Corso di Critica dell’economia del debito 2) La nascita dell’economia

Il testo della prima delle letture del corso, dedicata alla nascita dell’economia, anch’esso come l’introduzione articolato su due video.

La nascita dell’economia I

Il termine economia viene dall’insieme di due parole greche: oikos e nomos. Oikos per i greci significa la casa, non quella che conosciamo noi, ma quella grande struttura delle società antiche in cui vivono decine o centinaia di persone, e nomos è un termine che significa legge. L’economia è quindi la disciplina che regola le norme di funzionamento della casa. L’economia nasce quindi, dopo la creazione del potere.

Nella società precedente, la società del matriarcato, non esisteva il potere, e non c’erano nemmeno l’accumulazione e lo scambio economico: la società era regolata dallo scambio glorioso, in cui ciascuno cercava di eccellere per la maggiore gloria della propria comunità. L’accumulazione nella società dei cacciatori non aveva senso: si cacciava e si raccoglieva quello che era necessario per vivere, poiché la natura era sempre generosa e dava in misura sufficiente a tutti.

La pratica dello scambio era dettata dal dono, che era un modo per propiziare il favore degli dei per la propria comunità e per sé stessi.

Alla fine dell’anno, in coincidenza del solstizio d’inverno, grandi feste rituali erano l’occasione per manifestare tutta la ricchezza della comunità: tutti donavano generosamente agli altri e agli dei affinché questi manifestassero la loro generosità anche nell’anno successivo.

Queste feste rituali erano anche occasione per la fecondazione, secondo una tradizione che ancora in epoca storica era rappresentata dalle feste dionisiache, e in queste occasioni erano le donne che sceglievano l’uomo da cui farsi fecondare. Nella società matriarcale, infatti, nella casa insieme alla grande Madre vivevano le donne e i bambini, mentre gli uomini vivevano in altri edifici: insomma era un’organizzazione sociale molto diversa da quella basata sulla famiglia così come noi la conosciamo e che nasce proprio in quel periodo. Ma come, ma perché nasce in questo periodo?

Il problema era rappresentato dal fatto che molte donne sceglievano lo stesso uomo, il più bello, il migliore secondo il gusto del tempo, e gli altri erano esclusi dalla riproduzione dei propri geni. Inoltre, i membri della comunità non avevano coscienza di sé, ma solo di appartenere alla stessa comunità. Ad un certo punto, probabilmente proprio per garantire la riproduzione del proprio patrimonio genetico, gruppi di uomini assalgono la comunità per prendere le donne con la violenza. Da questo fatto terribile, che conosciamo da storie come il “ratto delle sabine” nella tradizione romana, di cui c’è memoria in vicende simili di gran parte dei popoli, viene però un fatto estremamente positivo: i tipi genetici, fino a quel momento in numero estremamente ridotto, cominciano a moltiplicarsi e, soprattutto, nel compiere violenza contro la loro stessa comunità gli uomini acquistano coscienza di sé e della propria individualità. Il meccanismo è semplice: volgendo un’arma contro un altro lo separo da me, dalla comunità che ci aveva accomunato fino a quel momento.

Non a caso, nelle società antiche, l’anima era attributo solo di chi poteva impugnare un’arma, e perciò gli schiavi e le donne non l’avevano, idea questa che ha regolato la nostra società fino a pochi decenni fa, e che è tuttora radicata in molte società arretrate. Se quindi la società matriarcale si fondava sul dono glorioso anche di sé stessi, la società patriarcale si fonda sull’appropriazione degli altri e dei loro beni.

A fronte del pericolo di perdere i propri beni, i beni di cui si sono appropriati, gli uomini cominciano a temere la scarsità e contemporaneamente all’idea di accumulazione nasce l’idea del tempo e nasce la necessità di fare la guerra per aumentare la propria potenza ed allontanare il pericolo della scarsità.

Allo stesso tempo, l’idea di scarsità si rivela uno strumento utilissimo per la gestione del potere. Poiché chi gestisce risorse scarse ha potere, anzi il potere consiste proprio nella gestione di risorse che si presumono scarse. Gli uomini cominciano a farsi la guerra per aumentare la propria potenza all’infinito e garantirsi contro infiniti anni di scarsità, e cominciano a vedere il mondo secondo la nuova idea della scarsità, un mondo chiuso, piatto e circondato da un oceano che fa da limite così come le mura della città sono il limite di quella che un tempo era la casa comune in cui era sacra e inviolabile l’ospitalità. Le risorse alimentari, le informazioni, l’energia che nel mondo antico era rappresentata essenzialmente dagli schiavi, erano tenute scarse per aumentare il potere del principe e del gruppo che lo sosteneva.

Ancora oggi il potere viene definito dalla scarsità dei beni da distribuire: e per sopravvivere a aumentare la propria potenza il potere deve definire come scarsi beni che non lo sono affatto, come l’acqua o il cibo. L’acqua non può essere scarsa in un pianeta che ne è coperto per oltre i due terzi, e il cibo non può essere scarso in un sistema che ne distrugge sistematicamente una parte consistente “per tenere il prezzo”.

L’economia viene oggi definita in tutti i manuali, come la scienza che regola la produzione e la distribuzione di risorse ritenute scarse. Gli stessi manuali dicono che se c’è sovrabbondanza di beni non c’è bisogno di economia. Una bella contraddizione in una società che è percorsa da continue crisi di sovrapproduzione!

Ebbene, voglio dimostrare in questo corso che le risorse sono sempre sufficienti e che la scarsità è un problema culturale e non reale. Faccio un esempio: se chiudiamo una persona in una stanza e la sigilliamo, alla fine questa morirà per mancanza d’aria. Ma questo non ci autorizza a dire che l’aria è scarsa, ma solo che determinate condizioni culturali e ambientali hanno determinato la scarsità che ha fatto morire il disgraziato oggetto del nostro esperimento.

La dimostrazione che le risorse sono sempre sufficienti presenta qualche difficoltà e la affronteremo un po’ più in là. Adesso vi faccio solo osservare che è difficile conciliare la scarsità con la sovrapproduzione, e soprattutto con la produzione di beni immateriali: questi, infatti, che oggi rappresentano più dell’80% del nostro PIL, sono per definizione illimitati: se per consumare una torta dobbiamo dividerla, per fruire di un film o di una musica o di un software non dobbiamo fare alcuna divisione: ciascuno di noi può godere dell’intero senza togliere niente agli altri. E avrete notato che non ho usato il termine consumare un film, un software, una musica che sono difficilmente consumabili così come si consuma un piatto di pasta o un pezzo di pane o un’automobile. Ho parlato di fruizione, passiva se si parla di televisione, e attiva davanti a un computer, come quella che stiamo facendo adesso qui.

Insomma, se due persone scambiano un bene materiale resteranno alla fine con un bene ciascuno, ma se essi scambiano un bene immateriale si troveranno alla fine con due beni ciascuno. Il potere nella nostra società si manifesta essenzialmente nella forma di scarsità di denaro, poiché come abbiamo visto, di beni ce ne sono pure troppi.

L’economia del debito è il meccanismo utilizzato per generare scarsità di denaro. Insieme alla scarsità ed al denaro, nasce anche l’idea di tempo: la società matriarcale viveva in un eterno presente, noi viviamo proiettati nel futuro: ci sacrifichiamo oggi per garantirci il futuro, per esorcizzare la paura della scarsità.

Ebbene, concedetemi prima della dimostrazione, che la scarsità è realmente un fatto culturale e che le risorse sono sempre sufficienti anzi sovrabbondanti per definizione: quale strumento è più potente della paura di morire per la gestione del potere?

Proiettando la nostra esistenza nel futuro, in un eterno futuro, rinunciamo a vivere il presente. Per questo il denaro, che ha creato l’idea stessa di tempo, rappresenta la nostra garanzia per il futuro, e in fin dei conti, la garanzia della nostra immortalità. In questo senso il denaro si fa dio, perché appunto garantisce l’immortalità di chi lo possiede.

La nascita dell’economia II

L’economia, l’economia della scarsità, in tanto ha un senso in quanto allontana da noi la paura della morte. C’è bisogno che vi dica quanto sia illusoria questa logica del denaro?

Vi racconto una storia, che ho scritto in un mio libro del 2001, ma che somiglia molto ad una storia dei nostri giorni.

Immaginate che qualcuno vi proponga un lavoro, una casa ed anche i soldi per mangiare e per gli svaghi. Ne sareste felicissimi, credo. Dopodiché scoprite che i soldi che vi da per il vostro lavoro sono meno di quelli che vi servono per vivere, per cui ogni mese vi indebitate un po’ di più e su questo debito pagate anche interessi che aumentano il vostro indebitamento. E’ ragionevole ritenere che la vostra felicità scomparirebbe immediatamente?

Un film degli anni settanta proponeva un tema simile ambientato in una piantagione del sud degli Stati Uniti.

Il protagonista, vedovo con due figli piccoli, è alla ricerca di un lavoro e di una sistemazione decente. Capita in un’azienda agricola dove cercano dei lavoranti. Gli viene proposto uno stipendio di mille dollari al mese (incredibilmente alto), la casa, l’alimentazione, la macchina, gli svaghi e la scuola per i figli.

Lui trova le condizioni che gli vengono proposte straordinariamente soddisfacenti, e si mette alacremente al lavoro. Per la verità, la casa è una stamberga invivibile, l’automobile uno scassone inguidabile, il mangiare fa schifo e gli svaghi sono inesistenti, ma non si può andare troppo per il sottile nella sua situazione.

Alla fine del mese la sorpresina. Eh già, perché quando va a ritirare lo stipendio. dopo un mese di duro lavoro, gli viene detto che al suo stipendio di mille dollari devono essere detratti 600 dollari per l’alloggio, 400 dollari per il vitto ed altri 400 dollari per la macchina, le bevande e gli svaghi (il whisky era un po’ caro).

Insomma, dopo un mese di duro lavoro, non solo non aveva guadagnato nulla ma era debitore in totale di 400 dollari. Nel film, come era prevedibile, la questione è finita a pistolettate. E’ proprio una storia orribile di sfruttamento e di usura. Però, nel mondo sta accadendo la stessa cosa, ma stranamente nessuno se ne lamenta. Perché forse, questo obbrobrio avviene in maniera legale e perché è praticato dalle banche? Che, come diceva Brecht, ti offrono insistentemente i soldi quando non ti servono e te li richiedono urgentemente indietro quando ne avresti bisogno? Le banche hanno reso schiave del debito centinaia di milioni di persone, proprio come i banditi del film. Solo in questi giorni si comincia a percepire un clima di rivolta e di presa di coscienza da parte dei debitori. Ma cosa fare per ribellarsi a questo potere devastante?

Voglio dimostrare che siamo in grado di costruire subito, ora, una società fondata sull’abbondanza, e non sulla scarsità, in cui i valori siano quelli propri di ciascun essere umano e non delle cose e tanto meno del denaro.

Voglio dimostrare che la società fondata sul potere sta per finire, così come questa che stiamo vivendo è la crisi finale de capitalismo finanziario. Voglio dimostrare che l’accumulazione è un concetto privo di senso e del tutto inutile per regolare una società fondata sui valori dell’umanità. E a proposito della crisi vi leggo qualche brano tratto da un mio libro del 2001, in cui descrivevo la crisi come si sta verificando ora e le ragioni per cui si sarebbe verificata.

Il libro è “Dove andrà a finire l’economia dei ricchi”, pubblicato nel marzo del 2001. Lo trovate nei miei siti o su Google Books. “Questa crescita dell’area finanziaria avviene a discapito della produzione economica che è gravata da un indebitamento crescente del quale non può liberarsi se non per mezzo di una distruzione di buona parte della massa finanziaria. […]

Come nel 1929, quando il mondo sperimentò le delizie della crisi di sovrapproduzione, anche oggi ci si trova di fronte allo stesso pericolo. Allora, come oggi le innovazioni tecnologiche spinsero la produzione a livelli mai raggiunti prima. Allora, come oggi, la distribuzione delle risorse finanziarie era ineguale. Ne seguì un’improvvisa caduta della domanda, ed una profonda crisi dalla quale i paesi occidentali uscirono solo nel dopoguerra. […]

Sui derivati gira la favola che essi siano un giochino a somma zero, nel senso che le Clearing Houses aprono sempre posizioni equivalenti ma di segno opposto. Si tratta, appunto, di una favola, dato che, com’è noto, l’apertura delle posizioni avviene sul margine e non sul sottostante, e quindi in caso di forte direzionalità in un senso o nell’altro, l’effetto leva genera squilibri pesanti nei conti. La chiusura forzata di posizioni indurrebbe crisi di panico non dissimili da quelle vissute dalle banche fino al 1932. […]

Alla fine questa montagna di carta collasserà su se stessa bruciando di colpo tutta la ricchezza virtuale e non che essa rappresenta. […]

Qual è il rischio in questa situazione? Che all’improvviso, l’impossibilità di far crescere ulteriormente l’economia sul debito, ovvero le difficoltà della gente comune e delle imprese nonché degli Stati, di contrarre altri debiti determini una brusca caduta della domanda, proprio nel momento in cui il sistema, spinto verso nuovi livelli di produttività dalle attività della nuova economia, ne ha più bisogno.

Perché ho potuto scrivere queste considerazioni sulla crisi di oggi con otto anni di anticipo? Non sono un indovino, anzi. Però mi sono dotato degli strumenti necessari per capire l’economia del debito e questa è la sua inevitabile sorte.

Possiamo costruire una nuova società, e abbiamo il dovere di farlo. Ora il tempo è propizio per farlo. E se non riusciremo nella nostra impresa, noi o altri, se l’umanità non riuscirà ad uscire dalla logica del debito, è altamente probabile che ci attenderanno anni se non secoli bui di decadenza e di miseria, oltre che di distruzioni immani.

La crisi è appena cominciata e non abbiamo ancora visto nulla dei suoi effetti devastanti. Fortunatamente l’economia dell’abbondanza è semplice e soprattutto dipende dai noi, poiché la ricchezza è in ciascuno di noi. E nel prossimo appuntamento parleremo proprio di che cos’è la ricchezza, di come nasce e di come possiamo moltiplicarla in una società fondata sui valori dell’umanità. A presto, dunque!

Annunci

Un pensiero su “Corso di Critica dell’economia del debito 2) La nascita dell’economia

  1. affori1nice ha detto:

    Mi complimento per l’approccio interdisciplinare, mi stupisco però che non abbia notato un elemento centrale della attuale società americana, il ruolo della donna nella scelta di indebitare la famiglia. Il moral hazard implicito in questa scelta consiste proprio nella convenienza maschile a dividere in caso di divorzio i debiti contratti “invece” del patrimonio accumulato. Il consumo immediato della casa acquistata è così per la donna esemplare della continuità di quella cultura antiaccumulatoria e quindi antipatrimoniale, che lei identifica come alternativa al capitalismo, mi pare.

    Mi spiace di non condividere l’idea che una società non fondata sul denaro sia una società priva di “potere” istituzionalizzato. L’economia del dono era altrettanto tirannica.

    Un saluto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...