Della rivoluzione. Note in calce ad un articolo di Costanzo Preve.

L’articolo di Costanzo Preve uscito su Come Don Chisciotte il 21 novembre con il titolo di Berlusconeide, suscita riflessioni profonde sulla politica italiana e pone alla fine un interrogativo essenziale, cui egli offre risposte negative. Alla domanda “che fare?” risponde elencando le cose che certamente non si devono fare, dicendo poi che difficilmente queste non-cose saranno abbandonate dalla cialtroneria degli esponenti politici e intellettuali italiani.

Ma andiamo con ordine. La tesi di Preve è che Berlusconi è caduto nell’ambito di quella battaglia di conquista del capitalismo privatizzato di stampo anglosassone contro quel modello, fordista keynesiano che era stato elaborato in Europa. Berlusconi, nonostante Preve lo definisca a buona ragione un pescecane capitalista liberale, non ha voluto né potuto adeguarsi a questo modello anglosassone per via del fatto, come dice Preve con un’immagine efficace, che i tacchini non votano per il cenone di Natale che consiste nell’essere messi in pentola. Insomma, nonostante gli attacchi e le pressioni da ogni parte, anche se sbrindellato e reso impotente da cartolarizzazioni, privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, blocco delle assunzioni nel pubblico, il sistema reggeva anche in forza di quella propensione all’individualismo ed alla fragilità dei legami nazionalistici che ha ridotto in spartizione clientelare l’originario spirito dei Comuni che ha fatto buona parte della storia d’Italia.

Siamo quindi destinati ad entrare a pieno titolo in quello che Preve, richiamando la geniale definizione di capitalismo di Hegel, chiama il regno animale dello spirito, quell’infernale modo di produzione dominato dall’avidità, dalla prevaricazione, dal predominio dell’inanimato sul vivente che la globalizzazione e la privatizzazione reclamano con violenta brutalità. E di cui si è fatto alfiere il partito degli economisti che, con la sua pretesa di monopolio della “scienza economica”, in una ipotetica dicotomia destra sinistra, starebbe alla destra di Attila Re degli Unni, e portavoce i partiti della sedicente sinistra, sostenitori, al pari della imbelle destra, delle guerre “per i diritti umani” della Nato e degli americani che altro non sono se non l’esportazione del loro modello di capitalismo, Una sinistra incapace di proporre alcunché di nuovo e di diverso dall’anti-berlusconismo militante.

Per carità, Berlusconi non è altro che un ignobile cialtrone, piazzista di illusioni, venditore di paccottiglie mediatiche deteriori, ma l’incapacità della sedicente sinistra di offrire non dico un’alternativa, ma almeno una proposta decente, e la sua prona adesione al trionfo del liberismo monetarista anglosassone è altrettanto ignobile.

Lo scontro per il controllo ideologico del mondo, proseguirà tra le due forme rimaste di capitalismo, quello anglosassone e quello cinese, che giustamente Preve rifiuta di considerare una forma di socialismo.

E allora, che fare? Dice giustamente Preve “io non sono Lenin!”, richiamando il celebre libretto sul quale generazioni di aspiranti rivoluzionari hanno formato la loro prassi politica.

Quello che non si deve fare è l’ennesimo partitino comunista che ha come obiettivo l’ascesa al parlamento di qualche leaderino, o la proposizione di un qualche programma assiro babilonese o sumero.

E poi, abbandonare la logica della dicotomia e della contrapposizione che ha paralizzato per oltre un secolo il dibattito e la produzione di idee nella sinistra, e rinnovare linguaggio e metodologia per poter addivenire ad una proposta sensata.

Infine, uscire dall’Europa dei banchieri e del capitale americanizzato, un modello politico e sociale che è irriformabile al suo interno. Smettendola di pensare alla storia nei termini ferroviari dell’avanti e indietro. “La storia è un luogo di prassi umana integrale, non di temporalità evoluzionistica in qualche modo prevedibile”.

 Il pensiero filosofico di Preve e la sua critica a Marx sono per molti punti largamente condivisibili. Il comunismo è per il Marx interpretato alla luce della critica di Preve, un progetto che ha “come soggetto l’ente umano naturale e generico storicamente inteso (Gattungswesen) e come oggetto il lato negativo delle situazioni di ‘alienazione’ (Entfremdung) ed il lato positivo di un progetto di emancipazione universalistica”.

Sottoscrivo in pieno l’affermazione di Preve “di non essere Lenin”. Sembra una battuta, ma in realtà è l’esplicita presa di distanza da quella interpretazione del marxismo per cui la rivoluzione la fa una minoranza cosciente, forte e combattiva, l’avanguardia comunista, che combatte per prendere il potere e poi trasformare il mondo. Sono stato leninista da giovane, anche se l’adesione ad un gruppo trotzkista ha mitigato un approccio ideologico e pratico che ha portato la Russia allo stalinismo.

L’idea di Trotzki della rivoluzione permanente era intrigante ma difficile da capire. Cosa c’è di più semplice di combattere per prendere il potere in nome di un ideale? Non è forse la presa del potere l’obiettivo necessario per cambiare la società? Una volta preso il potere si costruisce la società socialista che sarà senz’altro più giusta e più bella di quella borghese.

Questo pensiero elementare ha animato milioni di persone e le ha spinte a morire per realizzarlo. Un pensiero elementare, ma profondamente sbagliato. I Romani per fare la pace preparavano la guerra. D’altra parte la pace, allora non diversamente da oggi, non era altro che l’inglobare l’altro nel proprio sistema di vita e di pensiero. Pace viene dal verbo “pangere” che significa appunto, prendere con sé, inglobare. La pace presuppone la guerra, ma si può uscire dalla logica della violenza e della sopraffazione usando le armi? Così come prendendo il potere, gli uomini che lo fanno, perché poi di uomini in carne ed ossa si tratta, non sono essi stessi necessariamente coinvolti nella logica del potere? E non finiscono per somigliare a quelli che li hanno preceduti, solo che poi assumono necessariamente un carattere di maggiore ferocia e cattiveria, poiché non riuscendo nel loro intento di trasformare il mondo finiscono per desiderarne inconsciamente la distruzione?

Nella undicesima tesi su Feuerbach, Marx espone la nota tesi per cui “i filosofi avevano fino ad oggi solo diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo”. Questa tesi che è da sempre considerata come esempio di “rovesciamento dell’idealismo in materialismo”, per Preve è invece un segno di “idealismo purissimo”, perché la concezione secondo cui il filosofo non doveva più interpretare il mondo, ma trasformarlo, era già stata enunciata in forma chiara ed inequivocabile da Fichte nel 1794, con il rapporto organico fra Io e conoscenza-trasformazione del Non-Io.

E se è così, trasformare il mondo non è il rovesciamento della concezione stessa del mondo più che dei rapporti materiali che in esso si sono prodotti? Cambiare il mondo non è forse il rovesciamento stesso della logica del potere, che non consiste nella operazione materiale di sostituire una classe all’altra al potere, ma nell’abbattimento stesso del potere come strumento di regolazione dei rapporti tra gli uomini? Rovesciare i rapporti di produzione, non consiste forse, nel modo di pensare la produzione per metterla al servizio degli uomini e non del capitale? Rispetto a questo, l’espropriazione dei mezzi di produzione, che nella pratica comunista ha avuto un ruolo centrale, assume un significato marginale. Non è la proprietà comune dei mezzi di produzione che libera le forze di produzione compresse dal capitalismo borghese, e l’esperienza dei comunismi storici (che non hanno nulla a che vedere con il comunismo ideale), che da questa espropriazione sono partiti, sta a dimostrarlo.

L’approccio idealistico è essenziale perché altrimenti si rimane prigionieri di una concezione antropomorfica del capitalismo, ovvero con l’idea che questi si identifichi con questo o quel padrone, questo o quel cattivo che deve essere abbattuto ed eliminato per la felicità collettiva. Niente di più falso e l’impersonalità del “Mercato”, che oggi detta la linea della politica economica e sociale con un’arroganza che nessuno ha mai osato tenere, senza peraltro trovare alcuna resistenza nemmeno in quei partiti che dovrebbero richiamarsi alla tradizione operaia e socialista, lo dimostra. Per citare Preve, “il capitalismo, però, non è il teatro delle azioni coscienti di un Soggetto collettivo denominato Borghesia, ma il luogo sistemico di una riproduzione anonima e impersonale, che si tratta di conoscere bene”.

(segue)

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7 pensieri su “Della rivoluzione. Note in calce ad un articolo di Costanzo Preve.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Caro Emanuele, mi convince la lectio dell’etimo che ne fa Heidegger nel Parmenide (pagg. 94-95 dell’edizione Adelphi): “Colui che è stato fatto-cadere non viene dunque annientato, bensì in un certo qual modo rimesso in piedi entro i limiti fissati dal potere dominante. Questo “fissare”, si dice in latino “pango“, da cui deriva la parola pax, pace. Dal punto di vista imperiale la pace è quindi la condizione stabilita di colui che è stato fatto-cadere. […..]La lotta contro le città e i popoli italici con cui Roma si assicurò il proprio territorio e l’ampliamento di questo, rivela ovunque chiaramente la tattica dell’aggirare e dell’includere, attuata mediante trattati appositamente stipulati con popoli insediati in regioni più lontane. Nel fallere romano, nel far-cadere in quanto aggirare, riposa l'”ingannare”; il falsum è ciò che inganna con l’insidia: “il falso”. ”
      È una lettura che è molto convincente perché sequenziale a quella del fallere come atto dell’imperio e del falsum come sua conseguenza. QUi Heidegger spiega la differenza essenziale tra l’aletheia greco e il verum latino. L’uno è il disvelamento dell’essere, l’altro è il nascondimento. È duro accettare che nel nostro senso della verità c’è insito un nascondimento, un velamento, ma questa è l’essenza della questione.

      • Emanuele D. ha detto:

        E’ un punto di vista interessante, ma etimologicamente parlando occorreva un chiarimento. Te ne chiedo anche un altro, vista l’occasione.
        Hai parlato del “nostro senso di verità” ed io, personalmente, non credo ne esista uno ed uno soltanto. E questo perché non accetto Verità necessarie e sufficienti.
        Cerco di spiegarmi.
        Spesso si fanno coincidere Verità e Realtà – ed è innegabile che i due concetti abbiano punti semantici afferenti . Quella che si crede Realtà, però, è spesso e volentieri quella consensuale. Il rischio è quindi che si arrivi ad inferire anche una Verità consensuale. Il che è purtroppo fenomeno diffuso, come tu ben sai. Esiste una cultura mainstream, delle idee mainstream, il buono mainstream, il male mainstream e anche un’economia mainstream, inutile che te lo dica. Tutto quello, insomma, che su questo blog si cerca di combattere puntualmente.
        Il chiarimento è perciò questo: cosa intendi tu per verità?

        • Domenico De Simone ha detto:

          È esattamente questo il punto, che nella nostra società non esiste una SOLA verità, ma ne possono esistere tante quante sono le vittorie sul “falso” ovvero su ciò che è stato fatto cadere di fronte al “verum”. Il termine verità comprende la lotta per il potere, per me questa è la verità, quello che chiamo il “nostro senso della verità” e con cui indico il modo di vivere la realtà della civiltà del’occidente dopo Parmenide. Non gli do nessun carattere di assoluto per la semplice ragione che non lo possiede ed ogni tentativo di appiccicarcelo è destinato al fallimento. Se parliamo dell’essere, allora, il discorso è completamente diverso. L’essere è uno però può essere velato. Il disvelamento dell’essere, l’aletheia, NON è la nostra verità che è molteplice. Il disvelamento porta ad un solo risultato, non ha senso un disvelamento che lotta contro un altro disvelamento. Semmai accade un disvelamento parziale, per cui la natura dell’essere rimane ancora velata.

          • Emanuele D. ha detto:

            Heidegger pose un dubbio interessante, ma non è quello a cui puntavo. Al mondo d’oggi credo che la mancanza di immaginazione sia il male più diffuso. Il famigerato Sistema – non quello capitalistico, magari anche quello, sì – governa l’immaginario al punto che la Verità è una e indiscutibile. Chi esula è un emarginato. Tu sei un contro-economista, lo sai meglio di me. La storia di wikipedia è esemplare.
            Purtroppo l’atheleia è un concetto fin troppo avulso da quello che voglio dire. E nemmeno l’Essere per me è uno. Non perché non possa esserlo – c’è una possibilità che lo sia, sì – ma perché una tale ratio presuppone qualcuno che possa dirti cosa _è_ e cosa _non è_. Il che per me è profondamente sbagliato, oltre che meno probabile di altre ipotesi.

  1. Morris Vincent ha detto:

    Ottime cose molto interessanti!
    Leggendo l’articolo di Preve mi sono trovato d’accordo su molti punti, però in altri credo che sia tutto molto più semplice e voglio farti leggere, Domenico, una mia più scarna e rapida a analisi, che ritengo più efficace,proprio perché più semplice, soprattutto per quanto riguarda la parte iniziale sull’ascesa di Berlusconi al potere.
    Non credo che la “sinistra” di Montanelli e Travaglio quella insomma anti-berlusconiana sia completamente da buttar via, in quanto riconosce effettivamente le causa del suo successo e dei nostri relativi mali, ovvero la sua corruzione i suoi soldi e le sue televisioni ecc…

    1. Ok tutta l’analisi dell’evoluzione politica della sinistra nella storia, ma non è più semplice dire che la magistratura con le sue indagini ha scardinato una classe politica nel 92′ Berlusconi si è inserito in quel vuoto totale grazie alle televisioni e grazie a tutti i soldi che aveva fatto in maniera losca!? Anch’io con 3 TV sarei riuscito a diventare presidente del consiglio quella volta! Ce l’avrebbero fatta tutti!!!…Cosa serve farsi mille storie sulle correnti di pensiero di questo e di quello!? bah… ( comunque si vede che è uno che ha studiato! 🙂 …. )

    2. La storia del capitalismo stile anglosassone ecc…Puoi stare a sottilizzare per giorni e giorni sui tipi di comunismo e i tipi di capitalismo ma a cosa serve!?
    La contrapposizione tra capitalismo e comunismo, in politica destra contro sinistra, è durata per tutta la guerra fredda, poi la destra e la sinistra sono scomparse perché la sinistra, il comunismo ha perso nel 1989! Il comunismo per esistere doveva essere esteso a tutto il mondo, così anche il capitalismo per esistere dev’essere esteso a tutto il mondo, la teoria in questo è la medesima.
    Dunque ecco che la teoria dell’estensione del capitalismo a tutto il mondo si chiama Globalizzazione e avviene quando la Cina entra di botto nel circuito mondiale e apre le sue frontiere al commercio!
    Che senso ha rappresentare le mille sfumature di questi sistemi quando la realtà è una!?
    Ci si incasina inutilmente la vita! L’America è quella che ha vinto,il capitalismo Americano,unico vero ed esistente capitalismo è ciò che Comanda il mondo oggi! Tutto il resto sono speculazioni inutili sul quale perdere tempo e roba da intellettuali poco pragmatici per come la vedo io…
    Bene dunque, l’America padrona del mondo ( con basi ecc. ) impone il sistema e decide con gli affaristi lobbisti ecc. che il mondo va diviso in due. Oriente produttore di merci Occidente Americano consumatore. Ora di mezzo (guardando la cartina Eurocentrica) ci sono proprio gli Europei che non sono nulla di più che i cagnolini del padrone America, salvati nella seconda guerra mondiale dai russi, e dico proprio dai russi, non dai tedeschi!
    L’Europa per stare al passo ha provato ad unirsi ma credo che ormai abbia fallito, perché hanno fatto troppo in fretta, non ha avuto senso fare una moneta unica con un’Europa completamente divisa! Monti dice che la Grecia è un successo perché come lui stesso dice solo nei momenti di crisi è possibile far avanzare il progetto europeo, perché solo in quei momenti gli stati accettano di cedere un po’della loro sovranità per concederla ad una non democratica Europa!
    E’ proprio quello che sta succedendo sotto i nostri occhi!

    3 Per tornare al discorso di Berlusconi bisogna ricordarsi che è veramente un canta storie!!!
    Poi non poteva avere tempo di capire i processi storici in quanto doveva difendersi dai processi e dai mafiosi nemici e nascondere i mafiosi amici,ma cosa più importante era impegnato nel mantenere il potere in italia,cosa che non è mai stata facile per lui e gli ha rubato la maggior parte delle energie!…Era impegnato a far questo,e prima a far soldi con l’edilizia quindi non poteva di certo essere un bravo statista illuminato! E in più ha sempre continuato a perdersi via tra prostitute e festine/festone…Quando i veri potenti del mondo hanno capito che Berlusconi era diventato un peso per i loro piani,in quanto non era in grado di far nulla l’hanno fatto dimettere attaccando le sue aziende…L’averbbero ridotto in miseria se non si fosse dimesso!
    Non si poteva pretendere che capisse tutto poverello!

    4 Rimane il fatto che comunque per quanto all’America dispiaccia, l’Europa esiste ancora e sono convinto che loro ci vogliano eliminare economicamente e quindi depredarci della nostra sovranità! Come stanno facendo?! Adesso ci attaccano sui mercati così intanto ci costringono ad unirci e perdere le sovranità nazionali, nel mentre ci comprano a basso prezzo la nostra industria e tutti i settori strategici…Così poi quando avranno comprato tutto e noi europei saremo tutti poveri ma uniti, saremo i cani al guinzaglio degli americani! Saremo una loro colonia, una colonia Americana-Cinese proprio come lo è oggi l’africa! Saremo l’africa del terzo millennio!!! 🙂

    La soluzione?!?
    far esplodere l’euro! tornare indietro! è l’unico modo per scappare! E’ vero, non si torna indietro nella storia, ma si va solo avanti, e se vogliamo vivere come persone libere e non come schiavi il primo passo secondo me è quello! Si rimette in piedi un sistema più piccolo, anche a costo di tornare ai fiorni per quanto mi riguarda! Se è l’unico modo per mettere in discussione il capitalismo, che lo si faccia!
    In automatico sarebbe la dimostrazione che anche il capitalismo americano come il comunismo russo, come modelli socio-economici hanno fallito! e poi forse, finalmente potremo avere un’economia in cui al centro ci saranno le persone! Un nuovo umanesimo direi!
    Basta mettere al centro lo stato(comunismo) o il profitto (capitalismo)!

    RIMETTIAMO AL CENTRO LA PERSONA, L’INDIVIDUO!

    Ecco!
    Spero tu possa trovare interessanti le mie considerazioni!

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