Il diritto al dissenso e dovere di ribellarsi

Pare che molte persone in Italia abbiano timore ad esprimere il loro dissenso temendo chissà quali ritorsioni nei loro confronti da parte del potere.  Come se esprimere dissenso nei confronti del modo in cui vengono condotte le istituzioni sia un atto qualificabile come illecito e, come tale, che possa avere conseguenze sul piano amministrativo e addirittura penale.

Ebbene, non solo il dissenso è un diritto sancito da norme inderogabili della nostra Costituzione,non solo il diritto di esprimere le proprie opinioni è il fondamento stesso della carta costituzionale, ma i cittadini hanno l’obbligo di rifiutarsi di eseguire ordini o disposizioni che sono illecite o comunque contrarie allo spirito ed alla norma della Costituzione e delle leggi vigenti.

Ma andiamo con ordine. L’art. 21 della Costituzione recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” Il limite per la stampa e per l’espressione delle proprie opinioni è la commissione di delitti contro la persona (diffamazione, ingiuria o calunnia) o contro le Istituzioni (vilipendio), oppure contro il buon costume, che è espressamente richiamato nell’ultimo comma dell’art. 21.

Quanto al diritto di partecipare a manifestazioni pubbliche, l’art. 17 della Costituzione dice espressamente: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.” Recentemente, il Tar del Lazio ha dichiarato illegittima l’ordinanza con cui il Sindaco di Roma Alemanno ha vietato lo svolgimento di manifestazioni politiche nel centro di Roma e durante il sabato.  La norma è talmente chiara che non ha bisogno di commenti, e finché rimarrà questa Costituzione, il diritto di manifestare non potrà essere mai conculcato da alcun provvedimento, né potrà mai portare a incriminazioni o conseguenze negative per i manifestanti.

Ma c’è un altro aspetto che è di grande importanza. La dottrina e la giurisprudenza hanno elaborato da secoli il concetto di “Jus resistentiae”, il diritto di resistere contro provvedimenti, ordini e disposizioni illegittime. Ciascun cittadino è tutore della legge e dei propri diritti quando le circostanze lo richiedano. Tipico è il caso del soldato che esegue l’ordine illegittimo del comandante di sparare su civili disarmati. Il soldato ha il dovere di rifiutare l’ordine illegittimo e se lo esegue, se ne assume tutte le responsabilità. Lo stesso principio vale per ogni altro ordine illegittimo, ovvero ordini o disposizioni che palesemente violano le norme della legge e, a maggior ragione, quelle della Costituzione. L’Autorità che ordinasse, ad esempio, di togliere degli striscioni contenenti critiche nei confronti di rappresentati del potere, perché a questi non graditi, commetterebbe certamente un illecito. Il rifiuto di rimuoverle è, quindi, un atto non solo lecito, ma doveroso. Perché i cittadini possono chiamarsi tali solo se partecipano e difendono con tutti gli strumenti a loro disposizione, la legalità e i diritti, quelli propri e quelli degli altri cittadini. Venire meno al dovere di ribellarsi contro un ordine ingiusto o illegittimo, comporta essere complici di quell’ingiustizia o di quell’illegittimità. E resistere ai soprusi, alle ingiustizie ed ai comportamenti illegittimi, non è solo un diritto, ma anche e soprattutto un dovere, per tutti quelli che vogliono avere dignità di cittadini e non essere degradati a sudditi.

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Un pensiero su “Il diritto al dissenso e dovere di ribellarsi

  1. Silvana Catalano ha detto:

    Oggi, in Italia chi trova il coraggio di ribellarsi, denunciando angherie e soprusi, si ritrova solo, a respirare un clima omertoso e a vivere estraniato in un ambiente “ammaestrato” da una politica di stampo mafioso, che insegna a subire per non perdere la possibilità di ricevere l’elemosina di possibili privilegi. La mafia ignorante e con la “coppola” uccide chi non si piega alle sue regole, invece quella dei “colletti bianchi” acculturata e che circola nei “salotti buoni” della società non si sporca le mani con il sangue, ma ti estromette dal sistema, decreta la tua morte civile. Esercita il suo potere con arroganza, lanciandoti messaggi subdoli del tipo: “Con me o contro di me. Se sei con me avrai dei privilegi, ma dovrai sempre obbedire ai miei ordini, coprire con menzogne le malefatte dei tuoi compagni e quando non te la senti di associarti al “coro” devi stare in silenzio dinanzi ad ogni forma di sorpruso o prepotenza a cui assisti. Fuori dal gruppo di appartenenza, sei, invece, libero di fare ciò che vuoi e ti sarà garantita l’impunità” Questa è la cultura mafiosa accettata come “normalità” da tante persone ritenute rispettabili!!!…
    Ed è per questo che, a mio parere, gli abusi di potere e le conseguenti violenze psicologiche proliferano a tutti i livelli e anche dei perfetti imbecilli si permettono comportamenti che non adotterebbero, se non fossero certi di avere “le spalle ben coperte”: ad esempio l’impiegato che, prima di darti una semplice informazione di un minuto, ti fa aspettare una coda di ore, favorendo altre persone, oppure funzionari pubblici che, a fronte di legittime rimostranze, ti ripagano con il silenzio , oppure i giudici che, dinanzi a carte processuali che fanno emergere una serie di violenze psicologiche subite, insabbiano le cause per proteggere gli autori dei crimini, ecc. Insomma, l’abuso di potere che ti avvelena la vita, – costituito spesso da comportamenti quotidiani a cui “tanti” si sono abituati, prendendone esempio – è riscontrabile a qualunque livello e trova la sua massima espressione nell’arroganza del Potere, manifestata quotidianamente dai nostri governanti.
    Il Potere inevitabilmente dà dei privilegi, poiché consente di fare ciò che altri non possono fare proprio perché non hanno potere. Ma il potere al servizio del bene pubblico, con i privilegi ad esso connessi, non dovrebbe essere esercitato per soddisfare interessi personali o del proprio gruppo di appartenenza, così come avviene nello scenario politico, a cui assistono, con senso di impotenza, quei comuni cittadini con schiena dritta, che scelgono la strada della Giustizia, piuttosto che quella della vendetta personale. L’arroganza del potere si manifesta, infatti, con l’esercizio di azioni dannose per altri, ma strumentali ai propri fini e collegate alla certa impunità del proprio agire. Ne consegue che allorquando gli abusi di potere sono posti quali pilastri del gruppo sociale di cui si ha il comando, chiunque, prendendone esempio, può calpestare impunemente la dignità dell’altro, con la consapevolezza che tale atteggiamento non solo rimarrà impunito, ma, addirittura, è tacitamente incentivato. L’importante è non pestare i piedi al capo e rendersi complici silenziosi o difensori delle malefatte dei compagni di brigata… al di fuori del gruppo di appartenenza si ha massima libertà di agire impunemente!!! Ma chi comanda non può dormire sonni tranquilli, poiché si circonda di “mercenari” pronti a vendersi a chi promette maggiori privilegi!!!.
    Allora mi chiedo: ma fra i “Signori del Vero Potere”, ossia tra quelli che si trovano ai vertici della scala del Potere, non c’è nessuno che creda veramente nella Giustizia e che abbia l’abilità di trovare gli strumenti adeguati per realizzare una civile e armoniosa convivenza tra gli esseri umani, facendo trionfare, per la prima volta nella storia dell’uomo, il Bene sul Male.???… Sento da anni parlare di risveglio delle coscienze….Balle!!!….La coscienza si forma da giovani, mentre l’adulto, che non ha mai acquisito una propria consapevolezza su cosa sia il Bene e il Male, agisce unicamente sulla base di ragionamenti di convenienza, ritenendo lecito tutto ciò che non è vietato e convinto che il fine giustifica i mezzi!!!.. Ma ciò significa calpestare o distruggere l’altro tranquillamente, senza alcun rimorso di coscienza per il male arrecato, proprio perché manca tale consapevolezza.
    Ritengo che sia una ristretta minoranza di persone che si contenda la supremazia del Potere, utilizzando da una parte le forze del Bene e dall’altra quelle del Male, mentre la maggioranza della popolazione è pronta ad acclamare qualunque “capo” sulla base del proprio tornaconto individuale e la disonestà, rendendo, oggi, la vita più facile diventa la scelta più conveniente per la massa!!!. Allora, considerato che è impensabile ritenere che tutti possano accostarsi a “questioni filosofiche”, occorre affrontare per risolverla la questione morale, stabilendo per legge cosa è Bene e cosa è Male. Infatti esistono persone che non uccidono con un’arma un proprio simile solo perché la Legge sancisce che uccidere è un reato, sanzionato con la galera o perché la religione ha inserito tra i peccati mortali l’assassinio, punito con la pena dell’inferno. Senza leggi o comandamenti ucciderebbero tranquillamente. Infatti, in caso di guerra, queste persone ammazzano degli “sconosciuti” solo perché hanno una divisa di un diverso colore, mentre chi è dotato di una propria coscienza che gli indica cosa è bene o cosa è male e che gli fa comprendere il valore di ogni vita umana, che può essere distrutta anche senza armi fisiche, non ucciderebbe un proprio simile, anche se gli fosse assicurata l’assoluta impunità in terra e in cielo!!!. Ma cosa è Bene e cosa è Male? Bene è l’insieme di tutti quei comportamenti che ci piacerebbe che gli altri avessero nei nostri confronti, mentre Male è tutto ciò che non vorremmo che gli altri ci facessero. Ma quante persone misurano con questo “metro” i propri comportamenti???…Quanta gente è istigata al suicidio da persone che impunemente, con indifferenza o magari con spirito goliardico, contribuiscono a rendere la vita altrui un inferno in terra, tramite comportamenti subdoli e apparentemente innocui!!!.. Il codice penale dovrebbe diventare una sorta di “coscienza esterna all’uomo”, alla stregua delle tavole dei Comandamenti, sanzionando penalmente ed inequivocabilmente ogni forma di abuso di potere e di violenza psicologica, esercitata in qualunque contesto, poiché solo così tanti potranno capire che criminali si diventa anche senza usare pistole!!!… Ma è inutile fare le leggi, se poi non vengono applicate o agevolmente aggirate!!! Se tra i signori del Vero Potere esistesse chi volesse riuscire nell’impresa storica di far trionfare il Bene sul Male, costui dovrebbe rendere “conveniente” ossia premiante la strada dell’ Onestà, (considerata da sempre quella dei fessi e degli ingenui) , mettendo persone di altissimo spessore morale nei punti cardine per il funzionamento di una società civile e democratica e utilizzando i pilastri storici su cui si regge il potere mafioso: controllo del territorio e certezza che chi sbaglia paga!!!.

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