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		<title>Convegno sul Reddito di Cittadinanza e Moneta complementare a Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 19:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 15 maggio scorso si è tenuto un convegno sul Reddito di Cittadinanza e moneta complementare a Roma, con l&#8217;idea di proporne l&#8217;introduzione in città. Al convegno, organizzato dal M5S e dal CENPEA, il centro studi che sto promuovendo insieme con Guido Giacomo Preparata, Nino Galloni, Marco Giustini, Gabriella Bravi ed altri studiosi, ha partecipato [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1276&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/05/nessunodeverimanere-jpg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1277" alt="Nessunodeverimanere JPG" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/05/nessunodeverimanere-jpg.jpg?w=211&#038;h=300" width="211" height="300" /></a>Il 15 maggio scorso si è tenuto un convegno sul Reddito di Cittadinanza e moneta complementare a Roma, con l&#8217;idea di proporne l&#8217;introduzione in città. Al convegno, organizzato dal M5S e dal<a href="http://www.cenpea.it/"> CENPEA</a>, il centro studi che sto promuovendo insieme con Guido Giacomo Preparata, Nino Galloni, Marco Giustini, Gabriella Bravi ed altri studiosi, ha partecipato il candidato a Sindaco di Roma del M5S Marcello De Vito, Nino Galloni, Guido Giacomo Preparata ed io. <a href="http://www.ustream.tv/recorded/32857875">Questo è il link dello streaming nel quale si può rivedere tutto il convegno</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1276/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1276/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1276&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L’oppressione burocratica e il lavoro che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 08:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le nuove tecnologie stanno per sostituire l’uomo in ogni settore della produzione di beni materiali ed in molti di quelli immateriali. La svolta è il reddito di cittadinanza Dobbiamo fasciarci la testa per la scomparsa del lavoro in fabbrica? Anche se non lo dicono esplicitamente, per non essere tacciati di luddismo, la reazione di sindacati [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1269&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/jobcashandhope.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1270" alt="jobcashandhope" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/jobcashandhope.jpeg?w=560"   /></a>Le nuove tecnologie stanno per sostituire l’uomo in ogni settore della produzione di beni materiali ed in molti di quelli immateriali. La svolta è il reddito di cittadinanza</h2>
<p>Dobbiamo fasciarci la testa per la scomparsa del lavoro in fabbrica? Anche se non lo dicono esplicitamente, per non essere tacciati di luddismo, la reazione di sindacati e governi e, in genere di tutti quelli che chiedono un lavoro è che l’automazione delle fabbriche sia una vera e propria iattura. Di qui la generale richiesta di mantenere i livelli occupazionali nell’industria anche in presenza di forti investimenti sull’automazione. Anche molti intellettuali ed economisti di sinistra e di destra si sforzano per fornire consigli per far tornare i bei tempi degli anni del boom economico, quando si sfiorò in Italia la piena occupazione.<span id="more-1269"></span></p>
<p>Ognuno ha la sua ricetta, dall’estremismo liberale al dirigismo sindacale tutti cercano di resuscitare il fantasma delle fabbriche di una volta, che, in breve tempo, creavano centinaia di migliaia di posti di lavoro di lunga durata.</p>
<p>La verità è un’altra. La fabbrica è destinata alla completa automazione, e prima il processo si completa e meglio è. Le nuove tecnologie stanno per sostituire l’uomo in ogni settore della produzione di beni materiali ed in molti di quelli immateriali.</p>
<p>Vi faccio un esempio tratto dal libro di J. Rifkin. La vaniglia è una componente essenziale per la produzione di dolci e gelati nel mondo, e la sua produzione è praticamente monopolio di due paesi del mondo, il Madagascar e le Isole Comore, che da soli coprono il 98% del fabbisogno mondiale. Il prezzo mondiale del prodotto si aggira sui 1.200 dollari americani per libbra. Con le nuove biotecnologie, la <em>Escagenetics</em> sostiene di poter produrre vaniglia dell’identica qualità al prezzo di 25 dollari la libbra.</p>
<p>E’ evidente che in breve tempo la produzione industriale si avvarrà di questi prodotti genetici e che la battaglia ingaggiata da quei paesi contro i prodotti transgenetici, che colpiscono così duramente i loro interessi economici, è persa in partenza. Come si possono salvare gli abitanti del Madagascar e delle Isole Comore quando nessuno comprerà più la loro vaniglia? Solo per mezzo di una radicale riconversione agricola o industriale, così come è accaduto all’inizio del secolo negli Stati Uniti, quando l’80% della popolazione era impiegata nell’agricoltura mentre oggi questa percentuale non supera il 2%. E per evitare la fame e la miseria di tutta la popolazione di questi due Stati c’è solo il <em>Reddito di Cittadinanza</em>.</p>
<p>Insomma le nostre fabbriche sono nella stessa situazione del Madagascar di oggi: se non si riconvertono e riducono i costi di produzione (e quindi i prezzi) c’è qualcuno che compra altrove la vaniglia a prezzi di gran lunga inferiori. Ma così facendo devono espellere milioni di persone dal processo produttivo e ciò, oltre ad essere immorale, è fortemente antieconomico, dato che i disoccupati consumano molto meno degli occupati e trattengono per sé le poche risorse di cui dispongono.</p>
<p>Resistere all’automazione della produzione è come pensare di fermare le onde del mare con le mani: si finisce inevitabilmente per fare il bagno.</p>
<p>Un amico psichiatra, qualche tempo fa, mi raccontò tra il divertito e il preoccupato, il sogno ricorrente che angustiava le notti di un suo paziente economista.</p>
<blockquote><p>“<em>Egli sogna che il sistema della concertazione sia immutabile: tasse e contributi sociali crescenti sul lavoro, i disoccupati assistiti da una burocrazia invadente che indaga sul loro desiderio di trovare un’occupazione, un sindacato che controlla rigidamente gli occupati cercando, senza riuscirvi, di frenare l’emorragia di posti di lavoro e di iscritti. L’automazione invade pian piano, tutti i settori della produzione e, con le successive generazioni di computer intelligenti, anche il lavoro intellettuale. Una pletora sempre maggiore di assistiti vive dell’elemosina di Stato, costretta a decine di adempimenti quotidiani per dimostrare la propria buona fede nel non riuscire a trovare un nuovo lavoro. Alla fine anche la burocrazia viene attaccata dall’automazione, e pure i burocrati, licenziati dal Ministero, sono costretti a fare la fila dinanzi al super computer che verifica la loro buona fede ed il loro diritto ad ottenere l’assistenza sociale. Sui pochi lavoratori rimasti gravano contributi enormi. Il loro stipendio è aumentato in misura stratosferica, ma dato che sulla loro attività si fonda la sussistenza di tutta la popolazione, i contributi e le tasse raggiungono il 99,999999% del salario. Ad un certo punto rimane un solo operaio, il cui lavoro consiste nello spingere un bottone la mattina per avviare l’intero sistema produttivo, e nel risospingerlo esattamente dopo tre ore, dodici minuti e trentasette secondi di lavoro, per far terminare la produzione. Tutta la popolazione del paese dipende dall’attività di quest’unico operaio. Il Sindacato, di cui è il Membro Unico, i Partiti, le Istituzioni Democratiche (si chiamano ancora così), le Banche, la Previdenza Sociale, l’Assistenza, l’Istruzione, la Sanità, l’Esercito, insomma, l’intera popolazione del paese dipende dall’attività di quell’uomo. Se egli si ammala, o va in ferie, il paese va a rotoli. Per la verità, si era anche pensato di trovargli un sostituto nell’evenienza di un suo impedimento. Poi, però, gli economisti avevano denunziato che non c’erano i fondi per poter pagare uno stipendio così elevato(!), i sindacati si erano opposti alla riduzione del salario del lavoratore unico(!!), e allora anche gli aspiranti sostituti erano andati ad ingrossare le fila dei disoccupati assistiti. Il lavoratore si lamentava del costo eccessivo del sistema previdenziale e fiscale, che gravava interamente sul suo stipendio, e tutti si lamentavano della mancanza di lavoro. Nessuno era in grado di vivere senza pensare a cercare un lavoro produttivo, dato che l’etica dominante era rimasta quella del lavoro.</em></p>
<p><em>Il lavoratore si ammalò una mattina, dopo aver avviato, come tutti i giorni, il sistema di produzione. A fine turno non gli fu possibile disinnescarlo, poiché era finito all’ospedale con l’infarto. Governo, Sindacati, forze politiche ed economisti si riunirono in seduta permanente per cercare di dare una risposta alla scomparsa del lavoro, ma non riuscirono a venire a capo del problema.</em><br />
<em> Non accadde alcuna catastrofe, come avevano predetto economisti, politici e sindacalisti. La produzione si moltiplicò all’improvviso, i prezzi caddero vertiginosamente e la gente si accorse che si poteva vivere avendo quasi tutto a disposizione, senza denaro o quasi. Nei giorni seguenti in molti si rifiutarono di compilare i soliti moduli: una ventata di libertà traversò tutto il paese. Economisti, politici e sindacalisti furono cacciati durante una gioiosa sollevazione popolare. Alcune sedi di partiti e sindacati furono chiuse d’autorità, mentre in un riprovevole eccesso di entusiasmo, qualcuno diede fuoco ad una biblioteca di testi di economia. Nessuno fu ucciso, ma certo volarono numerosi ceffoni e calcioni nel sedere. La gente scoprì che la libertà consisteva nel vivere senza lavoro, senza burocrazia, sindacati e politica. E soprattutto senza gli economisti.</em></p>
<p><em>Il paziente si risveglia tutto sudato, guarda terrorizzato fuori della finestra, e poi, pian piano, si tranquillizza, rendendosi conto che tutto è rimasto come prima. La cosa preoccupante – conclude il mio amico psichiatra – è che il paziente manifesta chiari sintomi di schizofrenia, dato che non si rende affatto conto che l’incubo è la realtà e non il suo sogno</em>”.</p></blockquote>
<p>La morale di questa storia, che potremmo chiamare l’incubo della concertazione, è che per il potere non c’è alcuno spazio per la libertà.</p>
<p>Il potere è l’antitesi della libertà, e il suo scopo è quello di opprimere la popolazione per giustificare la propria esistenza, anche quando evidentemente non ce n’è più alcuna necessità.<br />
Il fondamento di questa oppressione è l’etica del lavoro. In questa ottica, la scomparsa del lavoro, invece di essere vista come una liberazione per l’umanità, diviene una colpa da giustificare dinanzi all’apparato burocratico per poter ottenere la concessione di poter rimanere in vita. Solo nei giorni più bui del potere tirannico, il diritto di rimanere in vita è stato messo in discussione. In genere, però, solo per coloro che potevano costituire un pericolo per il tiranno di turno. Qui, invece, l’oppressione coinvolge tutti i cittadini, e per tutti è messa in pericolo l’esistenza.</p>
<p><strong>Gli strumenti per il controllo e l’oppressione dei cittadini sono perversi. Tutti sono costretti ad una serie innumerevole di adempimenti fiscali, ed un semplice errore produce conseguenze drammatiche</strong>. L’errore è sempre in agguato, anche se si è degli esperti del settore fiscale, e le sanzioni sono in genere assurdamente elevate. Ricordate quel venditore ambulante di chincaglierie, apparso qualche anno fa in un noto talk show, che era stato multato di 14 miliardi di lire dal fisco? Qualunque cosa avesse commesso, non avrebbe potuto guadagnare quella somma nemmeno lavorando per sette vite consecutive. Che senso ha infliggere una simile sanzione a quel poveretto? Eppure tutto appariva perfettamente legale. Il sistema di sanzioni prevedeva proprio multe di quell’ammontare per le irregolarità commesse dall’ambulante. La sua unica prospettiva era quella di smettere con la propria attività, misera quanto si vuole, ma pur sempre libera, per affidare interamente se stesso e la propria famiglia al sistema di assistenza pubblica.</p>
<p>Che cosa ha punito il sistema fiscale in quel disgraziato? L’idea di libertà che egli, seppure inconsapevolmente, coltivava. E che l’aveva spinto a cercarsi un lavoro ingrato e ed incerto come quello di vendere paccottiglia di dubbia qualità per le strade di Napoli, lavoro con cui poteva a mala pena assicurarsi la sopravvivenza.</p>
<p>Alcuni dicono che a volte, come in questo caso, la burocrazia è stupida ed ottusa.<br />
Non è così. Il sistema è sempre oppressivo ed ottuso, perché è nella sua natura esserlo. Il suo obiettivo non è l’equità sociale ma l’oppressione della gente. Per raggiungere tale scopo, il sistema deve seminare il terrore tra i cittadini e tra le aziende. Agitando falsamente gli ideali della giustizia sociale, del dovere di aiutare i meno fortunati e di dover garantire a tutti i servizi pubblici essenziali, quali la sanità e l’istruzione, il sistema deve estorcere alla popolazione produttiva le somme necessarie per alimentare il regime finanziario.</p>
<p>La sanità come l’istruzione, infatti, producono essenzialmente burocrazia. Il sistema sanitario è allo sfascio da tempo e se gli ospedali ancora non hanno chiuso, lo si deve solo all’abnegazione della maggior parte del personale medico e paramedico. Lo stesso vale per l’istruzione pubblica, che da tempo ha smesso di produrre cultura per generare invece burocrazia ed ottusità. Anche qui, se le scuole pubbliche ancora non hanno chiuso i battenti, lo si deve all’abnegazione degli insegnanti veri che sono rimasti nella scuola nonostante tutto, e all’infinita pazienza degli studenti e dei loro genitori. L’invasione della burocrazia non ha risparmiato alcun settore della vita pubblica. La giustizia, i trasporti pubblici, la difesa, la polizia sono simboli di sprechi e di inefficienza a mala pena tamponati dalle qualità individuali che pure l’amministrazione contiene.</p>
<p>Tanta inefficienza, nasce dal fatto che lo scopo principale della burocrazia non è quello di erogare il servizio per cui è stata creata, ma quello di garantire al potere politico il controllo dei cittadini e del territorio. La politica di assunzioni nelle amministrazioni pubbliche è spesso stata improntata a criteri clientelari, e la stessa erogazione dei servizi è subordinata in genere agli stessi criteri, ovvero alla corruzione dei funzionari. Il disfacimento del potere politico sta mettendo a nudo l’inutilità e la perversione del sistema burocratico, prima coperte dal velo dell’ideologia solidaristica agitato dalla politica.</p>
<p>Il sistema delle leggi vigenti in Italia è quanto di più perverso si possa immaginare. Anzitutto, non sappiamo con esattezza quante siano le leggi effettivamente in vigore. Leggende metropolitane parlano di un numero che oscilla tra le 150.000 e le 180.000. L’ultimo censimento conosciuto fu fatto nel dicembre del 1996 dal Presidente della Camera, che dichiarò solennemente che il numero delle leggi in vigore era di 50.000. Il fatto che il numero espresso dal Presidente della Camera fosse un numero tondo, indica che nemmeno alla Camera dei Deputati conoscono tale numero con esattezza. Eppure tutti i cittadini devono conoscere le leggi, poiché ignorarle non esime dalla colpa nel caso di violazione, secondo il famoso principio “<em>ignorantia legis non excusat</em>“.</p>
<p>L’<em>Ufficio per lo sviluppo della coscienza civica del contribuente</em> (istituito con il DPR 27 marzo 1992, n° 287, Art. 9) ha prodotto una pregevole agenda per il contribuente in cui vengono ricordate tutte le scadenze fiscali e i pagamenti da effettuare. L’agenda ricorda la bellezza di 126 adempimenti in un anno, vale a dire uno ogni due giorni, considerando i giorni festivi e le ferie. Un artigiano deve affrontare 292 voci diverse di imposta, da 60 a 100 scadenze all’anno, tre diversi sportelli di pagamento e almeno un pagamento ogni 11 giorni. Provate ad eludere uno di questi adempimenti e una valanga travolgerà voi e la vostra azienda, per quanto piccola sia, come ha travolto quel venditore ambulante, sepolto sotto una multa da 14 miliardi di lire.</p>
<p>E’ così che il potere ruba la vita ed il tempo dei cittadini. Che non sono più tali, ma sudditi, essendo assoggettati ad un potere oscuro ed arrogante che vuole entrare in ogni aspetto della loro vita. Sapete che due artigiani, marito e moglie, fino a qualche tempo fa dovevano avere due toilette nel loro negozio (la sanzione è la galera)? E che è consentita la pesca del mollusco gasteropode Sphaeronassa mutabilis, comunemente nota come lumachina di mare, solo se è più lunga di 20 cm (anche qui la sanzione è la galera)?</p>
<p>Di fronte all’oppressione fiscale dello sceriffo di Nottingham, molti cittadini e castellani si rifugiarono nella foresta di Sherwood con Robin Hood, in attesa che tornasse dalla Terra Santa Riccardo Cuor di Leone e ripristinasse la legalità. In questa società, però, non si riesce a stare in pace nemmeno nella più sperduta campagna.</p>
<p>Gli ordinamenti democratici nati dalla rivoluzione francese si uniformavano ad un principio fiscale fondamentale: “<em>No taxation without representation</em>“. Per stabilire questo principio i coloni americani si rivoltarono contro l’Inghilterra che voleva imporre un tributo sul tè. Su questo stesso principio dovrebbe essere fondato il nostro ordinamento.<br />
Il Parlamento nasce essenzialmente con poteri di controllo della spesa pubblica effettuata dai sovrani, e per istituire un regime fiscale equo e commisurato alle effettive capacità contributive di ciascun cittadino. Si trasforma invece, nella più perversa macchina di produzione incontrollata di spesa indirizzata non all’erogazione di servizi per i cittadini bensì all’acquisto di voti per mezzo della distribuzione di prebende. Peggio che nei più oscuri periodi di assolutismo monarchico.</p>
<p>In conclusione, una parte dei costi dello Stato sono effettuati a fronte di servizi inutili ed inefficienti, l’altra parte va ad alimentare il sistema finanziario attraverso il doppio sistema dell’erogazione di interessi sul debito pubblico e dell’emissione in deficit di moneta priva di corrispettivo, erogazioni che remunerano la creazione di denaro virtuale da parte del sistema bancario. Gli eccessi di produzione di denaro vengono assorbiti dall’inflazione, oppure da una stretta fiscale e creditizia che rallenti la circolazione del denaro. L’effetto è che se da un lato la struttura finanziaria riesce a crescere e prosperare, dall’altro il sistema economico viene soffocato e con esso il tenore di vita della gente diminuisce fino ai limiti della sopravvivenza.</p>
<p>In questo contesto la creazione di posti di lavoro è divenuta un’espressione priva di senso. Non solo per le ragioni esaminate prima, della progressiva scomparsa del lavoro dipendente dai settori primari dell’industria e dell’agricoltura, ma anche perché un sistema economico reso inefficiente e non competitivo dal fisco e dalla burocrazia, non crea proprio alcunché, se non prospettive di fuga per imprenditori e cittadini. E infine perché come vedremo in seguito, l’aumento della produttività e dell’efficienza passa attraverso la riduzione dei posti di lavoro. Che senso ha incitare gli imprenditori ad effettuare investimenti per l’occupazione quando tutti sanno benissimo che l’efficienza produttiva passa attraverso la riduzione dei posti di lavoro?</p>
<p>E allora? Il futuro che ci viene prospettato è l’incubo della concertazione, quel mostruoso sistema di dipendenza da strumenti e ideologie morte e di asservimento fisico e psicologico che impedisce ogni spazio di libertà, di creatività, di umanità. E il cui architrave ideologico è l’etica del lavoro.</p>
<p>Dobbiamo liberarci proprio di questa per comprendere come si può uscire dall’incubo. Per capire dove si siano nascoste le immense risorse dell’umanità, per comprendere che la tecnologia può e deve essere al servizio dell’uomo e non il contrario.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1269/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1269&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;oroscopo, le previsioni del tempo e quelle degli economisti</title>
		<link>http://domenicods.wordpress.com/2013/04/26/loroscopo-le-previsioni-del-tempo-e-quelle-degli-economisti/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 19:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Confesserò che sono un tenace lettore dell&#8217;oroscopo di Branko sul Messaggero. Sarà perché era un&#8217;abitudine leggere il giornale di Roma, sarà perché Branko è bravo e scrive cose divertenti, sarà perché &#8220;all&#8217;oroscopo chi ci crede!&#8221; però poi in fondo sono in molti a guardarlo, sarà per tutto ciò ed altro ancora, fatto sta che ancora [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1265&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/rassegna-stampa-sulla-crisi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1266" alt="rassegna stampa sulla crisi" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/rassegna-stampa-sulla-crisi.jpg?w=212&#038;h=300" width="212" height="300" /></a>Confesserò che sono un tenace lettore dell&#8217;oroscopo di Branko sul Messaggero. Sarà perché era un&#8217;abitudine leggere il giornale di Roma, sarà perché Branko è bravo e scrive cose divertenti, sarà perché &#8220;all&#8217;oroscopo chi ci crede!&#8221; però poi in fondo sono in molti a guardarlo, sarà per tutto ciò ed altro ancora, fatto sta che ancora conservo l&#8217;abitudine di leggere il suo oroscopo tutte le mattine. Ah beh, delle sue previsioni, che sono comunque sempre molto generiche, conservo solo la parte ottimistica. Almeno quello, svegliarsi la mattina con uno che ti spinge a fare bene e ti dice che se sei bravo, andrà tutto ottimamente. Poi, quando la sera fai i conti, ti accorgi che non è andata proprio benissimo, però poteva andare peggio. Com&#8217;è noto al peggio non c&#8217;è mai limite.</p>
<p><span id="more-1265"></span></p>
<p>L&#8217;altro grande settore dove le previsioni non sono molto dissimili da quelle dell&#8217;oroscopo, è quello delle previsioni del tempo, anche se c&#8217;è da dire che da qualche anno ci azzeccano con una precisione sconosciuta ai miei vent&#8217;anni. Tuttavia, si tratta pur sempre di ipotesi e di probabilità e mai di certezze, e d&#8217;altra parte non potrebbe essere diversamente, viste l&#8217;enorme numero di variabili che i supercomputer che si occupano di prevedere il tempo, devono affrontare per dare una risposta attendibile. Ma almeno le previsioni migliorano di giorno in giorno, e adesso si può essere ragionevolmente certi che su certe situazioni il computer e chi lo maneggia, non sbagliano il loro pronostico.</p>
<p>Infine, l&#8217;ultimo settore dove le previsioni sono molto ricercate, è quello dell&#8217;economia. E qui c&#8217;è davvero da mettersi a ridere, o a piangere, fate voi. Accidenti, ma ne azzeccassero una! Il diluvio di notizie sull&#8217;economia che quotidianamente inonda la società dai media, contiene affermazioni che vengono in genere puntualmente smentite il giorno dopo da una notizia che dice esattamente il contrario di quanto affermato il giorno prima. Ma la cosa più divertente sono le previsioni sull&#8217;andamento della crisi economica, che ormai è arrivata al sesto anno e che non cessa di devastare le economie e la vita quotidiana degli europei. Nella foto, potete vedere alcune delle previsioni sulla sua fine. Si parlava prima del 2009, poi, del 2010, poi del 2011 e infine del 2012, ma non sembra che sia andata proprio così. Recentemente la Merkel ha parlato del 2017 e l&#8217;Espresso si è allungato fino al 2020, così almeno per un po&#8217; la gente smette di pensare alla fine della crisi. Tanto, viste le figuracce fatte in precedenza, ed il fatto che nessuno ci crede più a queste previsioni, e considerato anche che nessuno si ribella, tanto vale dire la verità, ovvero che nessuno sa quando finirà questa crisi.</p>
<p>La ragione è semplice: l&#8217;analisi dei fattori che hanno determinato la crisi è sbagliata, e la ricetta per uscirne è invisa ai potentati che dominano l&#8217;Europa e il mondo. Se questa è la crisi finale del capitalismo, ovvero del dominio del denaro e degli interessi sul denaro, come propulsore dell&#8217;economia, è ovvio che è difficile ottenere una risposta soddisfacente da un capitalista. È come chiedergli di strangolarsi con le sue proprie mani. E non è nemmeno possibile chiedere ai media e a quelli che li fanno,perché questi sono dei ricchi, pagati dai ricchi per convincere la gente che la colpa della crisi sta altrove. Stanno cercando una soluzione, questo si sa, e il tasso negativo lo conoscono bene. Ma dato che è una soluzione relativamente semplice, fanno in modo che la gente non lo sappia, perché potrebbe essere usato contro di loro. Quindi, giù un diluvio di notizie e di previsioni che vanno regolarmente a vuoto, ma visto che la gente ha la memoria corta e nessuno ha la possibilità di contestare efficacemente questo oceano di menzogne mediatiche, la bugia finisce per essere creduta.</p>
<p>E intanto si vedrà e si cercherà una soluzione. Come dico da tempo, ce n&#8217;è una sola, tasso negativo e reddito di cittadinanza insieme. E da lì la costruzione di una nuova società. Possiamo farla noi dal basso, basta volerlo, visto che la ricchezza non è data dal denaro ma risiede in noi stessi. Intanto, meglio rivolgersi all&#8217;oroscopo di Branko per le previsioni. È certamente molto più attendibile degli economisti!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1265/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1265&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Wounded Knee, gli indiani alla riscossa</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 22:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul Corriere di oggi ho letto questo articolo su un luogo sacro agli indiani, Wounded Knee, dove nel 1890 furono massacrati centinaia di indiani inermi dai soldati blu dell&#8217;esercito federale. Conosco bene la storia di Wounded Knee e dell&#8217;occupazione del 1973 anche se non ci sono mai stato. Angelo Quattrocchi, scrittore ed editore della Malatempora [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1255&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/coverwn-scheda.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1256" alt="coverwn-scheda" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/coverwn-scheda.jpg?w=560"   /></a>Sul<a href="http://www.corriere.it/esteri/13_aprile_12/indiani-sioux-wounded-knee-vendita-asta-appello-times-obama_81e61ba2-a393-11e2-a571-cfaeac9fffd0.shtml"> Corriere di oggi</a> ho letto questo articolo su un luogo sacro agli indiani, Wounded Knee, dove nel 1890 furono massacrati centinaia di indiani inermi dai soldati blu dell&#8217;esercito federale.</p>
<p>Conosco bene la storia di Wounded Knee e dell&#8217;occupazione del 1973 anche se non ci sono mai stato. Angelo Quattrocchi, scrittore ed editore della Malatempora prematuramente scomparso quattro anni fa, fu l&#8217;unico bianco presente all&#8217;interno del campo insieme agli indiani, che lo accolsero non tanto perché era giornalista, ma per il suo legame affettivo con l&#8217;avvocatessa delle Pantere Nere che li difendeva contro il governo federale.</p>
<p><span id="more-1255"></span></p>
<p>Il libro sugli indiani e la loro rivolta lo intitolò &#8220;<strong><em>Wounded Knee, gli indiani alla riscossa</em></strong>&#8220;, ed è poi stato pubblicato anche in italiano e recentemente<a href="http://associazionegolena.com/page.php?35"> ripubblicato in edizione digitale e cartacea dalla associazione Golena Editric</a>e. Vale davvero la pena di leggerlo, è una cronaca stringata, asciutta, intelligente e mozzafiato come nelle migliori tradizioni del giornalismo di razza. Un giornalismo ormai estinto, Angelo è stato uno degli ultimi giornalisti degno di questo nome. E se l&#8217;Italia avesse un po&#8217; di rispetto per la cultura, avrebbe avuto tutt&#8217;altra eco, almeno pari a quella che ebbe negli USA e non solo tra i nativi.</p>
<p>Era l&#8217;unico bianco e per giunta era italiano: dovremmo esserne orgogliosi, ma qui non lo sa quasi nessuno, da noi il giornalismo è ridotto a gossip della peggiore specie. Il libro lo scrisse in inglese su incarico degli indiani, che volevano una cronaca degli eventi scritta da uno che di rivoluzioni se ne intendeva. Angelo ha scritto oltre a numerosi altri libri, anche una cronaca del maggio francese cui aveva assistito, e anche partecipato, come corrispondente prima da Londra e poi da Parigi, dell&#8217;Avanti  che allora era un giornale serio, in un libro che è stato tradotto in ventidue lingue tra cui il cinese.</p>
<p>Anche questo libro lo scrisse in inglese e fu pubblicato da Versus con il titolo &#8220;<em><strong>The beginning of the end</strong></em>&#8220;, e poi in italiano con il titolo &#8220;<strong><em>E quel giorno fu rivoluzione</em></strong>&#8221; e raccontava la straordinaria epopea di un&#8217;alleanza impossibile contro il capitalismo, quella tra gli studenti della Sorbona e gli operai metalmeccanici delle fabbriche. Sembrava impossibile, ma quel blocco sociale si creò generando assemblee, dibattiti, manifestazioni, sit in, insomma una totale anarchia per oltre un mese in tutta Parigi. La gente si faceva la sua democrazia, nelle strade, nelle piazze, con una grande, straordinaria, ironica, gioiosa e determinata partecipazione collettiva. Una ubriacatura collettiva di democrazia dal basso che rifiutava la rappresentatività e la democrazia borghese e capitalistica. Il governo gollista di Pompidou ne fu investito violentemente e la presidenza stessa di De Gaulle, il salvatore della patria contro i nazisti, vacillò, ma il vecchio generale seppe aspettare che passasse la bufera che aveva sconvolto Parigi come e forse più che nel 1870, ai tempi della Comune e alla fine la rivoluzione non sconvolse il sistema politico. Cambiò però, per sempre il mondo dei rapporti umani e la visione della politica</p>
<p>Grazie Angelo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1255/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1255&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il mio canale video su Vimeo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 12:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie a Leopoldo Antinozzi da oggi ho un mio canale su Vimeo dove saranno postati i video che andremo a fare sull&#8217;economia e sul progetto Faz. Questo è l&#8217;indirizzo: http://vimeo.com/channels/domenicodesimone<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1249&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/copertina-vimeo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1252" alt="copertina vimeo" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/copertina-vimeo.jpg?w=300&#038;h=171" width="300" height="171" /></a>Grazie a Leopoldo Antinozzi da oggi ho un mio canale su Vimeo dove saranno postati i video che andremo a fare sull&#8217;economia e sul progetto Faz.</p>
<p>Questo è l&#8217;indirizzo: <a href="http://vimeo.com/channels/domenicodesimone" rel="nofollow">http://vimeo.com/channels/domenicodesimone</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1249/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1249&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Burocrazia e fiscalità oppressiva</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 17:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Quando ero ragazzo, mio padre mi spiegò cosa fosse la burocrazia, e per farmi capire bene mi raccontò una storiella. “Due leoni si incontrano a villa Borghese a Roma: uno era pallido ed emaciato, magrissimo, quasi scheletrico, dall’aria rassegnata e stanca. L’altro, invece, era grasso e ben pasciuto, ma fortemente preoccupato ed allarmato. Quello [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1244&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="Burocrazia e fiscalità oppressiva " src="http://www.pickline.it/wp-content/uploads/2013/03/burocrazia.jpg" width="446" height="240" /><strong>  Quando ero ragazzo, mio padre mi spiegò cosa fosse la burocrazia, e per farmi capire bene mi raccontò una storiella.</strong></p>
<blockquote><p>“Due leoni si incontrano a villa Borghese a Roma: uno era pallido ed emaciato, magrissimo, quasi scheletrico, dall’aria rassegnata e stanca. L’altro, invece, era grasso e ben pasciuto, ma fortemente preoccupato ed allarmato. Quello grasso si rivolge al compagno chiedendogli cosa gli fosse capitato per essersi ridotto in quelle condizioni. E quello gli racconta la sua storia. “Io vivevo al giardino zoologico, e stavo benissimo. Bistecche tutti i giorni, vita tranquilla, leonesse affettuose. Qualche mese fa, al Ministero, vince l’appalto per le forniture alimentari dello Zoo, una ditta che aveva fatto un’offerta molto bassa per il servizio, e molto generosa per i funzionari. Questa nuova ditta, non so se involontariamente o meno, commette un errore per me tragico: mi attribuisce la dieta delle scimmie, a base di noccioline, invece di quella dei leoni, tutta di carne.</p>
<p><span id="more-1244"></span></p>
<p>Capirai, a forza di noccioline, avevo sempre fame e così, ho protestato energicamente con il guardiano. Lui disse che il problema era molto serio, e mi consigliò di fare una domanda in carta da bollo per chiedere il ripristino della dieta originaria. Passarono alcuni mesi ma non accadeva nulla, finché, come vedi, sono diventato così magro da passare attraverso le sbarre. E tu come mai sei così spaventato? Non mi pare che il cibo ti sia mancato.” L’altro leone gli raccontò la sua storia: “Io sono fuggito dal circo e mi sono rifugiato negli scantinati del Ministero. Lì stavo benissimo. Ogni giorno passava un funzionario, un sottosegretario, un impiegato: io lo mangiavo ma nessuno si è mai accorto di nulla. Un giorno ho persino mangiato un Ministro, bello grasso e pasciuto ma, nonostante i miei timori, non è successo niente lo stesso. Oggi, però, ho commesso un gravissimo errore: ho spaventato il ragazzino del bar che stava portando i caffè; non volevo mangiarlo, dato che è piccolo e magro, ma intendevo solo giocare un po’ con lui. Dopo cinque minuti, invece, tutto il Ministero, la Polizia, i Carabinieri, persino i Servizi Segreti erano in subbuglio e hanno cominciato a darmi una caccia spietata! E così sto cercando un posto dove rifugiarmi, ma sarà difficile trovarlo, dato il loro accanimento”.</p></blockquote>
<p>Mio padre, che era magistrato e conosceva bene il suo pollaio, ambientava la storiella nel Ministero di Grazia e Giustizia, ma credo che in una qualunque altra istituzione pubblica dello Stato, la storia avrebbe avuto lo stesso epilogo. La morale della favola è evidentemente la perfetta inutilità della burocrazia.</p>
<div></div>
<h2>La conseguenza di tale perfetta inutilità è che, per giustificare la propria esistenza, i burocrati tendono a crearsi il lavoro, ammantandolo di sacralità e di necessarietà.</h2>
<p>Ciò è particolarmente vero nell’amministrazione della finanza: ogni anno vengono emessi centinaia di provvedimenti che modificano in maniera sostanziale la disciplina esistente, costringendo il cittadino ad un lavoro improbo per non commettere errori.</p>
<p>L’obiettivo è proprio quello di fargli commettere errori allo scopo di giustificare sempre più la propria esistenza ed il potenziamento delle proprie strutture. Il <i>sacro</i> è rappresentato dalla “<i>lotta all’evasione fiscale</i>“, che è presentata come strumento di giustizia sociale. Ci dicono che se non ci fosse l’evasione fiscale, lo Stato non avrebbe i problemi finanziari da cui è afflitto, e che è quindi necessario combatterla per ottenere una società più equa e giusta.</p>
<p>Sono almeno quarant’anni che ogni anno si sente la stessa storia: in Italia si sono alternati governi di ogni colore e tipo ed ogni volta, il ministro delle Finanze di turno ha assicurato che la lotta all’evasione fiscale sarebbe stata senza quartiere ed avrebbe cancellato la vergogna dal paese, venendo puntualmente smentito dalle medesime dichiarazioni del Ministro che lo seguiva.</p>
<p>Ora i casi sono tre: 1) l’imbecillità regna sovrana da quarant’anni nei Ministeri delle Finanze (e in generale nei palazzi della politica) e non si riesce a trovare una maniera per stanare gli evasori, 2) <i>non si vuole</i> colpire l’evasione fiscale, 3) <i>non si può </i>colpire l’evasione fiscale.</p>
<p>Che la politica sia sempre più affollata di imbecilli è esperienza quotidiana di tutti, ma francamente non mi sembra questa la soluzione. Come non mi sembra nemmeno sensato sostenere che manchi la volontà politica di ridurre l’evasione entro limiti fisiologici, dato che i governi che si sono succeduti dal dopoguerra appartenevano a tutti (o quasi) gli schieramenti politici. Il problema è un altro.</p>
<h2>Non si può eliminare l’evasione fiscale perché senza di essa il sistema crollerebbe in pochi giorni.</h2>
<p>Ci sono interi settori della produzione che alternativamente diventano antieconomici, e l’evasione fiscale rappresenta l’ammortizzatore finanziario che consente loro di rimanere sul mercato, o fino alla fine della crisi del settore, o fino alla loro scomparsa e sostituzione con altre produzioni economicamente più convenienti.</p>
<p>In altri termini, i settori della produzione che navigano nella fascia dell’evasione fiscale sono quelli che senza di essa non potrebbero sopravvivere, e che, se chiudessero bottega, infliggerebbero un colpo mortale all’intero sistema produttivo. La cifra indicata di 300 mila miliardi di evasione l’anno, sta ad indicare che una quota superiore al 30% della produzione sta ai margini tra la sopravvivenza e la chiusura.</p>
<p>Immaginate che cosa succederebbe se il 30 per cento delle attività produttive chiudessero di colpo o quasi? Alcuni milioni di persone a casa senza lavoro, la produzione nazionale che frenerebbe in maniera drammatica, altre attività, svolte nella perfetta liceità fiscale che dovrebbero rallentare fino a fermarsi, dato che parte del loro indotto è costituito dalle aziende marginali. E’ ovvio che nessuna persona di buon senso può desiderare una simile catastrofe, e così, da un lato si lanciano campagne contro l’evasione fiscale e dall’altra non si fa nulla di serio per eliminarla.</p>
<p>E’ un bene che le aziende in questione restino sul mercato, nonostante riescano a coprire a mala pena i propri costi? Ovviamente, in un sistema economico sano la risposta è no. Queste aziende non producono attività economiche, dato che non guadagnano, anche se il loro prodotto viene calcolato nel PIL nazionale. Se esse fossero chiuse, però ci sarebbe la catastrofe nazionale, poiché non esistono ammortizzatori finanziari e sociali in grado di sopportare l’espulsione dal processo produttivo di un numero così rilevante di aziende. L’evasione fiscale è quindi <i>funzionale</i> alla sopravvivenza di questo sistema di produzione e di prelievo fiscale ed è, pertanto, ineliminabile.</p>
<p>D’altra parte, le aziende non hanno alcun interesse ad evadere le tasse soprattutto perché esse non le pagano mai direttamente, ma le fanno pagare ai propri clienti cui le accollano al momento di determinare il prezzo. Infatti, ogni tassa messa sul processo produttivo o sugli utili di un’impresa finisce sui prezzi dei prodotti, e viene pagata dagli acquirenti di questi. Ogni tassa che viene messa sulle imprese si scarica sui consumatori, o sulla remunerazione del capitale necessario all’esercizio dell’impresa. Se le imposte sono troppo alte, i prezzi al consumo diventano troppo alti, e non competitivi rispetto a quelli di imprese che operano in un sistema dove il regime fiscale è più basso, i capitali non sono sufficientemente remunerati, e si dirigono altrove, e così l’azienda deve chiudere o evadere le tasse per adeguare i propri prezzi al mercato.</p>
<p>Insomma, le tasse delle imprese le pagano i cittadini attraverso i prezzi dei prodotti che essi stessi comprano e, per mezzo dello stesso meccanismo, pagano i costi del lavoro e delle imposte che gravano sul lavoro dei dipendenti.</p>
<p>Lo stesso discorso vale, naturalmente, per le tasse che gravano sugli stipendi degli impiegati dello Stato che, come abbiamo visto, sono una componente del PIL, cosicché ogni aumento salariale dei dipendenti pubblici si riflette sulla produzione e sui prezzi dei prodotti.</p>
<h2>E’ pura demagogia sostenere o chiedere di aumentare le tasse alle imprese, senza spiegare che ogni aumento in quel senso finisce per essere pagato dai cittadini attraverso i loro acquisti.</h2>
<p>Le imprese di produzione sono, infatti, un mero <i>strumento e non un fine</i>. Attraverso le imprese vengono prodotti dei beni che diventano ricchezza solo dopo che sono stati venduti a prezzi remunerativi: ogni aumento di imposta sulle imprese, quindi, oltre ad essere pagato dai cittadini, induce una quota crescente di attività produttive a collocarsi nella fascia marginale in bilico tra l’evasione fiscale e la chiusura, e si risolve quindi, in una contrazione della produzione.</p>
<p>Oltretutto, mentre le imprese scaricano tutti i propri costi e vengono gravate di imposte solo sul valore aggiunto, i cittadini non scaricano alcunché e quindi pagano le imposte anche su ciò che è loro necessario per sopravvivere.</p>
<p>Ciascuno di noi, per potersi recare al lavoro, ha bisogno di vestirsi, più o meno decentemente, di mangiare, di dormire, di muoversi in automobile o con i mezzi pubblici, insomma deve affrontare dei costi.</p>
<p>Per quanto abbiamo detto, tutti questi costi sono caricati di tasse, e nessuno di questi è scaricabile dalle altre tasse da cui ciascuno di noi è gravato. Le imprese, invece pagano imposte (che comunque scaricano sui prezzi) solo sul valore aggiunto della produzione. Se un’impresa acquista beni per 100 e dopo averli trasformati ricava 130, pagherà tasse solo sui 30 eccedenti e non su tutto ciò che incassa (a titolo di salario o remunerazione di lavoro autonomo), come accade ai cittadini.</p>
<p>E’ per questa ragione che la maggior parte dei cittadini lavora almeno sette mesi l’anno per lo Stato. Ma se consideriamo le imposte indirette, questi sette mesi diventano nove o dieci ed in alcuni casi anche l’intero anno.</p>
<p>Dobbiamo togliere, infatti, dai guadagni le spese occorrenti per la sopravvivenza e per la gestione dell’attività lavorativa, senza le quali non ci sarebbe alcuna attività produttiva. Vanno tolte anche quelle spese per il riposo dallo stress dell’attività lavorativa, senza le quali l’attività cesserebbe dopo qualche anno. Ebbene cosa rimane alla maggior parte dei cittadini? Poco o nulla.</p>
<p>Fino al decennio scorso qualcosa rimaneva e costituiva il risparmio degli italiani. Adesso il risparmio è notevolmente calato, ed è peraltro costituito per lo più da interessi sui titoli del debito pubblico acquistati quando con il lavoro era ancora possibile creare risparmio. Tranne coloro che hanno una quota significativa di risparmio, che gli consente di aggiungere al proprio reddito una somma rilevante, la maggior parte dei cittadini che lavorano vive peggio oggi di vent’anni fa.</p>
<p>Se ci pensiamo un attimo, gli schiavi dell’antica Roma non stavano molto peggio dei cittadini di oggi che lavorano. Il padrone assicurava loro vitto e alloggio ed un riposo sufficiente. Ogni anno il padrone era tenuto ad accantonare una somma che potesse consentire allo schiavo di liberarsi dopo un certo numero di anni. In genere gli schiavi erano trattati bene, dato che tra l’altro costava molto acquistarli, e quando erano trattati male o crudelmente, c’era sempre la possibilità di fuggire o di uccidere il padrone. Attività questa, giuridicamente illecita ma moralmente sempre lecita, che però, ora è divenuta impossibile, dato che è impossibile uccidere il padrone Stato: un padrone che, tra l’altro, ti fa anche credere di essere libero e signore del tuo destino.</p>
<p>Ora, tutte queste tasse che, come abbiamo visto pagano i cittadini, sono giustificate con la necessità di erogare i servizi pubblici e con le crescenti esigenze della solidarietà sociale.</p>
<h2>La verità è un’altra. Solo una quota minimale dei proventi del fisco viene utilizzata per spese di solidarietà sociale o per spese socialmente utili.</h2>
<p>La maggior parte delle tasse se ne va per pagare gli interessi sul debito pubblico, per quelle spese improduttive che, come abbiamo visto, sono l’essenza dell’intervento dello Stato nell’economia, e per mantenere i costi di un apparato burocratico inefficiente, corrotto e rapinoso.</p>
<p>La ridistribuzione del reddito operata attraverso la leva fiscale è pressoché nulla. Infatti, le pensioni si dovrebbero pagare da sé, se i relativi denari non fossero stati utilizzati per spese di assistenza e per interventi impropri nell’economia.</p>
<p>La ridistribuzione del reddito avviene per mezzo dei consumi, attraverso gli interessi sul debito pubblico e infine per mezzo della creazione di denaro da parte delle banche, le cui perdite sono coperte dallo Stato con denari che provengono dal prelievo fiscale.</p>
<p>E’chiaro che si tratta di una distribuzione ineguale, anche perché la ricchezza finanziaria è tassata in misura irrisoria, rispetto alle imposte che gravano sul lavoro.</p>
<p>Mentre il lavoro è gravato di tasse che superano mediamente il 70%, la ricchezza finanziaria subisce imposizioni fiscali che non superano mai il 20% del tasso di interesse corrente. La distorsione logica per cui le tasse si pagano sulla produzione, fa sì che le imposte sulla ricchezza finanziaria si paghino su ciò che essa produce, ovvero sugli interessi che vengono erogati al possessore del capitale monetario, ovvero sui dividendi delle azioni. Ovviamente i guadagni sono compensati dalle perdite, e così l’imposta si applica sul sovrappiù netto che residua alla fine dell’anno sulla gestione del capitale. Se ho operato con un capitale di un milione di euro e, alla fine dell’anno ho un residuo di un milione e duecento mila euro, compensando perdite e guadagni sulle mie operazioni, pagherò la cedolare secca del 16% sui duecento mila euro di guadagno netto, e non sui guadagni lordi delle singole operazioni. Come è evidente, il meccanismo di creazione di denaro, che pure produce ricchezza virtuale in quantità industriali è del tutto esente da qualunque tipo di imposta, dato che esso, per il sistema fiscale, non esiste come produttore di ricchezza.</p>
<p>Possiamo dire, in sostanza, che la ricchezza finanziaria non è assoggettata ad alcuna tassazione significativa, e che tutto il peso della creazione di ricchezza che essa opera grava sul lavoro e sulla produzione. <b>Con la drammatica conseguenza che, non solo il lavoro è oberato da una quantità crescente di imposte, ma che, di fronte ad una tale crescita della massa finanziaria, per poter controllare l’inflazione è necessario frenare la crescita dell’economia reale</b>.</p>
<p>Una crescita eccessiva della capacità produttiva, infatti, genera immediatamente un aumento della velocità di circolazione del denaro e quindi un aumento dell’inflazione, con la conseguenza di una diminuzione dei profitti della massa finanziaria ed il rischio di una crisi incontrollabile del sistema finanziario.</p>
<p>In altri termini c’è sempre meno ricchezza a disposizione per coloro che lavorano, e per giunta a costoro viene sottratta una quota crescente di mezzi per l’acquisto di tale ricchezza. In questo quadro, l’automazione dei processi produttivi, invece di creare le premesse per la liberazione dell’uomo, si risolve in un suo maggiore asservimento, poiché la ricchezza aggiunta prodotta dall’innovazione tecnologica va interamente a remunerare il capitale monetario che l’ha generata.</p>
<p>In Europa, governi di destra e di sinistra hanno ingaggiato una gara perversa e vergognosa con il FMI e le banche centrali a chi riesce a chiedere più sacrifici alla gente su salari e pensioni. Un ignobile coro, martella quotidianamente i cittadini per convincerli dell’assoluta necessità di rinunciare anche al necessario per poter mantenere in piedi questo sistema. Da un lato si alimentano ricchezze finanziarie smisurate, nell’ordine delle migliaia di miliardi che rimangono sostanzialmente esenti da qualunque imposta, dall’altro si tolgono cento euro al mese a pensionati o salariati che faticano a sopravvivere con quello che prendono a fronte della vendita della propria vita.</p>
<p>Nicolò Bellia, una sera a cena mi fece un esempio illuminante in proposito.</p>
<blockquote><p>“I nostri politici hanno un’idea perversa del sistema fiscale. Noi siamo gravati da un peso enorme che ci schiaccia a terra e ci impedisce di muoverci. Quando qualche politico promette di abbassare un poco le tasse è come se venisse uno che si dichiara nostro amico e dicesse: “Non preoccuparti, ci penso io! Ti toglierò quella parte di peso che è necessaria affinché tu possa continuare a muoverti<i>“. Ebbene, gli sputerò in faccia! Un discorso del genere me l’aspetto dal peggiore dei nemici che ha l’interesse a tenermi oppresso e continuare a servirlo. Da un amico mi aspetto piuttosto che mi liberi dal peso!”</i></p></blockquote>
<p>Il coro monocorde e soporifero di politici e mass media, ormai non incanta più nessuno. Tutti vedono la ricchezza di alcuni settori della nostra società e l’enorme potenzialità dell’economia, frenata dall’assurdo atteggiamento delle autorità monetarie che ci hanno portato alla recessione dopo anni di stagnazione. Invece di liberare l’enorme potenzialità delle forze dell’economia reale, in grado di produrre quantità illimitate di beni in varietà pressoché infinite, il sistema finanziario ha creato una maglia ferrea che ha imprigionato la produzione di ricchezza reale e che sta soffocando l’umanità in una trappola infernale.</p>
<p>Per effetto dell’automazione dei processi produttivi, il sistema economico è infatti in grado di produrre quantità pressoché illimitate di beni. I menagrami del MIT, negli anni ’60, predissero un futuro di sciagure per l’umanità, a causa della limitata quantità di risorse disponibili sulla terra da dividere per un numero crescente di persone. Essi calcolarono che il tasso di crescita dei consumi energetici avrebbe cagionato per la fine del secolo una devastante crisi, poiché sarebbe mancata di colpo l’energia necessaria a sostenere lo sviluppo. Ebbene, nonostante la crescita dei consumi energetici sia stata più del doppio, le riserve petrolifere ed energetiche sono praticamente triplicate, al punto che si prevede di poter sostenere l’attuale tasso di crescita del mondo fino alla fine del  secolo. Nel frattempo, ovviamente, la tecnologia va avanti e nuove forme di sfruttamento e di produzione di energia vengono sperimentate. Se la ricerca fosse realmente libera e sostenuta in tutto il mondo, non c’è alcun dubbio che si potrebbero scoprire nuove fonti di energia in tempi più rapidi.</p>
<p>La rivoluzione informatica ha investito in pieno il sistema produttivo sin dalla metà degli anni ’60. Se prima di quell’epoca l’automazione era prerogativa solo dei settori industriali di punta, dopo gli anni ’70 essa ha coinvolto tutti i settori della produzione, cagionando espulsioni di massa di addetti dal settore industriale. Abbiamo già ricordato che nel 1975 gli addetti all’industria e all’agricoltura erano il 64% del totale delle forze di lavoro, e che oggi tale percentuale è di poco superiore al 30%. Questa percentuale scende di circa l’1% all’anno in termini assoluti, e scenderebbe in misura molto maggiore se non vi fossero vincoli e resistenze di ogni genere all’automazione delle fabbriche.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1244/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1244&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Che cos&#8217;è la crisi? La questione è semplice</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 15:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grande è la confusione che regna sotto il cielo: la situazione è eccellente. Questa frase che Mao Dse Dong pronunziò durante la rivoluzione culturale, rende perfettamente l&#8217;idea del momento che stiamo vivendo. Tuttavia, proprio quando le cose sembrano più complicate, emerge l&#8217;estrema semplicità della natura dello scontro in atto. La questione è semplice: da una [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1233&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1234" alt="images" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/images.jpeg?w=560"   /></a>Grande è la confusione che regna sotto il cielo: la situazione è eccellente. Questa frase che Mao Dse Dong pronunziò durante la rivoluzione culturale, rende perfettamente l&#8217;idea del momento che stiamo vivendo. Tuttavia, proprio quando le cose sembrano più complicate, emerge l&#8217;estrema semplicità della natura dello scontro in atto. La questione è semplice: da una parte c&#8217;è una massa di ricchi sempre più ricchi e sempre più ristretta che vuole tutto, e dall&#8217;altra c&#8217;è una massa crescente di diseredati che vengono mano a mano esclusi da tutto.</p>
<p>Facciamo due conti. In Italia il debito aggregato è pari a, 314% del PIL. Ricordo che il debito aggregato consiste nella somma dei debiti dello Stato, degli Enti pubblici, delle imprese e delle famiglie, insomma di tutti i debiti contratti in una nazione. Nel 2011, <a href="http://www.mckinsey.com/insights/global_capital_markets/uneven_progress_on_the_path_to_growth">secondo il rapporto McKinsey</a>, questo debito in Italia era arrivato a 3,14 volte il PIL.</p>
<p><span id="more-1233"></span></p>
<p>Non stiamo messi troppo male, c&#8217;è chi sta peggio nel mondo ed è più indebitato di noi: Questo è il quadretto del debito aggregato dipinto dall&#8217;Istituto McKinsey:</p>
<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/debito-aggregato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1237" alt="debito aggregato" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/debito-aggregato.jpg?w=300&#038;h=175" width="300" height="175" /></a></p>
<p>Poiché nel 2011 il PIL era di 1.897,2 miliardi di euro ne deduciamo che il debito complessivo era di circa 4.966,5 miliardi di euro. Nel 2012 la situazione è molto peggiorata dal lato del debito, soprattutto quello delle famiglie e delle imprese che sono state costrette  dalla mancanza di liquidità a dare fondo alle riserve e ad indebitarsi per sopravvivere. Quindi se consideriamo il debito aggregato alla fine del 2012 ammontare a 5.000 miliardi di euro nessuno si scandalizzerà.</p>
<p>Ora questo debito, come tutti i debiti nel capitalismo, produce interessi. Quanti interessi? Anche qui possiamo fare un conto con una buona approssimazione, poiché i dati effettivi non sono disponibili per nessuno. A proposito, nemmeno i dati sul debito effettivo delle amministrazioni pubbliche sono disponibili, non perché i responsabili non li vogliano rendere noti, ma perché non si conoscono, come ha candidamente confessato il Ministro Grilli giusto ieri sera. Ma questa è un&#8217;altra questione. Dicevamo che possiamo dedurli con buona approssimazione per difetto, mantenendoci molto cauti sul punto. I 5.000 miliardi sono composto da circa 2.000 miliardi di debito pubblico, che attualmente costano 106 miliardi di interessi, quindi ad un tasso di poco superiore al 5% annuo. In realtà i rendimenti di questo debito tendono a rialzare per via del fatto che ancora adesso paghiamo interessi su titoli collocati quando lo spread era molto basso e quindi a tassi intorno al 3,5/4%, ma ora la situazione del debito dello Stato è questa. I debiti delle imprese e delle famiglie sono gravati da interessi decisamente più elevati, basta fare un poco di conti per vedere quanto in media si paga di interessi reali sul debito per comprare una lavatrice o su un mutuo per la casa. Se consideriamo un differenziale rispetto ai titoli di Stato di 4 punti percentuali restiamo in un ambito molto ragionevole. Quindi, sui 3.000 miliardi di debiti delle imprese e delle famiglie possiamo considerare un tasso medio del 9%, il che comporta un onere annuo per interessi di circa 270 miliardi. Sommando i 106 dello Stato, quest&#8217;anno gli italiani tutti pagheranno circa 370 miliardi di interessi sui loro debiti, ovvero poco più del 20% del PIL.</p>
<p>Ebbene, a chi vengono pagati questi interessi? Ma ovviamente a chi detiene gli strumenti finanziari che sono portatori di questi interessi, e quindi ai detentori dei titoli del debito pubblico e privato (obbligazioni quotate in borsa) ed alle banche che hanno prestato i soldi alle imprese ed ai privati. Una parte di questi titolari di ricchezza finanziaria sono famiglie. Tuttavia la distribuzione della ricchezza è caratterizzata da forti diseguaglianze. L&#8217;indice di Gini in Italia, ovvero l&#8217;indice che misura la distribuzione della ricchezza era nel 2011 a 0,624 (su una scala che va da 0 (massima distribuzione a 1 minima distribuzione). <a href="http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2012/suppl_65_12.pdf">Questo è il rapporto di Bankitalia che contiene questi dati</a>. La metà della popolazione italiana possiede il 9,4% della ricchezza, mentre il 10% della popolazione possiede il 45,9% della ricchezza complessiva. In questa scala è compresa la ricchezza derivante dalle attività e dagli immobili, mentre non è chiara la distribuzione della ricchezza finanziaria che ammonta complessivamente a 3.541 miliardi di euro. Se stimiamo che la ricchezza finanziaria sia posseduto in buona parte dal 10% della popolazione più ricca non credo che nessuno possa obiettare alcunché. Molta gente ha la casa (oltre l&#8217;80% della popolazione), ed è questa la ragione per cui il 50% della popolazione più povera possiede il 9,4% della ricchezza, ma è altamente probabile che la ricchezza finanziaria sia distribuita su una scala che contempla una maggiore sperequazione tra i più ricchi e i più poveri. D&#8217;altra parte la quota dei titoli del debito pubblico detenuta dalle famiglie è solo del 5,2%, in forte diminuzione rispetto al 14% che era detenuto dalle famiglie negli anni 90.</p>
<p>In ogni caso, <strong>gli interessi sul debito vanno a remunerare la rendita finanziaria.</strong> Di fatto si tratta di 370 miliardi di euro che vengono sottratti al lavoro e remunerano la rendita. E, dato che la distribuzione è ineguale, anche se gli strumenti finanziari fossero distribuiti come totale della ricchezza del paese, è evidente che c&#8217;è una fascia di popolazione che diventa sempre più ricca ed una che diventa sempre più povera e indebitata.</p>
<p>La cosa interessante è che i 370 miliardi di euro sono la somma che sarebbe sufficiente per distribuire un reddito di cittadinanza a tutti i cittadini adulti nella misura di 675 euro al mese e a tutti i cittadini (compresi poppanti, immigrati e chiunque sia iscritto all&#8217;anagrafe) la somma di € 506 al mese. Se poi prendiamo le somme che vengono spese per la previdenza e l&#8217;assistenza sociale, nonché gli ammortizzatori pubblici e li accorpiamo in un&#8217;unica erogazione eliminando tutti i controlli e relativi costi diretti ed indiretti, questa somma può benissimo arrivare a 1.000 euro al mese a testa per tutti. Se poi invece consideriamo i nuclei familiari (la distribuzione è di 2,5 persone a famiglia) il RdC ammonterebbe a 1.266 euro mensili per famiglia solo considerando i soldi che vengono dagli interessi sul debito.</p>
<p>Consideriamo, infine, che sugli interessi (e in genere sulla ricchezza finanziaria) il livello di tassazione è il 12,5% mentre sul lavoro gli ultimi dati riportano un livello record di peso fiscale del 52% che in molto casi arriva fino al 70/80%.</p>
<p><strong>In altri termini, questo sistema premia la rendita e punisce il lavoro, esattamente il contrario di quello che dice la Carta Costituzionale per la quale l&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. In realtà l&#8217;Italia è una Repubblica (forse) fondata sulla rendita finanziaria!</strong></p>
<p>Molti storceranno il naso e diranno che non si può pensare di punire il risparmio degli italiani togliendo loro gli interessi su quello che hanno investito e che senza la funzione del credito svolta dalle banche, la società si fermerebbe il giorno dopo. E che comunque si tratta di diritti legittimi di chi ha risparmiato ed ha guadagnato dei soldi ed ha ottenuto una rendita dal proprio capitale.</p>
<p>Sono perfettamente d&#8217;accordo. Anche alla fine del settecento, un pugno di persone ricche, erano sempre di meno ma sempre più ricche, fondava sul diritto divino la proprietà delle terre da cui ricavavano la rendita fondiaria. L&#8217;Imperatore era stato investito dal Papa del diritto di proprietà su tutte le terre della nazione ed aveva distribuito questi diritti tra i nobili. Quale maggior diritto di quello che deriva addirittura dal Signore e dal suo rappresentante in terra, il Papa? Chi osava mettere in dubbio la legittimità di questo diritto veniva incarcerato, torturato e sovente messo a morte. Il sistema andò avanti per circa mille anni (diciamo dall&#8217;incoronazione di Carlo Magno fino alla Rivoluzione francese) ma poi i problemi e le diseguaglianze erano divenute tali che persino il Signore ed il Papa furono messi in discussione. Si trattò di una discussione animata che andò per le spicce, subito al sodo. Non durò molto tempo. Nel giro di qualche mese, rotolarono un po&#8217; di teste e l&#8217;origine divina dei diritti dei nobili finì nell&#8217;archivio della storia. Fu scritto un nuovo patto sociale che si fondava sulle esigenze della produzione e dei commerci, in altri termini della borghesia produttiva che era la vera vincitrice del confronto.</p>
<p>Orbene, se pensiamo all&#8217;origine del denaro, al modo in cui viene creato ed all&#8217;assurdità che esso renda un interesse, ci rendiamo conto che la situazione di oggi non è molto diversa da quella di allora. I diritti si fondano su una legge che privilegia qualcuno in danno di molti. Sarà legale, ma è profondamente ingiusto. Un numero sempre più ristretto di persone gode di una ricchezza crescente contro una maggioranza di persone che ne hanno sempre di meno e che fanno fatica a sopravvivere,. Mentre la società gronda ricchezza ed abbondanza da ogni lato. Il sistema è diventato un problema, invece di sviluppare la società e le forze produttive le penalizza in favore di una classe di réntiers. Non è arrivato il momento di ripensarlo dalle fondamenta, di scrivere un nuovo patto sociale, prima che ricomincino a rotolare le teste anche questa volta?</p>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 14:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;intervista completa sul pensiero economico di Pound e la sua attualità divisa per argomenti.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1228&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intervista completa sul pensiero economico di Pound e la sua attualità divisa per argomenti.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='560' height='345' src='http://www.youtube.com/embed/videoseries?list=PL1s1ou83qiyUrWZJbo3ywz6ue6wR4qlP2&#038;hl=en_US' frameborder='0'></iframe></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1228/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1228&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ma che schifo!</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 17:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla pagina della mia email di Wind è capitata questa pubblicità che, in varie forme, è da qualche tempo ricorrente. Il giovane felice e contento che sta in barca a godersi la vita perché scommette quattrini in quella lotteria che è il Forex e vince, e da lì, scrive alla sua insegnante alle superiori per [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1224&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/pubblicitc3a0-su-wind.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1225" alt="pubblicità su wind" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/04/pubblicitc3a0-su-wind.jpg?w=300&#038;h=266" width="300" height="266" /></a>Sulla pagina della mia email di Wind è capitata questa pubblicità che, in varie forme, è da qualche tempo ricorrente. Il giovane felice e contento che sta in barca a godersi la vita perché scommette quattrini in quella lotteria che è il Forex e vince, e da lì, scrive alla sua insegnante alle superiori per dirle che guadagna quattro volte quello che guadagna lei.</p>
<p>A me fa veramente senso questa roba e a voi? Possibile che debbano essere questi i modelli di vita e di lavoro da perseguire? Giocare alla lotteria e sperare di vincere? Per poi guadagnare multipli di quello che si prende facendo il lavoro più bello e più utile al mondo, insegnare cultura alle nuove generazioni? Già è poco tollerabile che un lavoratore dell&#8217;arte pedatoria o uno degli altri gladiatori che frequentano le pedane e i campi da gioco con successo guadagnino consistenti multipli di qualunque altra attività nel mondo civile diversa dalle truffe della finanza e dalle ruberie della politica. Ma almeno gli eroi della pedata al pallone sono pochi e per uno che guadagna milioni ce ne sono centinaia di migliaia che lo fanno per divertimento e per sport.</p>
<p>Ma qui si tratta di un modello di massa, la stessa pubblicità dice che chiunque può raggiungere quei risultati. Ovviamente non dice che la maggior parte perde i soldi che scommette. Non è il caso di prenderli a schiaffi a due a due finché non diventano dispari?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1224/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1224/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1224&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vita e opere del signor Mercato</title>
		<link>http://domenicods.wordpress.com/2013/03/31/vita-e-opere-del-signor-mercato/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 10:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina ho aperto il giornale ed ho trovato in prima pagina un articolo che raccontava l&#8217;accorata telefonata di Draghi a Napolitano, in cui il capo della BCE pregava il Presidente della Repubblica di non dimettersi, ma di combattere fino in fondo per non lasciare il paese senza una guida. Racconta il cronista del Corriere che [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1219&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/03/cipro.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1194" alt="cipro" src="http://domenicods.files.wordpress.com/2013/03/cipro.jpeg?w=560"   /></a>Stamattina ho aperto il giornale ed ho trovato in prima pagina un articolo che raccontava l&#8217;accorata telefonata di Draghi a Napolitano, in cui il capo della BCE pregava il Presidente della Repubblica di non dimettersi, ma di combattere fino in fondo per non lasciare il paese senza una guida. Racconta il cronista del Corriere che Draghi ha preso il telefono &#8220;quasi d&#8217;istinto&#8221; (ma che ne sa?), ed ha lanciato un accorato appello al Capo di Stato &#8220;<em>Tutto per lui ruota attorno a un punto: bisogna evitare di rendere il Paese del tutto acefalo, con un governo dimissionario, un parlamento incapace di esprimere una maggioranza e ora anche un capo dello Stato che lascia. Gli investitori italiani ed esteri che ogni settimana finanziano il Tesoro, le banche e le aziende del Paese, non avrebbero capito: la reazione martedì, alla riapertura degli scambi, poteva essere molto pesante</em>.&#8221;</p>
<p><span id="more-1219"></span></p>
<p>Nonostante l&#8217;uovo di cioccolata e la colomba con i canditi mi abbiano alquanto appesantito, ho fatto un salto sulla sedia. Ma come, possibile che il Corriere, la voce illuminata della buona borghesia italiana, o di quello che ne è rimasto, la bibbia del giornalismo italiano racconti una balla di queste dimensioni, attribuendola per di più a Draghi che di queste cose se ne intende e pure parecchio? Il signor Mercato ti chiama, e Tu, Presidente Napolitano, devi rispondere al grido di dolore che da tante parti del mondo si leva contro l&#8217;ingovernabilità del Tuo paese!</p>
<p>Chi legge, si immagina centinaia di migliaia, forse milioni, di risparmiatori, angosciati per la sorte dei loro risparmi, che tremano al sol pensiero che il paese sia lasciato senza Governo o nelle mani impure di Grillo e soci, e si struggono all&#8217;idea che lo &#8220;spread&#8221;, o meglio il signor Spread torni a salire verso vette inimmaginabili lasciandoli in braghe di tela.</p>
<p>Non è vero niente. Il Signor Mercato è controllato, dominato e gestito da un pugno di Banche che fanno quello che vogliono, quando lo vogliono  come lo vogliono. I milioni di risparmiatori non contano niente, almeno non contano certamente per la determinazione del prezzo dei titoli di Stato, e contano poco o nulla anche per l&#8217;acquisto di essi. Se le banche gli dicono di comprare, comprano, altrimenti nisba. Non ci credete? Allora leggete qua.</p>
<p>Tutti hanno sentito parlare del Mercato Primario e del Mercato Secondario. Il primo è quello dove vengono collocati i Titoli di Stato alle aste indette dal Dipartimento del Tesoro del MEF. È il mercato dove si fa il prezzo: il Tesoro si presenta ed offre titoli ad una certa redditività. Gli operatori fanno le loro offerte e finché non vengono venduti tutti, l&#8217;asta non si chiude. Se al prezzo offerto dal tesoro non si riesce a piazzare tutti i titoli, la redditività di questi viene alzata finché non viene collocato l&#8217;ultimo certificato. Non entro nei dettagli del meccanismo tecnico della formazione del prezzo, basti sapere che tutto avviene sul mercato telematico (in pratica gli operatori stanno davanti al computer) e che nessuno conosce, o dovrebbe conoscere, le offerte degli altri. Il condizionale è d&#8217;obbligo, poiché mentre sarebbe impossibile conoscere le offerte degli altri partecipanti se le aste avvenissero su un Mercato composto da migliaia di operatori, quelli autorizzati all&#8217;acquisto dei Titoli di Stato sono <em><strong>venti</strong></em> Banche. E anche se è severamente vietato (ma si sa che in Italia certi divieti lasciano il tempo che trovano), non ci vuole molto ad immaginare che i venti possano scambiarsi qualche telefonata prima e durante l&#8217;asta. In fondo non si tratta mica di bruscolini, ma di centinaia di milioni al giorni di guadagni se la redditività sale o scende di qualche decimo di punto.</p>
<p>Già, perché il mercato Primario dei titoli di stato è composto da <strong>20</strong> (leggasi <strong>venti</strong>) soggetti &#8220;<em>specialisti autorizzati a partecipare</em>&#8220;. Questi soggetti si chiamano &#8220;Market Makers&#8221; e sono stati individuati in base al decreto del MEF Dipartimento Tesoro, del 6 luglio 2012, consultabile a questo link: <a href="http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/elenco_specialisti/Elenco_Specialisti_in_titoli_di_Strato_-_Dal_6_Luglio_2012.pdf" target="_blank">http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/elenco_specialisti/Elenco_Specialisti_in_titoli_di_Strato_-_Dal_6_Luglio_2012.pdf</a></p>
<p>La scelta è stata effettuata in base ai criteri indicati nel Decreto  del MEF Dipartimento del Tesoro dell&#8217;11 novembre 2011 <a href="http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/specialisti_titoli_di_stato/Decreto_Dirigenziale_Specialisti_-_Selezione_e_Valutazione_degli_Specialisti_in_titoli_di_Stato_x2011x.pdf" rel="nofollow">http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/specialisti_titoli_di_stato/Decreto_Dirigenziale_Specialisti_-_Selezione_e_Valutazione_degli_Specialisti_in_titoli_di_Stato_x2011x.pdf</a></p>
<p>I venti soggetti sono tutti grandi banche e sono i seguenti:</p>
<p>1. Banca IMI Spa<br />
2. Barclays bank PLC<br />
3. BNP Paribas<br />
4. Citigroup Global Markets Ltd.<br />
5. Commerzbank A.G.<br />
6. Crédit Agricole Corp.Inv. Bank<br />
7. Credit Suisse Securities Ltd.<br />
8. Deutsche Bank A.G.<br />
9. Goldman Sachs Int. Bank<br />
10. HSBC France<br />
11. ING Bank N. V.<br />
12. JP Morgan Securities PLC<br />
13. Merril Lynch Int.<br />
14.Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese Spa<br />
15. Morgan Stanley &amp; CO. Int. PLC<br />
16. Nomura Int. PLC<br />
17. Royal Bank of Scotland PLC<br />
18. Société Générale Inv. Banking<br />
19. UBS Ltd<br />
20. UniCredit Bank A.G.</p>
<p>Insomma, altro che mercato! I soggetti che danno e tolgono la fiducia ai Governi, che ne determinano le politiche finanziarie e fiscali, che fanno gioire o, sempre più spesso, soffrire milioni di persone, sono in tutto venti banche. Le stesse banche che la BCE ha generosamente finanziato con elargizioni di centinaia di miliardi di euro per evitare il crollo dopo la crisi sui derivati, adesso si rifanno delle perdite subite speculando sugli interessi dei Titoli di debito e in questo modo scaricano su di noi le loro perdite. Per questo Draghi è così preoccupato per la loro salute finanziaria e vuole evitare ogni turbamento della psiche dei dirigenti delle banche. Non sia mai che non ce la facciano a restituire i mille e passa miliardi che gli ha dato Trichet sarebbero guai seri. Anche perché all&#8217;orizzonte si profila la necessità di altre elargizioni ben più consistenti, poiché i derivati tossici non sono stati tutti sterilizzati, anzi. Ma questo è un altro argomento e ne parleremo.</p>
<p>Quindi il mercato primario è composto da venti soggetti che decidono a quale prezzo si debbano vendere i titoli di stato. Direte, beh, però poi le banche devono venderli ai soggetti privati e quindi &#8220;interpretano&#8221; il <em>sentiment</em> del mercato (quello vero) che va a formare il prezzo in quello che è chiamato il mercato secondario, al quale accedono tutti.</p>
<p>Errore! Perché anche il mercato secondario non è fatto, almeno in prima istanza dalle famigerate centinaia di migliaia di risparmiatori, bensì anche qui da 28 banche che fanno il prezzo. Ma come, anche nel secondario? Certo, anche lì. Il Mercato secondario si divide in due diversi ambiti di contrattazione: Anzitutto c&#8217;è il cosiddetto mercato all&#8217;ingrosso (il MTS Mercato Telematico Secondario, gestito dalla MTS Spa), composto anch&#8217;esso solo da Banche, in tutto <strong>28</strong> (leggasi <strong>ventotto</strong>) che determinano il prezzo di mercato (Market Makers), secondo procedure simili a quelle adottate nel mercato primario. Altre <strong>120</strong> banche possono accedere a tale mercato ma <strong>non</strong> concorrono alla determinazione del prezzo (Market Takers). L&#8217;insieme dei prezzi raggiunti in questo mercato è quello che determina il tasso medio che a sua volta determina lo &#8220;Spread&#8221; con i tassi dei titoli tedeschi.</p>
<p>Infine, c&#8217;è il mercato al dettaglio, Il MOT (Mercato Obbligazioni e Titoli di Stato) gestito da Borsa Telematica al quale possono accedere tutti gli operatori finanziari la cui incidenza nella determinazione del prezzo dei titoli è pari a zero. Al massimo gli operatori possono non comprare i titoli, ma è difficile che questo avvenga: da qualche parte nel mondo si trova sempre qualcuno che ha bisogno di acquistare titoli di stato per stabilizzare la propria redditività (mi riferisco soprattutto ai fondi di investimento) e chi è stato in Banca sa bene quante e quali pressioni vengano fatte sui risparmiatori perché acquistino le obbligazioni che la banca vuole piazzare.</p>
<p>In altri termini, il concetto &#8220;fiducia del mercato&#8221; è la foglia di fico dietro la quale si nasconde malamente la pratica &#8220;fammi guadagnare il più possibile&#8221;, perché ho i buchi e devo coprirli.</p>
<p>Infine, c&#8217;è anche un terzo mercato dove vengono scambiati Titoli di Stato e tutti gli altri tipi di obbligazioni tra le banche, ed è il mercato OTC, acronimo di Over The Counter. Un mercato opaco e non regolamentato, nel quale le transazioni tra banche avvengono spesso &#8220;on the voice&#8221;, ovvero con quelle telefonate che sono severamente vietate se fatte alla luce del sole, ma che si sa perfettamente che vengono fatte di nascosto. Si stima che il mercato OTC generi volumi di scambi superiori a quelli dei mercati regolamentati messi assieme, ed è magari qui che viene fatto realmente il prezzo e presi gli accordi sull&#8217;offerta da formulare in sede di aste primarie. Alla faccia del mercato, dei risparmiatori e dei cittadini tutti degli stati del mondo. Ripeterò fino alla noia che a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia quasi mai. Ma vi pare possibile? Non sarà mica il caso di ripensare radicalmente tutto il sistema?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/domenicods.wordpress.com/1219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/domenicods.wordpress.com/1219/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=domenicods.wordpress.com&#038;blog=1670896&#038;post=1219&#038;subd=domenicods&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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