Il non-incontro tra Grillo e Renzi e il programma di governo

Come molti italiani e, immagino, buona parte dei miei lettori, ho seguito lo streaming dell’incontro tra la delegazione del M5S guidata da Beppe Grillo e il Premier incaricato Matteo Renzi. L’unica cosa corretta che ho sentito nei commenti successivi è stata che si è trattato in realtà di un non-incontro. D’altra parte, vista la distanza che c’è tra le parti, era difficile pensare che potesse andare diversamente. Tuttavia, i dieci minuti di meta-colloquio, sono stati divertenti e i due, che hanno innato il senso dello spettacolo, sono riusciti a tirarne su uno anche in un tempo così fugace.

Una consultazione online aveva chiesto a Grillo di partecipare alle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Ovviamente, partecipare non significa essere d’accordo con le iniziative di Renzi, del PD e dei suoi alleati di destra. Tanto meno con gli alleati e sostenitori che si celano malamente dietro il paravento della faccia giovanile di Renzi. Tuttavia la stampa e i commentatori televisivi che ho sentito dopo l’incontro, finché dopo una mezz’ora ho spento disgustato il televisore a casa dell’amico che mi ha ospitato (perché io non ce l’ho e non voglio averlo), sottolineavano che Grillo, secondo loro, aveva preso in giro il M5S facendo abortire un incontro che poteva avere chissà quale esiti positivi.  Qualcuno ha anche detto, in perfetta malafede, che Grillo ha confessato di non essere democratico, mentre basta sentire quello che Beppe dice per capire esattamente il contrario: Grillo ha detto che con i poteri che rappresenta Renzi non è certamente democratico, anche perché si tratta di gente che ha il massimo disprezzo non solo della democrazia ma soprattutto della vita umana, e l’abbiamo visto sulla nostra pelle.

Ma a prescindere dalle ipocrisie e dalle falsità del mediatico, alle quali siamo purtroppo abituati, non capisco cosa altro ci si attendesse da questo incontro. Sappiamo bene tutti quali forze e gruppi di potere sostengono Renzi nella sua corsa a perdifiato verso la poltrona di Primo Ministro, e quali interessi egli debba tutelare. E sappiamo bene che non si tratta degli interessi della gente che lavora, dei disoccupati e dei giovani, benché a parole si faccia di tutto per farlo credere.  Poi c’è sempre la speranza, remota anzi, remotissima, che i fatti smentiscano le fosche previsioni che ci vengono da un’analisi disincantata della situazione. Tuttavia, quello che sappiamo e quello che è successo non autorizzano alcuna speranza. Renzi si comporta esattamente come i suoi predecessori, anzi peggio perché non mostra alcuna remora per frenare la propria ambizione. A prescindere dalle bugie delle gambe cortissime che ha elargito a profusione nelle ultime settimane, come quella che non sarebbe mai andato al governo senza passare dalle elezioni, e l’altra che avrebbe sostenuto il governo Letta lealmente, tranne poi a pugnalarlo alla schiena dopo pochi giorni, la  telefonata di Barca con il finto Vendola della Zanzara ha messo a nudo il volto di chi sta dietro la sua resistibile ascesa.

Cosa avrebbe dovuto dirgli Grillo se non che è simpatico (vero) ma che non è credibile (ancora più vero)? Come si fa a dialogare con qualcuno che dice una cosa e dopo pochi giorni fa esattamente il contrario? È la politica, si dirà. Ma è esattamente quella vecchia politica che dobbiamo buttare fuori dal mondo, insieme all’ipocrisia, alla smania di potere, ai tradimenti, ai giochetti personalistici in danno di tutta la collettività. È dura, ma questa è la battaglia, l’unica battaglia da fare. E come fidarsi degli sponsor di Renzi? Ha fatto bene Grillo a dire che nei loro confronti non è affatto democratico, visto che è gente che verso la democrazia ha il massimo disprezzo. E dobbiamo porgere l’altra guancia per prendere altri schiaffoni? E basta, ora!

Quanto al programma di Renzi, non c’è bisogno di ipocrite esternazioni. Si tratta di svalutare il lavoro, di vendere pezzi consistenti delle aziende e del patrimonio pubblico, di mettere in mano alla speculazione internazionale le sorti del paese. Questo è il Job Act e questo è il progetto di attirare di nuovo i capitali stranieri nel nostro paese. O pensate che arrivino perché Renzi è simpatico? E poi, chi l’ha detto che gli investimenti stranieri in Italia siano desiderabili? La gente ha la memoria corta, soprattutto quando si parla di politica, ma basta andare indietro di qualche tempo e si trova la storia della lunga striscia di dolore che i capitali stranieri hanno lasciato gli investimenti speculativi in tanti paesi del mondo. Arrivano come una mandria di bufali impazziti, devastano quello che trovano, lo fanno a pezzi e lo sfruttano fino al midollo, fregandosene dell’occupazione, del tenore di vita della gente, degli investimenti strutturali, del paesaggio, dell’ambiente, con il solo obiettivo di fare profitti, e poi come sono venuti se ne vanno lasciando desolazione e rovine. Tranne qualche rara e lodevole eccezione di aziende che hanno realmente portato innovazione tecnologica e manageriale, per il resto questa è la natura degli investimenti stranieri. Cosa c’è di desiderabile nel loro arrivo? Vogliono fari credere che diventare schiavi e servi degli usurai, che di questo si tratta, è desiderabile? Lo so che è difficile da capire, ma di questo stiamo parlando, dietro le variopinte immagini del teatrino di facciata. Sarà difficile che avvenga, ma non ho perso la speranza che il popolo italiano lo capisca e li cacci via in malo modo. Quando si tratta della nostra pelle, noi italiani sappiamo valutare bene le cose, ed aguzziamo l’ingegno. E i sessantamila negozianti ed artigiani (!) che l’altro giorno erano a Piazza del Popolo a manifestare, mostrano che il paese è arrivato al limite. Non era mai successo, prima almeno non ricordo di aver mai visto niente del genere in passato. Se solo potessimo partire con la Faz e dimostrare che l’alternativa esiste ed è praticabile subito….

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2 pensieri su “Il non-incontro tra Grillo e Renzi e il programma di governo

  1. Luca C. ha detto:

    Che Renzi possa attuare un’ulteriore svendita dei nostri asset nazionali non è affatto improbabile, e non è confortante, ma in comune con Grillo hanno, se non vado errato, l’ostilità a qualsiasi prospettiva di amnistia e di indulto. Personalmente tanto mi basta per girare al largo da entrambi. Lo so, con l’economia non c’entra molto, almeno in apparenza, ma che di fatto sia così sarebbe anche da vedersi, là dove le strutture penitenziarie finiscono per svolgere un ruolo di supplenza dello stato sociale (e lasciamo stare come…).

  2. giusavvo ha detto:

    Condivido pienamente l’analisi dell’articolo anche se Grillo, a mio avviso, avrebbe potuto far parlare Renzi in modo da smentirlo clamorosamente dopo, ad ogni affermazione, e ciò, non sarebbe stato affatto difficile, visto il livello dell’interlocutore.
    Purtroppo, in considerazione della mancanza di etica giornalistica, bisognava non esporsi a facili critiche, come è accaduto, considerato, inoltre, che la maggioranza del popolo italico è bove. Ecco perché non credo “ho perso la speranza che il popolo italiano lo capisca e li cacci via in malo modo”.
    Non credo a questo popolo, non credo alla possibilità che lo stesso possa cambiare le cose, non credo a questo paese che merita ciò che ha e ciò che avrà.

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