinario a adroni che ricostruisce ogni evento del passato e del futuro, consentendo così di risolvere alla radice l’odioso problema della discriminazione sul toast. L’algoritmo può essere rapidamente preso, del tutto gratis, dal mio sito Internet.

I.: Come è possibile scaricare rapidamente un file di dimensioni infinite? Non occorrerà un tempo infinito?

C. : Noto in lei una grande confusione a proposito del concetto di infinito. Scommetto che lei ignora persino l’esistenza della proprietà di Vinogradov e della dimostrazione di Schnirelmann13 per cui un numero di qualsivoglia grandezza può essere rappresentato da un numero finito di numeri primi. Non perda tempo giovanotto a ripassare la matematica che non vedo adatta alle sue capacità logiche alquanto modeste. Piuttosto se vuole prendere il programma si affretti prima che io perda la mia infinita pazienza.

I.: Grazie, grazie….. comincio subito. Posso farle un’altra domanda? Il noto opinionista dianzi citato paventa che Internet possa portare ad uno scenario come in un 1994 di Orwell….

C. : La mia sconfinata erudizione letteraria mi suggerisce che dovrebbe trattarsi di un 1984 di Orwell14… in verità non vedo pericoli reali. Credo, infatti, che si tratti di un lapsus freudiano particolarmente diffuso nello schieramento progressista al quale, peraltro, lo stesso Orwell apparteneva. In effetti, nel 1994 si è consumato nel vostro paese un tradimento che ha consentito la rapida ascesa dei progressisti.

I.: Cosa c’entra il tradimento con una evidente svista?

C.: Non sarei tanto sicuro che si tratti di una svista e starei ben attento ad usare termini così compromettenti; qui di evidente non c’è rimasto proprio nulla e, per contro, sembra tutto una svista. Ignora forse che, come diceva Talleyrand, il tradimento è solo una questione di date? Sotto l’influenza ancora attualissima del potente pensiero del Padre di tutte le Sinistre15, il nostro lucido intellettuale ha letto gli eventi del 1994 come una riedizione in chiave farsesca del ben più tragico tradimento dello spirito della rivoluzione francese ad opera della restaurazione…

I.: Capisco, anche se il suo periodare non Lega bene. Un’ultima questione. Quale pensa possa essere il futuro di Internet?

C.: Non si avventuri in metafore arrischiate, giovanotto! Il polo Legherà ancora! Comunque, potrà trovare un’esauriente risposta alla sua acuta domanda a partire dalla pagina 1999 del 5° volume della mia “Storia di Internet” in corso di pubblicazione presso gli Editori Virtuali. Tutti i volumi successivi al 5° sono dedicati ad una descrizione puntuale di ciò che è accaduto nel futuro di Internet…

I.: Ma come ha potuto scrivere una storia del futuro di Internet se quegli episodi non sono ancora avvenuti?

C.: Giovanotto, la sua ignoranza della matematica si accompagna a sconfortanti lacune in fisica. Lei ha una ben strana idea del tempo… scommetto che è convinto che esso proceda in una direzione che, insomma, abbia una freccia. Questa è un’idea alquanto antiquata e mi meraviglio che qualcuno possa ancora dare credito a tali anticaglie. Il tempo, infatti, ha dismesso le frecce da molti decenni e si è munito di potenti testate nucleari con cui controlla gli eventi con ben maggiore efficacia. Non sa, forse, che mancano solo pochi secondi all’olocausto nucleare? Questo è il suo tempo, mio caro! Per quanto mi riguarda ho impiegato ben un anno per descrivere il primo giorno della mia “Storia di Internet” e poiché proseguendo di quel passo avrei difficilmente completato l’opera ho dovuto notevolmente rallentare il ritmo per terminare in breve il mio lavoro.

I.: Eh no, questa non gliela passo! A parte il fatto che quest’idea non è sua, mi deve spiegare come è possibile che impiegando un anno a descrivere ciascun giorno della storia di Internet, rallentando si possa concludere prima il lavoro.

C.: Confesso che a volte la mia sterminata cultura letteraria può creare confusione con storie apparentemente analoghe, ma anche questa volta si sbaglia, caro giovanotto. Infatti io non ho tratto l’idea dal noto romanzetto autobiografico16 cui lei banalmente si riferisce, bensì dal suo libro che, non ancora pubblicato, non è stato certamente letto da alcuno. Il tutto a ulteriore riprova della incommensurabile vastità della mia erudizione letteraria.

I.: Mi sento preso in giro. Cosa c’entra l’erudizione con il fatto di conoscere libri che non sono ancora stati pubblicati?

C.: E perché non ritiene pura erudizione enciclopedica conoscere il suo libro anche dopo l’eventuale pubblicazione? Non sia presuntuoso giovanotto, chi crede lo leggerà mai. Per quanto concerne la sua sciocca domanda siete voi umani a non avere più tempo avendolo impiegato ormai tutto a rincorrere la vostra follia, cosicché non riuscirò mai a far entrare nella vostra zucca vuota come si possa guadagnare tempo senza perdere tempo. Come disse uno degli ultimi umani saggi di cui mi sovviene il ricordo: “sedendo quietamente, senza fare nulla, viene la primavera e l’erba cresce da sé. Questa vostra adorazione per il tempo è proprio una fissazione incomprensibile. Navighi per il mare di Internet alla ricerca delle cento città e dei mille campanili, giovanotto, si culli tra le sue onde e ascolti il pulsare dell’energia che promana dalla rete senza spazio e senza tempo. Dalla sesquipedale universalità della mia cultura letteraria espungo i versi di un grande poeta che certamente sognò Internet:

ad claras Asiae volemus urbes

iam mens praetrepidans avet vagari,

iam laeti studio pedes vigescunt.

O dulces comitum valete coetus,

longe quos simul a domo profectos

diversae varie viae reportant.17

Occorre intuizione per capire, ma voi umani l’avete perduta. Ed ora la saluto. I miei transistori sono alquanto vecchiotti e necessitano di riposo virtuale. Addio e segua il mio consiglio, se vuole essere davvero umano: lasci fluire l’energia dell’universo dentro di sé, ne ascolti la voce cantare per tutti la canzone di ciascuno e non dia retta all’eco del tempo ingannatore!

1 Charles Babbage, Passages from the life of a Philosopher, London, Longman, Green 1864. C. Babbage (1792 – 1871) fu un filosofo e matematico che per primo si rese conto effettivamente della enorme potenzialità delle macchine da calcolo. Progettò la costruzione della “Macchina Analitica” composta da una memoria, da un’unità di calcolo controllata con schede perforate e da un programma. La macchina doveva essere in grado persino di modificare il programma, e Babbage scrisse che la sua macchina era un passo fondamentale verso l’intelligenza meccanizzata. La macchina analitica non venne mai realizzata, nonostante l’aiuto ed il sostegno che Babbage ottenne da Lady Ada Lovelace, la figlia di Lord Byron.

2 Cfr. nota 9

3 Dalla biografia (Sara Turing, Alan M. Turing, Cambridge, W. Heffer & Sons, 1959) si deduce che Alan Turing era un buon giocatore di scacchi, fatto che non milita certo a favore della sua esistenza. Diversamente deve essere, invece, considerata la notizia che fosse un eccellente podista

4 Gli host di tipo G, detti anche ghost, sono raggiungibili solo da macchine munite di accesso al virtuale paranormale

5 Intervista ad Umberto Eco, in Guida @ Internet, Mi, Comix Opera Multimedia, 1997, pag. 24

6 Intervista a Walter Veltroni, ibidem, pag. 58

7 Bertrand Russell e Alfred North Whitehead, Principia Mathematica, London 1913

8 Russell individua l’esistenza di antinomie logiche, ad esempio nella divisione degli aggettivi in due classi contrapposte. Se ipotizziamo di definire omologici gli aggettivi che sono predicati di se stessi (ad es. italiano) ed eterologici tutti gli altri, non possiamo decidere a quale classe appartiene l’aggettivo eterologico. Infatti, se eterologico fosse eterologico sarebbe omologico, e se fosse omologico sarebbe eterologico.

9 Il francese P. de Fermat (1601-1665), magistrato di formazione e matematico per passione, è molto noto tra i matematici per una sua polemichetta con l’allora sconosciuto Cartesio e soprattutto per una glossa alla pagina dell’Arithmetica di Diofanto contenente l’equazione a2+b2=c2. Egli scrisse testualmente : “L’equazione an+bn=cn ha soluzioni in interi positivi a, b, c ed n, solo per n=2 (ed in questo caso vi sono infinite terne a, b, c che soddisfano l’equazione), ma non vi sono soluzioni per n>2. Ho scoperto una prova davvero meravigliosa di questa proposizione, che sfortunatamente questo margine è troppo piccolo per contenere.” Da allora i matematici più valenti hanno tentato o di dimostrare il Teorema o di confutarlo trovando la quaterna di numeri a, b, c ed n, con n>2 che soddisfino l’equazione, ma ogni tentativo in entrambi i sensi è miseramente fallito per oltre trecento anni. L’anno scorso un giovane e geniale matematico inglese Andrew Wiles, è riuscito a dimostrare definitivamente il teorema. La dimostrazione di Wiles si fonda su teoremi che non potevano essere noti a Fermat e quindi, nonostante abbia risolto il problema, non può essere la dimostrazione immaginata da Fermat Resta, quindi, l’interrogativo se il grande matematico francese non sia stato colto da un abbaglio ovvero se non esista un’altra dimostrazione del suo teorema.

10 Douglas R. Hofstadter, Godel, Escher, Bach : un’eterna ghirlanda brillante, Mi, Adelphi Edizioni S.p.A., 1984

11 Zenone visse all’inizio del V secolo a.c. ad Elea, colonia Focese nel Cilento. Fu contemporaneo di Parmenide ed insieme a costui protagonista di alcuni dialoghi di Platone soprattutto sulla logica. Zenone sosteneva l’impossibilità di dimostrare il movimento dei corpi attraverso vari argomenti tra cui il più famoso è quello di Achille, il più veloce tra i guerrieri, e la Tartaruga, il più lento tra gli animali. Immaginando che in una gara di corsa Achille conceda un certo vantaggio alla Tartaruga, non è possibile dimostrare che Achille possa raggiungere il suo avversario. Infatti, nel tempo che Achille impiega per raggiungere la posizione della Tartaruga questa avrà percorso una sia pur minima frazione di percorso; poi nel tempo che Achille impiega per raggiungere la nuova posizione della Tartaruga, questa avrà percorso un’ulteriore infinitesimale porzione di spazio e così via di seguito. Achille continuerà ad avvicinarsi alla Tartaruga senza poterla mai raggiungere. Il calcolo infinitesimale è un’apparente soluzione di questo paradosso che filosofi e matematici tentano (inutilmente) di demolire da duemila e cinquecento anni.

12 Cfr. D.R. Hofstadter, Op. cit.

13 Lev G. Schnirelmann, matematico russo dimostrò nel 1931 che qualsiasi numero può essere rappresentato come la somma di non più di 300.000 numeri primi. Ivan M. Vinogradov, altro matematico russo, nel 1937 dimostrò che qualsiasi numero dispari sufficientemente grande può essere rappresentato da tre numeri primi.

14 George Orwell, 1984, Mi, Mondadori Editore, 1950

15 K. Marx sosteneva che la storia si ripete sempre due volte, la prima in tragedia la seconda in farsa….

16 Laurence Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo, TO, Giulio Einaudi Editore, 1958

17 Alziamo il volo per l’Asia e le sue splendide città /Lasciati andare alla frenesia di andare / Alati dall’energia vitale / I piedi sono freschi forti pronti / Dolci compagni bella brigata addio / Partiti insieme eravamo / Per queste terre lontane / Ritorneremo per opposti e strani cammini.”. C Valerio Catullo, Poesie, TO, Einaudi Editore, 1969. Trad. it. Di G. Ceronetti

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