Della demagogia e dell’ipocrisia. Note a margine della “idea pazza” di Berlusconi e della risposta di Repubblica

Berlusconi è tornato alla grande nel depresso panorama politico italiano con un'”idea pazza” come lui stesso l’ha definita, per uscire dalla crisi economica e finanziaria che attanaglia il paese. L’idea è di spingere la Zecca di Stato a stampare gli euro da sé per rilanciare gli investimenti, o di costringere la BCE a farlo visto che il problema è la mancanza di liquidità. Il corollario potrebbe essere l’uscita dall’euro, il caso di rifiuto della Germania, il che sarebbe certo migliore della situazione attuale. A questa che Berlusconi stesso il giorno successivo ha definito come una “battuta” non compresa dai giornalisti e non una proposta, ha risposto il Vice Direttore di Repubblica con un editoriale in cui sostiene la gravità del fatto che una simile idea venga dal capo di un partito che, per quanto in declino, rappresenta la maggioranza relativa nel Parlamento, che ci sono trattati europei che non si possono violare in questo modo, che insomma, quello di Berlusconi è un euro-delirio.

Che Berlusconi le spari grosse senza nemmeno pensarci su, è un fatto che abbiamo sottolineato più volte. Tuttavia questa “battuta” come l’ha definita perché non sa di cosa parla, e che vespaio avrebbe sollevato, non dice in realtà niente di nuovo. E così lui ha perso un’occasione di bacchettare i suoi avversari e questi un’occasione di stare zitti e magari dire una volta tanto la verità. Mettiamo un po’ di ordine.

Intanto sin dalla fondazione della BCE gli euro vengono stampati dai singoli stati membri e non dalla Banca Centrale Europea. Sorpresi? Questi sono i codici che identificano gli stampatori:

Codici identificativi degli stampatori

Codice

Stampatore

Luogo

(A)

Banca d’Inghilterra Londra, Regno Unito

(B)

Non usato

(C)

AB Tumba Bruk Tumba, Svezia

D

Setec Oy Vantaa Finlandia

E

F. C. Oberthur Chantepie Francia

F

Österreichische Banknoten und Sicherheitsdruck Vienna, Austria

G

Johan Enschedé & Zn Haarlem, Paesi Bassi

H

De La Rue Gateshead, Regno Unito

(I)

Non usato

J

Banca d’Italia Roma, Italia

K

Banca Centrale d’Irlanda Dublino, Irlanda

L

Banca di Francia Chamalières, Francia

M

Fábrica Nacional de Moneda y Timbre Madrid, Spagna

N

Banca di Grecia Atene, Grecia

(O)

Non usato

P

Giesecke & Devrient Monaco di Baviera e Lipsia Germania

(Q)

Non usato

R

Bundesdruckerei Berlino, Germania

(S)

Banca Nazionale di Danimarca Copenaghen, Danimarca

T

Banca Nazionale del Belgio Bruxelles, Belgio

U

Valora Carregado Portogallo

Questo codice sta sul fronte delle banconote, e i codici in corsivo sono quelli dei paesi che fanno parte dell’UE ma non hanno aderito all’euro, mentre ci sono codici non assegnati per i paesi che entreranno nella UE in futuro. Inoltre, ciascun paese stampa le banconote con un proprio  identificativo nazionale che fa parte del codice che sta sul retro delle banconote. Per l’Italia il codice è S, per la Francia U e per la Germania X. Il resto del codice è un numero che serve a verificare la correttezza dell’attribuzione della banconota al paese (in pratica un sistema anti falsificazioni). Per l’Italia, ad esempio, il numero di verifica è 7, e per trovarlo bisogna sommare le cifre del codice fino a ridurle ad una sola cifra. Ad esempio, una banconota che porta il codice S 52220779324 è italiana e quindi la somma delle cifre deve dare 7. Infatti 5+2+2+2+0+7+7+9+3+2+4= 43 e 4+3= 7

La quantità di moneta da produrre viene decisa dal Sistema Europeo delle Banche Centrali, (SEBC) che comprende le BCN di tutti i paesi aderenti alla UE, compresi quelli che non hanno aderito all’euro. La BCE provvede a emettere l’8% della moneta emessa dal SEBC, ed ha l’obiettivo prioritario (in pratica unico) di mantenere la stabilità dei prezzi. L’offerta di moneta in Europa viene regolata sulla base del modello IS – LM, che paradossalmente, è un modello keynesiano. Dico paradossalmente perché la politica monetaria adottata dalla BCE è esattamente l’opposto di una politica keynesiana, ma questo è un altro discorso.

In altri termini, quando Berlusconi dice che dovremmo chiedere alla Zecca di stampare moneta, dice una cosa che già avviene per effetto proprio del trattato di Maastricht. Una cosa nota a tutti gli addetti ai lavori, ma evidentemente non al grande pubblico, certamente non a Berlusconi che altrimenti non l’avrebbe spacciata per chissà quale grande novità, e a quanto pare, nemmeno alla stampa. Su questo, francamente, ho i miei dubbi e sono propenso a pensare che Repubblica abbia voluto bacchettare Berlusconi non perché non sappiano come funziona il sistema, ma perché ritengano che la gente non debba saperlo. Avrebbero avuto vita facile a dire “ma caro Berlusconi, questo è ciò che già fanno le Banche nazionali, che non lo sapevi? e come hai fatto il Presidente del Consiglio se non conosci una cosa così elementare?” e invece hanno scelto la strada di negare l’evidenza. Insomma, il trionfo dell’ipocrisia e della demagogia, caduto nel ridicolo con la “smentita” (ma di che??!?) successiva di Berlusconi. L’obiettivo? La gente non deve sapere come viene creato l’euro.

Qualcuno dirà che in realtà Berlusconi si riferiva a stampare banconote senza il consenso della BCE né del SEBC e che questo violerebbe il trattato di Maastricht. A parte il fatto che Berlusconi non sapeva nemmeno quello che diceva, ma la verità è che la stampa di banconote (id est l’allargamento della base monetaria) può essere deciso dai singoli paesi purché ne diano notizia alla BCE. È esattamente quello che ha fatto l’Irlanda un anno e mezzo fa per supportare le Banche Irlandesi sull’orlo del collasso  e quello che fa regolarmente la Bundesbank tramite il “deposito temporaneo” dei titoli emessi dal Tesoro tedesco per mantenere bassi i tassi di interesse. Questa storia del deposito temporaneo a titolo gratuito è davvero ridicola. Quando la BCE allarga la base monetaria, lo fa mediante operazioni di mercato aperto, che sono per definizione temporanee (pronti contro termine). Morale, l’assorbimento dei titoli inoptati del Tesoro tedesco da parte della Bundesbank si risolve in un aumento della base monetaria seguito da una successiva riduzione. Oltretutto, poiché l’obiettivo della BCE è il mantenimento dell’inflazione entro il limite del 2% annuo, un paese in deflazione può ben allargare la propria base monetaria, operazione che secondo il modello non implica un aumento dell’inflazione.

Insomma, il problema è che Berlusconi non ha detto niente di nuovo, anzi e che Repubblica ha perso una buona occasione per raccontare come stanno davvero le cose. L’ha persa o vogliono proprio che la gente non sappia di cosa si sta parlando?

5 pensieri su “Della demagogia e dell’ipocrisia. Note a margine della “idea pazza” di Berlusconi e della risposta di Repubblica

  1. pablo ha detto:

    Un bel trucco! Ma se davvero è cosi facile perché non lo fanno anche gli altri paesi, specialmente quelli più in difficoltà?!

    C’è un altra cosa che davvero non riesco a capire, il trattato di Maastricht vieta l’acquisto diretto sul mercato primario, pero leggo anche:

    “2. Le disposizioni del paragrafo 1 [acquisto diretto.. ndr] non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle Banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla BCE lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.”

    Ora non sarebbe sufficiente avere una banca pubblica, controllata dal tesoro, ed usarla in maniera simile al trucco, per comprare i titoli dal mercato primari e poi rivenderli sul secondario? Sarebbe un “trucco” simile a quello dei tedeschi praticamente. o no ?

  2. pablo ha detto:

    Molto interessante la seconda parte di questo post, però c’è qualcosa che mi sfugge. Che significa “Morale, l’assorbimento dei titoli inoptati del Tesoro tedesco da parte della Bundesbank si risolve in un aumento della base monetaria seguito da una successiva riduzione” ?

    E perché non possono farlo anche le anche banche centrali?

    Potresti descrivere meglio questo processo?

    • Domenico De Simone ha detto:

      Certo che potrebbero farlo anche le Banche centrali, solo che non lo fanno. La ragione tecnica è che il funzionamento della Bundesbank è leggermente diverso da quello delle altre bance centrali, ma si tratta di una questione di lana caprina che serve solo a tentare di nascondere la furbizia dei tedeschi. In sintesi il meccanismo è questo. Il tesoro tedesco emette titoli ad un certo tasso che vengono offerti sul mercato primario al quale accedono solo investitori autorizzati (una cinquantina tra banche e piattaforme finanziarie). I titoli che non vengono acquistati sono “trattenuti” dalla Bundesbank che li collocherà subito dopo sul mercato secondario (al quale invece accedono tutti, Bundesbank compresa). Formalmente la Bundesbank non compra i titoli tedeschi perché c’è il divieto del trattato di Maastricht, e opera come un semplice depositario di questi titoli per i quali non crea denaro per l’acquisto. Solo che lo fa dopo qualche minuto, collocando i titoli sul mercato secondario dove invece può intervenire. Questo giochetto delle tre carte succede tutte le settimane e consente ai tedeschi di tenere i tassi di interesse molto bassi e di emettere tutti i titoli di cui hanno bisogno perché saranno certamente acquistati, aggirando di fatto i divieti del Trattato. Furbi veh? In questo link di icebergfinanza la storia è spiegata nei dettagli anche tecnici. Bankitalia non lo fa e non lo fanno nemmeno greci, francesi, spagnoli e irlandesi (che hanno preferito stampare gli euro direttamente) e quindi se nel mercato primario il tasso offerto è ritenuto troppo basso, il tesoro è costretto ad alzare l’offerta per evitare che i titoli rimangano invenduti con conseguenze catastrofiche, poiché il ricavato di quei titoli va a coprire le scadenze di pagamento che sono imminenti e c’è quindi il rischio di default. Recentemente, un’asta di titoli tedeschi per 5 miliardi e spiccioli è stata collocata sul mercato primario per 4 miliardi e il miliardo residuo (mica bruscolini) è stato “trattenuto” dalla Bundesbank che l’ha collocato subito dopo sul mercato secondario (dove si può anche non sapere chi è l’acquirente). Insomma se vuoi i titoli tedeschi li paghi quello che decidono loro, altro che mercato! Da un punto di vista etico, una rapina a mano armata è più corretta, almeno si sa che è una rapina!

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