Le FAZ-FAQ

Dal libro Altra Moneta di Domenico de Simone

Le domande e le risposte più frequenti (FAQ) sulla Zona Finanziaria Autonoma (FAZ).

 

1.  Breve FAQ sulla FAZ

Che cos’è una FAZ (Zona di Autonomia Finanziaria)?

La FAZ è uno spazio, fisico e virtuale, costituito da rapporti giuridici, economici e sociali per la costruzione di un’economia senza l’accumulazione monetaria, fondata sul tasso negativo, sul Reddito di Cittadinanza e sulla partecipazione.

Che cos’è un’economia alternativa?

L’economia alternativa si fonda sui principi della partecipazione, della tutela della vita dei membri della FAZ, sul massimo sviluppo delle capacità produttive al fine di creare la maggiore ricchezza possibile. Questo comporta un’idea di ricchezza diversa da quella dell’economia classica e, conseguentemente, anche un’idea diversa di produzione. Per l’economia classica, è ricchezza tutto ciò che produce come effetto l’accumulazione di capitale monetario. La produzione è quindi finalizzata all’accumulazione di beni traducibili in moneta. Per l’economia alternativa, ricchezza è tutto ciò che è espresso dall’animo umano e che non importi distruzione. Essa è quindi finalizzata all’arricchimento dello spirito senza però rinunciare al benessere materiale.

Per l’economia, la produzione consiste essenzialmente nel fare le cose, e lo stimolo a farle è dato dal guadagno. Se manca questo stimolo, perché la gente dovrebbe partecipare ad una FAZ?

E chi ha detto che in un’economia alternativa debba necessariamente mancare lo stimolo del guadagno? L’obiettivo dell’economia alternativa è quello di impedire che l’aspirazione al guadagno si traduca in potere personale, e che i benefici che ciascuno riceve dalla propria attività, non debbano necessariamente passare attraverso l’incremento di potere personale. In altri termini, la FAZ vuole dimostrare che un’economia che si basa sulla solidarietà, sulla partecipazione e sull’orizzontalità, sia più conveniente di un’economia basata sull’egoismo, sull’esclusione e sulla gerarchia.

Però se qualcuno guadagna di più significa che altri avranno di meno. Non è questo il fondamento delle disuguaglianze sociali?

Non necessariamente, almeno non è più così. Questo ragionamento ha un fondamento in un’economia in cui le risorse sono scarse e in cui la produzione è essenzialmente materiale. E’ ovvio che quando si tratta di dividere una torta se la mia fetta è più grande, la fetta di altri sarà necessariamente più piccola. Ma l’economia non è più soltanto produzione e scambio di cose materiali. Oggi essa è divenuta prevalentemente, produzione di cose immateriali, rispetto alle quali il consumo ha cambiato natura. Non si possono infatti, consumare le cose immateriali, semmai se ne può fruire.

Un’altra economia nasce in un contesto in cui le risorse non sono scarse ma almeno sufficienti. Non c’è bisogno di potere per gestire risorse alimentari sufficienti per tutti gli abitanti della terra. Questo è un fatto. Se c’è gente che ancora muore di fame dipende come abbiamo visto dal sistema finanziario. Le stesse imprese hanno interesse a che tutti possano acquistare i generi alimentari che esse producono. Il tasso negativo ci risparmierà l’orrendo spettacolo della fame e contemporaneamente della produzione che viene distrutta per mantenere il prezzo.

E’ vero che l’attuale sistema di produzione crea molti “oggetti”, in senso materiale e immateriale, ma è anche vero che la maggior parte di essi sono inutili, diseducativi, a volte pericolosi e che inducono ad un iperconsumo acritico e insensato. Come si fa a riportare la produzione in un ambito ragionevole?

L’irragionevolezza del consumo e della produzione dipendono dall’irragionevolezza dei presupposti della produzione. L’iperconsumo è frutto dell’iperproduzione e la scarsa qualità, ovvero l’inutilità, sono a loro volta, figlie dell’accumulazione monetaria. Si produce solo quello che rende soldi ed in misura maggiore di altre produzioni. La precedenza è data a quello che fa crescere il capitale il più velocemente possibile e con i rischi minori. Per questa ragione il punto nodale è fare in modo che il capitale monetario non abbia l’importanza che ha attualmente per determinare le scelte della produzione. Il che significa, come dicevamo sopra, dare una nuova definizione di ricchezza.

E allora che cos’è la ricchezza?

In un’economia capitalistica, la ricchezza coincide con l’accumulazione del capitale monetario. In un’economia alternativa, per usare la stessa immagine, la ricchezza coincide con l’accumulazione di umanità. Come sappiamo, la cultura ha un ruolo essenziale nella produzione di ricchezza. L’essenza non è nelle cose che producono o nelle cose prodotte, ma nella creatività, nelle idee che sono alla base della produzione e dell’organizzazione del lavoro. Possiamo allora definire ricchezza tutto ciò che nasce dallo spirito creativo dell’umanità e che non distrugga qualcosa. In altri termini, la ricchezza coincide in termini generali con la cultura ed un paese è tanto più ricco quanto i suoi abitanti sono più capaci di esprimere cultura ed essere creativi.

Ma in realtà non è così, oggi la cultura è in senso generale la cenerentola della ricchezza. E’ raro che fatti di cultura siano remunerati per il loro effettivo valore. Com’è possibile rovesciare questa situazione in breve tempo?

Non è questo il problema, non si tratta di stabilire un criterio diverso di remunerazione della cultura. Si rischia che poi sia premiata quella di gradimento del potere e allora forse, è meglio lasciare fare al mercato. Si tratta invece di evitare che il fine della promozione della cultura sia il denaro, e questo è possibile solo impedendo l’accumulazione. Dobbiamo fare in modo che tutti possano esprimere la propria creatività, poi deve esser la gente a scegliere chi premiare. Ma questo assume un’importanza relativa, poiché il premio della creatività è in sé stessa.

Senza il risparmio la gente non sarà più sicura poiché non può accumulare riserve per i momenti di crisi e quindi sarà costretta a fare sacrifici. E poi, senza il risparmio non ci possono essere investimenti poiché le imprese non saprebbero come recuperare il denaro di cui hanno bisogno.

A parte il fatto che il risparmio non si fa più, visto che il debito complessivo continua a crescere, gli investimenti non si basano più sul risparmio ma sul debito. La FAZ non richiede affatto che la gente faccia sacrifici, anzi. Lo scopo della FAZ è al contrario che la gente non sia più costretta a fare sacrifici, dato che le risorse non sono scarse e possono essere distribuite equamente in modo che tutti siano liberi. Quanto alla sicurezza, per quale ragione deve essere fondata su un risparmio in forma monetaria? Per quella sicurezza è più che sufficiente e garante il RdC. Se davvero dobbiamo garantirci contro il rischio di una carestia improvvisa ed imprevedibile, non sarebbe più logico accumulare scatolette di cibo piuttosto che soldi di carta che, in un’evenienza simile, certamente non varrebbero più nulla?

Senza la possibilità di risparmiare la gente non sarà costretta a fare sacrifici?

L’assunto è la libertà di tutti, ma l’idea che per garantirla sia necessario sacrificarsi è propria del potere. Al contrario, la libertà di tutti comporta che ci sarà maggiore ricchezza, perché ci sarà maggiore creatività. Anche in questo senso possiamo dire che il grado di libertà di ciascuno sarà aumentato dall’incremento della libertà degli altri.

 

2. FAQ in forma di dialoghetto

Studente: Quanto devo pagare per entrare in una FAZ?

FAZ: Assolutamente nulla, non si paga per aderire alla FAZ.

Operatore finanziario: Ma non devo acquistare i Titan per diventare socio?

FAZ: No, non è questo il meccanismo di adesione alla FAZ. Anche se i Titan sono obbligazioni i soci non devono pagare per averle. Per aderire occorre semplicemente chiedere di diventare socio della società. Per questo ci sono delle minime spese per il notaio e per le imposte relative, di cui faremmo volentieri a meno se non ci fosse questo stato che tassa anche l’aria che respiriamo, ma non si tratta di somme che vanno alla società. Poi, una volta diventati soci, la FAZ apre il conto titoli a nome del nuovo socio e gli accredita subito una somma, presumibilmente 500 € e mensilmente la somma che sarà decisa a titolo di RdC.

Pensionato: Non capisco. La FAZ mi accredita dei titoli anche se non faccio nulla?

FAZ: Certamente. La FAZ accredita a tutti i nuovi soci una somma in Titan che il socio può utilizzare come vuole spendendola presso gli altri soci. Mensilmente, poi, gli accredita altre somme a titolo di RdC tutte utilizzabili nello stesso modo. I titoli sono assoggettati al tasso negativo, per cui conviene spenderli se non si vuole subire il deperimento delle somme ricevute. C’è comunque da tenere presente che il tasso negativo è in media del 5% e che quindi 1000 euro diventano in un anno 950 se non si spendono. L’accredito non è legato a nessun obbligo da parte del socio.

Casalinga: Ma ci prendete in giro? E da dove arrivano questi soldi?

FAZ: Assolutamente no, nessuna presa in giro. I soldi arrivano esattamente dallo stesso posto dal quale li fanno arrivare le banche, con la differenza che questi sono gestiti dalla comunità e non dal potere finanziario.

Studente: I soci, quindi, non hanno nessun obbligo?

FAZ: Non è così. Se l’accredito non comporta nessun obbligo, la partecipazione alla FAZ comporta l’assunzione di obblighi da parte dei soci. In pratica l’obbligo principale è quello di accettare in pagamento i Titan in cambio della propria prestazione.

Impiegato: Questo significa che i soci sono obbligati a lavorare per la FAZ?

FAZ: Assolutamente no! Nessuno deve essere obbligato a fare alcunché. Però il socio che sceglie di fornire proprie prestazioni all’interno della FAZ, il che significa verso altri soci della FAZ, deve accettare in pagamento i Titan.

Impiegato: Ma allora io non posso essere socio della FAZ, visto che come impiegato non posso lavorare se non per lo Stato.

FAZ: Non è vero, anche gli impiegati possono essere soci della FAZ, prendere il RdC e spenderlo come meglio gli aggrada. Il fatto che non lavoreranno nella FAZ comporta che non produrranno reddito da lì, ma il solo fatto che vivano e consumino è già una produzione di ricchezza. La FAZ realizza il principio per cui la vita è ricchezza in sé.

Operaio: Chiunque, quindi, può essere socio di una FAZ?

FAZ: Certamente, anche se in una fase iniziale le FAZ dovranno crescere in maniera equilibrata. Insomma, in una discoteca non ci possono essere due ballerini e cento disk Jockey, semmai il contrario. Le adesioni alla FAZ devono rispecchiare l’equilibrio della società italiana. Ovviamente, con un numero di partecipanti sufficientemente grande questo problema non si pone più.

Operaio: Ma come può una FAZ creare tutta la ricchezza che è necessaria per mantenere anche quelli che non lavorano? La ricchezza che viene distribuita dalla FAZ, da chi è creata?

FAZ: Se mettiamo la questione in questi termini, non possiamo nemmeno capire la ragione per cui un secolo fa il 90% della popolazione produttiva era contadina e lo stesso si moriva di fame, ed oggi con solo il 6% di contadini tutti hanno da mangiare nel oltre l’abbondanza. La ricchezza è creata dalla società, senza la quale le imprese, gli operai, i consumatori, gli operatori finanziari, insomma nessuno potrebbe creare un bel nulla. E’ ovvio che qul prodotto specifico, che sia una bibita o un cuscinetto a sfera piuttosto che un film, è prodotto da un’azienda e che questa debba trarre dei vantaggi in forma di reddito dalla sua attività. Però deve essere chiaro che senza la società il film, la bibita e il cuscinetto a sfera non varrebbero proprio nulla. Impresa e società sono strettamente connesse e dipendono l’una dall’altra. In questo senso possiamo dire che alla creazione del cuscinetto a sfera contribuiscono in qualche modo anche la casalinga e il pensionato che non ne avranno mai bisogno. Il sapere sociale si è formato in quel determinato modo anche grazie a loro.

Imprenditore: Che interesse ho ad entrare in una FAZ se la mia impresa deve distribuire, in pratica gratuitamente, tutto il prodotto del suo lavoro?

FAZ: E chi l’ha detto che le imprese devono distribuire gratis i loro prodotti? Il sistema produttivo nel suo insieme deve prendere atto che senza la società esso non avrebbe alcun senso. Ma questo non significa che il loro prodotto debba essere regalato. Le imprese vendono i loro prodotti e sono pagate con i Titan all’interno della FAZ e fuori in euro, dollari, franchi o altre monete. Il fatto che un pensionato paghi un prodotto con i soldi della pensione che gli da lo Stato, soldi che non vengono da un lavoro immediato del pensionato, non significa che le imprese distribuiscano gratis il prodotto. La FAZ distribuisce RdC ai suoi soci e questi con quelle somme comprano, così come comprano i pensionati. Sul piano fattuale le due cose non sono molto distanti. Lo sono sul piano concettuale, visto che con il RdC le persone sono molto più libere.

Imprenditore: Ho capito, ma non riesco lo stesso a vedere la ragione per cui dovrei accettare Titan ed assoggettarmi alla perdita di valore del denaro. Questo certamente non mi conviene farlo.

FAZ: Invece, noi crediamo che alle imprese convenga entrare nelle FAZ, e almeno per due ragioni. La prima è che per rifornirsi di capitale la maggior parte delle imprese ricorre alle banche, e questo comporta costi elevati. In una FAZ Le imprese possono ottenere il capitale che gli serve senza alcun onere finanziario. La seconda ragione è che la grande maggioranza delle imprese sta in sovrapproduzione, ed è quindi costretta a praticare sconti elevati per cercare di vendere poiché ci sono pochi acquirenti in giro. Ebbene, per un’impresa la FAZ è un mercato al pari degli altri in cui il mezzo di pagamento perde il 5% del proprio valore nominale ogni anno. Però, nel corso dell’anno chi ha venduto in Titan potrà ben acquistare prodotti e servizi in Titan visto che i soci si sono impegnati ad accettarli come mezzo di pagamento. Quante aziende vendono con sconti del 20%, del 30%, o anche superiori alla ricerca di acquirenti? Questi sconti equivalgono a tenere nel cassetto i Titan per quattro o sei anni. Vi pare possibile non riuscire a spendere in una FAZ i Titan in tutto questo tempo?

Operaio: Questo meccanismo evidentemente favorisce le imprese e i padroni. Non finirà quindi per penalizzare le classi lavoratrici e quelle più deboli rendendoli ancora più succubi del potere della borghesia?

FAZ: Non è questo il problema. Tutti saranno favoriti da questa rivoluzione, tranne i detentori del potere finanziario. Deve essere chiaro che è il potere finanziario quello che penalizza il sistema produttivo, i cittadini e lo Stato. I vantaggi per le imprese sono un vantaggio per tutti visto che da esse dipende la produzione. Allo stesso tempo, però, il RdC dà a tutti i cittadini la libertà di scegliere il lavoro e una forza contrattuale sulle condizioni del lavoro come mai nella storia. Soprattutto questo sistema non genera potere, visto che tra l’altro, si fonda sulla partecipazione dei cittadini alle scelte di produzione.

Cococo: Con il RdC molti non vorranno più lavorare. Questo non provocherà una crisi e alla fine una contrazione dell’offerta di lavoro?

FAZ: E perché mai? Le imprese producono finché c’è domanda dei loro prodotti. Oltretutto in una FAZ la domanda è sollecitata dagli stessi consumatori che indirizzano grosso modo la produzione di beni di consumo con scelte che nella FAZ possono diventare consapevoli e responsabili. Quindi se le imprese continuano a produrre ed hanno l’opportunità di diversificare facilmente i propri investimenti, le opportunità di lavoro si moltiplicheranno e i lavoratori avranno una maggiore forza contrattuale per ottenere condizioni di lavoro migliori e remunerazioni effettivamente adeguate. E poi è ora di finirla di considerare il lavoro come una merce, concetto davvero ripugnante per chiunque pensi in termini di umanità. Mettiamola in questi termini: in una società umana, tutte le attività umane sono considerate lavoro, compreso il dormire e l’andare a spasso sulla spiaggia. Per tutti i cittadini questo lavoro è remunerato almeno con il minimo indispensabile per vivere. Altri riusciranno (o cercheranno) ad ottenere dal loro lavoro una remunerazione aggiuntiva, ad esempio perché il loro è un lavoro particolarmente penoso o difficile. Le differenze devono pur esserci, altrimenti nessuno vorrebbe fare lavori penosi o pericolosi se tutti prendessero in pratica la stessa remunerazione. Quello che conta, è che gli uomini siano messi nella possibilità di scegliere che cosa fare della propria vita. Questa è l’essenza della libertà.

Operaio: Non è possibile che tutti traggano un vantaggio da una rivoluzione, ci sarà ben qualcuno che ne pagherà le conseguenze. Chi sono questi?

FAZ: In una società che ha risorse limitate la rivoluzione consiste nel prendere a chi ha troppo e dare a chi non ha nulla o quasi. In una società che produce in misura illimitata, ovvero al di sopra delle proprie necessità, com’è la nostra, il problema della divisione delle risorse non si pone se non in termini di puro potere. Per questo è necessario attaccarlo alla fonte, appunto il potere finanziario. Comunque, quelli che hanno un grande capitale in forma monetaria o in strumenti finanziari probabilmente non saranno felici di questo cambiamento. Ma ne soffriranno soprattutto quelli che gestiscono il potere del debito che è il vero nemico delle FAZ, insomma banche e finanziarie.

Operatore finanziario: In altri termini saremo noi a rimetterci l’osso del collo e dovremo cambiare mestiere.

FAZ: No, non vedo per quale ragione un operatore finanziario debba cambiare mestiere. Com’è noto si può benissimo guadagnare sia su titoli che salgono che su titoli che scendono. I Titan sono titoli che scendono per loro natura ma avranno comunque un mercato. Ci rimettono quelli che non operano con la finanza o non rischiano con le imprese ma solo per il fatto di avere grandi capitali ne prendono passivamente i frutti. C’è una bella differenza tra un operatore finanziario e un redditiero.

Studente: Se tutti saranno costretti a spendere i Titan, in una FAZ il consumo sarà spinto al massimo. Non è già esasperata questa tenenza a consumare e non è per essa che è stata costruita la società dello spettacolo, con tutti i guasti che questa comporta?

FAZ: In una FAZ le imprese non hanno la necessità di crescere all’infinito se vogliono sopravvivere, come accade nell’economia del debito. E’ quello il vero motore della follia consumistica, se le imprese potessero produrre in misura equilibrata ed avere lo stesso un guadagno lo farebbero, ma questo oggi non è possibile, chi non cresce sempre è condannato al fallimento, poiché solo crescendo si possono pagare gli interessi su un debito che continua ad aumentare. D’altra parte in una FAZ le scelte di consumo sono indirizzate dagli stessi consumatori attraverso la partecipazione e quindi l’enorme apparato pubblicitario che è alla base della società dello spettacolo perderà la sua principale ragione di esistere. Questo non significa la scomparsa della pubblicità, poiché le imprese saranno sempre in concorrenza tra loro e i prodotti dovranno pur essere presentati alla gente. Il fatto che una FAZ decida di promuovere un prodotto non significa che tutto il mondo automaticamente lo sappia. Però una cosa è la pubblicità come strumento di conoscenza altra cosa è la pubblicità come induzione all’acquisto.

Cococo: Un precario come me che opportunità ha in una FAZ? E poi è necessario pagare le tasse allo Stato?

FAZ: Poiché tutti prenderanno il RdC i precari saranno quelli che trarranno certamente un grande beneficio e potranno scegliersi l’attività che più gli aggrada. Quanto alle tasse, le attività di una FAZ non ne sono esenti a meno che non si considerino certe prestazioni come dono e non come lavoro vero e proprio, al pari di quanto avviene per le banche del tempo. Ma questo è possibile solo se l’attività è marginale rispetto alla fonte di reddito principale. Peraltro, se una FAZ fosse costituita a livello locale coinvolgendo il Comune, le tasse di questo potrebbero essere coperte dal tasso negativo, sgravando la popolazione di quell’area. Inoltre è difficile stabilire che una prestazione pagata in Titan possa avere un “valore aggiunto” visto che i Titan per definizione non hanno valore nel tempo. Infine, in un paese in cui fossero state costituite un numero congruo di FAZ queste potrebbero costituirsi in partito per decidere di abolire l’attuale sistema fiscale e passare al tasso negativo a livello nazionale. In ogni caso, anche se si pagano le tasse a questo stato i vantaggi della FAZ sono evidenti per il solo fatto di non pagare interessi alle banche e per non creare debito.

3. FAQ sui Titan

Cosa sono i titoli a tasso negativo?

Sono titoli finanziari gravati da interesse negativo per il decorso del tempo e che perdono interamente il proprio valore con la scadenza del termine di validità.

Che interesse ha un operatore economico ad accettare questi titoli?

L’interesse degli operatori economici è dato dalla fiducia nella loro spendibilità, e quindi dalla possibilità di acquistare delle merci o effettuare dei pagamenti per loro tramite.

Che interesse ha un operatore finanziario ad accettare questi titoli?

Gli operatori finanziari si basano anch’essi sulla fiducia nei confronti dei titoli, e sulla propria capacità di riuscire a rimetterli in circolazione guadagnando un interesse.

Perché si dovrebbe creare un clima di fiducia intorno a questi titoli e una loro generale accettazione?

Il presupposto dell’emissione dei titoli è un persistente eccesso di offerta globale, che induce i produttori a effettuare anche forti sconti pur di smobilitare le scorte. L’accettazione dei titoli comporta, anche in ipotesi di una loro circolazione molto lenta, l’effettuazione da parte del prenditore dei titoli di uno sconto molto basso (5% all’anno). Per questa ragione i titoli circoleranno prevalentemente tra i produttori.

Perché i titoli a tasso negativo dovrebbero circolare più velocemente delle banconote?

Perché si tratta in sostanza di mezzi di pagamento gravati da un costo. Di conseguenza, il prenditore cercherà di spenderli il più rapidamente possibile e non li tesaurizzerà per evitare il costo. E’ impossibile tesaurizzare i titoli a tasso negativo data la loro natura, e questo comporta che si tratta di mezzi di pagamento che non generano debito.

Perché i titoli a tasso negativo devono essere emessi solo per creare nuove imprese?

Nel caso di loro emissione slegata dalla creazione di attività d’impresa, si risolverebbe in una emissione di moneta senza alcuna corrispondente attività nel territorio, e quindi essi finirebbero, almeno nella fase iniziale, per premere in aumento sui prezzi. In altri termini genererebbero inflazione. Un’altra ragione risiede nel fatto che l’emissione in favore di imprese in via di costituzione favorisce un’iniziale circolazione dei titoli presso i produttori, che sono portati ad accettare qualunque mezzo di pagamento pur di liberare i propri magazzini.

Perché i titoli a tasso negativo non generano inflazione?

Perché, appunto, sono legati alla nascita di un’attività, e quindi alla corrispondente circolazione di beni. I titoli non generano nemmeno debito, poiché muoiono alla scadenza e sono ritirati dalla circolazione dall’ente che li ha emessi, lasciando, però, la ricchezza che hanno creato.

Perché si mettono le marche periodiche sui titoli?

Per evitare il loro decadimento con il tempo, e quindi la necessità per i prenditori di fare complicati calcoli sul valore effettivo del titolo nel momento in cui lo accettano in pagamento. E’ necessario e utile che il valore dei titoli  oscilli periodicamente in misura non maggiore dell’interesse periodico ad essi applicato.

Chi garantisce il pagamento dei titoli alla scadenza?

La garanzia del pagamento dei titoli è data dall’ente che li ha emessi che, a sua volta, ha ricevuto garanzie dall’imprenditore in cui favore ha rilasciato i titoli e che ha incassato le marche che consentono al termine del periodo il pagamento degli stessi titoli.

Chi paga l’interesse negativo sui titoli?

L’interesse negativo sui titoli viene ridistribuito tra la platea che li accetta in pagamento. Inizialmente, quindi, tra i produttori e poi tra tutta la popolazione locale nel caso di emissione da parte di un ente pubblico o tra i soci nel caso di emissione da parte di una società privata. Di fatto, i titoli a tasso negativo sono un’imposta che grava su una forma di emissione monetaria.

Chi incassa l’interesse sui titoli a tasso negativo?

L’interesse sui titoli viene incassato dall’ente che li ha emessi, e che è essenzialmente un ente pubblico locale. Questo comporta che essi restituiscono al potere politico un potere di spesa e di indirizzo dell’economia che la saturazione dell’economia del debito ha reso pressoché irrisorio.

Che destinazione hanno le somme ricavate dall’ente?

La destinazione naturale delle somme incassate a titolo di interesse sui titoli a tasso negativo è quella di ridurre le altre imposte, poiché si tratta di un’imposta che grava su tutta la popolazione e in particolare sulle aziende produttrici. Altra destinazione può essere quella di sostenere la domanda di beni di consumo mediante la distribuzione a titoli di reddito di cittadinanza, ovvero quella di opere di pubblica utilità e tutela dell’ambiente.

Come si può ragionevolmente garantire la circolazione dei titoli?

Prima di effettuarne le emissioni, l’ente sensibilizzerà l’opinione pubblica per mezzo di un’opportuna campagna pubblicitaria che metta in chiaro le caratteristiche dei titoli stessi, e si premunirà, facendo aderire le imprese di produzione e commerciali del luogo, ad un cartello di produttori che accettano i titoli stessi in pagamento. Una società privata deve obbligare i propri soci ad accettare i Titan come mezzi di pagamento.

Come deve essere il taglio dei titoli?

Il taglio dei titoli deve essere il più possibile ridotto, al fine di consentirne la più ampia diffusione in tutti gli strati della popolazione. E’ possibile ipotizzare un taglio minimo da 50€ ed uno massimo da 1000€.

Che effetto ha l’immissione dei titoli nell’economia locale?

Inizialmente i titoli dovrebbero determinare un aumento della domanda di beni strumentali, e poi generare una crescita equilibrata dell’offerta e della domanda di beni di consumo secondo il moltiplicatore. In generale, i titoli dovrebbero causare un aumento della ricchezza complessiva senza però generare debito.

Che ruolo hanno gli istituti finanziari con l’emissione dei titoli a tasso negativo?

Le banche e in generale gli istituti finanziari, possono partecipare all’impresa prestando le garanzie necessarie per l’emissione dei titoli, e possono negoziare i titoli stessi sfruttando lo spread tra il nominale e l’interesse negativo presunto nel periodo di negoziazione garantendosi un ricavo da questo. Le banche e le finanziarie possono, più facilmente dei privati, collocare i titoli presso propri clienti in difficoltà per stimolarne la capacità produttiva e recuperare i propri crediti. I titoli a tasso negativo possono anche essere emessi dalle banche per partecipare ad una nuova impresa e
stimolare imprese esistenti.

Quando il potere finanziario si sentirà attaccato dai Titan, non reagirà vietandoli o comunque impedendone il funzionamento e l’emissione?

E’ molto difficile trovare una maniera per disinnescare il meccanismo dei Titan una volta innescato. Il fatto è che i Titan sono obbligazioni e vietare l’emissione di obbligazioni è impossibile, visto che esse rappresentano una quota consistente del mercato finanziario. Nemmeno è possibile tecnicamente vietare il tasso negativo, poiché il livello dei tassi è e deve rimanere una scelta insindacabile dell’emittente senza la quale il titolo perderebbe la propria caratteristica di strumento di mercato. Warren Buffett, che non è certo un rivoluzionario, ha effettuato nel 2002 un’emissione di obbligazioni gravate da un warrant negativo per finanziare il proprio fondo e nessuno ha trovato niente da ridire. Alla fine del 2002, inoltre, la Banca ABN Amro ha effettuato un prestito a tasso negativo in yen in favore della Société Genérale, e anche su questa operazione nessuno ha sollevato obiezioni. Le motivazioni per entrambe le operazioni, erano profondamente diverse e lontanissime dagli obiettivi dei Titan, ma ovviamente, nessun legislatore può sanzionare le intenzioni degli operatori finanziari. Sul mercato, i Titan sono obbligazioni come altre con una particolare caratteristica che le contraddistingue dalle altre ma che saranno valutate per quello che effettivamente producono. Agli operatori finanziari non interessa il colore del gatto, ma che sia capace di prendere i topi. Certo è possibile che le FAZ si trovino sotto attacco del sistema, con ispezioni, inchieste e l’attivazione di tutti gli altri strumenti di repressione che il sistema sarà in grado di attivare. Ma questo avverrà solo quando le FAZ si saranno diffuse in modo tale da rappresentare un pericolo per il sistema di potere finanziario. Solo che in quel momento sarà troppo tardi riuscire a fermarle. Se la gente avrà scoperto che attraverso questo meccanismo si crea ricchezza vera, il potere non potrà fare più nulla. Esattamente come sta accadendo per la GPL. I tentativi del sistema di impedire la diffusione dei sistemi operativi sotto GPL falliscono uno dopo l’altro. Ora è troppo tardi per impedirne la vittoria, ed è solo una questione di tempo.

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