Francesco, François e i Gesuiti

gesuitiScriverò appena ne avrò il tempo un articolo sull’elezione di Francesco I e sugli interrogativi e le speranze che la gente ripone sulla sua investitura a Papa. Il fatto che abbia preso il nome di Francesco indica che vuole riferirsi al frate di Assisi o a Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, comunemente noto come Francesco Saverio, il Gesuita missionario nelle Indie e proclamato santo nel 1622 insieme a Ignazio di Loyola con cui fondò la Compagnia di Gesù? Insomma, questo Papa è o non è Francesco?

Intanto, mi sono ricordato di un brano del Candido in cui un altro Francesco, François Marie Arouet, nato in Francia e noto a tutti con lo pseudonimo di Voltaire, descrive l’amore sviscerato che i nativi americani avevano nei confronti dei Gesuiti. Eccolo qui:

Al risvegliarsi sentirono che non si potean muovere, e la ragione era che nella notte gli Orecchioni abitanti del paese, ai quali erano essi stati accusati dalle due dame, li avevano ammanettati con corde di scorza d’albero. Si videro noi attorniati da una cinquantina d’Orecchioni armati di frecce, di clave, e di asce di sasso; gli uni facean bollire una gran caldaja, gli altri preparavano degli spiedi gridando tutti: – È un gesuita, è un gesuita, noi saremo vendicati; e faremo un buon pasto, mangiamo un gesuita, mangiamo un gesuita!
– Io ve l’aveva detto, mio caro padrone, grida afflitto Cacambo, che quelle due giovani ci avrebbero fatto un cattivo tiro.
Candido, scorgendo la caldaja e gli spiedi grida: “Noi certamente saremo arrostiti e lessati. Ah, che direbbe il maestro Pangloss s’egli vedesse come la pura natura è fatta? Tutto va bene; lo sia pure, ma io provo che è cosa crudele l’aver perduta la bella Cunegonda, e l’esser infilato su uno
spiede dagli Orecchioni.”
Cacambo non si smarrì mai: – Non disperate di nulla, diss’egli all’afflitto Candido: io intendo un poco il gergo di questi popoli. – Non lasciate dice Candido, di far loro vedere qual orribile inumanità è quella di cuocer gli uomini, e che non è da cristiani. – Signori, dice Cacambo, voi credete dunque di mangiar oggi un gesuita: benissimo fatto; niente v’è di più giusto che il trattar così i propri nemici; in fatti il diritto naturale c’insegna ad uccidere il nostro prossimo, e questo si costuma ancora in tutta la terra. Se noi non usiamo del diritto di mangiar gli uomini, è perchè abbiamo d’altra parte di che scialare, ma voi non avete il medesim rinfranco di noi; certamente è meglio mangiare i suoi nemici, che abbandonare ai corvi e alle cornacchie i frutti di sua vittoria; ma, signori, voi non vorreste mangiar il vostro amico, voi credete d’infilare e arrostire un gesuita; ed egli è un vostro difensore, un nemico de’ vostri nemici: per me, io son nato nel vostro paese, e questo signore che vedete è mio padrone; che ben lungi d’essere un gesuita, ne ha poc’anzi ammazzato uno, e ne porta le spoglie. Ecco l’oggetto del vostro errore. Per verificare quel ch’io vi dico, prendete la sua toga, portatela al primo steccato del regno de los Padres, e informatevi se il mio padrone non ha ammazzato un uffiziale gesuita: poco tempo vi abbisognerà, e potrete sempre mangiarci quando troviate ch’io abbia mentito, ma io vi ho detto la verità: voi conoscete troppo i
principj del gius pubblico, i costumi e le leggi per non farci grazia.
Gli Orecchioni trovarono questo discorso molto ragionevole, e deputarono due cittadini de’ più ragguardevoli per andar con diligenza a informarsi della verità. I due deputati eseguirono la lor commissione da gente di spirito, e ritornarono ben tosto ad apportar buone nuove.
Gli Orecchioni liberarono allora i due prigionieri, fecero loro ogni sorta di civiltà, offrirono loro delle ragazze, diedero loro rinfreschi, e li ricondussero ai confini dei loro Stati, gridando con allegrezza: Non è gesuita, non è gesuita.
Candido non lasciava di ammirare la sua liberazione – Che popolo! diceva egli, che uomini! Che costumi! Se io non avessi avuta la fortuna di dare una stoccata a traverso il corpo del fratello di Cunegonda, io era mangiato senza remissione; ma finalmente la pura natura è buona, poichè questa gente in luogo di mangiarmi, mi ha fatto mille gentilezze, allorché han saputo che io non era gesuita.

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4 pensieri su “Francesco, François e i Gesuiti

  1. Giulio ha detto:

    Buongiorno,
    Francesco Saverio non e’ mai andato nelle Americhe. La sua missione inizio’ dall’India (dove a Panaji, in Goa, e’ ancora presente la cattedrale a lui intitolata) per finire in Giappone e passando per gran parte del sudest asiatico. A lui si devono le prime traduzioni dei testi filosofici hindu e le dispute con la chiesa di Roma sui “riti malabarici”. Come per i “riti cinesi” di Matteo Ricci, erano un tentativo di convergenza tra il cristianesimo e le religioni locali decisamente non “primitive”, anzi plurimillenarie. E’ stato Francesco Saverio a capire che la religione hindu, agli occhi dei mercanti apparentemente politeistica e idolatra , era in realta’ una filosofia monista al pari del cristianesimo.
    Sulle “riduzioni del Paraguay”, i giudizi negativi di Voltaire sono noti. Forse meno quelli positivi di Montesquieu.

    saluti
    Giulio

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