Movimento per un Altra Moneta

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DIECI PUNTI PER UNA NUOVA SOCIETA’’

1. Reddito di Cittadinanza per tutti.

E’ giusto, necessario e possibile dare a tutti i cittadini una somma sufficiente per vivere dignitosamente che si aggiunge al reddito di lavoro o alla pensione (per quelli che ce l’hanno). E’ giusto per uscire dalla stretta mortale e schiavista di una società che pretende la vita per darti la sopravvivenza, e a volte non basta nemmeno quella. Gli schiavi erano costretti a lavorare per vivere, è questa l’essenza della schiavitù. Il lavoro deve essere una scelta libera e non una costrizione necessaria. La libertà è la possibilità di scegliere l’occupazione più adatta a ciascuno di noi. Il diritto al lavoro è una finzione scenica che nasconde l’obbligo di prendere un lavoro qualunque per non morire. Noi affermiamo il diritto alla vita come diritto inalienabile di ogni essere vivente. Alla società della morte e della schiavitù sostituiremo la società della vita e della libertà.

E’ necessario, perché il lavoro richiede sempre più creatività e studio e non è possibile studiare con l’ansia del domani e lo spettro della fame, né essere creativi senza la libertà e la serenità. Tutti ci dicono che il lavoro di un tempo, quello che durava una vita quando si entrava in fabbrica a diciott’anni e se ne usciva a sessantacinque, e persino l’impiego di Stato non esistono più. I giovani devono mettersi sul mercato, aggiornarsi continuamente, prepararsi a cambiare lavoro spesso per sfruttare nuove opportunità e nuovi spazi. In questo sistema è come fare l’acrobata senza rete di sicurezza. Ogni tanto, sempre più spesso, qualcuno cade, per paura, perché non ce la fa, perché la tensione è troppa. Il Reddito di Cittadinanza è la rete di sicurezza sulla quale poter costruire il proprio futuro con certezza e determinazione. E’ la garanzia della vita contro la competizione mortale di questo sistema.

E’ possibile, perché le risorse e i soldi ci sono. Dieci anni fa era possibile dare a tutti i cittadini dai sedici anni in su un milione al mese, solo razionalizzando le risorse esistenti nel sistema previdenziale e assistenziale. Oggi, è possibile dare a tutti mille euro al mese, utilizzando le stesse risorse. Ma occorrerebbe riformare lo Stato e la Previdenza e cambiare la testa a politici e burocrati. E allora, noi diciamo che è possibile anche emettendo moneta non di debito sui nuovi investimenti, che rendano la domanda di beni congrua alla produzione realizzata. Ed è possibile cominciare a realizzarla subito, partendo dalle Comunità locali, Comuni e Regioni emettendo monete locali, per rivoluzionare la politica monetaria con la sovranità popolare (né moneta-debito, né moneta-credito, ma moneta-proprietà). Perché il reddito di Cittadinanza è un diritto che possiamo prenderci subito, perché la nostra vita è oggi e non domani, è un diritto che ci spetta come esseri umani e che non ha bisogno del potere per essere realizzato.

2. Sì all’Europa, No alle truffe monetarie, Fuori da Maastricht ma dentro l’Europa.

No all’Euro, moneta dei banchieri per una Europa dei banchieri, che ci ha dimezzato i soldi e raddoppiato i debiti (mille lire sono diventate un euro). Già Francia e Olanda si sono ribellate a questa Europa dei ricchi, con una maggioranza schiava dei debiti. Noi dobbiamo costruire la Sovranità Popolare della moneta, togliendola alle Banche che oggi la detengono illegittimamente.

Noi proponiamo un’altra moneta, complementare, non di debito, emessa da Comuni, Province, Regioni, che finanzi dal basso l’economia e il lavoro. E’ possibile? Certo, in Germania ci sono già cinquanta monete complementari. In Italia Banca d’Italia e politici, ricattati dal potere finanziario, non le vogliono, hanno paura della democrazia partecipata, finanziata dal basso.

No all’Euro della truffa della BCE, alla moneta che non ha numero di serie (così nessuno può sapere quanta ne viene emessa), no all’Euro di proprietà privata (lo sapete che sull’euro paghiamo il copyright ad una società privata?), no all’Euro del signoraggio alle banche, che sottraggono alla gente un diritto che gli appartiene e indebita sempre di più cittadini, imprese e Stati.

No al potere finanziario, perché la moneta è il frutto del nostro lavoro e non appannaggio dei loschi traffici dei finanzieri truffatori sostenuti da Bankitalia. Come la maggioranza dei paesi europei vogliamo uscire dall’Euro, da questo Euro dei banchieri truffatori e denunciare il trattato di Maastricht con i suoi parametri che strangolano le economie in nome del potere finanziario.

Uscire dall’Euro non significa affatto uscire dall’Europa, come sostengono, mentendo, i politici servi dei banchieri. La maggioranza dei paesi che ha aderito all’Europa non ha adottato l’Euro e non ne hanno alcuna intenzione. In Italia, una classe politica di furbastri e servi delle banche ha impedito che sull’euro venisse fatto il referendum che in altri paesi europei ha significato il suo affossamento. Per un’Europa dei cittadini e non dei banchieri, per un’Europa dei popoli e non degli Stati, per la Sovranità Popolare della moneta.

3. Indipendenza energetica: fonti rinnovabili.

Produzione di energia da fonti rinnovabili diffusa sul territorio e gestita dai Comuni.Cinquantamila campanili italiani, i nostri Comuni, ora strangolati dai debiti, possono risorgere e rifiorire producendo energie alternative (solare, eolico, idrico e biomasse) e con quelle emettere monete, e creare davvero milioni di posti di lavoro. Per far cessare la dipendenza dal petrolio e dai petrolieri, per conquistare l’indipendenza energetica senza passare dal nucleare. Diversificando le fonti di energia, facendo attenzione alla qualità oltre che alla quantità, possiamo ridurre l’impatto ambientale e sottrarci al collasso inesorabile di chi ha adottato la monocultura energetica.

E’ possibile con un grande progetto che coinvolga i Comuni d’Italia e le loro popolazioni nella costruzione di piccoli impianti di produzione di energia, senza sconvolgere il territorio, anzi valorizzandone le risorse. Le tecnologie ci sono e potranno nascere mille piccole officine dove costruire piccole pale eoliche, piccoli impianti solari, piccoli impianti a biomassa e da fonti idriche. Perché piccolo significa più efficiente, meno invadente e soprattutto democratico, perché alla portata di ogni comunità locale. Non c’è bisogno dei grandi capitali delle multinazionali dell’energia per costruirli, non c’è bisogno delle multinazionali per avere energia.

Producendo energia si trovano i soldi per finanziare servizi, investimenti e Reddito di Cittadinanza. Gli impianti di energia da fonti rinnovabili sono finanziati in parte dalla Comunità Europea, e per il resto possono essere realizzati mediante l’emissione di monete complementari non di debito. In questo modo, i Comuni possono risollevarsi, perché produrre energia è produrre ricchezza, creare posti di lavoro, finanziare nuove imprese e distribuire tra i propri cittadini Reddito di Cittadinanza, cominciando magari proprio dalla bolletta dell’energia, non solo quella elettrica, ma quella per il riscaldamento, l’aria condizionata e l’autotrazione.

Lo Stato dovrà occuparsi di rendere disponibile per tutti la conoscenza necessaria per costruire gli impianti e finanziare seriamente la ricerca e l’innovazione, perché la cultura e la conoscenza sono la vera ricchezza e l’Italia è un paese pieno di inventiva e di iniziative. Creiamo una grande Fondazione Pubblica che promuova la ricerca e tuteli le scoperte così che nessuno possa impadronirsene. La battaglia per la libertà passa anzitutto dalla diffusione della conoscenza e dalla sua disponibilità per tutti.

Se mille Comuni producessero energia da sé il volto e il destino del paese cambierebbero. Possiamo e dobbiamo farcela. Questa è una strada concreta, reale e immediata per passare da una società della scarsità e della morte ad una società dell’abbondanza e della vita.

 4. Servizi comuni gratuiti.

No alla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali, trasporti e sanità, e dei beni comuni, acqua, strade, energia. I servizi pubblici essenziali devono essere pubblici e gratuiti, perché il diritto alla vita comprende anche quello di aver garantite le cure necessarie per le malattie e quello di potersi muovere liberamente sul territorio.

Dobbiamo invertire la tendenza nefasta alla privatizzazione di beni essenziali per la vita come l’acqua, l’energia e le strade. Un tempo, i beni comuni erano quelli che garantivano a tutti, anche a quelli che non avevano nulla, di ottenere il necessario per vivere. Piano piano, i beni comuni sono stati tutti privatizzati e oggi assistiamo impotenti alla privatizzazione del bene più abbondante sulla terra, e più necessario per la vita: l’acqua.

Una logica di profitto cieca e perversa ha messo in discussione un principio che nessun regime, nemmeno il più sanguinario e bieco, aveva mai osato discutere in passato, la comunione dell’acqua. Considerare l’acqua un bene economico dimostra solo il livello di follia cui è giunto questo sistema. Si possono finanziare questi servizi mediante l’emissione di monete locali, come per l’energia. D’altra parte, non è sensato considerare che sanità e trasporti producono ricchezza solo se a promuoverla c’è il capitale finanziario e che, invece, sono un costo se a monte c’è la collettività.

Perché sanità e trasporti, così come i beni comuni, devono servire gli esseri umani e non il capitale finanziario. La privatizzazione della sanità ha prodotto in tutto il mondo guasti e distorsioni intollerabili. Se pensiamo alla feroce determinazione con cui le multinazionali farmaceutiche stroncano ogni cura alternativa alle loro, spesso inutili e dannose medicine, per il timore di perdere profitti.

La libertà di scelta terapeutica deve essere garantita, così come la condivisione della conoscenza in medicina ed in ogni altro campo essenziale per la vita e per la salute. Il profitto deve uscire dalla sanità, la medicina deve essere al servizio dell’umanità e non del capitale.

5. Difesa dell’ambiente e dei viventi.

Sostenere le culture biologiche per la tutela dell’ambiente, il rispetto degli animali e la salvaguardia della vita. Vogliamo sostenere le colture biologiche, sinergiche e la permacoltura, adatte al clima del nostro paese, estenderle alle alte colline e alle montagne, esportando i nostri prodotti migliori e valorizzando le nostre foreste, vera ricchezza del paese e fonte di salute e benessere. Le coltivazioni intensive a base chimica stanno depauperando i suoli e avvelenano i nostri cibi. E’ possibile e necessario tornare alla cultura biologica che, con le nostre conoscenze, è divenuta più efficiente di quella industriale.

La necessità del capitale finanziario di esasperare gli scambi commerciali tra i continenti per incrementare i profitti, ha causato la distruzione di molte culture e l’impoverimento della biodiversità. Molte specie di grano, riso, barbabietola sono state eliminate dalla concorrenza sui mercati e dalle logiche produttiviste delle multinazionali, che impongono ai contadini le coltivazioni sulle quali dispongono di brevetti.

Dobbiamo recuperare la biodiversità come valore e la produzione locale come principale fonte di alimentazione, sulla base di una interazione sempre più consapevole tra l’uomo e l’ambiente. Dobbiamo favorire la progettazione e la gestione ecosostenibile e integrata degli insediamenti umani e produttivi nel territorio agro-ambientale, sostituendo al dominio l’ascolto, alla violenza la curiosità, alla fretta la speranza.

Dobbiamo diffondere la tutela ed il rispetto per gli animali, perché esseri viventi e perché parti integranti ed essenziali dell’ambiente in cui viviamo. Una società inquinante e inquinata distrugge ogni anno migliaia di specie viventi, e con esse la nostra stessa speranza di vita.

L’allevamento degli animali per l’alimentazione, non solo provoca sofferenze indicibili a miliardi di viventi, ma è un assurdo economico. Un ettaro coltivato a soia produce sedici volte più proteine di un ettaro destinato all’allevamento del bestiame e l’alimentazione da carne fa male almeno quanto il fumo delle sigarette. Meno carne per l’alimentazione, fa bene alla salute, al mondo e all’ambiente.


6. Quote Rosa per le liste e il governo.

Sosteniamo la presenza paritaria delle donne nelle elezioni e nel governo mediante l’adozione delle quote rosa. E’ giusto, utile e necessario incrementare la presenza femminile in politica. Perché dare voce al mondo delle donne è ridurre al silenzio le grida di guerra del mondo maschile, è ritrovare la serenità contro la competizione esasperata, è recuperare la sensibilità e la delicatezza in una società che è sempre più insensibile e rude, è restaurare l’armonia e l’equilibrio tra i sessi.

Perché la metà del mondo è femminile e reclama da tempo lo spazio necessario per l’armonia nella vita sociale, ora che la famiglia non è più il luogo della formazione individuale alla società.

Perché dobbiamo interrompere la catena di trasmissione del pensiero prevaricatore proprio del maschile e ritrovare la capacità di relazione femminile come strumento di composizione dei conflitti e di elaborazione di un nuovo pensiero sociale.

Perché pensiamo che le donne debbano portare il proprio essere femminile per costruire insieme agli uomini un nuovo mondo ricco di creatività, concretezza e intelligenza.

Per queste ed altre mille ragioni le nostre liste saranno composte per almeno il 50% da donne e invitiamo tutte le donne che condividono il nostro programma a candidarsi nelle nostre liste.

Perché siamo contrari ad ogni discriminazione tra i sessi, tra le razze, tra le culture e le donne hanno grande sensibilità per questi temi. Ovviamente, non quelle donne che imitano il maschilismo degli uomini e che a volte sono peggiori di essi, ma quelle che sono in grado di esprimere in qualche modo il loro essere femminile trovando da sé stesse le ragioni e le vie.

7. Promuovere la cultura, la ricerca e l’istruzione.

Sosteniamo la cultura, l’istruzione e la ricerca, vere fonti della ricchezza. Finanziamo la nostra vera ricchezza, l’intelligenza degli Italiani. La vera fonte della ricchezza è la cultura, sono le idee, il genio. Le cose materiali sono utili per chi sa usarle e diventano preziose solo se è loro applicata l’intelligenza. Solo con la tecnica, che è intelligenza applicata, è stato possibile uscire dall’incubo della fame che per migliaia di anni ha agitato i sonni dei nostri antenati.

Le grandi scoperte e innovazioni del secolo scorso sono dovute alla ricerca e allo spirito di iniziativa di migliaia di ricercatori, senza i quali non avremmo né computer né elettricità, né telefonini, né aeroplani. Mille altre sfide attendono l’umanità e la prima è quella dell’automazione completa dei processi di produzione, per abbandonare definitivamente il lavoro per necessità e dedicarsi alla ricerca, all’istruzione, alle attività immateriali. All’inizio del ‘900 la maggior parte della popolazione era contadina eppure si moriva lo stesso di fame nei tempi di carestia. Oggi solo il 6% lavorano all’agricoltura e la produzione è sovrabbondante rispetto alle necessità.

Possiamo vincere la fame nel mondo, dare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente, costruire case nel rispetto dell’ambiente e sempre più confortevoli, avere trasporti sicuri e veloci, eliminare le cause delle guerre e dei conflitti legate alla fame ed al bisogno.

L’Italia è un paese con grandi tradizioni di cultura, ricerca e intelligenza. Non a caso geniali inventori sono nati in questa nostra terra e, ancora oggi, migliaia di giovani ricercatori brillanti sono contesi dalle università estere per le loro capacità, che sono anzitutto frutto di una tradizione culturale antica e perciò sempre viva.

Cultura significa consapevolezza e ciò comporta la democrazia. Per questa ragione, per rallentare la diffusione della cultura e sopire l’anelito alla democrazia, molti governi, tra cui anche molti dei nostri, praticano politiche di sistematica distruzione delle istituzioni scolastiche e di mortificazione della ricerca e dei ricercatori. La scusa è che mancano i fondi, ma è un assurdo, poiché la vera ricchezza è la cultura e la ricerca.

Lanciamo un grande progetto per migliorare le scuole, rilanciare la ricerca, conservare il nostro patrimonio di cultura, che sta marcendo e finanziare, tramite monete locali, strutture pubbliche di condivisione della conoscenza. Perché la ricerca deve essere a disposizione di tutti per il benessere della collettività e dei singoli. Perché le scoperte che possono migliorare la vita di una società sono da sempre di proprietà di tutta l’umanità e non possono essere usate per il profitto.

8. Democrazia partecipativa nel territorio.

Rilanciamo la democrazia con la partecipazione della gente alle scelte del governo locale. C’è in giro una grande sfiducia e stanchezza nei confronti delle Istituzioni e della politica. Si respira un clima di scetticismo e di indifferenza, riaffiorano qua e là segni di intolleranza e di violenza nei confronti delle idee altrui che speravamo abbandonati per sempre. La responsabilità è di partiti sempre più avulsi dalla realtà e di politici distanti e insensibili alle esigenze della gente.
Il problema è la menzogna che regna sovrana nella politica, e non solo in quella italiana. Una menzogna che nasce dalla necessità di tranquillizzare i mercati altrimenti è la crisi, il disastro, la catastrofe. E allora se l’inflazione sta realmente al 20%, si toglie lo zero e si dice che sta al 2%, se l’economia va male, si truccano i dati e si proclama che va tutto benissimo, se la gente non ce la fa ad arrivare a metà mese, la si spinge ad indebitarsi che poi domani si vedrà. L’obiettivo è quello di iniettare fiducia a tutti i costi per la salvezza del capitale finanziario, ma senza un progetto, senza un’idea, senza alcun rispetto per l’intelligenza e la dignità della gente. L’unico obiettivo è creare debito e con esso smarrimento, schiavitù, divisioni, lotte fratricide.

Una menzogna che nasconde la grande truffa della moneta, emessa sul lavoro dei cittadini e però messa a loro debito e a credito delle Banche, che ha rovesciato ogni senso dell’etica così che gli onesti sono poveri sciocchi e i ladri ricchi furbi. Una menzogna che con la moneta si è impadronita dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza, utilizzandole per il profitto di pochi e la disperazione di molti.

Stiamo vivendo il tempo dell’inganno universale, della finta rappresentazione della vita nella Tv del profitto e dell’ottundimento generale, dei falsi miti, della falsa etica, della falsa democrazia.

Dobbiamo ricostruire la pratica della democrazia dal basso, dalle comunità locali, facendo partecipare la gente alle decisioni fondamentali che riguardano la loro esistenza. Un Comune che emette moneta locale deve farlo con il consenso della gente, deve sollecitare la sua partecipazione alle decisioni sull’energia, sull’ambiente, sul commercio, sugli investimenti. Si tratta di scelte di politica concreta e reale cui la gente vuole partecipare, perché si tratta della sua vita. Perché partecipando a livello locale, può davvero verificare quello che fanno i delegati che ha eletto e prendere consapevolezza delle proprie scelte. Perché la vera contraddizione, quella indotta dalla menzogna dei sistema, è tra la comunità locale e il governo nazionale di qualunque colore esso sia. Perché la politica nazionale è schiava di questa menzogna e serva dei banchieri. Perché questo è il senso della grande battaglia per la libertà che le comunità locali della Val di Susa combattono contro la politica del centro e i suoi interessi. Tutti insieme, sindaci di destra e sinistra, contro politici di governo e di una finta opposizione.

9. No alla guerra e agli interventi militari.

Diciamo no a tutte le guerre e a tutti gli interventi militari fuori dal nostro territorio nel rispetto della Costituzione. Il nostro è un No deciso contro ogni forma di intervento militare, comunque mascherato o giustificato, per la risoluzione dei conflitti tra le Nazioni. La nostra Costituzione ripudia la guerra e vieta espressamente ogni intervento militare se non per difesa del nostro territorio. L’inganno universale in cui viviamo ci mostra come missione di pace l’intervento dei nostri militari in paesi lontani dal nostro territorio che mai potranno portare una minaccia concreta ad esso. Dietro questi interventi militari si nascondono interessi economici e di strategia militare che sono estranei allo spirito di pace ed alle scelte che il nostro costituente ha effettuato sessant’anni fa.

Chiediamo l’immediato ritiro delle truppe italiane dalle missioni all’estero in cui sono impegnate, senza la direzione dell’ONU e il consenso del paese che richiede l’aiuto. In ogni caso, mandare truppe armate di tutto punto in territori in guerra e sostenere che stanno in missione di pace è un controsenso. La pace non si fa con le armi se non in una visione distorta di essa come dominio di altri popoli.

No alla guerra significa No alle armi e a chi le produce. L’Italia è una grande produttrice di armi e la politica nazionale, in nome dell’occupazione, fa finta di ignorare questa assurda realtà. Chiudiamo le fabbriche di armi in Italia, riconvertiamo le industrie di armi in industrie di pace.

No alla guerra significa anche no alla presenza di armi nel nostro paese. L’Italia è piena di missili a testata nucleare e di basi militari gestite dalla NATO. Fuori la NATO dall’Italia e fuori l’Italia dalla NATO.
Un NO alla guerra deve essere un proposito concreto e fattivo, altrimenti resta una mera petizione di principio. NO alla guerra significa soprattutto adoperarsi per rimuovere le cause della guerra sostenendo i popoli coinvolti e dando loro il segno concreto della nostra solidarietà.
Significa promuovere scambi commerciali non fondati sulla rapina e sulla truffa del denaro, significa collaborare per lo sviluppo delle economie, nella consapevolezza che questo rappresenta anche il nostro sviluppo e che la pace è un vantaggio per tutti i popoli del mondo.

NO alla guerra significa boicottare le attività economiche di quelle società che sfruttano il lavoro e la ricchezza nei paesi poveri, e creano qui disoccupazione e disagio sociale per loro profitto. Significa accogliere i diseredati, ma anche creare nei loro paesi condizioni di vita tali da evitare le migrazioni di massa degli ultimi anni.

10. Un nuovo Rinascimento è possibile.

Ritroviamo l’entusiasmo e la speranza in un mondo migliore. Altramoneta è un movimento e non un partito. Il suo proposito è quello di diffondere la consapevolezza del grande inganno della Finanza sulla moneta e sul debito, al quale dobbiamo questa crisi, quelle che l’hanno preceduta e quelle che verranno, finché il potere degli gnomi della finanza non sarà distrutto. L’Euro è un pilastro di questo grande inganno, così come le Banche centrali, ma il Re è nudo e in ogni parte d’Europa la gente sta prendendo coscienza della verità delle cose.

Siamo consapevoli che il sistema non è riformabile dall’alto, e non pensiamo affatto di andare al Governo. Oltretutto, siamo così distanti e diversi da entrambi i Poli che non possiamo che presentarci da soli, anche se una legge elettorale vigliacca ci costringe ad ottenere il 4% dei voti per avere una rappresentanza in Parlamento.
Un accordo tecnico con un raggruppamento farebbe scendere la percentuale al 2%, ma dubitiamo che nessuno dei due ci voglia, e d’altra parte per molti di noi il disgusto nei confronti della politica politicata è tale, che un’alleanza anche solo tecnica appare impraticabile. Comunque, decideremo con i nostri elettori in campagna elettorale.
La nostra rappresentanza parlamentare, dovrà usare quella tribuna per diffondere la consapevolezza sul sistema finanziario e soprattutto annunziare che la speranza in un mondo migliore è possibile, ora e non domani.
Vogliamo dare voce all’opposizione reale di questo paese, contro le manovre bipartisan che nascondono la sostanziale subalternità al potere finanziario, vero padrone della nostra politica.
Ma il nostro obiettivo è di creare le condizioni perché mille Comuni italiani adottino una moneta locale e costruiscano con i loro cittadini, un progetto di ricostruzione dell’economia. Partendo dall’energia, dall’acqua, dall’ambiente, dai servizi comuni. E’ possibile farlo, oggi, subito.
Contro il potere feudale e imperiale che si fondava sulla rendita fondiaria e la servitù della gleba, i contadini abbandonarono i feudi e fondarono i Comuni. Ne nacque una grande stagione di libertà e poi il Rinascimento italiano, epoca di grande creatività e progresso per tutta l’umanità.
Contro il potere feudale e imperiale fondato sulla rendita finanziaria, i cittadini fonderanno nuovi Comuni e una nuova economia. Ne nascerà una grande stagione di libertà e un nuovo Rinascimento che compiranno il destino dell’Italia di essere guida di civiltà ed esempio per il mondo intero.

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Un pensiero su “Movimento per un Altra Moneta

  1. quattrino adriana ha detto:

    PERFETTO…. condivido e supporto appieno questo progetto di RINASCITA
    resto a disposizione per collaborare con chi lo desidera sono la Presidente e fiduciaria del FONDO SOVRANO POPOLARE trust iniziativa popolare, finanziaria, etica, partecipata per la rivalutazione, sviluppo del territorio.
    ADRIANA QUATTRINO cell. 3493179741

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