Le tasse dei ricchi e quelle dei poveri

E’ giusto pagare le tasse? Certo che è giusto, altrimenti lo Stato non va avanti, i servizi sociali nemmeno, l’istruzione, la sanità, i trasporti vanno a remengo. Ma non sarebbe giusto che le tasse le pagassero i ricchi? Certo che sarebbe giusto! Invece le pagano i soliti disgraziati di poveracci che non ce la fanno a mettere assieme il pranzo con la cena.

Avanti! marzo 2000

E’ giusto pagare le tasse? Certo che è giusto, altrimenti lo Stato non va avanti, i servizi sociali nemmeno, l’istruzione, la sanità, i trasporti vanno a remengo. Ma non sarebbe giusto che le tasse le pagassero i ricchi? Certo che sarebbe giusto! Invece le pagano i soliti disgraziati di poveracci che non ce la fanno a mettere assieme il pranzo con la cena. Alla faccia della Costituzione, che sancisce la progressività della capacità contributiva per pagare le tasse. Già perché quell’articolo della Costituzione è stato interpretato nel senso che tutti devono pagare le tasse in proporzione a quanto producono, poiché per ricchezza si intende solo quella che viene dalla produzione. E poiché lo Stato per soddisfare le sue voglie, ha bisogno sempre più di tasse, ecco che il lavoro viene tartassato ogni anno di più. Con la conseguenza che tutti quelli che lavorano, lo fanno per nove mesi l’anno per lo Stato, e per i restanti tre mesi per se stessi. E se non ce la fanno più ad essere sfruttati fino all’osso, che muoiano di fame, ma solo dopo aver pagato le tasse. Così per inseguire le due lire che occorrono per mangiare, per dormire, per mettersi addosso uno straccio comprato al supermercato, si deve lavorare dalla mattina alla sera, fare gli straordinari e magari il lavoro nero, sennò non ce la fai a pagare la rata della macchina, il motorino di tuo figlio, il cinema con la ragazza. E i ricchi? Quelli che hanno tanti soldi vivono della rendita di quei soldi. Sulla quale, se sono proprio ligi alla legge, pagano il 12,50% l’anno, sennò se ne vanno all’estero e non pa-gano manco quella. E mentre il disgraziato, sulla casetta che gli è costata vent’anni di sacrifici, paga pure l’ICI, il ricco se ne fotte. La casa l’affitta quando gli serve, come la barca, l’aereo, l’albergo, l’automobile, e se proprio la vuole possedere, la compra in leasing o la intesta a società che l’ICI la scaricano. Insomma utilizza tutti i trucchi che questo folle sistema gli consente per far pagare legalmente le tasse agli altri. Già perché la ricchezza non è data dall’essere proprietario di un bene, che magari ti serve per vivere, ma dall’avere i mezzi per accedere a quei beni. E più mezzi hai, più sei ricco. In pratica la ricchezza è il denaro, ed è davvero assurdo che chi possegga investimenti finanziari per tre miliardi, finisce per pagare le stesse tasse di un operaio da un milione e mezzo al mese. Fatevi i conti, è proprio così. Ah, e poi le tasse le pagano le imprese. Con la bella conseguenza che poi quelle tasse finiscono sui prezzi dei beni, al punto che oggi, qualunque cosa acquistiate, ha un prezzo che almeno per la metà è composto da tasse. E più i beni sono di largo consumo e più rendono in termini di tasse, che ovviamente sono pagate dai soliti disgraziati, che non possono permettersi altro che beni di largo consumo. O c’è qualcuno che pensa che le tasse sulla produzione vengano pagate dal padrone dell’impresa di tasca sua? Che poi il padrone, sarebbero gli azionisti della società, dato che oggi le imprese che contano sono quotate in borsa. Insomma come al solito le tasse le pagano i più poveri, i piccoli, mentre i ricchi in proporzione pagano cifre ridicole. Per questo che riformare il sistema fiscale, colpendo la ricchezza effettiva, quella che consiste nel possesso di mezzi finanziari e sgravando il lavoro, la produzione ed il consumo, diventa un atto rivoluzionario e di equità fiscale. Perché significa che alla fine, le tasse le pagherebbero i ricchi e non i soliti piccoli disgraziati.

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