Lettera aperta a Andrea Fumagalli (A proposito di Reddito di Cittadinanza e di Moneta del Comune)

Caro Andrea,

Ho letto con grande interesse il tuo articolo su I Quaderni di San Precario, a proposito di monete digitali e circuiti finanziari alternativi e ne sono felice. Anche per la curiosa coincidenza che la pubblicazione ha coinciso con il mio compleanno, e quindi l’ho preso per un bel regalo, anche se ovviamente non potevi saperlo. E per il fatto che da oltre quindici anni scrivo di questi argomenti, proprio nei termini in cui li hai trattati nel tuo articolo, cercando appunto una chiave di lettura alternativa su un tema fondamentale ma assolutamente negletto come la logica del potere finanziario e la strada da percorrere per sconfiggerlo.  Condivido in pieno la tua critica al Bitcoin, è la stessa che gli ho mosso quando ho capito che si trattava davvero di sussunzione alle logiche del potere finanziario, come accade a tutte le monete scarse. Dobbiamo quindi pensare a una moneta che non sia scarsa, e questa può essere solo un denaro a tasso negativo, come hai giustamente esposto.

Ricordo le tue tesi sul Reddito di Cittadinanza, certamente condivisibili nella sostanza, poiché avevi perfettamente compreso la natura rivoluzionaria dell’introduzione del RdC in un ambiente dominato dal pensiero unico neo liberista che, con la liberalizzazione della circolazione dei capitali finanziari, aveva svuotato di contenuto le tradizionali forme di potere nazionali.

Più o meno nello stesso periodo, io avevo descritto questo fenomeno in una sorta di trascendenza del capitale, divenuto una espressione metafisica immanente sull’intero pianeta. Era il denaro che si faceva dio e dominava sulla vita. In ogni caso, la tua analisi era certamente condivisibile, mentre non condividevo gli strumenti per realizzare il cambiamento necessario. A mio avviso, infatti, non si trattava di aprire una vertenza con uno “Stato” o con un “padronato” che già allora non erano in grado di concedere alcunché, poiché già tutto avevano concesso al loro vero padrone, il potere finanziario, bensì di creare nuove forme di associazione e di vita sociale utilizzando strumenti finanziari diversi da quelli del capitale. Ho evitato espressamente di parlare di forme di “contropotere” perché a mio avviso il vero problema sta proprio nella logica del potere. Combattere il potere, significa diventare più forti di lui, ma necessariamente finire per assomigliargli, mentre qui la questione si pone nei termini della distruzione del potere e delle sue logiche. Già alla fine degli anni novanta si poteva intravedere che le logiche del potere finanziario avrebbero portato il mondo verso crisi sempre più profonde e ravvicinate e sempre più difficili da risolvere. Non era difficile profetizzare che l’esplosione dei derivati si sarebbe conclusa in una crisi verticale e senza soluzione come quella che stiamo vivendo da ormai sette lunghi anni. Bastava avere chiaro che il debito, che la logica del debito è insostenibile e che essa è comunque uno strumento formidabile di potere nelle mani di chi detiene gli strumenti finanziari e che vive sulle sue rendite. Ora che siamo all’assurdo che per pagare gli interessi su un debito che rappresenta il vero potere da abbattere il lavoro è gravato di tasse pesantissime, mentre la rendita gode di privilegi talmente eccessivi, che avrebbero fatto preoccupare persino i nobili alla Corte di Versailles, il ruolo del debito e degli interessi per la creazione e la gestione del potere appare finalmente chiaro.

Allo stesso tempo appare chiaro che gli strumenti tradizionali di lotta sono ormai svuotati di gran parte dei loro contenuti. Nei quindici anni passati dalla fine degli anni novanta, le lotte tra dipendenti e aziende mi sembravano sempre più rassomigliare ai capponi di Renzo che si beccavano tra loro mentre vengono portati dal vero padrone appesi per i piedi e legati ad un unico ed indissolubile destino non certo felice. La borghesia detentrice del grande capitale che ha fatto la sua fortuna nell’ottocento e fino alla metà del novecento è stata soffocata dalla stretta mortale del debito ed ora agonizza,mentre il capitale che l’aveva resa ricca e potente è trasceso verso una dimensione impersonale assolutamente inattingibile ai comuni mortali. In altri termini, non esiste un soggetto definito o definibile verso cui avanzare rivendicazioni, e prendersela con i manager è un po’ come inveire nei confronti del cameriere perché il cuoco cucina male. Si sfoga la rabbia, ma l’efficacia è quanto meno dubbia. A proposito di camerieri, Ezra Pound, diceva che i politici sono i camerieri dei banchieri. L’hanno messo alla gogna in una gabbia, e indovina perché. No, non perché fosse fascista, ma perché se la prendeva con l’usura e gli usurai, e pensava a torto che il fascismo li combattesse. Così ogni discorso contro il potere della finanza è diventato automaticamente “fascista” e “antisemita” e in questo modo il gioco era fatto. Su Pound, chiedere a Pasolini. Ah già, ma hanno ammazzato anche lui, chissà perché.

Tornando ai camerieri, l’obiettivo del galletto Renzi (nomen est omen!), quello che tiene i capponi in mano per il padrone, è di far tornare i capitali stranieri in Italia. È arrivata subito la proposta di Electrolux, guarda tu la coincidenza. Investiamo, ma svalutate i salari del 40%. Scandalo, iattura, anatemi! Ma no non abbiamo mai parlato del 40% ma solo del 15% , ha detto l’altro ieri l’AD di Electrolux. Sospiro di sollievo, questo sembra ragionevole, qualche sacrificio si dovrà pure farlo se si vuole far ripartire l’economia. Insomma, una vecchia sceneggiata già vista anche questa. Il Sindacato pretenderà un taglio non superiore al 10%, il Governo proporrà il 12/13 e tutti saranno contenti. E tra tagli ai salari dell’industria e quelli del pubblico (a Roma il buon sindaco Democratico (?!) Marino ha tagliato gli stipendi degli impiegati al Comune del 30%), per ancora qualche mese ci sarà modo di pagare interessi sempre più esosi ai signori detentori del capitale finanziario. Poi si vedrà, un altro taglio sarà necessario. Come in Grecia, o in Spagna, o in Portogallo e prima o poi, in tutto il mondo.

Quindi, i banchieri. Che però in Italia sono pochi e contano poco, tranne uno che però sta a Francoforte. E poi alla fine sono manager anche loro, e quindi camerieri. Ci sono i redditieri, e nei confronti di costoro si possono fare molte rivendicazioni e prendere molti provvedimenti. La cosa più semplice, però, è creare uno spazio in cui non ci sia rendita perché non ci sono interessi e il denaro non solo non rende ma si squaglia in mano, scotta e devi spenderlo se non vuoi perderne il potere di acquisto. Bene, hai capito perfettamente la valenza rivoluzionaria del denaro a demurrage. E non c’è nemmeno bisogno del Comune per farlo, ma basta una comunità, reale e/o virtuale che sia. In un territorio oppure sul web, oppure in entrambi i luoghi. Ma mi piace l’idea del Comune, ho scritto tempo fa che la Faz deve essere animata dallo stesso spirito che indusse i contadini e i piccoli feudatari, vessati dai grandi feudatari, ad abbandonare le campagne e i castelli e fondare i Comuni, così detti perché in essi tutto era in comune a partire dalle terre.

Appunto, la Faz. Dove il reddito di cittadinanza uguale per tutti e che si aggiunge al reddito da lavoro garantisce una vita dignitosa  e, su un piano economico, sostiene la domanda. Dove il denaro è a tasso negativo e viene emesso sugli investimenti, così che per ogni investimento che produce ricchezza sia possibile emettere dell’altro denaro che va a remunerare il RdC, seguendo il moltiplicatore keynesiano. Dove i finanziamenti alle imprese non sono decisi da nessuno, ma dipendono da un algoritmo che tiene conto del livello di capitalizzazione dell’impresa e della sua storia passata. Dove a tutti, e dico proprio a tutti, venga attribuita una quota ideale del capitale sociale, ovvero dell’insieme di conoscenze e saperi che caratterizza una società in un dato periodo, che costituisce la base per il loro credito personale che possono esigere in qualunque momento. Così che ciascuno possa intraprendere qualche attività se ne ha voglia, oppure possa mettersi insieme ad altri se il capitale non gli è sufficiente e non ha “storia finanziaria” per ottenerlo. In fondo è il principio delle società per azioni che non a caso Marx considerava una fase transitoria necessaria per la ri-trasformazione del capitale in proprietà dei produttori, “ma non come proprietà privata, bensì come proprietà sociale immediata“.

Una moneta a tasso negativo circola molto velocemente: la gente la considera la moneta cattiva di Gresham, mentre considera buona quella corrente, euro, dollaro o yen che sia. La gente pensa a sé stessa ed al proprio interesse immediato, sono pochi che pensano in termini di idealità sociale e politica. Ma così facendo si ottiene che la gente comincerà ad accumulare la moneta che pensa essere buona, e questa finirà per affossarsi in quella trappola della liquidità da cui si cerca vanamente di farla uscire da qualche anno. Non è un effetto particolarmente desiderabile? Fondata sul debito, quella moneta non può rendere nulla se non mediante la costrizione e il potere. Ci sarà da lottare contro i rentiers, ovviamente, che vedranno i loro titoli e la moneta accumulata perdere progressivamente valore. Ma sono pochi, e  il loro potere è illusione e menzogna, come quelle di cui parlavo prima.

Un sistema fondato sul RdC e sulla moneta deperibile è conveniente per quasi tutti. D’altra parte non a caso il movimento Occupy rivendicava di rappresentare il 99% della popolazione. Non è una situazione molto diversa da quella che ha portato alla rivoluzione francese, che fu principalmente la rivolta contro i privilegi di una casta che non aveva più alcuna ragione di esistere. Anche ora i rentiers non hanno alcuna ragione di esistere, basta dimostrarlo. In concreto, costruendo il nuovo. Prima che scoppi la rabbia incontrollabile e sostanzialmente, giusta, comprensibile ma sostanzialmente impotente. O meglio, utile a coloro che non vogliono cambiare nulla e che fomentano le rivolte cieche per spaventare la gente e farla ritornare nell’ovile dell’ordine costituito. Vecchia storia, già vissuta mille volte. La Faz è un virus all’interno di un corpo malato, un virus che libera energie, fantasia, creatività, ricchezza. Che libera, soprattutto. È ora il momento di cominciare a costruire l’alternativa. Ora, prima che sia troppo tardi.

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6 pensieri su “Lettera aperta a Andrea Fumagalli (A proposito di Reddito di Cittadinanza e di Moneta del Comune)

  1. giusavvo ha detto:

    Caro buon Domenico,
    tutto quello che sostieni è apprezzabile, ma quanto dici non mi sembra si discosti dalla sostanza di quanto io affermo.
    Lo so che è difficile, temo, però, che qualsiasi sforzo possa farsi per andare nella auspicabile direzione che indichi, per quanto grande e stoico possa essere l’impegno, di certo, non porterebbe alla meta in tempi brevi.
    Dal mio punto di vista l’obiettivo potrà essere raggiunto solo dopo un forte shock (guerra, crisi, carestia), solo a seguito di tali eventi gli uomini sono capaci di solidarietà, di riscoprire se stessi e il valore dell’altro, etc.
    Per shock, ovviamente, non intendo quello in senso economico teorizzato dalla teoria liberista di Friedman, bensì come evento di forte impatto emotivo capace di far sorgere nell’uomo la reale portata e valore delle cose (guerra, crisi, carestia).
    Per storica esperienza, gli uomini sono capaci di esprimere alti valori solo a seguito di tali eventi. E’ sempre stato così, dopo tali shock c’è stata la rinascita o, comunque, una buona volontà, poi è sempre prevalso l’egoismo. Non quello buono che tu auspichi; quello malsano e autenticamente connesso alla umana natura.
    Per cui, sono convinto che potremmo parlare di possibile realizzazione dell’obiettivo che indichi solo dopo che si verificherà (perché si verificherà, è ineluttabile) il patatrac.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Beh, ci siamo già al patatrac. Salari, produzione e domanda in caduta libera, amministrazione allo sbando, criminalità in crescita vertiginosa, suicidi in continuazione, disoccupazione alle stelle. Il tutto condotto da una classe politica imbelle, presuntuosa e cieca, incapace di proporre alcunché se non aumenti di tasse, più o meno mascherati, o rapine legalizzate come l’ultimo provvedimento sul prelievo automatico sulle rimesse dall’estero. Non ci vorrebbe molto tempo se una Faz riuscisse a partire. Comincia a dare a tutti quelli che ci partecipano 50/100 euro di spesa in più al mese e poi vedi che succede in questa situazione. Tre o quattro anni fa l’avremmo considerato un contributo irrilevante, adesso per molta gente sarebbe essenziale. Questo è un altro indicatore del patatrac in atto. Dobbiamo riuscire a partire, a tutti i costi. Ma ci vogliono un po’ di risorse che non abbiamo, purtroppo. Il server per i conti, le carte di credito, i dépliant, gli incontri le conferenze i viaggi. Purtroppo, finché non si parte, sono costi che occorre sostenere in euro e ovviamente è difficile trovare sponsor per cose di questo genere, anche se persino una banca potrebbe avere interesse a finanziare la nascita di una Faz. Andiamo avanti, comunque.

  2. Domenico De Simone ha detto:

    Non bisogna convincere la gente su un piano ideologico o morale, non si va da nessuna parte. Come ho scritto molte volte, la gente pensa per lo più a sé stessa e, soprattutto in tempi di crisi verticale come questa, non ha il tempo per pensare ad altro. Né si può fare leva sul raziocinio, poiché le persone, soprattutto quando sono sotto pressione, tendono ad essere più conservatrici del solito. Quando proprio non ne possono più, semmai, scoppia la rabbia che però non porta mai niente di buono, anzi spinge gli altri ad essere ancora più conservatori.
    L’unica possibilità è creare un ambiente in cui sia evidente a chiunque lo pratichi, che un comportamento cooperativo è più conveniente, a livello individuale, di un comportamento immediatamente egoistico. Anzi, la gente deve praticare un sano egoismo al quale viene portata dalle necessità della crisi e, quasi senza rendersene conto, costruire il nuovo.
    Come questo sia possibile è l’oggetto dei miei libri ed è l’obiettivo della Faz. Per farla, occorrono un po’ di mezzi e un po’ di persone inizialmente animate da buona volontà e decisione. Il resto, poi,viene quasi da sé. Non la sto facendo facile, non lo è affatto, ma abbiamo la possibilità concreta di accorciare i tempi della storia. Penso che il tasso negativo e un’organizzazione diffusa come nell’idea della Faz sia inevitabile. Il problema sono i tempi ed i modi per arrivarci, non se ci si arriverà. Questo è il nostro compito.

  3. giusavvo ha detto:

    Il problema è come costruire l’alternativa. Con quali uomini e con quali strumenti?
    Il popolo? La massa è più facile manipolarla che farla pensare con la propria testa.
    Troppi, tanti, gli uomini e le donne che delegano agli altri il proprio pensare e troppo forti i poteri che hanno determinato e vogliono questo stato delle cose.
    Tanti i convenzionalisti, sono un vero esercito.

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