La UE alla battaglia di Cipro

ciproLa UE ha invitato il governo di Cipro a recuperare 5,8 miliardi di imposte straordinarie per poter fruire del piano di salvataggio di 10 miliardi messo a punto dai tecnici della BCE. Il suggerimento della troika era di tassare i depositi superiori ai 100.000 euro giacenti sui conti correnti ciprioti. In questo modo, non solo si sarebbero colpiti i più ricchi, ma soprattutto i depositi intestati ai russi e di dubbia provenienza. Com’è noto, Cipro è sospettata di essere una centrale di riciclaggio del denaro sporco di proprietà della mafia russa, e insomma, se si vuole stare in Europa un minimo di decenza occorre praticarla. Il governo cipriota, per non inimicarsi del tutto i ricchi russi che hanno fatto del paese una delle basi principali dei loro depositi, hanno optato per una imposta su tutti i conti correnti, del 6,75% per quelli inferiori a 100.000 euro e del 9,9% per quelli sopra questa soglia. Insomma, hanno fatto lo sconto ai ricconi, ma hanno allarmato molto la popolazione che si è vista sfilare dalle tasche una parte dei quattro spiccioli che possiede.

Oddio, non è che 65 euro su mille di deposito mandano in rovina qualcuno. Se si pagano le tasse il prelievo è molto più elevato, ma lì ovviamente, tutti fanno conto sulla furbizia di nascondere il più possibile al fisco. Mentre sui depositi c’è poco da nascondere, i soldi stanno lì e prenderli è un gioco da ragazzi. Naturalmente, non sono mancate le reazioni isteriche di ogni parte. Quella più struggente sono le file ai bancomat per prelevare qualche centinaio di euro e sottrarre al prelievo forzoso venti o trenta euro. Quella più incomprensibile, è dei cosiddetti critici dell’economia finanziaria che hanno gridato alla rapina, alla truffa ed alla violazione della libertà.

Qui dobbiamo metterci d’accordo. Sostengo che questo suggerimento e questa manovra solo assolutamente giuste, e d’altra parte l’ho scritto a settembre del 2011, quando presentai alcune idee per una manovra finanziaria equa, alla quale vi rimando con preghiera di leggere attentamente e senza pregiudizi. Per una volta tanto che gli gnomi di Bruxelles pensano una cosa ragionevole, sarà forse il caso di dargliene atto. In realtà, come scrivo da tempo, non è che gli sia venuto un colpo di genio all’improvviso, ma il problema è che le imposte sulla moneta e sulla ricchezza mobiliare, e in particolar modo sul quella finanziaria, sono assolutamente inevitabili. Alla BCE se ne stanno rendendo conto e si sono regolati di conseguenza.

Certo, c’è modo e modo di fare queste manovre. Quello che avevo suggerito io un anno e mezzo fa era molto più semplice e indolore, e soprattutto non avrebbe causato le reazioni isteriche che si sono viste a Cipro, né la crisi politica che probabilmente ne seguirà. L’idea era di un’imposta sulla ricchezza finanziaria graduale, che finanziasse una redistribuzione del reddito e sostituisse in parte le imposte sul lavoro. L’imposta sulla ricchezza finanziaria andava a colpire i depositi fermi, secondo la logica del tasso negativo e nell’ottica di evitare la trappola della liquidità. In altri termini, il denaro fermo sui conti correnti che genera interessi attivi, è pura rendita finanziaria e come tale da colpire. L’imposta, poi, veniva annullata se le somme colpite erano investite in attività produttive, secondo il meccanismo che ho disegnato nell’articolo.

Insomma, un’imposta sulla ricchezza finanziaria e sui depositi bancari non solo non è un attacco alla libertà delle persone né una manovra per instaurare il grande ordine mondiale (ho letto pure questo, sic!), ma è il modo più rapido per aggredire la speculazione finanziaria  e redistribuire la ricchezza secondo criteri di equità sociale. Perché qui i casi sono due: o si comincia davvero a colpire la finanza da qualche parte, con la Tobin tax, con un incremento delle imposte sulle rendite finanziarie, con un fisco che colpisca i depositi giacenti, oppure le tasse devono necessariamente gravare sul lavoro e sulla produzione. Ebbene, sappiamo che questo non è più possibile: in un mondo in cui la finanzia gioca nei suoi casinò dieci o quindici volte la ricchezza prodotta dal mondo intero, proprio perché è libera di fare quello che vuole ed è sostanzialmente esente da imposte significative, l’unico modo per uscirne è cercare di colpire il problema alla radice. Altrimenti, quando si parla di lotta al potere finanziario si dicono parole prive di senso.

Com’è noto, propugno l’idea di introdurre il tasso negativo sulla moneta e quindi di risolvere in modo radicale il problema, ma una tassa sui depositi bancari è qualcosa che somiglia molto al tasso negativo e ad una redistribuzione della ricchezza che non ammazza il lavoro e la produzione. L’esperimento di Cipro è interessante per questa ragione, e immagino che verrà replicato anche in altri paesi europei. L’ideale sarebbe introdurre gradualmente imposte di questo genere in tutti i paesi europei ed allo stesso tempo ridurre le tasse sul lavoro. È possibile farlo e non è affatto difficile. Un’imposta quotidiana sul capitale depositato è qualcosa di cui nessuno si accorge, visto che ammonterebbe a 55 euro al giorno per un deposito di un milione di euro. Non credo che per questo si assisterà alla fuga dei capitali verso i paradisi fiscali. Quelli che dovevano andarci sono già fuggiti. Tanto meno assisteremo alla fuga dei piccoli risparmiatori verso la Svizzera o le Cayman per sottrarre cinquecento euro ai 10.000 depositati. I costi della fuga equivarrebbero a molti anni di imposta e forse converrebbe a tutti restare nel paese, se allo stesso tempo, le imposte sul lavoro e sulla produzione fossero abbassate in proporzione. Basta farsi due conti per rendersene conto. Piuttosto, è il caso di cominciare sul serio a pensare di creare subito una seconda moneta nei paesi che adottano l’euro, una moneta a tasso negativo che introduca un regime di “dual currency”. Non è necessario che lo faccia lo Stato che, come è evidente, è in tutt’altre faccende affaccendato e soprattutto richiede tempi troppo lunghi rispetto a quelli della crisi. Bastano associazioni di categoria, di imprenditori e di cittadini per far partire un’altra moneta a tasso negativo che rilanci l’economia. Ormai è chiaro che questa è la strada, e come avverto da anni, è l’unica percorribile, Si tratta di prenderne atto e di ragionarci su, facendo le cose con criterio e non sull’onda dell’isteria o della paura. È ora, forza, muoviamoci.

 

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6 pensieri su “La UE alla battaglia di Cipro

  1. Pitocco ha detto:

    Mah, il concetto di tassi negativi sono già in atto nelle banche e già Draghi ne ha fatt cenno recentemente, però è un discorso troppo pericoloso, primo, chi lo gestisce? Il sistema bancario, un ente terzo? Secondo, quelli che non hanno un lavoro fisso e che vivono anche del denaro messo da parte dovrebbero finanziare e pagare le attività illecite (mai controllate) del sistema finanziario e perché dovrebbero farlo? Terzo, è possibile un tasso negativo se l’intero sistema è adeguato, dalle banche alla più piccola attività, ma sappiamo che Gesell non ebbe molta fortuna se non per un breve periodo.
    Il prelievo coatto è indice della peggiore ed abbietta azione di un sistema: usare il denaro altrui per tamponare i buchi fatti da altri. Soluzione semplice, ma che alla lunga produce solo tensione, malcontento ed azioni liberticide.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Il tasso negativo è l’unico modo per cambiare il sistema realmente. Su come lo si gestisce ti invito a leggere il mio libro Un’altra moneta che trovi scaricabile su questo sito. Ci sono anche diversi articoli sull’argomento sempre nel sito. Per dirla tutta, credo che il tasso negativo sia inevitabile: si tratta di farlo in modo tale da non ammazzare la gente ma al contrario di liberarla. È una tecnica, un po’ come la corrente elettrica: ci puoi illuminare le case oppure fare le sedie elettriche.

      • Pitocco ha detto:

        Grazie della risposta, ma visti i personaggi che gestiscono questa baracca, non solo in Italia, ho più l’impressione che il prodotto finale sia proprio la sedia elettrica. Comunque non mancherò di leggere quello che mi hai suggerito.

  2. giusavvo ha detto:

    I miei apprezzamenti altro non sono che elogio al buon senso e al coraggio di “parlare” fuori dagli schemi convenzionali o del “pensiero mainstream”, come si usa dire adesso, in questo momento storico, come dice lei, in cui la manipolazione è onnipresente e sempre più incisiva.
    E’ proprio per questo che c’è bisogno sempre di più di “parlare”, perchè sono convinto che solo attraverso la circolazione delle idee ed il sereno confronto (senza sterili vanità intellettuali), si può arrivare al cambiamento e, sperare, che la gente sempre più numerosa esca dal giogo del “pensiero massificato”.
    In bocca al lupo…

  3. giusavvo ha detto:

    Quello che Lei dice mi sembra accettabile sempre, però, che tale prelievo serva ad una più equa ridistribuzione del reddito oppure per finanziare spese pubbliche “utili” e non, invece, per salvataggi vari o rimpinguare, in qualche modo, le banche.
    Ritengo poi, che una cosa è attaccare la finanza (quindi le operazioni di cui essa, di fatto, è costituita), altra i depositi in tutte le loro forme ove, come è noto, confluiscono anche le pensioni di 1000 euro.
    In tale attuale contesto, però, non mi sembra che il prelievo cipriota abbia la funzione da Lei pure auspicata (anche in altri Suoi scritti).
    Il prelievo di cui si argomenta, mi ricorda quello dell’allora presidente del consiglio Amato, nel 1992.
    Per quanto riguarda i grillini e le considerazioni sul “tifo”, concordo con le Sue osservazioni nella rassegnata consapevolezza che il fenomeno è connaturato alle folle, o masse, se preferisce. Guidate più dall’emotività che dalla razionalità.
    Sta a persone come Lei, in quanto capaci di distacco, denunciarne gli aspetti distonici.
    Personalmente, ritengo che anche questi nuovi soggetti politici finiranno per integrarsi nel sistema, ciò un po’, anche per gli stessi meccanismi che fanno dell’uomo quell’essere gestibile, allorquando opera nelle formazioni associative.
    La tentazione del denaro e assai più, del potere, è quasi irresistibile se non per pochi eletti.
    Tale opinione non mi pare smentita dall’attuale indirizzo dei grillini intrapreso in Sicilia.
    Dopo le prime buone intenzioni, forse stanno cominciando ad essere contaminati anche loro (ovviamente, spero di sbagliarmi).
    Hanno fatto un gran vociare sulla eliminazione delle province nella detta regione. Non hanno detto, però, in pieno stile manipolatorio massmediatico, che dette province verranno sostituite con “consorzi di comuni”, nonchè che tale sostituzione era, peraltro, già prevista dallo stesso Satuto al suo art. 15 (che è legge Costituzionale, con tutto ciò che, tale figura, comporta per essere modificata).
    Insomma, a mio umile avviso, credo che non abbiano fatto nulla di speciale. Di fatto, in Sicilia, avremo altri enti, assai simili alle province ma con nome juris diverso; dal momento che, anche per i costituendi consorzi, ci vorranno strutture e organi collegiali analoghi a quelli degli enti che si sono eliminati.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Assolutamente d’accordo con lei. D’altra parte ho sempre avvisato che il tasso negativo è una tecnica e come tale è neutra. Anzi di per sé può essere anche peggiore del male, come peraltro la corrente elettrica può essere usata per tante eccellenti attività ma anche per le sedie elettriche e le reti di confine elettrificate. Quello che è stato ordito per Cipro è quanto di peggio, però noto che alla fine il prelievo sui conti è una delle poche soluzioni rimaste al sistema per sopravvivere.
      D’accordo anche sulla considerazione che in Sicilia non è successo niente di che. Lì sono nipotini di Tomasi di Lampedusa e sanno bene che occorre cambiare tutto per non cambiare nulla. La rivoluzione francese ha cambiato persino i nomi dei mesi, ma poi dopo soli undici anni è finita nell’Impero di Napoleone. Non è che i grillini sono contaminati, è che la contaminazione è connaturata al sistema stesso. Insomma, se stai lì poi devi adeguarti alle logiche. Se sei una persona per bene, magari spendi qualcosa di meno e fai qualcos’altro di utilità collettiva e non che serva solo gli interessi dei potenti o quelli personali. Ma la logica di fondo non cambia. Mi sono sempre rifiutato di entrare in politica proprio per mantenere autonomia di giudizio. E mai come in questo momento storico c’è bisogno di staccarsi dalle cose del mondo e guardarle con freddezza. Spesso non mi riesce di capire bene, ma almeno posso dire di averci provato!
      Grazie per gli apprezzamenti.

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