Della incommensurabile stupidità di certe critiche al tasso negativo. Ovvero, le resistibili castronerie di Robert P. Murphy sul tema

Di sciocchezze quando si parla di economia se ne leggono tante, a partire dalle esternazioni di Ministri e Sottosegretari, fino alle analisi di celebrati Istituti di ricerca e di intervento nell’economia mondiale, come il FMI o l’OCSE che non azzeccano una previsione che è una da tempo immemore ma continuano a propinarcele come oro colato. E in effetti lo sono, visto quello che costano, ma non è questo il tema del mio articolo.

A maggior ragione, le sciocchezze volano alto e basso quando si tratta di teoria economica e soprattutto quando si parla di moneta.
L’ultima in ordine di tempo è del seguace di Mises e della scuola austriaca Robert Murphy, il quale titola il suo bell’articolo “La follia dei tassi di interesse negativi”. Il titolo della risposta non può, quindi, essere da meno.
Prima però di entrare nel merito delle numerabili sciocchezze del buon Murphy, una breve nota sull’introduzione alla traduzione del testo, che è stato segnalato con foga e zelo adeguato dal nick claudio in commento al mio post sull’articolo di Mankiw in merito al tasso negativo. Questo è il link dell’articolo con la premessa del gongoro, che gongola all’idea di aver trovato rifugio alle sue paure nelle esternazioni di Murphy. E meno male che Murphy c’è! (manco fosse Silvio, ma chi si crede di essere questo qui?)

Di quali paure si tratta? Il gongolante gongoro non ha dubbi. Udite! udite!, il tasso negativo distrugge valore, e non solo! Nonostante faccia ridere, il tasso negativo potrebbe distruggere il mondo!

Paura, eh? Tranquilli, per la distruzione del mondo ripassate tra qualche anno, magari dopo il 2012 che forse qualcuno sarà accontentato, ma il tasso negativo non c’entra niente. Infatti, a parte ogni considerazione etica e sociale su chi considera il denaro, e pure emesso da queste banche, come valore, qualcuno dovrebbe dire al gongoro che, dal suo stesso punto di vista, il capitalismo distrugge valore continuamente. Non bisogna essere scienziati, basta leggere i giornali e nemmeno quelli finanziari. Bruciati 500 miliardi di euro nel venerdì nero! , la caduta dei prezzi degli immobili ha fatto svanire centinaia di miliardi di dollari di valore, eccetera eccetera.
A prescindere, poi, da quella sistematica e poco edificante distruzione di valore data dalla eliminazione delle eccedenze di produzione alimentare e non solo alimentare, con la gente che muore di fame, per tenere il prezzo. Ah, già, scusate, ma questa non è distruzione di valore, visto che serve proprio a mantenere il valore del capitale investito. Che sciocco che sono, dimenticavo che se mi metto dal punto di vista del gongoro, devo rovesciare le mie scale di valori e mettere al primo posto il capitale e all’ultimo gli umani. E zitti voi che non valete niente!
Tuttavia la distruzione di ricchezza rimane quando si eliminano le eccedenze. E il denaro in questo bel sistema è una merce come le altre ed ha le sue eccedenze di produzione. E allora, dove sta la follia della “distruzione del valore” se questa è la pratica continua del sistema?
Quindi, se non ho capito male, possiamo dire che per claudio, per il gongoro e per Murphy è il sistema ad essere folle quando distrugge valore. Oppure il loro primo pensiero zoppica vistosamente. Si sa, nomen est omen, dicevano i latini, e che volete aspettarvi da uno zoppo, da uno zombie che sogna di tuffarsi nei fruscianti dollarucci di Paperon de’ Paperoni dalle cui avventure trae la sua esistenza, e da uno nel cui nome sono state dettate le leggi della jella universale?

Ma veniamo alle brillanti considerazioni del professor Murphy, il quale ovviamente, esordisce con una castroneria, equiparando il tasso negativo all’inflazione.
La lieve scossa di terremoto che ha agitato in questo momento la mia scrivania, è l’ennesimo giro nella tomba fatto dal povero Fisher a sentire questa fesseria. Infatti, il tasso negativo è per sua natura deflattivo, poiché riducendo la quantità di moneta a parità di attività correnti, i prezzi si riducono. Quindi l’inflazione può derivare, nel meccanismo indicato da Mankiw, dal fatto che la FED deve comunque emettere una gran quantità di denaro, quella quantità che serve adesso per coprire i buchi nelle banche e che porterà a breve gli USA in una situazione di forte inflazione, a prescindere dal tasso negativo.
Se i dollarucci stampati dalla FED fossero a tasso negativo ci sarebbe meno inflazione e non il contrario. E se gli investitori fossero indotti per evitare il tasso negativo del 10% a prestare al -3% non si creerebbero interessi e quindi l’inflazione scenderebbe ancora un po’ perché verrebbe meno quel meccanismo di creazione di moneta e di appropriazione di ricchezza costituito proprio dagli interessi. E non capire che è proprio negli interessi il problema, significa che non lo si vuole vedere.
Ah già, dimenticavo quei quattro spicci in bot di claudio e i sogni del gongoro: finirebbe tutto, ecco la fine del mondo, ecco la distruzione del valore!

E veniamo alla castroneria successiva. Mankiw tratta il tasso di interesse dal punto di vista della FED e delle politiche monetarie attualmente adottate dalle banche centrali. Insomma, tagliare i tassi di interesse significa stimolare la domanda aggregata (consumi + investimenti). Sarà banale, ma il sistema funziona (si fa per dire) così.
Insorge il nostro difensore dell’interesse semplice e composto: non è vero! Il tasso di interesse svolge ben altre funzioni! Esso, infatti, coordina nel tempo le decisioni di consumo e di produzione.

Ma va? E che vuol dire “il tasso di interesse stimola la domanda aggregata” se non che esso coordina nel tempo le decisioni di consumo e di produzione? Ce lo spiega il nostro brillante professore che assume, temporaneamente, le vesti di sociologo o di filosofo, fate voi.
Fanno molto più che semplicemente regolare quanto la gente spende nel presente. In particolare, determinati settori sono molto più sensibili di altri ai tassi d’interesse. Per esempio, se i tassi d’interesse scendono, non succede soltanto che i consumatori e le aziende spendono di più, ma che spendono più su articoli particolari quali le case, le automobili e le fabbriche. Quando i tassi d’interesse scendono, il prezzo delle azioni di General Motors potrebbe aumentare, ma non quelle di General mills, perché i cereali per la prima colazione non sono beni durevoli (almeno non nella mia famiglia).
Nemmeno l’usciere della banca centrale più scalcagnata del mondo pensa che oggi la banca riduce i tassi e domattina la gente si precipita a comprare e le imprese ad investire. Sull’efficacia della riduzione del tasso di interesse sulla domanda, Galbraith esprime tutti i suoi dubbi con un esempio chiarissimo: il tasso di interesse -scrive – è come una corda intorno ad una borsa di stoffa. Quando la tiri, la borsa certamente si chiude, ma quando la spingi non è affatto detto che si apra. Tuttavia, in un mondo come questo in cui tutti sono indebitati (e nemmeno protestano perché gli hanno fatto credere che è normale), la riduzione dei tassi comporta di per sé che un po’ di disponibilità liquida si crea e quindi questa potrebbe essere di stimolo alla domanda. Ma potrebbe anche indurre la gente e le imprese a cercare di ridurre il debito, se gli è rimasto un po’ di sale in zucca.
E il buon Murphy quando sceglie gli esempi dovrebbe magari andare a controllarli e non fidarsi del suo intuito. Non c’è alcuna ragione per cui a tassi bassi di interesse la gente sia spinta a comprare beni durevoli. E se negli USA e in Europa la gente ha comprato casa, è per il tipo di mutui che sono stati erogati (per favorire la costruzione di derivati e i costruttori di case). E non è vero che le azioni delle società che vendono automobili salgono: la Ford negli ultimi dieci anni (in cui ci sono stati i bassi tassi voluti da Greenspan) è scesa da 30$ del 1999 ai 6$ dell’inizio del 2008 (prima della crisi) per poi scendere fino a 2$ e risalire di nuovo a 6$ in questi giorni. grafico

E la GM, a parte un picco sopra i 90$ durante la bolla del 2000, ha oscillato nei nove anni successivi, in un evidente canale discendente di lungo periodo tra i 70 e i 30$ fino a precipitare negli ultimi tempi e non certo per effetto degli interessi. grafico

E veniamo ad un’altra castroneria, dopodiché vi lascerò in pace perché mi sono stancato di commentare stupidaggini. Dice testualmente l’eroe del tasso al viagra: “Anche se contrasta con tutto ciò che sentirete da Premi Nobel, professori di Harvard e commentatori della CNBC, all’inizio di un panico finanziario – quando la liquidità offre un premio – i tassi d’interesse a breve termine devono aumentare drammaticamente. Analogamente ai prezzi delle torce e dei cibi in scatola durante un uragano che abbatta le linee elettriche. Il prezzo deve aumentare vertiginosamente per razionare le unità disponibili tra coloro che ne hanno maggior bisogno.”

Eh ma che bell’idea! Quando qualcosa serve con urgenza a tutti, bisogna alzare drammaticamente il prezzo così che possano averla solo i meritevoli, ovvero quei pochi che hanno i soldi. Le aziende stanno in sovrapproduzione, hanno i magazzini pieni perché la gente non ha i soldi per comprare e che si fa? Ma facciamole chiudere, licenziare tutti i dipendenti e costringerli per sopravvivere ad indebitarsi (se ce la fanno) a tassi vertiginosamente alti, così imparano ad essere poveri! E poi magari li sterilizziamo pure, seguendo la geniale proposta di un economista degli anni trenta che, ricorda Galbraith, per eliminare la povertà suggerì di sterilizzare tutti i poveri, così sarebbero nate solo persone ricche e la povertà sarebbe scomparsa!

Insomma, proprio una bella logica di potere. Perché chi decide chi sono quelli che hanno maggiormente bisogno delle poche unità disponibili? La “Legge di Murphy”? Sulla tolda della nave in tempesta, ecco l’impavido eroe che decide chi deve salvarsi e chi no, chi e cosa va buttato a mare, distribuisce punizioni e prebende, emette giudizi parziali e finali. Ma quant’è bella la scarsità e quei banditi (e solo su questo aggettivo non ha torto) della FED che invece promuovono il consumo e lo sperpero, insieme a quel pazzo di Mankiw che vuole distruggere il valore! Risparmiate, disgraziati, che se no come fa il professor Murphy a far rifulgere la sua gloria in questo mondo di scarsità?
Ah, ma che stupido eroe!

P.S.: Non sto difendendo Mankiw ed il suo assurdo giochetto per introdurre il tasso negativo, ma almeno è un inizio. Ho scritto mille volte che il tasso negativo è l’unica soluzione possibile alla crisi finanziaria e adesso ne stanno discutendo. Ce n’è anche un’altra di soluzione ma non ve la dico perché sono superstizioso. Ho espresso mille riserve sul modo in cui il sistema potrebbe applicare il tasso negativo ed ho scritto chiare indicazioni su come deve funzionare in una società che vuole tornare ad essere umana. Difendo l’idea del tasso negativo dagli attacchi di questi difensori dell’usura e della scarsità. Perché se ci pensate bene, il pensiero di Murphy si articola su tre capisaldi: L’interesse attivo non si tocca e il valore è il denaro (usura), la vita è nel futuro e non oggi (metafisica), la scarsità è connaturata al sistema (potere). Esattamente il contrario di quello che penso dei valori, della vita e dell’economia.
I valori sono degli umani, la vita è oggi e non domani, la scarsità è un fatto di potere e la regola è l’abbondanza.

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22 pensieri su “Della incommensurabile stupidità di certe critiche al tasso negativo. Ovvero, le resistibili castronerie di Robert P. Murphy sul tema

    • dds ha detto:

      Non è così, visto che nell’articolo si parla solo di tasso negativo e non sta scritto da nessuna parte che io voglio imporre qualcosa a qualcuno. Quello è pregiudizio e disinformazione, pratcata sistematicamente dal gongoro e dall’aspirante cinese che hanno scambiato la scuola economica austriaca per una palestra delle SA. .
      La FAZ consiste in un’associazione che emette obbligazioni a tasso negativo sottoscritte dai soci. Dove la vede l’imposizione? Trovo invece un’imposizione intollerabile il fatto che la moneta sia creata dalle banche mediante il debito. O no?
      Il senso dell’articolo è la critica a Murphy per il suo attacco al tasso negativo (bruttino devo dire), che è stato messo dal Gongoro in risposta ad un mio articolo in cui consideravo positivamente la discussione che è nata intorno al tasso negativo.
      Il Suo, quindi, è pregiudizio e non critica. Pregiudizio per me incomprensibile, visto che lei dichiara di stare dalla parte della libertà, ma com’è noto la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

  1. libertyfighter ha detto:

    PS La scuola austriaca non pensa che il denaro sia valore. Ma che rappresenti un valore e che quindi dietro a questo denaro, ci debba essere una copertura integrale di beni REALI. Chi pensa che il denaro sia valore di solito esulta quando la FED se lo stampa dal nulla.

    • dds ha detto:

      Beh finalmente qualcuno che non si presenta sventolando bandiere di fede e tirando insulti addosso al nemico! Grazie per il suo pacato intervento! E veniamo al merito.
      Le chiedo: ha mai letto qualcosa dei miei scritti? Perché dice che per me il capitale è un semplice aggregato quando non è vero? E che per definire la ricchezza il mio referente principale è proprio Hayek che qualcosa mi sembra abbia dato alla scuola austriaca (preciso che si tratta di un’affermazione ironica). Ha letto che anche per me il denaro è rappresentativo di valore? Sorpreso? Basta leggere. Non è difficile, una parola per volta e una frase per volta. Da “Un’altra moneta” il capitolo sul capitale sociale da pag 79 in poi. E magari anche qualche altro concetto qua e là. Naturalmente non concordo affatto con l’idea che la moneta debba essere integralmente coperta da beni reali. Anche perché ho difficoltà a capire che cosa sia il reale e cosa l’immaginario. Lei sa spiegarmelo? Mi permetta di dubitarne. E tornando in terra, anche perché il baratto è proprio questo considerare la moneta un bene reale. E allora in che senso posso scrivere che il denaro è rappresentativo di valore? Di quale valore stiamo parlando? Hayek sostiene che le cose in sé non hanno valore se non sono organizzate in flussi che determinano opportunità. E chi crea questa organizzazione se non gli uomini? E i valori, non sono proprio degli esseri umani o sto bestemmiando? Ma non vorrei tediare Lei e me stesso ripetendo cose che ho scritto ormai d molti anni. Le legga e magari Le verrà in mente un altro modo per formulare critiche. Tuttavia mi risparmi, per favore, l’idea che il valore è nelle cose. Hayek non glielo perdonerebbe e io la trovo noiosa.

      • libertfighter ha detto:

        Dei suoi scritti no, ma di scuola austriaca si. Principalmente quelli a forte connotazione libertaria, tipo Mises o Rothbard.
        La scuola austriaca non è solo Hayek.

        Il valore ad una cosa è attribuito DA ciascun uomo secondo la sua scala ordinale SOGGETTIVA di preferenze. Uno scambio volontario è dato dall’ interazione di due individui, i quali valutano l’oggetto che ricevono di più di quello che cedono. In tale tipo di scambio entrambe le parti guadagnano, perché dopo lo scambio hanno soddisfatto delle necessità prioritarie secondo la scala definita precedentemente.

        L’introduzione della moneta avviene perché è più comoda da trasportare, da dividere e soprattutto, non deperisce.
        Non è un caso se le monete hanno sempre avuto nel corso di millenni, queste tre caratteristiche.
        Hanno scelto il sale, e non il pesce, gli antichi per commerciare. Perché ?
        Lei (e Mankiw) vorreste OBBLIGARE le persone a commerciare con il pesce, presumo secondo la nota teoria che è la velocità di circolazione della moneta a produrre ricchezza.
        Teoria peraltro nota al buon Keynes, l’amico di tutti i politici, con la parabola delle buche scavate e ricoperte.

        Ora. Da un punto di vista libertario, non posso che notare l’incongruenza di un sistema che dovrebbe liberarci dall’imposizione dell’attuale regime di fiat money, IMPONENDOCENE un’altro. Da un punto di vista economico, per imporre quello che dice lei, deve fare esattamente quello che doveva fare l’URSS per campare col socialismo (perché di questo in sostanza, si tratta). Deve imporlo a tutto il mondo. Altrimenti le persone scappano, non restano certo qui a farsi deperire il lavoro, i loro sforzi vitali.
        Il fatto che le persone si comporterebbero così, e lei lo sa bene, dovrebbe farle pensare che FORSE c’è qualcosa che non va nell’idea della moneta che scade.
        Dopodiché, una volta imposta la moneta unica mondiale a scadenza, bisogna pensare a tutte le altre forme di pseudo moneta che non rispecchiano questo concetto di “tasso negativo”. Chi compra oro, terreni e case, si vede rivalutare il proprio investimento anno dopo anno. La gente quindi, anche in presenza di un’unica moneta, tenderebbe a comprare in gran quantità questi beni, piuttosto che tenersi del pesce in borsa.
        Quel che vedo io quindi, è che salirebbero a livelli vertiginosi i prezzi di tutti i beni durevoli, provocando prima una bolla, poi una stagnazione del mercato degli stessi, perché col cavolo che ti rivendo il mio terreno per avere tonnellate di
        moneta-pesce.
        Ragion per cui, prossimo passo nell’elaborazione della teoria, è : proibiamo l’acquisto e il mantenimento di beni durevoli? Proibiamo direttamente la proprietà privata?

        Non serve poi non distinguere tra reale ed immaginario, per capire che la riserva di moneta deve essere integrale. Siccome ciò che interessa alle persone e fa muovere il mondo sono beni prodotti, quello che la moneta rappresenta sono beni e servizi prodotti. La moltiplicazione del denaro è perciò possibile solo moltiplicando alla stessa maniera i beni prodotti. Cosa che la banca non fa.
        Per quanto riguarda la definizione del capitale, l’ho dedotta da alcuni particolari. Può essere che mi sbaglio, ma è contrario all’interesse, vicino a Keynes e Krugman…
        Sicuramente non adotta la teoria del capitale di Bohm Bawerk.

        • dds ha detto:

          Beh, ma allora prima di criticarli, non sarebbe il caso di dargli un’occhiata? O Le è sufficiente il “sentito dire”? Già è difficile ragionare sull’economia, figuriamoci se poi non si conosce l’oggetto della critica. Sa cosa diceva Bordiga ai giovani che andavano da lui per imparare il Marxismo? “Guaglio’, t’ho si’ lett’ ‘o Capitale? No? Allora leggitill’ e aropp’ verimm’. Vavattenn’, va!”.

  2. libertyfighter ha detto:

    Io sto dalla parte di Mande, di Murphy, e pure del Gongoro. A proposito, niente paragoni col NYT. Sarebbe offensivo per il gongoro.
    La sua analisi non convince. Principalmente perche’ le mancano le basi della teoria del capitale, che non e’ un semplice aggregato, come tentava di spiegare Murphy, ma una quantita’ di oggetti eterogenei, che hanno bisogno di tempo per trasformarsi da un oggetto all’altro. E’ chiaro questo in quanto non e’ austriaco, e l’unica teoria del capitale che regge ad un minimo di critica e’ quella austriaca.
    Detto questo, non pensa ad esempio che la moneta a tasso negativo spinga semplicemente a tornare al baratto? Io comincio a scambiare pezzetti di oro e la moneta la lascio marcire li.
    Oppure, immobilizzo il capitale in terreni o case, poi li rivendo il giorno prima del taglio di “valore” sfruttando il panico da deflazione. Oppure semplicemente li tengo li’ a guadagnare il 10% annuo o giu’ di li.
    Se lei deperisce la moneta, sostanzialmente la uccide. Gli uomini non hanno passato tutta la loro esistenza a cercare una merce di scambio NON DEPERIBILE (sale, metalli preziosi), per poi utilizzarne una cartacea che perde valore.

  3. dds ha detto:

    Se avesse letto con attenzione avrebbe notato che scrivo che il giochetto dello studente è una scempiaggine e che quella di Mankiw è una evidente provocazione. Mankiw è tutt’altro che scemo e ancora meno imbecille. E il NYT non è la voce del Gongoro. Quindi, o capisce che quella di Mankiw è un’operazione che ha un senso oppure, caro anonimo e superficiale lettore, devo concludere che il debole di mente è lei.
    Nemmeno Murphy è un imbecille, mi creda, e il suo è un attacco del tutto strumentale al tasso negativo in sé in difesa del valore del denaro e degli interessi attivi, che sono quelli che generano l’economia del debito. E ad un attacco del genere bisogna rispondere, perché altrimenti passa l’idea che gli interessi attivi non si toccano (perché si muore) e che il tasso negativo è una roba da imbecilli. Che poi è quello che Lei scrive, tranne poi a dire che una moneta che perdesse il 10% all’anno somiglierebbe al demurrage.
    Ma va? Ma lo sa che non ci aveva pensato nessuno, ma proprio nessuno prima di Lei?
    Mi dica un po’, ma davvero pensa che il NYT il Financial Times, la Rivista dell’Associazione delle Imprese Americane scrivano del tasso negativo a caso e siano tutti nelle mani di imbecilli?
    Ma mi faccia il piacere, e prima di parlare a vanvera legga e cerchi di capire se ci riesce. Se no è meglio tacere. Con l’arroganza e con la presunzione di aver capito tutto quando non si è capito un bel nulla non si va da nessuna parte. E soprattutto si è terribilmente noiosi.

    • Mande ha detto:

      Evidentemente non sono riuscito a spiegarmi bene.
      Prova ne è che libertyfighter ha detto di stare dalla mia parte e da quella del Gongoro.

      Vediamo se riesco ad essere più chiaro.
      L’operazione di Mankiw, volendo proprio darle un senso, può servire al massimo a screditare il lavoro di Silvio Gesell sulla moneta deperibile.
      Ovvero storpia in maniera orribile quello che ad una occhiata superficiale potrebbe assomigliare al lavoro di Gesell aggiungendoci una lotteria che elimina il 10% delle banconote ogni anno.

      Prosegue poi l’opera con Murphy l’austriaco che conferma come questo obrobrio sia realmente il vero pensiero di Gesell e da queste basi fallaci lo critica.

      A questo punto mi aspettavo da Lei che rigettasse formalmente questo accostamento e spiegasse le differenze notevoli tra un tasso negativo all’interno dell’attuale sistema di emissione monetaria e la moneta deperibile.

      Alla fine sennò si perde il senso di ciò del quale si discute. Non si possono difendere le tesi fuorvianti e dissennate di Mankiw trattandole come se fossero realmente una visione Geiselliana dell’economia.

      • dds ha detto:

        Infatti, non si era spiegato bene. Tuttavia continuo a non essere d’accordo con la Sua posizione. Ho scritto molto chiaramente che quella di Mankiw è una provocazione e il giochetto dello studente scemo è un obbrobrio inguardabile. Tuttavia, non credo affatto che Mankiw abbia dedicato il poco tempo che ha ad attaccare il tasso negativo per affossarlo. Non mi pare che esista un movimento mondiale per il tasso negativo che, bandiere di Gesell e Pound al vento, marcia verso il luminoso successo, contro il quale debba scomodarsi Mankiw addirittura scendendo in campo con il NYT. E on un’operazione di disinformazione che forse avrebbe senso su Libero, ma nemmeno tanto. Negli USA, come in Italia e in ogni paese del mondo, semplicemente ti ignorano, non ti mettono sul mediatico se vogliono affossarti. La verità è un’altra. Nel mondo siamo quattro gatti, e pure litigiosi, a sostenere il tasso negativo. A metterlo in pratica i gatti si riducono a due, e pure con cento metodi diversi. La difesa della purezza Geselliana, se permette, mi fa molta tenerezza, ma non serve a niente. Che la decurtazione avvenga mensilmente, quotidianamente, ogni 32,7 secondi o una volta all’anno, comunque la si realizzi, se mi permette è una svolta. Poiché si esce dalla logica del debito e degli interessi attivi che, mi pare, fosse proprio l’obiettivo di Gesell e di tutti quelli che guardano al tasso negativo come all’unica soluzione possibile per uscire dalla logica del debito. L?articolo di Mankiw segue la dichiarazione del governatore della Banca di Cina favorevole al’istituzione del bancor nel BIS. E il bancor, come ha dimostrato brillantemente G.G. Preparata, in un suo saggio di quattro anni fa, è un meccanismo che Keynes ha ricavato pari pari dall’opera di Gesell senza dirlo, e anzi criticandolo pure. E’ un caso? Non ci credo. Guarda caso, poi, dopo quattro giorni, il FT se ne esce con un articolo nel quale il centro studi della FED dichiara che il tasso ideale in quel momento sarebbe il minus 5%. Altro caso? Non ci credo nemmeno un po’. Passa una settimana e David Pollock sul giornale dell’Associazione delle Imprese Americane, spara un articolo in cui sostiene l’utilità per le imprese dell’adozione di una moneta a tasso negativo. E dopo una decina di giorni, arriva Buiter, che al BIS aveva sostenuto la tesi giapponese sul’adozione del tasso negativo proposta nel 2005 da Fukado, che sul FT se ne esce on un breve trattato sull’opportunità del tasso negativo. Dello studente scemo di Mankiw non se ne parla nemmeno. Ma va?
        Ora, che la decurtazione sul nominale della moneta avvenga alla fine dell’anno o durante l’anno o quando ti pare, che diavolo cambia rispetto al principio del deperimento? O pensa che se non si adotta il meccanismo del bollino stiamo fuori dall’ortodossia geselliana? Crede davvero che Mankiw non sappia perfettamente che quando si parla di investitori si parla delle banche e di quei pochi che detengono il capitale finanziario circolante? Ma sta scherzando spero!
        Capisce che se si introdcesse su tutta la massa monetaria domani mattina il tasso negativo, ci sarebbe il panico perché la gente non è affatto pronta ad accettarlo? O non è questa la ragione per cui la moneta di Gesell, tranne una effimera apparizione nel Governo rivoluzionario della Baviera e, a detta di Fisher in Estonia e nel Delaware durante i primi anni trenta, e durante la crisi in Argentina, non è più riuscita ad apparire? Certo che il meccanismo di emissione è essenziale, basti pensare a quello che è successo inArgentina, dove l’emissione senza alcuna logica ha portato ad un’inflazione dei créditos che li ha fatti sparire in pochi mesi. Tuttavia, stiamo ancora in una fase che precede la discussione sull’emissione, si discute del principio del tasso negativo. Molte reazioni sul FT non erano diverse da quelle di Murphy, c’era pure che invocava la guerra civile all’idea del tasso negativo. D’altra parte è come se qualcuno fosse andato a Versailles alla vigilia della rivoluzione a proporre l’abolizione della rendita fondiaria. Non credo sarebbe uscito vivo. E la discussione sul principio è semplice: da una parte i difensori e dall’altra i nemici dell’interesse attivo. La divinità del denaro contro la sua caducità. Ma è così difficile da capire?

        P.S.: Mi spiega, per favore, che differenza c’è tra il tasso negativo e il demurrage? Io sostengo che una moneta deperibile si può emettere come un’obblligazione a tasso negativo. A inizio dell’anno vale 1000 e alla fine vale 900 (con un tasso del 10%). Dopo dieci anni è scomparsa dal sistema. E questo non è forse il demurrage? Tonino Perna aveva adottato un denaro a scadenza. Dopo due anni scompariva del tutto dal sistema. E non è la stessa cosa, a parte il fatto che il tasso sarebbe molto più elevato?

        • Mande ha detto:

          De Simone scrive:
          “O pensa che se non si adotta il meccanismo del bollino stiamo fuori dall’ortodossia geselliana?”

          No. Non volevo intendere certo che bisogna prendere alla lettera ogni passaggio proposto agli inizi del ‘900.

          De Simone scrive:
          “Guarda caso, poi, dopo quattro giorni, il FT se ne esce con un articolo nel quale il centro studi della FED dichiara che il tasso ideale in quel momento sarebbe il minus 5%.”

          Ho letto quell’articolo che denota chiaramente come il sistema monetario sia ormai sull’orlo del collasso. In quell’articolo si fa riferimento alle “famose” curve Keynesiane che mettono in relazione occupazione-sviluppo con il tasso di interesse. Il fatto che secondo quei grafici il tasso di interesse dovrebbe essere reso negativo vuol dire semplicemente che secondo lo stesso per ricreare sviluppo sarebbe necessario pilotare artificialmente la domanda di credito con un tasso così basso da essere negativo. Ma per come avviene oggi l’emissione monetaria creerebbe solo buchi nei bilanci delle banche dove gli “asset” all’attivo si svalutano annualmente mentre le banconote al passivo no.

          De Simone scrive:
          “Io sostengo che una moneta deperibile si può emettere come un’obbligazione a tasso negativo.”

          Concordo solo se moneta ed obbligazione coincidono. Oggi la moneta è ricaricata di interessi positivi ma il suo valore nominale non cambia nel corso del tempo.
          Supponendo che io entri in possesso oggi di 100€ ed il tasso sia del 5%, l’anno prossimo la mia banconota continua a valere 100€ e non 105€.
          Le ripeto dunque l’obiezione chiarendola ulteriormente:

          All’interno delle regole vigenti di emissione monetaria un tasso negativo non è in alcun modo paragonabile al demourrage. Perché lo fosse bisognerebbe modificare completamente le regole oggi vigenti.

          Ecco dunque che la proposta di Mankiw di un tasso negativo al 3% non ha nulla ma proprio nulla da spartire col demourrage tanto che per ottenere questo effetto viene proposta una “lotteria” aggiuntiva del 10% rendendo dunque la deperibilità al 10 e non al 3.

          Se Mankiw avesse detto:
          1-Togliamo il potere di emissione alle banche centrali.
          2-Togliamo il potere di creare credito alle banche commerciali.
          3-La moneta viene emessa dalle nazioni sotto forma di obbligazione con interesse -3% tale che ogni unità monetaria si svaluta di conseguenza.

          In questo caso avrebbe esposto una teoria conforme al pensiero di Gesell.
          Ma il suo discorso invece è riferito alle odierne consuetudini di emissione monetaria e lo rendono ridicolo e senza senso.

  4. Mande ha detto:

    Ma di che diavolo si sta parlando???????

    Mi scusi De Simone ma da lei certo non me lo aspettavo.

    Tutto nasce da un “professore” che lancia quella che potremmo anche chiamare una provocazione. Provocazione perché ovviamente nessuno sano di mente potrebbe prendere in effettiva considerazione un tasso di interesse negativo. Tanto per capirci è come se per combattere la disoccupazione si proponesse che un operaio paghi per avere l’onore di lavorare. Allo stesso modo in un periodo dove le banche hanno grossi problemi di bilancio viene proposto che prestino soldi richiedendone indietro meno del capitale. Il tasso negativo del 3% vuol dire che oggi prestano 100 e domani tu restituisci 97. E per fortuna che già oggi coi tassi positivi hanno i bilanci in sofferenza.

    A questo punto interviene uno studente geniale…
    Il classico da 110 e lode che deve dimostrare che la mela non casca mai lontano dall’albero (il professore) e cosa propone?
    Propone una lotteria. Un gioco d’azzardo dove ogni anno vengono sorteggiate il 10% delle banconote per il rogo. Questo sarebbe qualcosa di simile al demourrage effettivamente ed avrebbe potenzialità deflattive se non fosse il fatto che si tratti di lotteria.
    Ma perché questo nuovo genio incompreso dell’economia propone la lotteria? Perché secondo lui i cittadini, ripetiamolo i cittadini, sarebbero invogliati a prestare denaro al -3% se fossero spaventati da un potenziale -10% dovuto ad una estrazione.
    Ma veramente uno studente di economia pensa che siano i cittadini a prestare i soldi che già possiedono e non le banche a crearli al momento del prestito? Sarebbe da bocciare subito altro che dieci e lode!
    Le banche non hanno bisogno di nessun incentivo del -10% per prestare i soldi a qualsiasi tasso vogliano. E’ il loro “lavoro” creare e prestare denaro.

    Dunque abbiamo un processo altamente inflattivo quale il prestare chiedendo una restituzione minore addirittura del capitale che potenzialmente può spingere tutti all’indebitamento ma che genererà per forza di cose buchi nei bilanci delle banche palesando la loro insolvenza. Non che ovviamente una banca possa essere considerata solvente fin dalla nascita.
    Dall’altra parte abbiamo una distruzione annuale di potere di acquisto pari del 10%…

    Dopo queste due perle di saggezza salta fuori un “eminente” austriaco che non solo si degna di prendere in considerazione la carrellata di idiozie fin qui proposte ma che addirittura impiega del tempo per provare ad articolare una critica da primo della classe contro degli evidenti imbecilli.
    Se questo Robert Murphy avvesse avuto la minima idea di ciò di cui stava discutendo bene avrebbe fatto a non sprecare un momento di più.

    Assurdo per assurdo arriviamo a Lei che in fede credevo avesse se pur delle minime basi economiche sulle teorie di Gesell e della moneta deperibile e lei che fa?
    Scambia un tasso negativo per il demourrage?????
    Il tasso di interesse negativo è separato dalla lotteria proposta dallo studente e solo quest’ultima, presa veramente per i capelli, assomiglia vagamente ad un demourrage. Il più iniquo metodo per applicare una moneta deperibile probabilmente ma comunque il paragone regge.

    Dunque ricapitoliamo…
    Due imbecilli che fanno una proposta sballinata.
    Un “austriaco” che la prende per seria.
    De Simone che la scambia per demourrage.

    Un bel quadretto. Non c’è che dire.

  5. Federico ha detto:

    L’argomento di Murphy è solidissimo, mentre le critiche qui formulate – senza offesa – fanno sorridere. E’ del tutto evidente, e lo ammette anche quel lunatico di Mankwik, che un tasso di interesse negativo equivale ad un’immissione (tendenzialmente illimitata) di moneta, e quindi ad un’iper-inflazione. Che sia poi questo il nostro destino, è chiaro ad un numero crescente di analisti: e basta guardare il corso dell’oro per capirlo!
    Ma… non si è ancora capito che tutto sto casino finanziario in cui siamo è da addebitare in primo luogo alla politica keynesiana di Alan Greenspan, che ha tenuto bassissimi tassi di interesse per anni e ha riempito di conseguenza il mondo di dollari? E si vuole curare questo alcolizzato globale con belle flebo di alcol puro? Secondo me, qualcuno si è bevuto il cervello.
    I bassi tassi di interesse hanno già prodotto pessimi investimenti (spreco di risorse), e quindi milioni di disoccupati. Eventuali tassi negativi produrrebbero la fine di tutto. E l’ultimo chiuda la porta!

    • dds ha detto:

      Egregio signor Federico,
      Forse Lei è troppo intelligente per comprendere un argomento così elementare, la semplicità del’argomento sfugge alle Sue elevate capacità di comprensione, ma non posso che replicare che una moneta a tasso negativo è di per sé deflazionaria. E sei Lei sorride alle mie argomentazioni, io piango a sentire l’ostinata ripetizione di certe corbellerie (Mankiw incluso), che cioè il tasso negativo sarebbe inflazionario.
      L’argomento banale è questo: l’inflazione dipende da un eccesso di moneta rispetto alle attività correnti (ripassare prego, l’equazione di Fischer o degli scambi). Ora una moneta a tasso negativo RIDUCE progressivamente la massa monetaria e quindi, a parità di attività correnti, essa è CERTAMENTE deflazionaria rispetto alla moneta corrente, che alla massa esistente aggiunge quotidianamente gli interessi che vengono creati dal debito,
      CHe una moneta a tasso negativo equivalga necessariamente ad una immissione illimitata di moneta sta solo nella sua fantasia, egregio signor Federico. Non sta scritto da nessuna parte, anzi io ho scritto che la moneta DEVE essere creata sugli investimenti (più o meno come avviene ora con la moneta bancaria) ma non deve generare interessi che sono un modo di creare moneta senza alcun corrspettivo nelle attività correnti. Senza gli interessi e riducendosi progressivamente per via del tasso negativo, mi spiega come fa a produrre inflazione?
      Al contrario, è evidente che la moneta corrente genera interessi in misura crescente ed intollerabile per il sistema e ci porta in una situazione cronicamente inflazionaria, per correggere la quale le Banche centrali devono alzare i tassi per ridurre l’offerta di moneta. Se proprio vuole fare una critica, invece di dire corbellerie, dica che il tasso negativo distrugge la rendita finanziaria e questo potrebbe ingenerare panico nei mercati. E’ l’argomento di Murphy che il tasso negativo distrugge “valore” che è poi il “valore” finanziario.
      Questo è un argomento, anche se, mi permetta, esso ha una certa valenza politica. Ha ragione a dire che il tasso negativo comporterebbe la fine di tutto. La fine di tutta la speculazione, dello sfruttamento, e della rendita finanziaria, esattamente come duecentoventi anni fa la rivoluzione francese portò alla fine del mondo della rendita fondiaria. Anche allora qualcuno disse che sarebbe finito tutto, e in effetti aveva ragione. Ma meno male che quel mondo è finito!
      La prossima volta, prima di scrivere, conti fino a dieci. E prima di contare, ripassi l’algebra: Le farà bene.

  6. dds ha detto:

    In un mondo a tasso negativo un derivato sul tasso negativo non avrebbe senso, poiché non ci sarebbe alcun rischio da coprire. Il demurrage sarebbe certo ad ogni periodo, in un certo senso sarebbe paragonabile ad una tassa, e non ho mai sentito di derivati sulle tasse. Ma anche nel giochetto scemo dello studente fumato, sarebbe difficile emettere un derivato se il giochetto si applicasse a “tutta” la massa monetaria, compresi i derivati. Dove sarebbe il rischio?
    Comunque è chiaro che il meccanismo esposto da Mankiw è una povocazione, né più e né meno delle buche di Keynes e starci a ragionare nel merito non ha davvero senso.

  7. dubbioso ha detto:

    In caso di adozione del tasso negativo, come lo risolveresti questo problema che pone Murphy nell’articolo:

    “La proposta del dottorando, se venisse davvero applicata, farebbe nascere dei nuovi mercati di derivati che permetterebbero agli utenti della valuta di proteggersi da questo nuovo (e completamente arbitrario) rischio. In effetti, la AIG guidata dal governo farebbe probabilmente una piccola fortuna vendendo credit-default swaps che risarcirebbero chiunque rimanesse con una borsa di inutili fatture in mano.”

    • dds ha detto:

      La proposta del dottorando è… improponibile e immagino che quella di Mankiw sia sstata una bella provocazione per attirare sull’aleatorietà della proposta le critiche e gli attacchi feroci che immaginava sarebbero arrivati e poi andare a fare la proposta seria. Credo che il suo sia stato il ballon d’éssai per vedere che cosa succede a parlare di tasso negativo. Di sistemi fantasiosi per introdurre il tasso negativo ne ho visti tanti, ma una proposta così evidentemente impraticabile non l’avevo mai sentita. Non immaginavo che ad Harward fosse consentito fumare certa robaccia in classe! 🙂
      Ovviamente, questo non c’entra niente con il tasso negativo che si può introdurre in mille modi diversi e certamente più efficaci della tombola dello studente fumato. E probabilmente l’attacco lì era proprio quello che Mankiw voleva per depotenziare le critiche… semplice no? Ah avete ragione,il meccanismo è troppo farraginoso e non funzionerebbe. Però così invece funziona. A quel punto ha ottenuto che si è evitata una discussione pericolosa sul tasso negativo e finito il polverone la cosa è passata de plano. Da ragione ai suoi avversari su un punto stupidissimo come questo è il tasso negativo come lo vuole lui passa. Capito come funziona questo mondo?

      • dubbioso ha detto:

        D’accordo, però rispetto al problema specifico sollevato da Murphy sulla possibile emissione di derivati a copertura del rischio da tasso negativo, qual’è la sua risposta?

  8. Corrado Mizzusani ha detto:

    Premetto che non sono un’esperto del settore, però una cosa la si può dire tranquillamente. Quando ci sono teorie che vanno ad intaccare lo status-quo è abbastanza normale che escano fuori personaggi tipo questo Robert Murphy. Il loro intento è contestare e ridicolizzare questioni che oltretutto conoscono poco… Il problema non è Robert Murphy ma quelli che lo pagano per l’opera di “disinfestazione” preventiva. Una ragione ci sarà…
    CM

    • dds ha detto:

      Bah, comincio a pensarlo anch’io. Questo Murphy è un sedicente liberal, difensore strenuo del libero mercato e dello status quo, ma che si pone invece, come critico del sistema. Dato che è l’unica voce (finora) che ha scritto diffusamente contro il tasso negativo, il suo delirante articolo sta circolando sui siti di sedicente controinformazione che sono stati presi dall’orticaria all’idea del tasso negativo. Ora su questa che è una tecnica cui deve essere dato un contenuto politico, ci potrebbero essere tante cose da dire: la critica di Laufer, ad esempio, è infondata ma molto più sensata delle sciocchezze che dice questo signore. Almeno sappiamo da chi dovremo aspettarci attacchi velenosi e tentativi di screditamento. Come diceva mia nonna (ma anche molte altre nonne) non tutti i mali vengono per nuocere.

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