La variante di Lauria

Lauria è un delizioso paesino che da un migliaio di anni si inerpica su un qualche colle della Basilicata, poco dopo il confine con la Campania. E’ noto per i suoi paesaggi mozzafiato, per le sue stradine strette e fascinose, per essere diviso in due, un po’ come Budapest, dove il sopra è Buda e il sotto è Pest, mentre qui il sopra è Castello e il sotto è Borgo. Per gli amanti della storia, ha dato i natali all’invincibile Ruggiero da Lauria, che Pietro III fece Ammiraglio per aver riconquistato la Sicilia agli Aragonesi sconfiggendo innumerevoli volte gli Angioini per terra e per mare.
Giorni fa andavo a sud per una vacanza con un amico di quelle parti, che guidava la macchina sulla dissestata autostrada tra Salerno e Reggio Calabria che, da qualche tempo, è praticamente un continuo cantiere. Dopo un lungo rettifilo, giungiamo ad una doppia curva degna di una chicane da Formula uno, che il mio amico affronta con una gran frenata e io con qualche patema. Stranamente, proprio nel tratto in cui sembrava esservene più bisogno, non c’erano lavori in corso e ne chiesi spiegazione al mio amico.
“Questo tratto di strada sta qui da circa trent’anni. Prima a tirare dritta la strada, c’era un ponte che poco dopo la costruzione, ha mostrato segni di instabilità, e così è stata fatta questa variante provvisoria. Ma come sai, non c’è nulla di più definitivo nel nostro paese di quello che è fatto provvisoriamente”.
“Ma il percorso originario sarà mai ripristinato? – aggiunsi un po’ ingenuamente – Non vedo lavori in quel punto…”.
“E chi può dirlo! Chissà quanti compromessi, intrighi e storie di miseria pubblica e privata si agitano dietro quel ponte. Ad un certo punto gli interessi si acquietano su un punto apparentemente instabile, ma in realtà sostenuto da tutti gli interessati e quella variante potrebbe restare lì tranquillamente per altri trent’anni. E poi credi che sia l’unico esempio di provvisorio che diventa definitivo? Il Mezzogiorno ne è pieno. Lo Stato non ha i soldi e figurati tu se li trovano le Regioni o i Comuni”.
Aveva ragione, ma l’idea che lo Stato non può completare i lavori perché è senza soldi equivale a quella che un ingegnere non può completare una strada per mancanza di chilometri. Ma il mio amico non lo sa ancora, e in realtà non lo sa quasi nessuno quanto sia assurdo questo sistema finanziario fondato sull’economia del debito, nella quale ci sono tante cose da fare (come sistemare la variante di Lauria), tanta gente che vorrebbe farla (i disoccupati), tante imprese che hanno i mezzi per farla (stanno tutti in sovrapproduzione), ma non si può fare niente perché mancano i soldi che le banche creano proprio sul nostro lavoro.
Ne riparleremo, ma non vi pare proprio un bell’assurdo?

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