Lettera aperta a Paolo Barnard

Leggo sul blog di Paolo Barnard queste “considerazioni” a proposito di Warren Mosler e, incidentalmente, dei texani che ne hanno sostenuto in un primo tempo le teorie e dei gruppi MMT e poi MEMMT che lui stesso ha creato. Sulla MMT, o meglio sulle teorie di Mosler ho già scritto le mie considerazioni in questo articolo dell’anno scorso. Sulla scoperta dei texani e dello strumento unico della Rivoluzione ho scritto tre anni fa in quest’altro articolo. Questo primo articolo era parecchio polemico, contrariamente alle mie abitudini, ma credo fosse inevitabile. In un certo senso anticipava quello che è successo. Ora che Paolo Barnard è rimasto da solo, tradito sia dai cow boys texani che dal trader Warren Mosler, abbandonati dagli stessi gruppi MMT che aveva creato in tutta Italia e infine buttato fuori dalla Gabbia di Paragone, per la stessa ragione di fondo, ovvero che il potere e i suoi uomini fanno sempre schifo, dovunque li metti, mi sembra giusto scrivergli. Forse, con la testa sgombra dalle lucciole della MMT sarà in condizioni di ragionare.

Caro Paolo, mi dispiace. Anche se in qualche modo te l’avevo detto, comunque mi dispiace. Non me ne frega niente degli insulti che hai elargito a me (a quanto mi hanno riferito) ed a tutti quelli che in Italia, fuori dal pensiero mainstream, hanno cercato di dare un senso alla critica al sistema finanziario ed economico. Spesso scrivendo sciocchezze o banalità, ma almeno ci hanno provato in buona fede e non meritavano di essere buttati tutti nel cesso come hai fatto. Non c’era bisogno di andare in Texas per scoprire comunismo sovietico, bastava farne oggetto di una riflessione meno viscerale e più razionale.

Cosa ti aspettavi da un gruppo di texani che hanno lo spessore culturale di un foglio di carta velina e la profondità di pensiero di un tappo della coca cola? Cosa vuoi che facciano nelle università dei puffi se non impadronirsi della prima ideuzza che gli capita sotto mano e che gli sembra che possa funzionare, per farla propria e costruirci una carriera sopra? Vecchia storia, ne parlava già Lonergan una quarantina di anni fa, e prima ancora Galbraith, Keynes, Pareto e Croce. Ti ha mai sfiorato il dubbio che a questa gente, della sorte di decine o centinaia di milioni di persone non gliene frega un piffero, mentre tengono molto alla propria fottutissima immagine e carriera sostenuta da un ego grande quanto il Colosseo?

Lo stesso vale per Mosler, probabilmente. Come dici, la sola idea di essere accreditato presso il mondo accademico, gli ha fatto completamente perdere la testa. Al punto da rinnegare completamente tutto quello che hai fatto per le sue teorie e le sue idee e buttarti al cesso, più o meno come quel mondo accademico aveva fatto con lui. Cambiano i fattori ma il prodotto non cambia. Continui ancora a sostenere che la teoria di Mosler è quella che salverà il mondo. Non è così, caro Paolo, non c’è niente di rivoluzionario nella MMT e nemmeno nella MEMMT, e Mosler non è Galileo. La verità è che non esiste una teoria che cambia il mondo dell’economia così com’è, perché il capitalismo fa schifo e distrugge l’umanità ed il mondo, sia come capitalismo privato che come capitalismo di stato, e peggio ancora nella sua moderna forma di capitalismo finanziario. Non esiste la panacea di tutti i mali, ma è possibile cambiare il mondo. C’è da fare un duro lavoro, faticoso, difficile, lungo e impegnativo, ma si può fare e senza andare né in Texas né in Cina. E tanto meno da Paragone.

Le ragioni per cui non ritengo che la MMT dica alcunché di rivoluzionario le ho spiegate in un articolo che ho scritto l’anno scorso. Rileggilo, per favore, anzi leggilo perché sono certo che non l’hai letto. Il link sta sopra. Capisco che tu debba sostenere la validità della MMT per non ammettere a te stesso di aver preso un abbaglio colossale e di aver buttato al cesso quattro anni di vita e di lavoro. È dura ammetterlo, ma è questo il problema. Ma credimi, anche se hai cavalcato un ronzino da soma invece del purosangue che pensavi, non sono stati quattro anni buttati via. Anzi, hai dimostrato a te stesso ed a tutti noi, che si può parlare alle masse di economia facendogli capire qualcosa e sollecitandola a fare qualcosa. Ed hai fatto un lavoro straordinario di ariete in quel mondo di cariatidi pietrificate che è il mondo accademico, non solo in Italia ma dappertutto. Hai persino smosso nel profondo quella palude melliflua e maleodorante che è l’ambiente della politica italiana, ed hai bucato lo schermo delle televisioni con la tua sfacciata e arrogante presunzione di portare la verità sull’economia che è entrata nel cuore di milioni di italiani. Non ti sto insultando, ti sto facendo un complimento. Magari avessi la tua sfacciataggine, la tua forza e la tua capacità di capire e di usare i media.

Quando ti ho insultato è perché dalle tue dure parole verso il pensiero eterodosso in economia nel nostro paese, ho capito che non eri in buona fede. Ma sbagliavo, in realtà tu sei davvero animato dal desiderio di trovare lo strumento per battere questo mostro allucinante che è il pensiero unico liberista e dare una speranza di salvezza a milioni di esseri umani, votati alla schiavitù ed alla disperazione. Mi spiace aver usato quel tono e te ne chiedo scusa, ma la sostanza della critica alla MMT rimane senza alcun ripensamento.  Caro Paolo, non funziona, non è niente di nuovo, anzi è qualcosa di terribilmente vecchio e che ci farebbe tornare indietro di parecchi decenni. Non è il centralismo statale la panacea, né tanto meno il lavoro coatto per lo Stato che, se permetti, è pure peggio del liberismo. Non è vero che lo Stato può stampare tutta la moneta che vuole e così finanziare attività produttiva, ci sono limiti e regole ben precise. Nemmeno è vero che il debito può essere aumentato indefinitamente, perché tanto è un debito che non sarà mai pagato. Questo è vero, e l’abbiamo scritto in tanti, ma il problema non è il debito ma gli interessi. La distribuzione ineguale di ricchezza avviene tramite proprio gli interessi, sono questi che alimentano all’infinito l’economia del debito e la distribuzione ineguale della ricchezza. L’effetto è che pochi diventano sempre più ricchi e la maggioranza diventa sempre più povera, ma questo lo sai. Allora non può esserci un progetto rivoluzionario che non preveda di eliminare gli interessi sul debito e magari il debito stesso come strumento per la creazione di denaro. E che allo stesso tempo, non immagini un mondo in cui le relazioni sociali si generino secondo logiche diverse da quelle mercantili. Ti dice niente quell’espressione di Marx per cui il capitale è un rapporto sociale? Anche la moneta, che del capitale è l’espressione mobile, è un rapporto sociale. Non si tratterà, quindi, di ripensare la società nel suo complesso se vogliamo davvero uscire da questa follia?

Se fosse possibile stampare tutta la moneta che serve, i politici sarebbero felicissimi. Se tutta la spesa pubblica fosse produttiva, non solo la salvezza sarebbe assicurata, ma anche il loro potere. La Kirchner l’avrebbe già fatto, o ne dubiti? E se non lo fa non è perché non voglia, ma perché non è possibile farlo. In Italia in un certo senso, lo si faceva negli anni sessanta e settanta. Grande boom dell’economia, prima e inflazione a due cifre dopo. E poi di corsa a togliere ai politici il potere di stampare denaro, perché altrimenti sarebbe stato un disastro a tre cifre, o a quattro, come la storia ci ha insegnato. Parliamone, ma non è quella la via della salvezza.

Lo so che il tasso negativo non è facilmente digeribile. A molti, qui in Italia, sembra uno scherzo del pensiero o comunque qualcosa di cui on vale la pena nemmeno occuparsi. Tuttavia ti faccio notare che ci sono economisti nel mondo, (Buiter, Mankiw, Fukao, Ilgmann) che se ne sono occupati molto seriamente e che hanno scritto interessanti e profondi saggi in proposito. E si tratta di gente dallo spessore culturale e scientifico molto più elevato di quello dei texani tuoi ex amici. È un peccato che tu non ci rifletta sopra. Oh, il tasso negativo è solo uno strumento, solo una fase di un progetto molto più articolato e abbastanza complesso dal punto di vista teorico. Ma è una teoria che contiene in sé solo alcuni elementi di novità, per il resto si tratta di cose note. D’altra parte siamo formiche che cercano disperatamente di arrampicarsi sulla testa dei giganti che le hanno precedute, perché da lì la vista è un pochino più ampia. Occorre essere molto umili per farlo, e io ci provo. Ma credimi, è l’unica strada praticabile.

Il problema non è tanto lo strumento, che pure è essenziale, ma capire quali sono le forze sociale e spirituali che muovono il mondo e cercare di intuire quale direzione hanno preso. Io non credo che tu possa rinunciare al tuo nobile obiettivo di aiutare i milioni di persone che stanno soffrendo indicibilmente a causa di questa situazione. E le altre decine o centinaia  di milioni che presto le seguiranno, perché, concordo con te, la crisi è finita solo nelle trasmissioni televisive e nel portafoglio di qualcuno, non per la gente. E la tua forza, la tua volontà, la tua capacità, la tua generosità sono importanti messe al servizio di questa causa. Riflettici Paolo, non è troppo tardi e la battaglia non è perduta affatto. Anzi è cominciata proprio ora. Ma a cavallo di un ronzino si va solo a combattere i mulini a vento.

Con affetto, Domenico

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24 pensieri su “Lettera aperta a Paolo Barnard

  1. agostino rossi ha detto:

    Prof, buongiorno. Capisco le sue critiche verso la MMT, ma non ho capito quale alternativa lei propone. Se la critica non è costruttiva, a cosa serve? dice che la MMT va male, è sbagliata. E allora cosa propone? In fin dei conti si parla di moneta di proprietà dello Stato, dei cittadini, emessa senza interessi. Sempre meglio dell’Euro, no? e poi si tratta di dover decidere: piena occupazione o bassissima inflazione? E’ preferibile avere tutti lavoro, e anche se inflazione va al 5 % che male c’è? Senza lavoro si muore, con un pò di inflazione ci si arrangia. per caso ha avuto modo di vedere la POSITIVE MONEY https://www.positivemoney.org/ ?

    • Domenico De Simone ha detto:

      Caro Agostino, la proposta che con il mio gruppo avanzo da oltre dieci anni è il progetto Faz. È troppo articolato per riassumerlo qui in poche righe, ma può trovarlo sia nei miei articoli su questo sito, sia in modo più approfondito nei miei libri, tutti liberamente scaricabili e leggibili sia dal mio che da altri siti, e sia sul sito http://www.faz.im nel quale è riassunto in modo credo efficace. Le alternative ci sono, basta leggerle. Grazie per il suo commento.

  2. Roberto Vian ha detto:

    Quando avesse tempo, prof. De Simone, sarei felice e curioso se potesse dare un’occhio al mio modesto quesito sui cosiddetti “titoli rubbish”. GRAZIE

  3. Luca C. ha detto:

    Mi scusi, dottor De Simone, lei di fatto non lo sa, se in Italia si sarebbe arrivati a un’inflazione a tre cifre. Quello che è avvenuto è che progressivamente si è tolto ogni margine decisionale al potere politico (democraticamente eletto) sul tasso di sconto, lasciandolo a lungo solo alla Banca d’Italia (per poi passarlo alla BCE, di cui la Banca d’Italia non è che un membro). Cosa che non ha impedito affatto né la crescita progressiva del debito pubblico né l’esclusione dell’Italia dallo SME in occasione dell’assalto alla lira del 1992.
    In quanto all’inflazione, lei ricorderà meglio di me un certo Craxi, con il decreto di San Valentino sulla scala mobile… in quegli anni l’inflazione è andata diminuendo, ma anche il potere d’acquisto dei salari.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Caro Luca,
      Ovviamente non lo sa nessuno quello che sarebbe successo in caso di politiche monetarie di diverso indirizzo. Inoltre, per quanto riguarda il tasso negativo, possiamo solo formulare delle ipotesi che non trovano alcuna verifica sperimentale, poiché di fatto il tasso negativo non è mai stato applicato per un periodo abbastanza lungo e in modo sufficientemente esteso da consentire una verifica sperimentale. Quindi, possiamo solo formulare delle ipotesi e verificare quello che è successo in realtà (il che non significa affatto che quella è l’unica realtà immaginabile). Tuttavia, come ho già detto diverse volte, io non credo affatto che il cosiddetto divorzio tra Tesoro e Bankitalia sia all’origine di tutti i mali e che un ritorno al controllo pubblico sulle emissioni monetarie, con la riapertura del “conto corrente” che il Tesoro aveva presso la Banca d’Italia, possano risolvere come d’incanto, tutti i problemi. Il fatto che al momento del divorzio, il debito pubblico fosse relativamente basso non è un argomento valido, poiché allora la spesa pubblica veniva finanziata stampando moneta e questo comportava un’inflazione elevata. È stato proprio per contenere l’inflazione che si è svincolata l’emissione monetaria dalle decisioni politiche che si sono, invece, scaricate sul debito pubblico. L’autonomizzazione di Bankitalia è stata gestita malissimo, più per tutelare gli interessi delle banche e dei politici, che vedevano ridurre un loro margine di potere, che per la gente, sulla cui testa è passata ogni decisione di politica monetaria, sia prima che dopo questi eventi, e senza alcuna informazione. Tuttavia, tornare indietro sarebbe come tornare nella padella dopo essere caduti da questa nella brace. Il punto fondamentale è che la creazione di moneta DEVE essere sottratta a qualunque forma di potere, sia questo politico che tecnico. Il progetto Faz cerca di individuare i criteri che consentono di escludere OGNI forma di potere nella determinazione della quantità di moneta in un sistema economico. Altrimenti l’alternativa sarà sempre tra la padella o la brace, o tra l’essere crocifissi o essere impalati (distinzione cui nel medioevo cristiani e musulmani annettevano una grande importanza).

      • Luca C. ha detto:

        Sono d’accordo, professore, che il divorzio tra Tesoro e Bankitalia non sia la sola ed esclusiva causa dei nostri mali, fosse anche limitatamente alla sola crescita costante del debito pubblico. Ed è chiaro che non ha senso pretendere di tornare, con un colpo di bacchetta magica, al 1979. Credo però che in fin dei conti la bassa inflazione e la crescita dei tassi di interesse abbiano favorito specificamente chi era già ricco. Mentre ci facevano credere che la lotta di classe era una cosa del passato, facevano lotta di classe alla grande, togliendo ai poveri per dare ai ricchi. Questa idea di obliare completamente il potere non sarà, infine, un’utopia consolatoria che porta tante persone ben intenzionate su un binario morto?
        Perché, mi scusi se le mie parole e il paragone dovesse sembrarle irriverenti, quando ascoltavo il povero Nando Ioppolo avevo la sensazione di ascoltare qualcuno che univa alla scienza un anelito di giustizia, e quando ascolto lei questa sensazione non ce l’ho?

        • Domenico De Simone ha detto:

          E che ne so? Magari prova a leggere il progetto Faz e qualche afflato di giustizia sociale ti viene. Assolutamente d’accordo sul fatto che la crescita dei tassi di interesse abbia favorito i ricchi e soprattutto i rentiers a discapito di chi lavora (imprenditori, operai, autonomi e negozianti). E poi, quando i tassi sono calati, ci ha pensato il sistema fiscale, che tassa sopra il 50% effettivo il lavoro e al massimo al 20% le rendite (finanziarie e fondiarie). Ma non se ne esce se non si cambia la natura stessa del sistema finanziario e del capitalismo. Bisogna uscire dalla logica degli interessi sul capitale che è aberrante e di per sé stessa funzionale ad una iniqua distribuzione della ricchezza.

          • Luca C. ha detto:

            L’ho letto, il progetto… posso dire che delle sue tesi, professore, trovo interessante la proposta del reddito di cittadinanza e la proposta della moneta a tasso negativo.
            Tuttavia, riguardo al primo mi lascia perplesso la prospettiva di una sua erogazione “erga omnes”, ignorando ogni principio elementare di giustizia sociale.
            Riguardo al secondo, fino a prova contraria la sua sola applicazione sperimentale a Roma è stata soffocata sul nascere. Non vedo come possa essere posto in atto con efficacia senza pensare, passato il momento del rodaggio, a un divieto per il prestito a tasso positivo, con relative misure sanzionatorie. E lì il problema del potere si pone, altro che…

            • Domenico De Simone ha detto:

              È un po’ come fermarsi a guardare il dito che indica la luna. Prova a guardare la luna. In un mondo di eguali la distribuzione della ricchezza deve essere uguale per tutti. Questo è un principio “elementare” di giustizia sociale. Se il RdC è un diritto, deve esserlo per tutti, altrimenti non è più un diritto ma diventa altro. Assistenza, elemosina, solidarietà pelosa, generosità cattolica o che altro. Sei immerso nella logica della scarsità, presupponi che la giustizia sociale sia togliere a qualcuno per dare a qualcun altro. Non è questa la strada per creare una società nuova. Il salto di paradigma consiste nel presupporre che viviamo in una abbondanza nascosta dal potere e spacciata per scarsità per ragioni di potere. Ne desumo che non hai letto i miei libri, perché altrimenti questo ti sarebbe risultato subito chiaro. Forse discutibile, anche se la dimostrazione dell’assunto è rigorosa, ma chiaro. È ovvio che con la tua ottica, non riesci a capire e ti sembra che il principio fondante della giustizia sociale, ovvero una distribuzione eguale di “qualcosa” (e questo qualcosa è ben spiegato nei miei libri), sia esattamente il contrario. Infine, nei miei libri trovi anche i diversi esperimenti riusciti di applicazione del tasso negativo e anche quelli falliti e le ragioni per cui sono falliti. Uno sforzo, su sennò parliamo di aria fritta, o meglio di pre-giudizi e non di filosofia.

              • Luca C. ha detto:

                “Un milione al mese a tutti subito!”, “Dove va l’economia” e “Un’altra moneta” almeno li ho letti. E anche almeno uno dei manifesti sulla Faz. La scarsità è artificiosa, e su questo siamo d’accordo (del resto lei non è il solo a dirlo e ad argomentarlo). Ma mi sembra che non si possa prescindere dal conflitto, e che nel conflitto c’è qualcuno che vince e qualcuno che soccombe. Comunque tornerò ad approfondire, e magari leggerò anche qualcuno dei suoi libri più recenti (che non sono on line). Come vede non sono un grande fan della MMT.

                • Domenico De Simone ha detto:

                  Un’altra moneta va bene, insieme all’intervista sull’economia e sono entrambi on line. Allora vuol dire che non ti ho convinto. Succede. Adesso sono in parecchi a cavalcare questi temi. Ma fino a qualche anno fa, la scarsità era il presupposto stesso dell’economia (basta leggere l’introduzione ad un qualunque manuale di economia) e il tasso negativo era un tabù impronunciabile. la crisi del 2007 ha cambiato molte cose, per fortuna, anche se una comprensione completa è ancora lontana.
                  Non dobbiamo prescindere dai conflitti di classe, ma dobbiamo superarli, pensare in modo non conflittuale, creare ambienti in cui il conflitto non sia un’opzione possibile. Questa è l’ambizione e non solo. Credo che sia l’unica strada possibile. D’altra parte in un mondo di abbondanza, il conflitto è senza senso.

  4. Roberto Vian ha detto:

    Salve Prof. De Simone,

    vorrei sottoporle un concetto che mi è venuto alla mente scorrendo i suoi post sulla “vicenda” Barnard; lei ha sostenuto che, tra le altre, anche l’Argentina che ha attuato la MMT ha comunque il problema degli interessi cumulativi che alla lunga mettono in difficoltà chiunque.
    Un tempo si praticavano i Giubilei. Oggi, e questa la mia curiosità che le porgo, sarebbe attuabile, o comunque ragionevole per le parti in causa, tenendo cioè in conto i rapporti di forza, “impacchettare” i titoli spazzatura cosiddetti e riconvertirli/investirli in lavoro, e dunque rendendoli poi veri seppur in tempi medi, che di certo non manca: pulizia e bonifica dei territori, delle acque, coibentazione del 90% degli edifici, specie in Italia, che ne sono sprovvisti, servizi sociali per bambini ed anziani, persone con difficoltà diverse, zone terremotate da ricostruire, e mille altri…?

    • Domenico De Simone ha detto:

      Caro Roberto, scusami il ritardo ma spesso succede che mi riprometto di rispondere perché al momento non ho tempo, e poi me ne dimentico.
      I titoli “spazzatura” sono detenuti per la maggior parte da banche e finanziarie. Ma signora Maria, al massimo, possiede qualche migliaio di euro di Bot. Impacchettarli in altri titoli è esattamente quello che hanno fato gli americani per cercare di salvare il proprio sistema bancario, ponendone però il costo a carico dell’erario e quindi della collettività. Ne girano ancora diverse migliaia di miliardi, e la “produzione”, nonostante Lehman Brother’s, non è certo finita.Anzi, negli ultimi tempi è accelerata, insieme con una “ripresa” delle attività speculative. Non serve la riconversione dei derivati per creare nuova liquidità, basta la volontà dello stato o delle comunità. Gli americani si sono messi a stampare dollari a tutto spiano e solo da questo mese hanno un po’ rallentato, creando però il panico nei mercati. Il problema è dato dalla logica del debito: i rischi di insolvenza sono talmente elevati e le dimensioni sono talmente elevate che basta poco per far sprofondare tutto il sistema. Per questa ragione è assolutamente necessario immaginare e creare una moneta che non generi debito.

  5. Gianni ha detto:

    I Tassi negativi sono un mito e sarebbe lungo da spiegare qui.
    Non risolvono nulla perchè chi detiene i fondi puo’ raggirare la cosa in mille modi.
    La soluzione migliore in economia rimane quella della MMT, che non dice assolutamente che bisogna stampare moneta all’infinito, ma sostiene che a creare occupazione e ricchezza sia il settore privato e quando per mille ragioni (in una società in continuo cambiamento) il settore privato non riesce a reinvestire ed assumere ci sia uno Stato che provvede in un modo o l’altro a occupare “provvisoriamente” la popolazione disoccupata, proprio perchè in questa società, basata sul denaro, tutti possano vivere avendo un reddito.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Meno male che arriva Gianni e ci spiega in due parole che il tasso negativo è n mito e che la MMT è la panacea di tutti i mali! Come avremmo fatto senza di lui? Ci saremmo inutilmente cullati in una falsa illusione mentre ora possediamo la verità! Ooops, scusate la Verità, con la V maiuscola! Grazie, ne sentivamo proprio il bisogno…

  6. donato ha detto:

    Il punto è che il tentativo di un “incontro” con P.Barnard sul terreno della critica, aperta alla revisione delle proprie convinzioni, non appartiene neanche in misura infinitesima al ns eroe: il suo edonismo, il suo egocentrismo accompagnato dal suo smisurato, incomprensibile, misogenismo gli impediranno, sempre, di essere utile al prossimo.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Temo che tu abbia ragione, ma la speranza è l’ultima a morire. È vero, però, che è un ariete, una specie di carro armato quando sposa una causa, ed è in grado di compiere imprese mirabolanti. Quello che ha fatto con la MMT è da manuale delle società di comunicazione. Peccato che la MMT valga poco, che lui ci abbia capito ancora meno e che i gruppi che ha formato non ci abbiano capito proprio niente. Resta il fatto che una cosa così organizzata senza soldi e senza mediatico la poteva immaginare e tirare su solo lui… Peccato…

      • Nirvana ha detto:

        Credo Donato si riferisse a LEI caro Domenico De Simone. A me il suo tono paternalistico NON piace affatto, e da quel che ho letto fin qui, e’ lei che non sembra propenso al confronto pubblico. Paolo Barnard SI E’ CONFRONTATO in pubblico piu’ volte e proprio la mancanza della sua inclusione nel dibattito in sala alla Gabbia e’ cio’ che lui lamentava di piu’, quindi … scusi ma e’ lei qui che non convince.

        E un’altra cosa, continua a rimandare al progetto Faz come se non avesse la padronanza dello stesso per rispondere in modo sintetico ai suoi interlocutori, … le sue teorie se esistono a mio avviso non vale la pena di leggere, ma siccome a me non piace giudicare senza conoscere gli daro ‘ sicuramente un’occhiata e chissa’ … sentirà’ la mia voce di nuovo nel futuro.

        • Domenico De Simone ha detto:

          Egregio sig. Nirvana, trovo quanto meno singolare il fatto che lei parli di un progetto e di una teoria senza conoscerla. Tipico italiano, c’è molto più tifo che ragione, e “l’altro” è visto come un “nemico” piuttosto che come un portatore di idee. Difficile che venga fuori qualcosa di buono con questa mentalità. Difficile anche che qualcuno possa capire se l’approccio è da tifoso e non da studioso. Però forse, lei è un’eccezione.
          L’amico David si riferiva senza dubbio a Barnard e non a me, visto il riferimento alla misogenia che certamente non mi riguarda. Non ho seguito le vicende di Barnard in televisione, perché non ho la televisione e non voglio averla, quindi sull’argomento non so che dirle. Tuttavia, gli inviti alle conferenze della MMT escludevano la possibilità di fare interventi critici, e questo non mi pare un buon modo per dialogare. Per quanto mi riguarda, nelle mie conferenze chiunque può intervenire e dire la sua o fare domande e critiche. Il presupposto è che sappia di che cosa sta parlando, altrimenti non si tratta di critiche ma di tifo e la cosa non mi interessa.
          Quanto al progetto Faz ho scritto diversi libri e innumerevoli articoli, tutti liberamente scaricabili dal mio e da altri siti. Se ho scritto molto, e molto ancora devo scrivere, forse non è per caso, ma forse perché l’argomento ha bisogno di qualche riflessione.
          È ovvio che rimandi ai miei scritti: o pensa che possa perdere ore e ore del mio tempo a ripetere le cose che ho già scritto per i pigri di mente, incapaci pure di andare a leggere un articolo sul sito? Capisco che è più semplice ragionare per slogan o per parole d’ordine, ma non si fa molta strada. Amedeo Bordiga, ai giovani che andavano da lui per discutere di marxismo e di comunismo chiedeva inevitabilmente, in perfetto napoletano: “Guaglio’ t’o si’ lett’e ‘o Capitale?” E se gli dicevano di no, com’era probabile visto che all’epoca esistevano solo edizioni in tedesco, inglese o francese, e in italiano c’era un sunto di Achille Loria che fu sbugiardato da Benedetto Croce, gli diceva: “Vavattenn’e va, e torna quann’e t’u si’ lett’e”.
          Infine, io non devo convincere nessuno, non ho né un partito politico né un qualche altro strumento da promuovere e difendere. Esprimo le miei idee e ne discuto con tutti quelle che le conoscono e sono in grado di esprimere una qualche critica sensata. C’è molto da criticare, da migliorare, da capire, ma prima bisogna studiare e pure duramente. E con la mente aperta, altrimenti ci si schianta. Non ricordo chi, diceva che la mente è come un paracadute, se non si apre non serve a niente. Buona fortuna!

          • Nirvana ha detto:

            1) Come ho già detto, non giudico senza conoscere, ma facevo un commento a pelle, dopo aver letto il suo articolo e i suoi commenti che ripeto non dicono quasi nulla a parte criticare gli altri.

            2) La MMT forse Lei la giudica “da poco”, ma la differenza tra questa scuola di pensiero e la maggior parte delle altre (non dico la Sua visto che non la conosco), e che quando se ne capisce le fondamenta si riesce a trarre le proprie conclusioni senza dover fare riferimento a cio’ che dice questo autore o cio’ che dice quell’altro, a quella formula astratta o ad un’altra. La MMT e’ intuitiva, e il cittadino riesce non solo a comprenderla facilmente (se liberato dai dogmi ormai usurati del neo-liberismo prevalente), ma (una volta capita) il cittadino riesce individualmente a predire le conseguenze delle decisioni fiscali ed economiche che i nostri famigerati politici prendono davanti ai nostri occhi tutti i giorni e basta attendere tempo sufficiente che si riscontrano le proprie previsioni, mica poco per una teoria economica “da poco” come la descrive Lei! Questa e’ la forza della MMT e mi lasci dire che forse Lei non ne e’ al corrente, ma anche altre scuole economiche non-mainstream quali quella dei Circuitisti e di altre scuole post-keynesiane riconoscono come VALIDE le basi della MMT. Ho recentemente visto sul sito di E.P.I.C un’intervista a Marco Veronese Passarella un economista post-keynesiano che insegna in Inghilterra e che non appartiene alla MMT, lui dichiara apertamente che la lettura del debito pubblico, del deficit, dell’inflazione, della tassazione, ecc che fa la MMT corrisponde a verità.

            3) Ripeto non ho letto la Sua teoria e mi riprometto di leggerla, ma ho letto approfonditamente la MMT e credo che sia un vostro limite cercare di screditarla così perché ha piu’ che un fondamento scientifico ed e’ riconosciuta come scuola economica di rispetto. Quelli come Lei forse cercano di trovare un po’ di fama agganciandosi al suo successo, screditandola.

            4) Anch’io non guardo la televisione, ma non mi nascondo dietro questa scusa per dichiarare ignoranza sugli eventi di Barnard, specialmente se lo si vuole criticare bisogna essere informati e io so che Lei sa che su Youtube e su Google si trova praticamente tutto cio’ che si vuole.

            • Domenico De Simone ha detto:

              Caro Nirvana, lei ha un atteggiamento molto antipatico nei miei confronti, e non ne capisco la ragione se non a mente del fatto che lei faccia il tifo e mi ha scambiato per un tifoso avversario. Lei si sbaglia, io non faccio il tifo per nessuno, nemmeno quando andavo allo stadio, tanti decenni fa. Anzi, se gli avversari facevano una buona azione li applaudivo, e se ho smesso di andare allo stadio perché questo si è riempito di tifosi come lei. Davvero noiosi. Non mi spiego altrimenti le sue parole, con le quali cerca di aggredirmi senza avanzare alcuna critica a quello che dico. Lei fa i commenti “a pelle” il che, dato l’argomento, è altamente sconsigliabile. Non stiamo allo stadio, e prima di aprire bocca legga. Lo so che è difficile ma ci provi, e se non ci riesce non si permetta di insultare. Nell’articolo ho avanzato critiche puntuali alla sua amata MMT e magari lei potrebbe parlare di queste, ma vedo che non le ha lette, poiché parla solo dei commenti e non del contenuto dell’articolo. Non ha letto quello che io scrivo, eppure ne parla, male ovviamente ma non si capisce come. Lei ignora cosa sia una critica. Inoltre, cerca in ogni modo di sminuire la mia persona con espressioni al limite dell’insulto e quanto mai irritanti. Ma come si permette? Comunque, in questo sito non sono graditi i nick, ma pretendo che la gente si presenti con il proprio nome, visto che io ci metto il mio e la mia faccia. Addio signor Nirvana, e se ne stia nel suo paradiso.

  7. Roberto Vian ha detto:

    GRAZIE MOLTISSIMO PROF. DE SIMONE PER QUESTA SUA LETTERA A PAOLO BARNARD CHE PERSONALMENTE STIMO, E CON CUI HO AVUTA OCCASIONE DI SCAMBIARE ALCUNE BREVI MAILS NEGLI ULTIMI TRE ANNI.
    Conosco un po’ il meccanismo-dispositivo della moneta a tasso negativo, ed è semplicemente geniale !
    Studio modestamente ma con enorme passione storia della moneta ed economia (cioè politica economica perché in realtà la sola economia non esiste), e organizzo qualche piccola conferenza in Veneto per offrire mio piccolo contributo a chi ne sia interessato; parlerò anche del tasso negativo di cui sono venuto a conoscenza studiando il caso di Worgl in Tirolo, che lei ben conosce.

    Grazie ancora 🙂
    Roberto Vian

    • Domenico De Simone ha detto:

      Grazie Roberto. Anche io stimo il Barnard giornalista e il suo orribile carattere comunque, fa parte di questo aspetto. Vorrei che la leggesse, ma non credo che lo farà. Non credo che passi dal mio blog e forse nessuno glielo proporrà, ora che i gruppi MMt gli si sono rivoltati contro. È un peccato, ma dovevo scrivergli il mio pensiero, almeno per me stesso. Auguri e speriamo bene.

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