Il trionfo

Dialoghetto metastorico su politica, economia e finanza.

Lucio: Spurio (1), cos’è questo frastuono?
Spurio: Sembra che qualcuno stia di nuovo percorrendo la via Sacra verso il sacro colle…
Lucio: Sento il clamore della folla plaudente, le grida dei clienti, i canti di vittoria… sarà un’ovazione?
Spurio: Ma è un Trionfo!(2) Un grande imperatore ha rinverdito gli antichi fasti? Nuovamente le legioni di Roma, dopo tanta pena, ritornano trionfanti sui barbari, onuste di gloria e di bottino?
Lucio: Orsù Spurio, leviamoci dal nostro eterno giaciglio e andiamo a vedere chi è il novello Scipione che tanto entusiasmo suscita tra la plebe di Roma!

I due tribuni, ridestati dal sonno dei giusti dall’insolito clamore nelle strade di Roma, scoprono il loro austero sepolcro, indossano le vesti candide e i simboli del potere tribunizio e risalgono dall’Ade verso il Campidoglio per osservare, non visti, ciò che accade…

Spurio: Cosa sono questi uccelli neri e rombanti che roteano sulle nostre teste? E quelle macchine scure che avanzano faticosamente tra due ali di folla plaudente?
Lucio: Per certo, gli Dei assistono il nuovo trionfatore con i loro divini strumenti e lo accompagnano sulla via luminosa del trionfo con il clamore che le sue vittorie meritano. Nella loro grandezza essi hanno creato strumenti meravigliosi per celebrare la rinascita della gloria di Roma eterna.
Spurio: Sarà, ma potevano almeno ripulirla un po’ la città eterna per il trionfo del nuovo Scipione! Senti che puzza tremenda? Nemmeno quando ispezionammo la Cloaca Massima, durante l’assedio di Roma (3), sentimmo un simile tanfo. Ma come sono ridotti a vivere i Romani?
Lucio: E che disordine, e quanta confusione! E poi tutti che si guardano in cagnesco, come fossero i peggiori nemici. Neppure i Numidi al galoppo giù dalla salita Publicia (4), hanno creato a Roma un tale disordine!
Spurio: Ah, ecco la stele che illustra le sue opere: ma com’è strana, però, con tutti quei cubi colorati pieni di simboli diversi ma che narrano tutti la stessa storia….
Evidentemente i simboli rappresentano tutte le nazioni che egli ha pacificato…. Vedi? Il popolo di Rai, di Mediaset, di Monte Carlo… che strane genti! Orsù, guardiamo le sue imprese che devono essere davvero straordinarie ed eroiche….
Spurio: Egli combatté valorosamente contro i barbari capitanati dall’hungaro Soros, che aveva radunato innumerevoli genti per conquistare il sacro suolo della patria….. ma l’insegna della legione non è più l’aquila? Vedo una Lira eletta a simbolo……
Lucio:…. Riuscendo, benché sconfitto, a salvare la patria dalle grandi sventure che una guida meno ferma avrebbe cagionato…
Spurio: ….. Assoggettò i Galli di Bossi e, con il sostegno del partito della plebe capitanato dal Tribuno Massimo da Lema, poi eletto console, assoggettò le innumerevoli popolazioni del centro meritandosi il rispetto dei suoi nemici….
Lucio: Vedi laggiù la schiera degli eletti? Essi avanzano festanti in candide vesti verso il loro mentore. E’ nella loro terra che è iniziata la riscossa di Roma, e da lì provengono gli ultimi imperatori che hanno condotto le vittoriose legioni di Roma alla conquista dell’Europa.
Spurio: Per questo sono gli eletti, e tutto il popolo d’Italia li acclama e li invidia. Dalla Gallia alla Sicilia, folle di curiosi accorrono in quella terra per cercare di scoprire il segreto che la rende così feconda di tanto nobili eroi. Ma dimmi Lucio, dove si trova questa landa prediletta dagli Dei? Mi dicono non lontano dalla città eterna….
Lucio: Così dicono le iscrizioni, Spurio, che la chiamano la città dei Presidenti. E’ sita nella terra degli etruschi, vicino al mare…. Ma non avremo difficoltà a scoprirlo mio caro collega. Certamente troveremo qualche vecchio amico, confuso tra la folla plaudente, ridestato anche lui dal clamore della rinnovellata gloria di Roma.
Spurio: Sei stato buon profeta, Lucio! Eccone uno proprio in mezzo alla schiera degli eroi. Apparterrà anche lui alla nobile schiatta che annovera tra le sue file tanto genio……
Lucio: Mi sembra di riconoscerlo, Spurio: l’incedere smarrito, l’aria sudaticcia, l’espressione impaurita e piena di vergogna… non sembra proprio un membro della stirpe degli eletti! Cosa farà mai Casca (5) tra cotanti geni? Eppure sembra perfettamente a suo agio nonostante la notoria avversità della sua stirpe alla genia degli eroi. E’ circondato dagli schiavi, riverito dai clienti, sembra carico di ricchezze e di beni…. Quali nefandezze ulteriori si nascondono dietro tanta ostentazione?
Spurio: E quell’altro che con incedere pomposo guida la schiera degli eletti non sembra di conoscerlo anche, o Lucio? Mi pare proprio il tristemente noto Marco Postumio da Pyrgi che tanti danni provocò all’erario di Roma durante la guerra (6). Come osa intrufolarsi tra coloro che tutti considerano i ricostruttori della città, mescolarsi con quelli che hanno creato, con l’aiuto degli dei, la nuova grandezza di Roma?
Lucio: Avviciniamoci Spurio ed interroghiamoli… per loro, siamo sempre investiti delle nostre prerogative di tribuni della plebe! Guarda se vedi il console Fulvio (7), affinché vigili con la guardia pretoria che costoro non turbino nuovamente l’assemblea del popolo romano e la sua legittima festa….
Spurio: Casca, vergogna dei tribuni di Roma! Per Giove Statore (8) allontanati subito dalla schiera degli eletti, tu che, notoriamente, sei parente e complice dei grassatori di Pyrgi!
Casca: Toh, chi si rivede! Gli integerrimi tribuni terrore dei pubblicani di Roma! Ave atque vale Spurio e Lucio….. anche voi in festa per questo nuovo trionfo del popolo di Pyrgi?
Lucio: Trionfo del popolo di Pyrgi? Quale altro truffaldino espediente ha escogitato la tua stirpe dannata per rapinare il popolo di Roma? Speri, questa volta, di farla franca?
Spurio: Povero illuso! Certamente i nobili eroi che tanto bene hanno fatto alla città ed al popolo di Roma sapranno vigilare meglio di quanto non fece a suo tempo il senato di Roma! Ecco vedo che si avvicina il console Fulvio seguito dai littori e da una folta schiera di armati…..
Postumio: Oddio, quei due rompiscatole dei Carvilio e quell’altro menagramo di Fulvio Flacco…..
Lucio: Bene, per Giove Stigio (9)! Nuovamente i truffatori saranno smascherati e subiranno la meritata punizione… Ave console Fulvio!
Fulvio: Salute tribuni! Siete anche voi indignati per la temeraria sfacciataggine di costoro che si sono mescolati alla schiera degli eletti, per trarre nuovamente in inganno il popolo romano? Tribuno Casca, tu sei stato cacciato con ignominia dalla città, i tuoi beni sono stati confiscati e venduti in pubblica asta per le malefatte da te commesse in danno del popolo di Roma! Come ti permetti di indossare le vesti candide degli eletti e dei puri di spirito, simbolo della gloria della città? A chi hai rubato il denaro per acquistare gli schiavi e attirare i clienti che ti contornano? Quale delittuosa origine hanno le ricchezze che ostenti con tanta sicumera?
Casca: Ma che bel quadretto di famiglia fate voi tre assieme! Ho l’impressione, però, che questa volta siate male informati oltre che, come al solito, malpensanti…. Tutto lecito, schiavi, clienti, ricchezze, tutto perfettamente lecito… sapete, da qualche tempo faccio il banchiere…
Lucio: Per Giunone Moneta (10)! Tu il banchiere? E chi è quel folle che ti affida il suo denaro? Starebbe più al sicuro nel campo di Annibale che tra le tue mani!
Spurio: E magari garantisce quel truffatore di Postumio con i duecentomila assi (11) che ancora deve all’erario di Roma!
Postumio: Ancora con quella vecchia storia, ma che noia… Sentite facciamo un patto… Voi versate nella banca di Casca i duecentomila assi e io ve ne faccio guadagnare un milione in un mese. Così la smetterete di romperci le scatole con queste idiozie.
Lucio: Per Giove Tonante! Un patto con te? Mai e poi mai tradirei la fiducia del popolo romano… e poi sentiamo, come faresti a moltiplicare gli assi? Organizzando un’altra truffa ai danni dell’erario?
Postumio: Ma quale truffa! Tutto perfettamente lecito! Sapete, le cose sono un po’ cambiate negli ultimi duemila anni e adesso le banche creano denaro… basta possederne un poco che esso viene moltiplicato depositandolo in banca…
Casca: Il nostro Presidente è il capo di tutte le banche e anche grazie a lui noi banchieri possiamo continuare la meravigliosa opera di arricchimento di tutta la nazione…
Spurio: Insomma, dov’è la novità? Le banche possono battere moneta in luogo della zecca, ma sempre rame o argento dovranno utilizzare.
Postumio: In un certo senso, ma la storia è un poco più complicata, dato che al posto del rame o dell’oro le banche emettono questi certificati e creano questi depositi… [così dicendo tira fuori l’estratto di un conto corrente miliardario ed alcuni titoli di Stato].
Fulvio: Ma questa è solo carta straccia! E voi la chiamate ricchezza? Chi paga per questi denari che voi create dal nulla?
Casca: Oh Fulvio, che ingenuo che sei… ma il popolo naturalmente, che è ben felice di ricevere questi denari in cambio della propria opera. Come vedi tutti sono ansiosi di prestare la propria attività in cambio di questi pezzi di carta. Così questi vengono pagati e noi diventiamo sempre più ricchi. Non vedi come è felice il popolo romano?
Spurio: A me sembra di vedere una moltitudine di schiavi senza alcuna possibilità di riscatto, altro che un popolo libero e felice. Una massa informe che vive nel fetore immondo dello schifo che produce e della corruzione che lo attanaglia.
Postumio: Come sei disfattista! E’ vero che guardano inebetiti la televisione, quella meravigliosa invenzione che noi ovviamente controlliamo e fornicano poco e male, dato che non si devono fare figli, ma somigliano in tutto a degli esseri umani, anche se a ben vedere è difficile poterli definire tali. Però hanno di che vivere, anche se per poco, ridono contenti e soddisfatti, e noi siamo ricchi in una misura che tu nemmeno potresti immaginare.
Casca: Eh già, il patrimonio della mia banca assomma a oltre dieci miliardi di assi e i mezzi amministrati a oltre 800 miliardi. Nemmeno la ricchezza di Roma e di Cartagine messe assieme potrebbero lontanamente raggiungere queste cifre.
Lucio: Ma che schifo! Un popolo di servi taglieggiato da un manipolo di usurai e di truffatori e pure contento! Altro che trionfo, altro che ovazione, questa è una vera e propria disfatta!
Spurio: Eh già, questi non portano nulla né agli dei né all’erario, ma tengono tutto per sé. Ma le imprese eroiche di cui parlano le cronache, l’eroica battaglia con gli Hungari, la pacificazione dei popoli d’Italia?
Postumio: Beh, la battaglia con Soros è costata al popolo italiano cinquanta miliardi di assi ed ha reso agli assalitori svariati miliardi… tra questi anche alcuni amici… sai basta avere le informazioni giuste al momento giusto. Ma il popolo italiano ha pagato contento. Hanno creduto che si dovesse difendere i sacri valori della Lira e del Lavoro… quanto ai popoli del centro, con quelli basta distribuire un po’ di incarichi e di prebende…
Fulvio: Ah, perché questi pensano che lavorare come schiavi per un pugno di truffatori e di strozzini quali voi siete, sia un valore sacro?
Casca: Eh già… tale è la potenza dei nostri persuasori che, per un posto di lavoro da fame, questi scendono in piazza guidati dal partito della plebe e mettono a ferro e fuoco le città se non lo ottengono. E’ questo lo spirito del tempo…
Postumio: … Guardatevi intorno, vedete l’ombra di un uomo libero in tutta la città? La massima aspirazione di costoro, è quella di fare gli schiavi al nostro servizio, e magari di organizzare una truffa o una malversazione in danno dell’erario.
Casca: E’ questo il trionfo dello spirito di Pyrgi, che come ben sapete, in fatto di truffe e malversazioni non è secondo a nessuno!
Fulvio: Tribuni, meglio morire mille volte piuttosto che vivere in questa città di schiavi!
Lucio: Mille volte meglio le ombre dell’Ade piuttosto che questi simulacri di esseri umani per cui la truffa e l’inganno sono eletti a sistema! Venite, torniamocene velocemente nelle nostre tombe, prima che qualcuno di costoro decida di venire fin là per venderle. Questi schiavi sarebbero persino capaci di acquistarle per abitarci.
Postumio: Già, è un’idea… se questi idioti hanno acquistato a caro prezzo i loculi della periferia, per una tomba vicino al Campidoglio pagheranno certamente un sacco di soldi. Si potrebbe organizzare una bella speculazione… Casca! Prepara le carte! Andiamo a chiedere ai nostri amici le licenze per costruire sotto il Campidoglio!
Casca: E non pensi che le ombre degli eroi che abitano questi luoghi possano creare problemi?
Postumio: Ma figurati! Appena vedranno che razza di cadaveri gli mandiamo come coinquilini, fuggiranno a gambe levate a cercare un altro posto per i Campi Elisi. Se riusciranno a trovarne uno, in questo mondo di morti viventi, ah ah!
Spurio: Per Giove Laziale! Nemmeno agli inferi ci sarà più pace in questa terra disgraziata! Anche gli Dei dovranno trovarsi una nuova dimora lontana dalle brame di costoro. Venite, andiamo alla ricerca di un nuovo sepolcro.
Fulvio: Addio pace eterna. Credo che saremo presto costretti a tornare sulla terra in armi per combattere di nuovo contro questi impostori. Ma orsù, affrettiamoci. Il regno dei morti ci attende per farci riconciliare con la vita. Non c’è niente di più vivo delle ombre, rispetto ai cadaveri che oggi abitano queste terre!

1) Lucio e Spurio Carvilio, Tribuni della plebe nell’anno 212 a.c. “Il primo esempio di debito pubblico risale al 215 a.c., quando durante la seconda guerra punica, l’erario di Roma si trovò senza fondi per pagare gli approvvigionamenti alle truppe impegnate in Spagna contro i Cartaginesi. Venne indetta una gara per l’appalto delle forniture, e l’onere finanziario sarebbe stato anticipato dagli stessi appaltatori. Si presentarono tre società di pubblicani ed assunsero l’appalto alla condizione di essere esentati, con tutta la propria tribù, dal servizio militare per la durata dell’appalto, e che i rischi di perdite del carico, per naufragi o eventi bellici, fossero poste a carico dell’erario. Il pagamento delle anticipazioni sarebbe stato effettuato con i primi proventi dell’erario all’esito della guerra con Cartagine. Due degli appaltatori erano noti per la loro disonestà e avidità, e decisero di assicurarsi per conto loro contro il rischio che Roma perdesse la guerra contro i Cartaginesi. Si trattava di Tito Pompeio Veientano e di Marco Postumio da Pyrgi (Oggi S. Severa, amena cittadina balneare sul litorale laziale, recentemente assurta agli onori della cronaca come “la città dei Presidenti”, dato che è abituale meta estiva di Cossiga, Scalfaro e Ciampi). I due, con il consenso e la fattiva collaborazione di tutta la popolazione locale, inventarono naufragi inesistenti e ne provocarono di veri caricando vecchie carrette del mare di merci avariate o di poco prezzo, pretendendo, poi, il riconoscimento di importi di gran lunga maggiori dall’erario. La cosa fu scoperta dal pretore Marco Emilio e denunziata al Senato, ma questo non prese provvedimenti, per non inimicarsi, in un momento tanto delicato, la potente casta dei pubblicani. L’anno successivo, la questione fu portata dinanzi all’assemblea da due tribuni della plebe, Lucio e Spurio Carvilio, che proposero una multa enorme, 200.000 assi (Ovvero circa 70 tonnellate di rame), a carico dei due truffatori. In assemblea gli sgherri di Pyrgi irruppero con le armi per cercare di impedire la votazione che il Tribuno Casca, loro complice, non era riuscito ad evitare con metodi legali. Ne nacque un tumulto che si risolse solo con la fuga del console Fulvio e dei due tribuni sul Campidoglio. Questi fatti costrinsero il Senato ad intervenire energicamente e condannare i due truffatori e i loro complici all’esilio ed alla confisca dei beni (Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione, XXIII, 48, 9-12; 49, 1-3; XXV, 3, 8-19; 4, 1-11, Rizzoli, Milano, 1986).” Da D. de Simone, Un milione al mese a tutti: subito! Malatempora edizioni, Roma, 1999, pagg. 40-41


2) Il trionfo celebrava una grande vittoria, ed aveva la funzione di offrire parte del bottino agli dei, con il sacrificio di tori e buoi, e versare all’erario la parte che spettava alla città. Altre due parti spettavano al comandante e all’esercito. Un successo minore veniva celebrato con l’ovazione che si concludeva con il sacrificio di pecore, da cui il nome (Ovis = pecora).


3) Nel 210 a.c. Annibale pose l’assedio alle mura di Roma.

4) Durante l’assedio, i consoli ordinarono ad un gruppo di 500 cavalieri Numidi che avevano disertato in favore di Roma, di presiedere l’Esquilino rimasto sguarnito. Molti cittadini, vedendo questi cavalieri di pelle scura al galoppo per le strade di Roma, equivocarono e pensarono che la città fosse stata presa. Presi dal panico, cominciarono a tirare addosso a chiunque passasse tutto quello che trovavano a portata di mano, e questo creò una situazione di grande confusione e disordine in tutta la città.

5) Tribuno della plebe collega dei Carvilio e parente di Marco Postumio.

6) La seconda guerra punica.

7)Quinto Fulvio Flacco, console per la terza volta nell’anno 211 a.c. insieme al collega Appio Claudio Pulcro.

8) Così chiamato poiché fermava i fuggitivi (stare = fermarsi). Giove aveva numerosi appellativi in relazione alle funzioni che gli venivano richieste.

9) L’appellativo si riferisce a Giove signore degli inferi (lo Stige era il fiume che si attraversava per entrare nel regno dei morti). A lui erano sacrificati coloro che recavano offesa ai tribuni della plebe.

10) Cosiddetta perché aveva dato buoni consigli ai Romani (da monere = consigliare, da cui l’italiano ammonire). Presso il tempio di Giunone Moneta era situata la zecca dell’antica Roma, e per tale ragione il denaro era chiamato moneta.

11) I Tribuni avevano proposto di condannare Postumio ad una multa di 200.000 assi per la truffa ai danni dell’erario. Cfr. nota 1.

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