Studio di fattibilità di una moneta complementare locale per il Municipio Roma XV Arvalia

Le monete del RegioGeld in Germania

Questo articolo è un estratto dallo Studio_di fattibilita_di una moneta complementare locale per il Municipio_Roma_XV – Arvalia (in allegato) redatto dal Vice-Presidente del Municipio dott. Riccardo Traversi, che sarà presentato a settembre al Consiglio del Municipio Roma XV, che l’ha richiesto.

Questa parte è stata redatta da me ed alcuni miei collaboratori e riguarda una breve e sintetica storia delle Monete Complementari nel mondo.

Storia certamente lacunosa e estremamente sintetica, ma che rende l’idea di come sia più diffusa di quanto si pensi la coscienza che questo sistema finanziario deve e può essere riformato.

Quelle che vedete nella foto sono alcune delle monete complementari tedesche che operano nel circuito del RegioGeld diretto da Margrit Kennedy.

Si tratta di monete vere e proprie, per lo più a tasso negativo che circolano in discreta misura ma non ancora tale da incidere in modo significativo sull’economia. Hanno avuto un grande successo se persino il Presidente del Bundestag Tedesco è stato ripreso dalla Tv di Stato a fare la spesa con il Berliner. Per ora la Bundesbank e la BCE, che com’è noto stanno  a Francoforte, non hanno chiesto interventi per stroncare il fenomeno. In un report della Bundesbank si dice che finché la questione rimane in un ambito limitato e locale la circolazione di queste monete può essere tollerata. Nel frattempo, però, è arrivata la crisi….

Esperienze di moneta complementare locale

Viviamo in questi mesi una crisi finanziaria globale i cui esiti, come le precedenti, sono incerti. Di sicuro ciò che viene compromesso in periodi come questo, sono il potere di acquisto delle persone, la capacità delle aziende di accedere al credito (diminuendo la produzione di beni e servizi) e la possibilità da parte degli enti locali territoriali di continuare a garantire servizi. Ed in Italia risulta evidente come siano proprio le comunità locali ad essere fortemente colpite da questa crisi.

Negli anni trenta del secolo scorso, proprio per fare fronte localmente ai problemi generati dalla crisi finanziaria globale del 1929, dalle comunità locali nacquero sistemi di scambio non monetario, basati su monete complementari diverse dalla moneta nazionale corrente.

In Germania fu fondata (1929) l’Associazione di scambio Wära, con lo scopo di riattivare l’economia locale colpita dalla crisi. Il sistema di scambio, basato sulla teoria della “moneta libera”1, venne introdotto in una zona della Baviera dove, a seguito della chiusura per bancarotta di una grande miniera, si erano generati alti livelli di disoccupazione e povertà. Uno degli ingegneri dell’Impresa rilevò la miniera, ma poiché non aveva denaro sufficiente per pagare gli operai, decise di usare come forma di pagamento i “Wära” al 90% ed i marchi tedeschi al 10%. I commercianti locali, vista la scarsità di marchi circolanti, furono forzati ad accettare i “Wära” in pagamento e l’economia locale riprese a fiorire. La caratteristica tecnica di questa moneta complementare, che ne facilitava l’uso, consisteva nell’alta velocità di circolazione, data dall’obbligo per i portatori della “banconota” di acquistare mensilmente speciali bolli di rinnovo da apporre sulla stessa per mantenerla in validità. Cosa questa che stimolava i possessori a spendere il più velocemente possibile la “banconota”, prima di dover pagare il bollo di rinnovo, influendo cosi positivamente sulla circolazione della stessa.

Un esperimento simile venne realizzato nel 1932 nella città austriaca di Wörgl, dove la disoccupazione era aumentata del 30% ed il Comune era indebitato a tal punto da non poter più eseguire la manutenzione ordinaria delle strade. Su iniziativa del sindaco Michael Unterguggenberger, furono stampati 32.000 certificati di lavoro, ad un tasso di interesse negativo (1% mese), che potevano essere convertiti in scellini austriaci al 98% del valore nominale. Meccanismo questo, simile concettualmente a quello della “bollatura” delle banconote nel caso dei Wara tedeschi. A copertura dei certificati venne depositato un importo di pari valore in scellini presso la banca locale, ma questo si rivelò puramente figurativo, perché la moneta complementare circolò autonomamente e nessuno ne chiese il rimborso. In base alla relazione del Sindaco e degli economisti dell’epoca, i certificati si diffusero rapidamente e circolarono tredici volte più velocemente degli scellini, a seguito del meccanismo di emissione a tasso negativo, generando effetti virtuosi su tutta l’economia locale. Il Comune, usando i certificati, poté riprendere a fare spesa pubblica e le imprese fornitrici, immettendo questi in circolazione, alimentarono la capacità di spesa delle famiglie e conseguentemente ridiedero vigore anche al commercio locale. In nemmeno un anno fu azzerata localmente la disoccupazione, ancora elevatissima nel resto del paese.

Nello stesso periodo di esempi simili ve ne furono altri in altre parti del mondo, come in Canada, nello Stato di Alberta, dove nel 1936 il Governo locale adottò i “prosperity certificates“, simili a quelli austriaci, per poter pagare parzialmente i dipendenti pubblici.

Nelle monete “anticrisi” degli anni trenta, è quindi il cd. demurrage, teorizzato da Gesell (in forma di moneta bollata o moneta emessa a tasso negativo), il “motore di circolazione” monetario. Nello specifico, riguardo alla validità teorica e pratica dell’adozione del tasso negativo, va notato che già Keynes si mostrò interessato a questo meccanismo e che nel 2009 sulla stampa nord americana più autorevole – come il New York Times ed il Financial Times – sono apparsi articoli in favore della sua adozione per la moneta ordinaria da parte di esponenti della Federal Reserve statunitense e della Banca Centrale Europea, di famosi professori universitari e consulenti governativi. Inoltre a luglio 2009 la Banca Centrale Svedese ha adottato per la prima volta il tasso negativo sui depositi bancari per le banche commerciali, per scoraggiare il “credit crunch“, ovvero l’accumulazione di denaro da parte di queste che strozza il credito a famiglie ed imprese.

Dopo un lungo periodo di espansione economica, più recentemente, sempre in contesti di crisi e di conseguente mancanza di disponibilità della valuta nazionale corrente, ricominciarono a svilupparsi sistemi di moneta complementare.

Negli anni ottanta, durante la crisi economica, in Inghilterra, dove una forte deindustrializzazione aveva aumentato i livelli di disoccupazione, si svilupparono i cosiddetti L.E.T.S. (Local Exchange and Trade Systems), per favorire gli scambi locali di beni e servizi. Questi sistemi furono in seguito sostenuti dallo stesso Governo inglese e si diffusero poi in tutti i Paesi di lingua inglese, quali gli SS.UU., il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Nello stesso periodo in Italia si svilupparono le Banche del Tempo, che però non divennero mai sistemi capaci di gestire oltre allo scambio di servizi anche quello di beni, come quelli diffusi negli altri Paesi2.

Nei Paesi di lingua tedesca si svilupparono invece i WIR, come diretti eredi dei sistemi adottati in precedenza negli anni trenta.

Negli anni novanta negli SS.UU., nello stato di New York su iniziativa di Paul Glover, nacque “Ithaca Hours“, un sistema di moneta complementare che poi si diffuse in diverse migliaia di esperienze e variazioni simili in tutto il Paese e negli altri stati anglofoni. “Ithaca Hours” fu una delle prime monete a non basare la propria emissione sul cambio con la moneta nazionale, per evitare di subire l’inflazione connessa a questa, bensì su indici descrittivi della creazione di ricchezza generata dalla circolazione della moneta locale all’interno della Comunità. Fu inoltre uno dei primi sistemi non monetari a dotarsi di una Associazione di emissione, i cui dirigenti vengono eletti dai partecipanti al Sistema, e ad effettuare attraverso questa, finanziamenti ad interesse zero in moneta locale. Risultò anche molto innovativo uno dei modi con cui la moneta viene immessa nel circuito: infatti all’atto dell’iscrizione all’Associazione, ed ogni anno, al rinnovo di questa, tutti i membri ricevono gratuitamente un quantitativo di moneta locale per poter effettuare gli scambi. Dal 1991 a tutt’oggi sono state emessi diversi milioni di controvalore in dollari, accettati da migliaia di residenti e di aziende, incluso l’ospedale locale, la cui costruzione è stata finanziata in moneta locale. Inoltre, la locale banca federale di credito cooperativo (AFCU), permette ai propri soci di aprire conti correnti e di pagare prestiti e mutui anche in moneta locale.

Nello stesso periodo anche in Giappone, si svilupparono moltissimi sistemi di scambio non monetario, sia generalisti, sia tematici, come il “Fureai Kippu“, destinato all’assistenza agli anziani.

Un altro esempio interessante di sistema tematico fu quello introdotto in Brasile dal Sindaco di Curitiba per facilitare la raccolta differenziata dei rifiuti nelle favelas.

Nel nuovo millennio, dopo l’avvento dell’euro, sia per contrastare l’aumento locale dei prezzi, sia per favorire l’emergere di una economia locale ecologicamente sostenibile, in molte città della Germania, su impulso dell’economista Margrit Kennedy, rinacquero le monete locali, riunite poi nell’Associazione nazionale RegioGeld. Dal 2003, data di nascita della prima moneta “Chiemgauer” in Baviera, a tutt’oggi sono state realizzate più di trenta esperienze e tuttora ne sono in corso di progettazione e di realizzazione altre quaranta. Questi sistemi, promossi ognuno da Associazioni locali, hanno diversi sistemi di emissione, che prevedono meccanismi simili alla “Ithaca Hours” statunitense, oppure l’aggancio all’euro come moneta di riferimento. In questo ultimo caso, il più diffuso, l’emissione avviene in forma di buoni con cambio 1:1 rispetto all’euro. A questi vengono applicati diversi meccanismi per impedirne la successiva riconversione in moneta nazionale, come il tasso di cambio sfavorevole. Questo ne favorisce la circolazione esclusivamente locale, mentre l’adozione di una data di scadenza o di bollini di rinnovo mensili, come nel caso delle monete tedesche degli anni trenta, ne favorisce una circolazione veloce.

Inoltre anche in Germania, come negli SS.UU., vi sono state banche locali che hanno offerto servizi in moneta locale. Il sistema si è diffuso a tal punto in alcune città, che a Berlino, il Presidente del Parlamento tedesco fu sorpreso qualche anno fa in una foto mentre usava il “Berliner” per fare acquisti al mercato locale. Da un punto di vista legale queste esperienze sono tollerate, in quanto, secondo quanto ha affermato il professor Gerhard Roesl, autore di una indagine per la Bundesbank, esse sono considerate una forma di “moneta sociale” non paragonabile all’euro.

In seguito esperienze simili si sono diffuse in tutta Europa. La stessa Comunità Europea è intervenuta nel 2004 finanziando in Francia, con ottocentomila euro dai fondi comunitari “EQUAL”, un progetto di moneta complementare elettronica, promosso da un grande Gruppo cooperativo e da tre Dipartimenti francesi.

In Italia (1999) si sviluppò in Abruzzo la prima esperienza di moneta locale. A Guardiagrele, un professore universitario in pensione, Giacinto Auriti diede vita al “Simec”, che velocemente ebbe un successo enorme in tutta la provincia, in quanto il meccanismo di emissione permetteva di fatto di raddoppiare il reddito di chi deteneva la moneta locale. L’esperimento fu però interrotto quasi subito dalla Guardia di Finanza e non riprese, nonostante Auriti fosse successivamente scagionato da ogni accusa nel processo giudiziario susseguente. Gli atti di quel processo divennero una pietra miliare per la costituzione di sistemi di moneta locale in Italia, in quanto delinearono con relativa certezza le caratteristiche che devono avere questi sistemi per non incorrere in problemi legali. In realtà, in Piemonte, nella comunità New Age di Damanhur, già prima della nascita del “Simec”, era nata una moneta complementare chiamata “Credito”, che però veniva emessa come moneta metallica numismatica ed aveva una circolazione limitata principalmente all’interno della comunità. Nel 2003 in Calabria viene introdotta la prima moneta locale emessa da un Ente pubblico, l’EcoAspromonte del Parco Nazionale dell’Aspromonte. E’ una moneta a scadenza prefissata, che viene usata per pagare i rimborsi spese dei volontari del servizio antincendio del Parco e che viene accettata da tutti i commercianti che hanno sede all’interno dell’Area protetta. La moneta viene stampata dalla Zecca di Stato, viene cambiata contro euro ed, essendo di alta qualità estetica, viene anche venduta ai collezionisti, contribuendo cosi a generare entrate per il Parco Nazionale. L’esperienza termina con la fine del mandato del presidente del Parco, Tonino Perna.

Nel 2007 a Napoli nasce lo “Scec”, che non è una vera e propria moneta locale, ma una sorta di buono sconto applicato in varia misura sugli acquisti effettuati in euro, ma che, a differenza dei buoni sconto ordinari, continua a circolare tra gli aderenti al Sistema ed è usato da chi lo accetta dandolo successivamente ad un altro aderente, in forma di quota sconto su beni e servizi acquistati in moneta nazionale.

Nel luglio del 2009, nella Legge Regione Lazio sull’ “Altra Economia” viene definito il concetto di Sistemi di scambio non monetari3. Nei prossimi mesi, questo pronunciamento legislativo regionale, permetterà, a partire dal Lazio, di aprire nuovi scenari, forse totalmente legali, per le monete complementari.

 NOTE

1 Teoria sviluppata dall’economista Silvio Gesell (1862-1930), che era stato anche Ministro delle Finanze della Repubblica dei Consigli di Baviera (1919).

2 La regola di fondo che vige in tutte le B.T. è lo scambio; sinonimo di reciproca convenienza, lo scambio presuppone, per sua stessa definizione, che i soggetti che entrano in relazione siano attivi. Di conseguenza, diversamente che nel Volontariato (che si regge sul dono di aiuto ai bisognosi di assistenza), la solidarietà che circola nelle B.T. non è a senso unico. E’ reciproca e alla pari. Il tempo scambiato è misurato in ore e l’ora è di 60 minuti per tutti, indipendentemente dalla professione, dalla classe sociale di appartenenza o dalle condizioni economiche delle singole persone. In questo senso, le Banche del Tempo realizzano un egualitarismo pressoché perfetto. Le B.T. servono a soddisfare bisogni materiali e bisogni immateriali. Tra i primi, prevalgono quelli legati all’organizzazione quotidiana della vita delle persone e delle famiglie; tra i secondi, il bisogno di compagnia e di allargare la rete delle amicizie. Le banche, infatti, sono luoghi di socializzazione, che favoriscono anche la messa in comune di saperi e conoscenze. L’elenco degli aiuti che vengono scambiati e misurati in ore è molto lungo. Può essere suddiviso in due grandi aree: la prima, la prevalente, è composta dalle prestazioni minute che riguardano lo svolgimento della vita quotidiana (la spesa, la cucina, la lavanderia, le relazioni con gli enti pubblici, i bambini, gli anziani, il tempo libero in compagnia…); la seconda, molto diffusa, anche perché favorisce la socializzazione, riguarda lo scambio dei saperi. Cioè, il baratto delle conoscenze che le singole persone possiedono. Questo secondo tipo di scambi mette sullo stesso piano saperi esistenti sul mercato (computer, lingue, pittura, fotografia…) e saperi “fuori mercato”, nel senso che ad essi è più difficile attribuire un valore monetario. E’ il caso dei saperi degli anziani (come si viveva anni fa, i vecchi mestieri, com’era la città…) e dei lavori domestici (ricette, ricami, pizzi, stiro…).

L’organizzazione delle B.T., per quanto riguarda gli scambi di tempo e la loro contabilità, è copiata dalle banche vere. Ad esempio: gli scambi si pagano con assegni presi dal libretto in dotazione di ciascun socio; ciascun socio ha un proprio conto corrente sul quale la segreteria della banca segna i crediti (le ore date, cioè gli assegni depositati), sia i debiti (le ore ricevute, cioè gli assegni spesi). Rispetto alle banche vere, un particolare rende alquanto differenti le B.T.: non si maturano interessi sui depositi e neppure si pagano quando si va in rosso, ma c’è il vincolo del pareggio. Chi ritira soltanto, è richiamato con cortesia e comprensione a rientrare, ma se fa il furbo viene, sempre cortesemente, messo alla porta.

Le Banche del Tempo hanno inventato anche un rapporto con le istituzioni differente da quello che di solito intrattengono con le altre associazioni. Esso prevede che l’istituzione (il comune, la scuola…) aderisca alla banca tramite un suo rappresentante. In cambio del sostegno offerto (sede, telefono, accesso al fax, alla fotocopiatrice, ad Internet…..), riceverà l’equivalente in tempo sotto forma di piccole prestazioni non continuative da destinare alla comunità (se si tratta di un Comune), oppure ai suoi utenti (se si tratta di una scuola, di un circolo culturale, eccetera). Il vincolo da rispettare è che tali prestazioni non sostituiscano lavoro pubblico e neppure servizi sociali. Le regole di scambio tra banca e istituzione o soggetto sostenitore sono definite in accordi scritti e vincolanti per entrambi i contraenti.

Le BB.TT. sono normate dalla Legge n. 53/00 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città” (G.U. 8 marzo 2000) – CAPO VII I TEMPI DELLA CITTA’ all’Art. 27 – Banche dei tempi:

l. Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l’utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l’estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate “banche dei tempi”.

2. Gli enti locali, per favorire e sostenere le banche dei tempi, possono disporre a loro favore l’utilizzo di locali e di servizi e organizzare attività di promozione, formazione e informazione. Possono altresì aderire alle banche dei tempi e stipulare con esse accordi che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini o della comunità locale. Tali prestazioni devono essere compatibili con gli scopi statutari delle banche dei tempi e non devono costituire modalità di esercizio delle attività istituzionali degli enti locali.

Per maggiori informazioni sulle BB.TT.: in generale, si rimanda al sito internet http://www.tempomat.it/guida.asp e, in particolare, “Coordinamento delle Banche del Tempo di Roma”, al sito internet http://www.banchedeltempodiroma.it/index.php?contenuto=guida_al_sito

3 Art. 13 (Sistemi di scambio non monetario)

1. Le attività inerenti i sistemi di scambio non monetario sono quelle in cui i soggetti, su base volontaria e secondo un rapporto di reciproca solidarietà, si scambiano a titolo gratuito beni o servizi, al fine di perseguire il benessere sociale e individuale privilegiando le relazioni interpersonali piuttosto che l’acquisto ed il consumo di prodotti.

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4 pensieri su “Studio di fattibilità di una moneta complementare locale per il Municipio Roma XV Arvalia

  1. ermanno ha detto:

    approfitto ancora per chiedere a DE SIMONE dei chiarimenti in base alla sua teoria sulla moneta complementare e sulla FAZ di cui sono un vero estimatore, anche perchè osservando tutte le altre monete complementari in circolazione e future sono basate esclusivamente come sconti dei beni o su un debito o un credito e hanno tutte un capitale sociale materiale a copertura ,completamente lontane anni luce dal concetto delle FAZ e dei TITAN,e di un capitale sociale sugli investimenti, anche a Roma nel municipio iv hanno scelto “empori locali,, con lo SCEC.Oggi mi sono documentato anche sui BITCOIN dove si sostiene il valore dell’aumento della moneta e del maggiore profitto e dell’accumulo come vera libertà ,completamente l’opposto delle obbligazioni a tasso negativo,siccome in un tuo scritto hai fatto anche tu riferimento a questo software libero che potrebbe gestire i BITCOIN ,in futuro sarà questa la vera libertà………
    con stima
    Ermanno Ricci

  2. ermanno ha detto:

    solo in questi gioni sono venuto a conoscenza del progetto FAZ IDEATO DA DOMENICO DE SIMONE ,sono veramente entusiasta di queste idee e di una persona fuori dagli schemi partitici che gurda alla creatività delle persone e alla solidarietà.Sono un esodato da tre anni ma non mi importa della mia personale situazione, perchè sono un artista uno sportivo di calcio e di tennis con patentino fgc 3°come allenatore, sto facendo in questo lasso di tempo no proffit e volontariato sportivo, con le FAZ e i TITANIC esalterebbero ancora di più la mia creatività e disponibilità verso il prossimo.Mi piacerebbe essere coinvolto e promotore di questo progetto, perchè è l’unica speranza che ci rimane per il nostro presente e futuro .abito in un comprensorio denominato appennino del frignano modenese, con il comune SERRAMAZZONI commissariato,sono molto conosciuto in zona e sono tesserato e divulgatore per ARS
    ma i tempi lunghi di questa assaciazione per la sovranità nazionale, non tiene conto del disagio e la situzione drammatica delle famiglie e della disoccupazione che è diventata insostenibile nel breve periodo . Le FAZ e i TITANIC una moneta complementare risolve momentaneamente questa crisi.
    sono a vostra disposizione purchè si faccia presto !!!!!!!

    con sima e affetto
    ermanno ricci

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