Informazione, disinformazione e il crac di autunno

La situazione è seria ed è pure grave. In pratica è scoppiata la terza guerra mondiale. Da una parte l’Europa e dall’altra gli USA con il supporto e l’alleanza della Gran Bretagna. Russi e Cinesi stanno a guardare, per ora, e nel frattempo stringono accordi più o meno segreti con l’uno e con l’altro. Il Giappone ha dichiarato la sua neutralità per via dei noti problemi dopo la catastrofe di sei mesi fa. Il Sud America parteggia visibilmente per l’Europa, ma non è una novità.

Solo che questa non è una guerra che fortunatamente, per ora almeno, si combatte sul terreno né nei cieli, né con gli eserciti. Il terreno di scontro è la finanza mondiale, dalla quale dipende, ormai, la sopravvivenza degli stati. Su una cosa sono tutti d’accordo: in autunno si arriverà al redde rationem. L’Europa, in questo momento, è visibilmente sotto attacco, così come la sua moneta. Ma poche settimane fa si è temuto il default tecnico degli USA, per via dello stallo sulla legge di autorizzazione all’aumento del tetto del debito pubblico. E soprattutto, in questo report di Europe 2020 si dice che sta arrivando a sadenza la seconda tranche dei titoli tossici che hanno provocato la crisi del 2008. Si tratta di 15 trilioni di dollari, quindicimila miliardi di dollari, una valanga che nessuno può fermare. E questa valanga colpirà soprattutto gli USA, le cui banche sono fortemente esposte con questi strumenti. Per il report cliccate qui.

Dall’altro lato, un articolo del Telegraph attacca pesanemente la politica tedesca con la Grecia e gli attribuisce la responsabilità del crollo in arrivo nell’imminente autunno prospettando come probabile la rottura della zona euro.  D’altra parte tutto il mondo finanziario anglosassone lo va ripetendo come un mantra da diversi mesi. È comprensibile: una crisi che portasse alla rottura dell’euro restituirebbe paradossalmente al dollaro il suo storico ruolo di moneta di riferimento mondiale e costringerebbe il resto del mondo a sostenerlo a tutti i costi.  In ogni caso, questo autunno e i mesi che seguiranno sono quelli decisivi. Le scadenze sono lì e non si resiste più di tanto nella stessa aera monetraria con differenze di interessi tanto elevate, come quelle tra la Germania, da una parte, e Grecia, Italia e Spagna dall’altra.

Oggi Moody’s ha attaccato le banche francesi abbassandone il rating, con conseguenti reazioni nervose dai mercati. Tra un po’ toccherà anche alle banche tedesche (che non stanno meglio di quelle francesi).  Quelle italiane stanno già sotto un treno e non c’è bisogno di maltrattarle ulteriormente. Ci toccherà sperare in Prodi, che è andato a dirigere la neonata agenzia di rating cinese. Infatti, si sente di nuovo parlare di dismissioni in massa di quello che resta del patrimonio pubblico. E dobbiamo pure sperare che qualcuno se lo compri.

Le guerre economiche provocano morte e distruzione come le guerre convenzionali, ma almeno sono meno cruente. Però sarà il caso di spendere gli ultimi spiccioli rimasti per comprare un elmetto.

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3 pensieri su “Informazione, disinformazione e il crac di autunno

  1. Lucio Sibilia ha detto:

    Che elmetto possiamo comprare, caro Mimmo, non è neanche ben chiaro, secondo me. Però, giusto per non cedere al pessimismo, provo a fare una lista di provvedimenti semiseri che forse potrebbero risollevare un po’ le sorti (almeno del nostro umore), ammesso che venga mandato via l’attuale governo del clown demente e si installi un governo nuovo di emergenza:
    1. Tassare le transazioni finanziarie (come già accade in Inghilterra)
    2. Vendere una piccola parte delle riserve di oro (finché è sopravvalutato)
    3. Aumentare l’IRPEF per i ricchi e ridurla per tutti gli altri (e favorire i consumi)
    4. Tasse speciali per tutte le imprese che hanno delocato all’estero (e prodotto disoccupazione da noi)
    5. Ritirare tutte le cosiddette “missioni di pace” e ridurre sostanzialmente il bilancio della Difesa.
    6. Tassare pesantemente produzioni inquinanti, SUV, tabacco, alcolici, bevande gassate, etc.
    7. Calcolare i danni che B. ha prodotto all’erario italiano da + di 20 anni ad oggi e costringerlo a ripagarli.
    8. Fermare tutti i cantieri abusivi dello Stato, come la TAV in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, etc., cancellando tutti i contratti.
    9. Stampare euro, anche solo per per finanziare Scuola, Sanità, Università, Ricerca e Giustizia.
    10. Dimezzare gli stipendi ai parlamentari e togliere le prebende.
    11. Confiscare tutti i beni della mafia, accertati e sospetti ed usare l’esercito per difenderli.
    12. Imporre alla banche di rivendere alla Goldman Sachs e alle altre banche USA tutti titoli “tossici” acquistati finora.

    • Domenico De Simone ha detto:

      Caro Lucio, che dirti? Sono d’accordo con molte delle cose che dici. Un paio di settimane fa, ho buttato giù alcune idee per una manovra finanziaria equa e le ho messe su questo blog e sul mio sito di facebook. Quindi sul tuo punto 1 sono assolutamente d’accordo. Il punto 2 è anche condivisibile, ma francamente preferirisco una patrimoniale su tutti gli strumenti finanziari, nei quali rientra anche l’oro di Bankitalia, dalla quale ricavare ben 36 miliardi con un’imposdta modestissima dello 0,3%. Le tasse ai ricchi sono pure sacrosante, e d’altra parte ci sono ricchi che nel mondo le hanno sollecitate (Warren Buffett, ad esempio e in Italia Montezemolo). Anche lì preferisco che l’imposta vada a colpire la ricchezza liquida perché si avvicina di più al concetto di denaro a tasso negativo e consente di innescare un meccanismo virtuoso per alimentare gli investimenti. Sui punti 5, 6, 7, e 8 sottoscrivo ora. Dove posso firmare? 🙂
      Il punto 9 è purtroppo impraticabile senza l’autorizzazione della BCE. Però pare che l’Irlanda l’abbia fatto fregandosene della BCE e stampando circa 50 miliardi di euro e quindi forse potremmo farlo anche noi. Speriamo che non lo faccia il B., però. Sarebbe un modo per garantirsi la rielezione. Anche i punti 10, 11 e 12 li sottoscrivo subito, anche se dubito che si possa imporre alcunché a Goldman Sachs e poi per le nostre banche, fortunatamente, i titoli tossici non sono un problema grave. Ma per le banche americane e tedesche e inglesi lo sono eccome. Ce ne sono 15 trilioni di dollari in scadenza proprio in queste settimane. Il rischio default è loro più che nostro. Ormai è proprio il sistema del debito che è arrivato al capolinea. Vediamo che succede….

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