Nuova Economia: per capire la crisi della finanza

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da Nuova Economia. Il mondo della finanza è arrivato al capolinea. Qualunque cosa accada nei prossimi mesi, una cosa è certa: la finanza sarà diversa da quella che ha impazzato negli ultimi trent’anni cacciando il mondo intero in un buco nero di fallimenti, crolli di banche, disoccupazione di massa, case fantasma, truffe e rischi di guerre dal quale in qualche modo bisognerà pure uscire.

E’ un fatto che almeno su una cosa banchieri, governanti, faccendieri e speculatori siano tutti d’accordo: occorre riscrivere le regole del gioco della finanza. Quelle che lo regolano adesso non sono più praticabili. Già, ma cosa scrivere sulle tavole della nuova legge della finanza? E una volta scritte nuove regole, come governare la transizione da un sistema ad un altro? Non è mica un problema da poco, se a ottobre 2008 la BIS (che è la Bank of International Settelments, ovvero la Banca delle Banche Centrali del mondo) rileva l’esistenza di derivati pari a ventidue volte il PIL mondiale.

Il sistema attuale è quello nato dalla decisione di Nixon del 15 agosto 1971 di abrogare unilateralmente l’accordo di Bretton Woods relativamente alla convertibilità del dollaro in oro.

In trentotto anni molte cose sono cambiate nel mondo e spesso in meglio: la tecnica ha fatto grandi passi, la consapevolezza di appartenere ad un unico genere umano pure, intere nazioni delle dimensioni dell’India e della Cina sono uscite da una situazione insostenibile di povertà e di sottosviluppo, internet ha diffuso ovunque il virus della democrazia e gli ignobili tentativi di mettergli il bavaglio si rivelano inutili e controproducenti.

Allo stesso tempo, molte cose sono cambiate in peggio, come la deregulation nel mondo del lavoro, la distribuzione dei mezzi finanziari, sempre più nelle mani della nuova aristocrazia plutocratica, le tradizionali pratiche di democrazia si sono frantumate di fronte allo strapotere di media asserviti alla logica del potere. Sul che fare, la confusione regna sovrana: si va dalla proposta di istituire una moneta mondiale a quella di un anacronistico ritorno alla monetazione con l’oro e l’argento.

Sui derivati il silenzio è d’obbligo, visto che la maggior parte dei reggitori del mondo non sa nemmeno che cosa siano e a cosa servano e le ricette proposte oscillano indecise tra il tragico e il ridicolo. Probabilmente ha ragione Krugman quando dice che il piano Geithner è inutile e controproducente e il G20 ha dato l’impressione della montagna che partorisce il topolino dell’eterna lotta ai paradisi fiscali.

NuovaEconomia ha la pretesa ambiziosa di fare chiarezza sulle cause e sulla natura della crisi e soprattutto di indicare le strade percorribili per uscire dal tunnel. L’idea è di far crescere la consapevolezza e la critica su argomenti che in genere la gente rifugge nascondendosi dietro la scusa di non capirne niente di economia. E invece dobbiamo capire l’economia soprattutto perché è da essa che dipende la nostra vita e il nostro presente. Il linguaggio degli economisti è spesso  oscuro proprio per nascondere una verità che, come tutte le verità, è semplice e chiara. Comprendendo la verità dell’economia e dell’inganno che essa nasconde possiamo ritrovare quello spirito democratico che da tempo sembra assopito e che è necessario per far sì che il cambiamento necessario sia in meglio. Le grandi crisi sono sempre foriere di grandi problemi ed allo stesso tempo di grandi opportunità: sta a noi saperle cogliere.

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