Facebook, la rivoluzione, le poltrone e il popolo bue

Ogni rivoluzionario sa che è il popolo a decidere i tempi ed i modi della rivoluzione. Il compito di un rivoluzionario è capire quali sono questi tempi e questi modi e quando il popolo non lo segue, non deve prendersela con il popolo ma con sé stesso. Non basta evidentemente dirsi rivoluzionari e desiderare ardentemente un cambiamento radicale perché la rivoluzione avvenga realmente. Il nostro sentimento non è necessariamente condiviso, e la nostra percezione individuale non necessariamente coincide con la percezione degli altri. Perciò se io decido che è arrivato il momento di fare la rivoluzione, prima di scendere in piazza dovrei interrogarmi su che cosa mi spinge a formulare questo pensiero, per evitare di trovarmi da solo o con due gatti che si sono convinti della stessa cosa come me, e non subire la delusione che ne può conseguire.

E invece, sulla vicenda dei quindici ragazzi che stanno “assediando” il Parlamento, dopo un’autoconvocazione sulle pagine di facebook che ha raggiunto oltre trentamila “like”, leggo improperi contro il popolo bue che vuole fare la rivoluzione seduto nel salotto di casa, sulla comoda poltrona e spingendo un tasto sul pc per aggiungere il proprio gradimento, ma che quando si tratta di scendere in piazza non ci pensa nemmeno. In queste ore, le piazze della Spagna, del Portogallo e persino di Parigi sono state invase da gente che contesta il sistema e le misure di austerità adottate dai governi dietro i soliti diktat dell’Unione Europea e della BCE, mentre in Italia si fotografavano le file degli entusiasti acquirenti del nuovo gingillo della Apple. A dimostrazione del fatto che il popolo italiano è fatto da smidollati egoisti che non pensano al bene comune ma al proprio orticello personale, e che in fondo siamo un popolo bue che si merita quello che ha, ovvero Monti, il governo dei banchieri, Berlusconi, Casini, Bersani e tutto il caravan serraglio della casta al potere.

Beh, non sono per niente d’accordo, ma nemmeno un po’. A Roma la gente è scesa in piazza e pure con numeri consistenti quando è stato il momento. Per rimanere in tempi recenti, a ottobre di due anni fa a Roma c’erano un milione di persone in piazza contro il governo e le politiche di austerità  e il 15 ottobre dell’anno scorso duecentomila persone hanno seguito il movimento “Occupy” nell’invadere la città per occuparla “permanentemente” fino alle dimissioni del Governo. E che è successo? Che al posto di Berlusconi abbiamo Monti, e francamente non mi sembra un gran risultato. E se fosse venuto un governo Bersani il risultato sarebbe stato identico. O no?

La manifestazione del 15 ottobre scorso finì con sanguinosi scontri tra un gruppetto di black Block con annessi infiltrati dei servizi (come insegnava Cossiga) che hanno battagliato per ore finché la gente non è tornata a casa, delusa e impotente. Era il risultato che tutti volevano, i ragazzotti disperati della periferia che pensano che fare la rivoluzione sia saccheggiare il supermercato per ricchi o devastare l’agenzia di una Banca, il Ministero dell’Interno e il Governo che certamente temevano un movimento di duecentomila persone che minacciavano di occupare pacificamente la città fino alle loro dimissioni. Entrambi cercavano per le proprie ragioni, il morto che non c’è stato per puro caso a differenza di Genova nel 2001 dove pure c’erano trecentomila persone e la cosa finì nello stesso identico modo.

C’era anche io, a Genova come a Roma l’anno scorso ed ho visto con i miei occhi ed ho provato la stessa delusione che provavo nel ’68 quando le manifestazioni finivano in scontri provocati da qualcuno che vi aveva interesse. Alla faccia del movimento, del pacifismo, delle belle intenzioni, del servizio d’ordine e della rivoluzione. C’è da aggiungere altro sulle ragione per cui la gente non è scesa in piazza ad assediare il Parlamento seguendo i trentamila “like” di facebook? Che non significano niente se non che alla gente piace l’idea, ma da qui a muoversi da casa ce ne corre! L’efficacia della pubblicità su facebook è di circa uno su mille. I trentamila significano trenta aderenti, questa è la verità. Se all’inizio ce n’erano davvero trecento, è stato un successone!

Anche la manifestazione di Roma del 15 ottobre scorso ha avuto la sua coda di “occupazione” della città. Un gruppo di circa trecento irriducibili ha occupato pacificamente, prima piazza San Giovanni, poi, dopo qualche ora, sono stati consigliati di spostarsi a Piazza Santa Croce in Gerusalemme. Lì sono rimasti un mesetto, con tanta gente che portava viveri, faceva concerti, dibattiti, seminari, discorsi, feste, e quant’altro occorresse. Ci sto anche io in diversi dibattiti sull’economia, sulla società e sul movimento “Occupy”. Stanno su questo sito i filmati relativi. E poi? Tanta solidarietà e tanto amore, ma la vita è ricominciata per tutti come al solito e lì sono rimasti quelli che non avevano niente da fare e nemmeno un posto dove andare. Poi da lì, gli occupanti, nel frattempo ridotti ad una cinquantina di “stabili” e un centinaio di “itineranti”, sono stati consigliati di andare alla passeggiata archeologica, dove la visibilità era zero. Un bel campeggio tra le rovine che il generale inverno ha spazzato via con le sue nevicate, e con i litigi seguiti all’arrivo della “marcia” che doveva arrivare fino in Grecia e che ha pensato bene di andare ad “occupare” il Vaticano. Per carità, splendida idea, ma iniziative concrete niente. I seminari ed i corsi accelerati di economia dovevano portare a formulare proposte da presentare alla gente per cambiare realmente la situazione, e sono invece finiti in litigi, discussioni chilometriche e del tutto inutili, mille idee diverse e nessuna iniziativa reale.

E allora perché non ci chiediamo che cosa vuole il popolo realmente prima di insultarlo? Forse vorrebbe che gli si proponesse un’alternativa. Ma non a parole, ma con i fatti. Se ci fosse un’altro mondo possibile, probabilmente molti lo sceglierebbero e lo difenderebbero con le unghie e con i denti dagli attacchi del sistema. Il movimento “Occupy” sull’onda delle suggestioni indotte dal film “V come vendetta” ha disseminato molti sogni. È stato certamente importante e utile ed ha fatto capire che c’è molta gente pronta al cambiamento. Ma questo cambiamento deve essere offerto, e non basta chiedere le dimissioni del Governo, se dopo non si offre niente. Oppure se la prospettiva è di avere altre facce che fanno lo stesso tipo di governo, spacciando sé stessi per onesti e buoni senza dare una svolta reale alla situazione.

Vi faccio due esempi. Il Fiorito che giusto ieri è stato arrestato per lo scandalo dei fondi pubblici della Regione Lazio, era uno di quelli che era andato a tirare le monetine a Craxi all’hotel Rafael. Come dice Crozza, poi è andato a riprendersele con gli interessi. Lo considero una sorta di emblema della situazione, magari allora ci credeva, ma poi la politica si sa com’è, quella concreta, degli inciuci, della corruzione, dei finanziamenti ai partiti, del collegio elettorale, della gente che ti chiede il posto di lavoro, il favore nell’amministrazione, di scavalcare la fila, di fare le analisi all’ospedale per primo, eccetera eccetera. Ed è poi la stessa gente che quando si tratta di dire ladri ai politici è quella che strilla più forte, ma perché coltiva il desiderio intimo di stare al loro posto ed ha il rammarico di non averlo potuto fare. O sbaglio? C’è qualcuno su facebook che confessa di aver rubato, o di essersi fatto raccomandare, o di aver avuto qualche privilegio? A parole sono tutti santi, ma poi in concreto le cose sono un po’ diverse. Il problema non sono gli italiani, ma un sistema che è corrotto e corruttore. E che deve essere cambiato alla radice, se non vogliamo che al Governo Monti segua un altro governo Berlusconi, o Bersani, o Casini, o Renzi o Fini, o Vendola. Che farebbero esattamente le stesse cose che hanno fatto i governi precedenti, rubando un altro po’ che c’è da rubare perché è la forma di governo che rende gli uomini ladri, ed è il potere che li rende ciechi.

Ho il massimo rispetto e nutro molto affetto verso i ragazzi e non che stanno occupando il Pincio per manifestare a Montecitorio. In fondo sono stati molto più bravi di noi che da San Giovanni siamo stati sbattuti alla passeggiata archeologica. Il Pincio è molto più bello e centrale. Ma poi che si fa? Le proposte dove stanno? Ho letto sul sito della “catena umana” di una petizione da presentare ai due Presidenti delle Camere in cui si chiedono le dimissioni di tutti. A parte il velleitarismo, ma anche se lo facessero, poi che si fa? Nuove elezioni? Tranquilli, non c’è bisogno di occupare Roma per questo, si faranno in primavera comunque, e nel Lazio entro Natale. E per eleggere chi? Ancora elezioni? Ancora partiti? Ancora, ancora, ancora?

Votiamo 5Stelle. Ok sono d’accordo. Il buon Pizzarotti diventato sindaco di Parma ha fatto quello che una persona per bene deve fare. Ha tagliato i costi inutili, risparmiando sulle auto blu, su qualche dirigente, su qualche spesa del Comune, e se ne va a fare il sindaco in bicicletta. Il debito di Parma non è stato scalfito di una virgola, ovviamente. Ma non perché lui non voglia, ma perché non ha gli strumenti. Ed è certamente una persona per bene ed uno che sembra capace a fare l’amministratore di un Comune. Certo meglio lui che questi ladri. Ma è questo ciò di cui abbiamo bisogno o ci vorrebbe dell’altro per cambiare realmente le cose? I cinquecento o seicento miliardi di euro di interessi sul debito aggregato chi li paga? E i duemila miliardi del debito pubblico come si affrontano? E i soldi alle imprese chi glieli da? E alla gente, per campare, per il diritto allo studio, per il diritto all’abitazione, ad una vita dignitosa, come recita la Costituzione, da dove si prendono? Un governo non di ladri sarebbe immediatamente preso d’assedio dai ladri internazionali e buttato giù con le loro armi che, comunque la mettiamo, sono molto più potenti delle nostre.

È questo ciò che la gente vuole sapere. Dopo, che si fa? Si continua con i tagli, con la (s)vendita del patrimonio pubblico, con la riduzione dei servizi, con la privatizzazione pure della polizia, con la disoccupazione, con lo stesso andazzo di oggi? Monti si presenta con la faccia onesta ed efficiente. E lo è effettivamente. Lui è un onesto rappresentante dei poteri forti che sta in modo efficiente depredando il nostro paese. Ma se ci fosse un altro al Governo, potrebbe fare meglio? O non sarebbe costretto a fare le stesse cose, con il consenso del popolo perché dobbiamo fare i sacrifici?

Sono d’accordo, è arrivato il momento di fare la rivoluzione. Che significa, però, rovesciare le radici stesse di questo sistema.Ho immaginato la Faz come un laboratorio per cambiare il paese, per far nascere una rivoluzione, che deve essere pacifica e efficace. E per esserlo deve cambiare pochissimo, giusto quelle due o tre colonne sulle quali si fonda il sistema capitalistico. Anche perché quelle colonne sono marce e se non le cambiamo l’intero edificio ci crolla addosso, e sarebbe ora di muoversi. Altrimenti cambieremo tutto per non cambiare niente, come dice Tancredi nel Gattopardo.

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9 pensieri su “Facebook, la rivoluzione, le poltrone e il popolo bue

  1. egozzini ha detto:

    http://www.equalmoney.org, la soluzione per un nuovo sistema c’e’, il denaro e’ immaginario, invece i debiti che ha creato contro la Vita sono reali e vengono riscossi, bisogna svegliarsi dal sogno che stiamo vivendo e riprenderci in mano il mondo. Se siamo il 99% con che coraggio incolpiamo l’1%, con quale infermita’ mentale giustifichiamo il chiedere una soluzione a chi questo mondo se lo sta godendo, noi siamo la Solutione, sul sito di Equal Money c’e’ la traduzione in Italiano, votate per le poitiche del bene comune e cominciate a parlare della soluzione, il problema siamo noi, siamo noi che dobbiamo diventare la Soluzione a questa parodia che chiamiamo Vita.

  2. F. ha detto:

    M’informerò sulla Faz, allora (:
    (ad ogni modo l’ho sempre vista in modo diverso: prima si conquista il potere, poi non facendosi mangiare dallo stesso, lo si trasforma. democraticamente è plausibile, ma localmente e non a livello nazionale. il potere sarebbe la base per facilitare tutte le mutazioni economiche e sociali, sarebbe il modo per velocizzare un cambiamento che necessita anche la rapidità di esecuzione. senza potere, oggi, non si va da nessuna parte).

    • Domenico De Simone ha detto:

      Capisco,ma la storia ci insegna che tutti quelli che hanno preso il potere, anche dopo le più grandi e straordinarie rivoluzioni, sono stati divorati da esso. È sempre successo esattamente il contrario di quello che dici, sempre. E le rivoluzioni che hanno funzionato nella storia sono state quelle che non hanno conquistato il potere, ma hanno costruito qualcosa di completamente nuovo e diverso. Come la rivoluzione dei Comuni e, per certi versi, la rivoluzione americana. Quella francese è finita con Bonaparte, quella russa con Stalin, quella cubana con Castro. Le migliori intenzioni si devono piegare per forza davanti alla logica del potere.

      • F. ha detto:

        Assolutamente!, e io parlo proprio di quelle rivoluzioni che citi – dei comuni, soprattutto.

        Domani, se mi ricordo, proverò a dire altre due parole a riguardo, sperando di trovare le tue attenzioni – come oggi, d’altronde, per cui tra l’altro ti ringrazio.

  3. F. ha detto:

    Poniamoci la domanda, è il primo passo, sì.
    Sinceramente speravo che molti l’avessero già fatto, altrimenti si tratta – davvero e solo – di dar aria alla bocca. Parole al vento, lamenti morti.

    Sono un ragazzo di venti anni, di Torino, e – ovviamente – la penso come lei. Dico ovviamente perchè non c’è ragione sensata per non desiderare il cambiamento e nemmeno ragionevolezza nel chiederlo lamentandosi soltanto, per sempre. Le cose cambiano, ma non di sicuro lasciandole cambiarsi da sè; facciamo un po’ tutti parte della storia, quindi ci vorrei mettere anche io il mio – mi sono abbastanza stancato di stare a casa a guardare, di non scendere in piazza per i motivi da lei citati etc etc.

    Io penso che la rivoluzione si possa fare.

    Credo che basti Facebook e che la democrazia possa fare il resto. Siamo nel 2012, un po’ di conoscenza su come cambiar le cose ce l’abbiamo pure noi, ormai.

    Credo che la gente non scenda in piazza, ma davanti ad un monitor possa fare altrettanto bene che camminando per strada, urlando a gran voce cose che nessuno starà a sentire – si farà finta, magari, ma si andrà avanti un’altra volta.

    Credo che alla gente basti l’idea giusta e un tastino ‘Like’ per conoscerla e pubblicizzarla – discutendola, per chi vuole e chi può.

    Credo che basti l’idea giusta, come dice lei, e che l’idea giusta sia sfidare il sistema centrale – statale -, sfruttando la potenza della prossimità locale; la rete dà l’idea, il locale la amplia e la sfrutta. A livello nazionale ci si squarcia la gola per le distanze troppe elevate. Un siciliano non andrà a Roma per accerchiare il Parlamento; io neanche.

    Adesso andrebbe trovata l’idea giusta, e io, la mia, sono disposto a buttarla sul campo.

    • Domenico De Simone ha detto:

      L’idea è costruire una società basata su un’economia diversa da quella capitalistica. Farla in concreto, non proporla a parole, né tanto meno per prendere il potere. Poiché il capitalismo e il potere sono due facce della stessa medaglia, e chi prende il potere diventa necessariamente servo del sistema, qualsiasi siano le buone intenzioni da cui è animato. E un’economia diversa da quella capitalistica si costruisce eliminando gli interessi, adottando un denaro a tasso negativo e istituendo il RdC. Tutto il resto, democrazia diretta, forme di partecipazione, ecologia, consumi, ambiente eccetera, viene “dopo” ed è da costruire insieme, non da proporre. La Faz non è un modello, ma un presupposto, come dire che per asciugarsi occorre prima uscire dall’acqua, altrimenti i migliori asciugamani del mondo saranno inutili.

      • Idea-lista.ch ha detto:

        Ciao Domenico. Grazie per i preziosi suggerimenti. Vivo nella zona di frontiera, nella Svizzera italiana. Qui la dinamica del potere si articola nello sfruttamento della manodopera disperata proveniente dalla vicina penisola e si traduce, ovviamente, nella distruzione dei posti di lavoro della popolazione autoctona – obbligata a vivere in un contesto economico piú caro e per questo avente diritto a salari nominali maggiori. Credo che l’istituzione di una FAZ sarebbe cosa bellissima. Temo tuttavia che sarebbe violentemente avversata di rentiers e da coloro che per indole naturale cercano una rendita di posizione ( o un vantaggio monopolistico, o comunque sempre una posizione di vantaggio relativo )…. forse si potrebbe organizzare una conferenza a Lugano… cosa dici?

        • Domenico De Simone ha detto:

          Caro amico, sicuramente l’idea della faz viene osteggiata dai rentiers e comunque dal potere finanziario. È già successo e continuerà a succedere. La gente che dovrebbe appoggiarla, invece, non capisce, ha paura, non si rende conto che stiamo andando nel baratro e che questo sistema è irriformabile. È difficile farsi ascoltare senza un megafono, senza un’organizzazione, senza i fondi necessari per costruire i programmi e il sito e per gestire il tutto con rigore e professionalità. Mi rendo conto che il volontariato non basta per far partire una faz, e che il panorama è desolato e privo di alternative vere. Anche Grillo, alla fine propone per l’economia serietà, rigore, gente perbene (per carità, ci vuole proprio, ma certamente non basta) e il referendum sull’euro che in sé non serve a niente. Eppure non servirebbe molto per partire e dimostrare che una faz può cambiare il sistema e restituirci la dignità di essere umani.
          Sono stato a Bellinzona a tenere una conferenza a maggio dell’anno scorso, ospite di una frazione del partito della sinistra, ma nonostante le promesse è venuta pochissima gente. Strano per un paese abituato a dibattere le idee più innovative senza remore e senza le ipocrisie che avviluppano i dibattiti nel nostro paese. Comunque, sono sempre disponibile, fammi sapere al mio indirizzo email: domenicode_simone@hotmail.com
          un caro saluto

          Domenico

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